Giuseppe Zupo arringa 04.04.1991- terza parte

Ed è questo l’altro passaggio essenziale, l’altro punto chiave per capire come sono andate realmente le cose e perché siano stati assassinati uomini come Mattarella, Costa, Chinnici e forse altri. Sentiamo le parole che Chinnici dice al Consiglio Superiore della Magistratura il 25 febbraio ’82 … Pare che Costa avesse già chiesto un rapporto informativo dopo l’omicidio Mattarella proprio per quei famosi appalti gli domanda un consigliere e Chinnici – C’è la missiva in atti perché del processo mi occupo io – vedete com’è preciso,- più che rapporto informativo lui si rivolse alla Guardia di Finanza per chiedere un indagine molto approfondita sugli appalti.

… Dove Costa venne allo scoperto fu quando andando in contrario avviso dei sostituti convalidò quegli arresti.- La risposta incuriosisce i membri del Consiglio che più in la ritornano sulla questione e uno di loro domanda – Io volevo ritornare su un aspetto che abbiamo toccato, quella richiesta fatta da Costa sugli appalti, le voci riferirebbero di una richiesta fatta da Costa successivamente all’omicidio Mattarella, ma non molto tempo dopo innanzitutto alla Questura, successivamente alla Guardia di Finanza e da parte di Costa ci sarebbe stata una certa difficoltà ad avere con sollecitudine una risposta -.

…- voglio dire di questi accertamenti – domanda il Consigliere – sollecitati da Costa ai vari funzionari che si accavallavano perché alcuni magari poi cambiavano ufficio, si trovavano o andavano fuori Palermo e così via e l’ultima, una delle ultime sollecitazioni di Costa all’ufficiale di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza sarebbe stato poco prima della uccisione, gli domanda il consigliere, risposta – di una richiesta fatta alla Questura non ho ricordi, invece ho ricordi precisi perché l’ho vista e poi l’ho ripresa io questa indagine – e poi l’ho ripresa io questa indagine – ed è agli atti -. Ed è una richiesta ben precisa formulata ad un ufficiale di Guardia di Finanza assunto a verbale nel corso del quale si dice – l’ufficio che ha mandato al colonnello o al tenente colonnello di procedere ai seguenti accertamenti specificati:… loro si sono giustificati per il ritardo di fatti stanno ultimando, ancora non hanno ultimato le indagini.. già hanno acquisito tutto il materiale necessario sono quintali e quintali di carte – … noi non le abbiamo viste queste carte, le avete voi viste ? sono in questo processo? c’è un armadio che noi non conosciamo ? no signor Presidente e poi sono le carte per cui sono morti tre uomini: Mattarella, Costa e Chinnici. Domanda – fu fatta dal colonnello Pascucci questa ? – – si si Pascucci.

Dopo la morte di Costa venne a trovarmi non ricordo quale ufficiale per dire guardi noi abbiamo questa richiesta,.. se noi dobbiamo acquisire migliaia e migliaia di conto correnti, di assegni di conto correnti a noi ci vuole un anno, lei cosa ci dice ? io risposi intanto di fornire bene una parte cioè le schede attraverso le quali si possano vedere i movimenti ed eventualmente i libretti a risparmio; questo è quello che so io e che mi risulta-

