Il caso Cesca – sentenza ordinanza Italicus 1980 – I

Il 5 maggio ’76, il quotidiano “Lotta continua” informava con un articolo in seconda pagina, ed una sin­tesi in caratteri grassetto, che “una cellula fascista di poliziotti ha eseguito la strage dell’Italicus”. La notizia era relativa a dichiarazioni rese da tale Maria Concetta Corti in Fogli, moglie di tale Luciano Fogli, gestore del ristorante “il Calderone” di Firenze, frequentato dagli agenti di P.S. Cesca, Piscedda e Cap­padana, in servizio presso l’VIII btg. Mobile di P.S. accasermato a Poggio Imperiale, imputati (in stato di detenzione il Cesca ed il Piscedda) per reati di rapina, porto e detenzione d’armi da guerra ed altro.
Nel corso della istruttoria del procedimento relativo, condotto dal Procuratore della Repubblica di Firenze, la Corti avrebbe dichiarato di avere udito il Cesca commentare la notizia da lui appena letta sulla stappa, della strage dell’Italicus, con la frase: “Se avessi saputo che era per questo non avrei fornito la roba”, udita anche dal cameriere In servizio presso il ristorante, ta­le Marceddu. Nell’articolo in questione venivano al­tresì illustrate circostanze relative ai rapporti tra il Cesca ed esponenti della destra extraparlamentare toscana) connessione tra la circostanza predetta e i due attentati di Vaiano (linea Firenze-Bologna) e del ponte Rovezzano (linea Roma-Firenze): e sulla scorta di tali elementi si formulavano ipotesi su presunte re­sponsabilità nelle attività eversive svolte in Toscana nel ‘74, imputabili ad ambienti e personalità dello pub­bliche istituzioni.
Per l’espletamento dei necessari e doverosi accertamenti aventi specificamente ad oggetto eventuali im­plicazioni, delle persone inquisite dalla magistratura fiorentina nella vicenda dell’attentato all’Italicus, il PM richiedeva in data 5 maggio ‘77 quest’ufficio, che acquisita tutta la documentazione relativa (di stampa, e processuale), procedeva alle conseguenti atti­vità istruttorie.

Sentenza ordinanza Gip Vella 1980 pag 33-34

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