– Pascucci poi rimase lì a Palermo ? –
– No Pascucci fu trasferito subito dopo, ma fu trasferito anche il generale che comandava la legione della Guardia di Finanza –
– e il successore di Pascucci ? –
– il successore di Pascucci è un ottimo ufficiale, è il colonnello Elio Pizzuti che comanda il Nucleo di polizia tributaria investigativa ed è stato il braccio destro di Falcone in tutte queste grosse indagini -.
Ma Falcone non aveva quella, ce l’aveva Chinnici, Falcone aveva l’altro troncone quello dei 55 … Il colonnello Elio Pizzuti è un valoroso ufficiale dice Chinnici impegnatissimo ed è stato con Falcone in Belgio, nell’Italia continentale, ha fatto un lavoro veramente encomiabile; ma c’è anche un ufficiale Mola gli domandano, il colonnello Mola era si il comandante della legione ma fu trasferito è rimasto solo pochi mesi; e cambiò tutta la guarnigione compreso il generale? cambiò tutto. Si disse qualche cosa gli domandano, su questo cambio della guardia al completo insomma – a livello di diceria come voci, non so da che parte non si voleva che si facessero queste approfondite indagini bancarie, ma noi malgrado tutto le abbiamo fatte – …- le avete fatte con l’ausilio della Finanza ? insiste – io le ho fatte senza l’ausilio della Guardia di Finanza perché le ho fatte direttamente. Falcone è stato molto, molto aiutato dalla Guardia di Finanza io in minima, in minima parte perché le ho fatte personalmente acquisendo io tutta la documentazione che mi occorreva, facendo venire nel mio ufficio il direttore di banca con la documentazione che mi occorreva, ho fatto a volte sequestro a volte ordine di esibizione -.

… Ma anche a Chinnici come a Costa non si dette tempo, fu fermato il 29 luglio dell’83 quando ormai era arrivato al punto. Chi tocca muore aveva detto Immordino, non era una profezia era una triste consapevolezza. Poi le indagini passarono a Falcone che come ha detto il povero Chinnici era molto, molto aiutato dalla Guardia di Finanza. Le ha fatte lui queste indagini, le ha fatte Grasso cui pure spettava con preciso obbligo di controllare che le direttive da lui firmate del 14 luglio ’80 fossero portate a compimento ? sentiamo – Grasso è apparso tutto preoccupato di rivendicare a sé l’iniziativa delle indagini stesse per sminuire il ruolo di Costa di cui ha detto di non essersi accorto che aveva innovato alcunché; forse non si è accorto neanche che è stato assassinato, certamente non si è chiesto perché. Non sapeva che già dagli atti ci risultava in modo inoppugnabile sia il ruolo di Costa sia il suo ruolo, ma quel che è peggio non ha riflettuto sul fatto che rivendicando a sé l’idea delle indagini se ne accollava con più forza la responsabilità della mancata effettuazione-. Richiesto di che fine avessero fatto, prima parla di rapporti della polizia e dei carabinieri che non c’entrano nulla con l’incarico del 14 luglio, poi è costretto ad ammettere che un rapporto completo in risposta a tutte le indagini conferite al colonnello Pascucci a lui non è stato mai trasmesso né ne ha mai avuto conoscenza.

Falcone sulla stessa domanda ha opposto un no comment, trincerandosi dietro il segreto istruttorio del processo Mattarella di cui era allora.. in corso di redazione la requisitoria. Abbiamo quindi atteso rispettosi e, perché no, fiduciosi la lettura di quell’atto per vedere se almeno qualche fascio di luce fosse stato gettato nel buio micidiale che aveva annientato uomini coraggiosi e cari alla nostra memoria. Ci dispiace, ci dispiace molto doverlo dire qui oggi pubblicamente ma quelle indagini dopo Chinnici non le ha fatte più nessuno.

… nessuno ha più continuato il lavoro di Costa e Chinnici, nessuno ha esaminato i quintali e quintali di carte …Nessuno ha indagato su quelle carte, tutta la rumorosa schiera dei successori di Costa e Chinnici si è ben guardata dal mettere le mani sui fili ad alta tensione che da quelle carte evidentemente si dipanavano. Sono andate avanti le inchieste sulla guerra di mafia, sul riciclaggio dei dollari ricavati da alcune partite di droga, sulle raffinerie, le stanze degli orrori … Sono stati colpiti personaggi del potere politico ed economico locale la cui pericolosità nessuno vuole ora sottovalutare, ma erano personaggi già troppo chiacchierati entrati nel mirino della commissione antimafia e di mille inchieste.

… Nel nostro caso chi può seriamente dubitare che la cosca mafiosa che ha inseguito l’omicidio sia quella degli Inzerillo, Spatola, Gambino e Di Maggio e quindi è ben credibile Buscetta quando ci riferisce, per averlo appreso direttamente dagli interessati, che fu da quella sponda che partì il comando omicida, era la grande cosca imperante, non reggente, imperante in quel momento; e può anche darsi che tra di loro i soci della Inzerillo, Spatola, Gambino e company vi fosse chi come Bontade pensava che quella fosse una decisione sbagliata alla quale comunque non ci si poteva opporre tanto che il delitto fu commesso e non dette luogo a scontri tra i vari componenti della holding mafiosa, … Ed è altrettanto evidente che nell’uccidere Costa qualcuno di quella masnada si sarà preso pure una soddisfazione personale per via degli incarceramenti di maggio che qualche problema certamente avevano creato, ma se fosse stato solo per questo sarebbe stato una pura scempiaggine uccidere il procuratore della Repubblica di Palermo sia perché la prevedibile reazione delle forze di polizia e degli altri poteri dello Stato, almeno nell’immediato, sarebbe stata violentissima e la mafia quella bassa, quella bassa teme molto queste situazioni turbolente che travagliano la regolarità dei suoi traffici … quindi Buscetta la favoletta del bamboccio Inzerillo che rivaleggia con Liggio accoppando persone importanti per dimostrare che è bravo anche lui, la racconti ai suoi bambini e non pretenda di darla a bere a noi. Del resto Mannoia che è parso… più disponibile a collaborare con la giustizia … ci ha spiegato con ragionamento convincente e dovizia di particolari come su quell’omicidio fossero un po’ tutti d’accordo: inzerilliani e corleonesi…. Buscetta dice che…i segreti di Sindona erano piuma a confronto dei segreti che aveva Bontade …e ce li dica questi segreti, il bamboccio Inzerillo? Non lo voglio sentire più dire e quali gli uomini politici con cui egli, Buscetta, aveva dimestichezza o si incontrava… quante cose, quanti segreti, quanti servigi resi al potere politico nasconde Buscetta e li nasconde non solo col silenzio ma con l’opera attiva di depistaggio, un opera che qualcuno deve avergli ben suggerito… – non si è ancora sufficientemente scavato in tanti gravissimi e sconcertanti episodi criminosi che ancora restano avvolti nel mistero e che fanno intuire quali tremendi segreti ancora restano inesplorati – scriveva Falcone nell’ordinanza di rinvio a giudizio del maxi processo. Omicidi come quelli di Michele Reina.. di Piersanti Mattarella.. di Pio la Torre … e per certi versi anche di Carlo Alberto Dalla Chiesa, sono fondatamente da ritenersi di natura mafiosa, ma al contempo sono delitti che trascendono le finalità tipiche di una organizzazione criminale anche se del calibro di cosa nostra… erano parole gravi, parole che nascevano da una profonda conoscenza di tanti atti e di tanti personaggi di quella pur grande inchiesta; parole che esprimevano una consapevolezza di alto profilo, la stessa che ad altra persona a noi tanto cara era costata la vita. Quante croci sempre sulla stessa strada.

In un articolo apparso su Rinascita il 22 agosto ’80 subito dopo la morte, subito dopo la morte del procuratore Costa, Pio La Torre scriveva: – La mafia non è un’unica organizzazione centralizzata ma una costellazione di cosche che operano con ampia autonomia e in determinati settori o territori e a vari livelli di responsabilità. Si tratta di capire allora chi ha deciso di dar vita in Sicilia ad un gruppo terroristico mafioso che spara su funzionari di polizia, magistrati, uomini politici e giornalisti. L’ipotesi emergente è che sia stata la grande cosca siculo-americana che controlla il traffico della droga e applica anche al suo interno regole spaventose di violenza e di morte; ma l’indagine promossa dal procuratore Costa e portata avanti dai magistrati dell’ufficio istruzione di Palermo ha messo in evidenza la molteplicità dei legami mafiosi nel triangolo Palermo-Milano-New York con al centro l’impero finanziario di Sindona. È stato sottolineato, giustamente, che ormai molti nodi potranno essere sciolti attraverso l’inchiesta parlamentare sulla vicenda Sindona che non a caso si tenta di ritardare; inchiesta parlamentare sul caso Sindona da cui potranno venire alcune risposte agli interrogativi sui legami politici e le complicità che hanno coperto il terrorismo mafioso -. Ecco questo è anche il nostro processo si tratta di capire fino in fondo come si svolgono certe trame e che ci sia dietro di esse, sono ancora parole di La Torre nel discorso alla Camera per l’approvazione della legge contro la mafia che porta il suo nome.

… Questo Inzerillo Salvatore, questo Inzerillo Salvatore ‘57 come siamo stati abituati a conoscerlo per distinguerlo dall’altro morto ammazzato suo parente, è colpevole, è colpevole non c’è dubbio alcuno, non c’è dubbio alcuno.

… Qui non è questione di invocare sol perché si chiama Inzerillo la responsabilità di questo giovanotto; voi avete il rapporto, mi pare, del 13 dicembre ’80 non ho portato con me le carte, che vi fa una disamina sapiente, perché è redatto da persone che da decenni stanno presso la Questura di Palermo, di ciò che significa il legame parentale per la forza della cosca mafiosa e del resto ne avete una prova fisica, stanno tutti nelle stesse strade … ci si raggruppa per interi quartieri; sono vie e luoghi protetti nei quali non conviene né alla polizia né alle altre cosche avventurarsi con legami che non siano di amicizia… spostandosi da una casa all’altra senza avere eccessivo timore di essere fatti fuori. Si potrebbe dire stanno assieme e cadono assieme. E infatti guardate la reazione di cui avete pure prova in atti: ..voi avete prova in atti che subito dopo il delitto Costa via, tutti via, innocenti e colpevoli, purché si chiamassero Inzerillo, Di Maggio, Spatola etc. e dopo il delitto di Inzerillo classe ‘44 via, via tutti squagliati, tutti via, tutti assieme innocenti e colpevoli.

… E guardate il loro intreccio parentale ..l’Inzerillo sposa la Di Maggio, la Di Maggio sposa La Barbera, .. gli Spatola sono imparentati con i Gambino, gli intrecci è tutto un intreccio; ma se fosse solo per questo noi non vi avremmo …chiesto la condanna vi sono però altri fattori, ognuno dei quali isolatamente preso ha già un suo preciso valore e tutti insieme concorrono a formare un tessuto di certezze che non vi possono lasciare dubbi in quella Camera di Consiglio.

Quali sono questi fattori ? li elenchiamo brevemente … primo la condotta sua prima e dopo il reato; secondo il crollo dell’alibi; terzo le bugie costruite. Vediamo la condotta. Beh lui era lì il 4 agosto ed il 6 agosto, poteva esserci chiunque ma ci stava lui, non ci stavamo né io né voi. Ci stava lui, stava proprio in via Cavour puntava quella zona, quella strada, quel punto.

… agosto a Palermo fa caldo a quell’ora, un uomo di nome Inzerillo, un atteggiamento preciso di quelli che, si è tentato di ridicolizzare quell’agente di pubblica sicurezza, ma quell’agente .. vede in faccia ..la persona e dice mi sa che proprio questo è un delinquente che sta aspettando qualcosa … Poi vi è un punto.. di eccezionale rilevanza, eccezionale: l’attività lavorativa. Questo non faceva niente, non faceva niente.

… Noi abbiamo la radiografia precisa di una persona in società, cioè prendeva i soldi,.. non dava nessun contributo a stabilire le commesse e a trattare con l’esterno, non dava nessun contributo nell’amministrazione che era fatta da altri, non dava nessun contributo al controllo degli operai, niente, addirittura Costa dice non lo vedo per settimane e settimane, non lo vedo più, e la sorella dice ..ma questo non è mai stato socio di mio fratello in buona sostanza. E badate bene si aggiunge anche una testimonianza indiretta, diciamo così, e implicita della moglie, la Di Maggio Francesca la quale dice … – Non so se materialmente mio marito oltre a controllare i predetti operai lavorava anche lui personalmente -.

… E la madre dell’Inzerillo domandata da noi se quel tal telefono presso il quale era costituita la società e quindi doveva squillare in continuazione, e domandata dopo che noi avevamo scavato intorno alla domanda perché non potessero esservi dubbi, era sola lei in casa, rimaneva sola perché tutti gli altri lavoravano, ma quel telefono non ha mai squillato, signora ma ci indica una, ma non lo so non mi ricordo. Il telefono non squillava e allora che cos’era questa società ? ma era quella che ci ha spiegato Mannoia… ci ha detto qualcosa su domanda mi pare proprio del pubblico ministero, ma certo, … si dava il pizzo, la partecipazione della famiglia mafiosa all’attività vera del povero Costa, del povero Costa che era quello che lavorava seriamente e che pagava il suo socio, il socio che gli avevano dato e se lo teneva, e se lo teneva perché doveva lavorare e se voleva lavorare e lavorava anche fra l’altro c’aveva anche il suo utile perché lavorava con l’impresa Spatola e lì lo aveva conosciuto e lì glielo avevano affibbiato. Poi nella condotta precedente e successiva al reato c’è questo fatto della sua sparizione dopo il 6.

… Viene assassinato il procuratore Costa beh c’è una preoccupazione che riguarda il fatto che la polizia in qualche modo fa le retate e d’accordo e tu sparisci i primi giorni, capisco l’ha detto ma sapete che succede poi uno va, vallo a spiegare; ma quando hai esatta la nozione, e lo ha detto, che ti ricercano a quel punto e beh se è innocente dice o mettiamo le cose in chiaro qui, perché io non c’entro niente, fino a che io mi devo allontanare perché fanno le perquisizioni mi allontano, ma quando poi cominciate a dire che sono io no, no, un momento eccomi qua ecco le prove, non c’entro; invece si squaglia fino a che, fino a che non si costruisce l’alibi, ma su questo fra un momento.

Poi vi è l’emigrazione negli Stati Uniti, quando ? … Che ragione hai di andartene negli Stati Uniti d’America a fine ’81 ? e c’era la ragione era stato ammazzato Inzerillo Salvatore classe ‘44, ammazzato se non mi sbaglio a maggio dell’81 e allora qui i problemi di squagliamento erano problemi gravi che riguardavano la sicurezza.

… E poi ? e poi? l’inserimento pieno nella cosca mafiosa, pieno perché lui era rinviato a giudizio per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di ingenti quantitativi di droga nell’ambito dell’inchiesta Iron Tower. E Mannoia ci ha spiegato questi percorsi in cui si fanno le prove e fatte le prove si ha la promozione Un percorso chiaro da prima a dopo, basterebbero queste, ma non c’è solo questo c’è il crollo dell’alibi … È un crollo attivo, attivissimo, pieno di bugie; comincia lui a contraddirsi.. fin dal primo momento comincia a dare già notizie sfalsate come le da chi ha imparato una lezione ma non la tiene ancora ben connessa e poi ne dà un’altra al primo interrogatorio e un’altra al terzo e un’altra qui, le contraddizioni e le bugie sono enormi e badate sono enormi fin dal primo momento non soltanto oggi che sono passati dieci anni. Poi gli vengono meno i pilastri e il pilastro principale … la moglie l’8 agosto sentita due giorni dopo l’assassinio del Procuratore non accenna alla presenza della sorella mi pare per il giorno 4, non parla dei Ciulla, qui ha ragione la requisitoria del pubblico ministero che nota è una cosa elementare ma come e cioè tuo marito lo sospettano di un omicidio così grave tu vai lì e non dici ma scusate noi siamo stati dai gioiellieri Ciulla, non può esserselo scordato è una persona accorta istruita, non se ne può essere scordata è andata lì ben consapevole, malgrado lei abbia detto per cercare di giustificarsi qui in dibattimento, come estrema disperata soluzione quando alla fine non teneva più, dice ma io all’inizio non sapevo di che si trattasse, però un attimo prima signor Presidente a sue precise domande, aveva detto che ben sapevano, perché ne avevano parlato col marito che occorreva presentarsi, bisognava andare dall’avvocato a consigliarsi, loro sapevano.

E poi, e poi grazie, grazie ai Ciulla e bisogna ringraziarli, bisogna ringraziare i Ciulla perché i Ciulla sono diventati, loro malgrado, io ritengo la principale prova a nostro favore, insieme con quella del lavoro mancante … Loro vengono sentiti la prima volta e tutti e tre, vi prego di considerare questo passaggio logico di essenziale importanza, tutti e tre danno un orario di uscita degli Inzerillo e familiari dopo le 19 e 30. È un errore?

… no non può essere un errore perché loro la seconda volta ritrattano davanti al giudice istruttore, ..e dicono chiaramente qual è la verità, ma no sono usciti prima su, sono usciti prima mezz’ora prima e passa, tre quarti d’ora , ma allora perché tutti e tre quel giorno sapendo perché erano convocati, perché tutti e tre dicono dopo le 19 e 30. Io ho fatto una domanda a Ciulla figlio se sapesse l’ora dell’omicidio del Procuratore, se avesse non l’ora, se avesse seguito le cronache e lui mi ha detto di si e sono stato fortunato signor Presidente mi ha detto che le ha lette sul, lui seguiva il Giornale di Sicilia, abbiamo prodotto il Giornale di Sicilia che ha un titolo a caratteri cubitali con l’orario dell’assassinio del Procuratore. E allora non potevano non sapere andando lì in Questura, convocati per quella cosa che dicendo tutti e tre una bugia, questa bugia era funzionale all’alibi di Inzerillo. Questa è la prova che sono tre testi costruiti, può darsi pure che abbiano comprato gli Inzerillo le collanine, ma altri giorni, io non credo che ci fosse andato anche il maschio sono cose di solito che vedono le donne, ma sicuramente quel giorno non andò nessun Inzerillo e i tre furono concertati e la riprova ne è la menzogna che sono venuti a dire qui tutti e tre un’altra volta, tutti e tre concertati ,il Ciulla Salvatore che cerca di salvarsi parlando di statistiche perché ha capito che la cosa non tiene e allora questa è una prova essenziale a nostro favore. Grazie signori Ciulla, grazie, grazie.

E poi c’è il valore del cartolino. Beh innanzitutto l’intestazione di questa scheda è un’intestazione sbagliata, anomala perché se l’acquisto è stato fatto com’è risultato pacifico dalla madre di Inzerillo, se i Ciulla sapevano, ed è risultato pacifico che l’acquisto veniva fatto dalla madre di Inzerillo, se il loro sistema era quello che hanno asseverato più volte di intestare la scheda alle persone che operavano l’acquisto, questa scheda doveva essere intestata tra l’altro alle persone che conoscevano di più perché erano quelle con cui avevano frequentazioni di antica data essendo provenienti dallo stesso Passo di Rigano … E allora perché intestata a Inzerillo Salvatore ? perché serviva dargli un alibi con la scheda, e il cartolino ? se lo sono dimenticati il cartolino ? non c’è il cartolino,e non c’è e allora la madre che è persona intelligente e anche angosciata poverina, noi la comprendiamo, quando le abbiamo domandato ma come signora qui è la stessa cosa della moglie, ma come lei va lì a testimoniare, va sua moglie e non gli date il cartolino, la ricevuta dei Ciulla per asseverare documentalmente eccoli qui, e boh non lo so perché non so spiegare perché non l’abbiamo dato e che fine abbia fatto, bene, no, una madre in quel momento, ed era una madre che telefonava angosciatissima e parlava tutto è stato fatto, se ci fosse stato questo benedetto cartolino l’avrebbe tirato fuori, e che ancora o per meglio dire l’alibi dei Ciulla che era stato costruito col favore di questi antichi amici non era stato costruito alla perfezione, questo è il problema, grazie Ciulla.

C’è poi Sammarco ed è l’ultimo che trattiamo come teste. Sammarco dice che quel giorno, si il giorno 6 l’Inzerillo è andato da lui e poi dà pure una giustificazione dice beh si perché il cantiere era lontano e gli si domanda ma questo lavorava ? eh come no l’ho visto vestito con abiti di cantiere, e no la moglie non l’ha mai visto e tu l’hai visto .. non era possibile che lui lo vedesse in abiti di cantiere e la moglie no. Ma poi il pubblico ministero ha fatto una domanda di straordinaria bellezza gli ha domandato se il giorno che era andato alla polizia si era portato l’agenda appresso, perché questo è precisissimo.. e lui insomma è soprattutto imbarazzato perché la domanda era proprio un siluro tirato giusto, e dice che non ricorda se l’ha portata però aggiunge, anche lui alla disperata, che non sapeva perché era stato chiamato. E allora se non sapeva perché era stato chiamato come sapeva di doversi portare l’agenda se se l’è portata e se non se l’è portata come ricordava a memoria tutti i giorni e le ora e i minuti, … in cui Inzerillo era andato in azienda? e poi Inzerillo sparisce anche dalla fatturazione di Sammarco e questo è significativo, si fattura solo all’impresa Costa, subito dopo, subito dopo perché Costa a questo punto gli dice e beh sei diventato un po’ troppo ingombrante amico mio e chiede alla famiglia, famiglia che gli sostituiscano il soggetto e allora noi abbiamo la serena coscienza della responsabilità di quest’uomo anche se comprendiamo il suo ruolo di apprendista criminale e comprendiamo che questo ruolo lo pone, almeno in questo processo, in una situazione di basso profilo; ma sulla sua responsabilità non abbiamo dubbi di sorta e se ne avessimo avuti signor Presidente, sempre per omaggio a quella figura che indegnamente rappresentiamo, non avremmo chiesto la condanna.

… Signor Presidente noi abbiamo concluso … e vi saluto con le parole di Rita Bartoli Costa, ..in un articolo intitolato “ La giustizia, la mafia, lo Stato” scritto in morte quando fu assassinato un altro giudice, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, è una lettera diretta ai giudici in prima persona:
“È bene che tu mio caro giudice prenda coscienza che per una efficace lotta alla mafia e per la tutela di quelli di voi che sono onestamente e concretamente impegnati in questa difficile lotta hai bisogno più che di macchine blindate o della creazione di altri, se pur indispensabili, strumenti richiesti e non dati, della crescita di una forte tensione ideale fra tutti i magistrati. Una forte tensione che di voi tutti faccia un blocco, un argine sicuro tale che vi renda omogenei di fronte alla società e dinnanzi alla mafia, così che a nessuno si possa guardare da altre angolazioni come un giudice solo, come un giudice diverso.
È indispensabile avere tutti uguale impegno sulla stessa linea, procedere a righe serrate, che sia smessa da qualcuno l’abitudine di celare con eleganti argomentazioni giuridiche e suggestive ipotesi di garantismo un certo sostanziale disimpegno.

Ecco perché non serve più il rituale delle solite parole di sdegno, serve anche onorare i propri morti, serve non farli dimenticare, serve non tentare di sminuire l’opera con elementari maldestri mezzucci. Serve non dimenticare che a Palazzo di giustizia i morti devono essere presenti quanto i vivi e deve essere valorizzato il patrimonio di giustizia e democrazia che hanno lasciato, è necessario far quadrato intorno ai propri morti leggendo con attenzione fra le loro carte.

Io caro giudice ti seguo, ti seguo sempre con rispetto, con ansia qualche volta, altre con ammirazione, ma queste cose non potevo tacerle, non potevo tacertele perché è tutta una giornata che mi sento vicina ai figli adolescenti di Gian Giacomo Ciaccio Montalto e so quanto e come e per tutta una vita brucerà sulla loro pelle il sangue del loro papà morto assassinato per aver servito la giustizia.
Se tu caro giudice rifletterai sulle cose, sul danno prodotto da chi i rami secchi non sa tagliare e si rifiuta di leggere con passione e intelligenza i fatti così che finisce con l’essere operatore non del fare o del fare appena, allora questa nostra bella e tormentata terra avrà speranza di sopravvivenza.
Scusa la crudezza a volte delle mie parole ma questa è l’ora della verità e quindi delle scelte. Io come donna le mie le ho già fatte”.

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