Sergio Calore – Estratto sentenza ordinanza G.I. Natoli 09.06.1991

Nato a Tivoli (Roma) l’1.10.1952, ed a tutt’oggi detenuto, Sergio CALORE inizia la sua attività politica nel 1975, allorché, iscrittosi al Circolo “Drieu de la Rochelle” di Tivoli, conosce Paolo SIGNORELLI, professore presso una scuola di quella cittadina.

Si inserisce nei gangli vitali di Ordine Nuovo ove, conosciuto Pierluigi CONCUTELLI, ne percorre le varie fasi politiche seguendolo nei G.A.O. (Gruppi di Azione Ordinovista), sorti dopo l’omicidio del giudice OCCORSIO. Nel febbraio 1977, arrestato CONCUTELLI, prosegue il suo stretto rapporto con Paolo SIGNORELLI, col quale dà vita, verso la fine di quell’anno, al movimento “COSTRUIAMO L’AZIONE”.

Arrestato nella primavera del 1979, nell’ambito dell’inchiesta sul “Movimento Popolare Rivoluzionario”, viene, scarcerato nel novembre di quello stesso anno. Organizza con Bruno MARIANI l’attentato all’avv. ARCANGELI, conclusosi il 17.12.1979 con la morte accidentale, perché frutto di un errore di persona, di Antonio LEANDRI. Viene arrestato in quasi flagranza con gli altri componenti del “commando”.

L’unico che riesce a fuggire è Valerio FIORAVANTI, col quale il CALORE era entrato in “rapporti operativi” da poco tempo. Nel corso della successiva detenzione, si convince ad aprirsi a fattiva collaborazione con l’A.G., fornendo gli elementi indispensabili per la ricostruzione di tanti anni di fatti eversivi, anche omicidiari.
L’attendibilità e correttezza del CALORE è stata già riconosciuta in sede giudiziaria e, particolarmente, nella sentenza della Corte di Assise di Bologna dell’11.7.1988, emessa nel procedimento contro BALLAN Marco più 20 (relativo alla strage del 2.8.1980), la quale – per quanto seguita dalla decisione assolutoria emessa in Appello – non scalfisce tale valutazione, del tutto autonoma rispetto ai temi in questione.

Ivi si osserva che Sergio Calore: “partito da posizione di totale rifiuto di ogni collaborazione e quindi schematicamente classificabile come irriducibile, ha col tempo preso coscienza della necessità di far luce su alcuni episodi non chiariti, tra cui, all’epoca, anche la strage di Bologna, per la quale era stato formalmente incriminato ed è stato, all’esito dell’istruttoria, prosciolto con formula ampia.
Va quindi rimarcato che il movente dell’atteggiamento di collaborazione assunto dal CALORE dev’essere ricondotto alla ricerca della verità in ordine alla strage di Bologna. Tale movente potrebbe farlo apparire, in astratto, interessato.
Ma i fatti hanno provato il contrario: lungi dall’accusare direttamente altri per scagionare se stesso, il CALORE ha invece offerto il suo prezioso contributo per la ricostruzione degli ambienti e delle esperienze eversive che si collocano a monte dell’attentato del 2 agosto, e che ne costituiscono il necessario retroterra conoscitivo.

Peraltro, ripercorrendo, attraverso la lettura dei verbali degli interrogatori resi alle varie autorità giudiziarie, i tempi ed i modi della collaborazione processuale del CALORE, e tenuto conto dell’epoca di entrata in vigore delle norme premiali, è dato constatare come da parte del CALORE non vi sia certo una corsa ai benefici.

Individuo di notevole spessore intellettuale, era il CALORE, significativamente, una delle menti politiche dell’organizzazione di cui ha fatto parte. Portatore di una lunga esperienza all’interno di formazioni eversive, è stato in grado, in virtù di un’intelligenza lucida e di notevole capacità espressiva, di restituire un’immagine plastica delle realtà di cui è stato co-protagonista. Le sue dichiarazioni hanno il pregio della Completezza e della puntualità; ed hanno ricevuto innumerevoli conferme ab externo. Non è stato dato cogliere elementi idonei a dar corpo al sospetto che il CALORE sia stato mosso da volontà di vendetta.

Il fatto che egli abbia riferito sui fatti di cui era a conoscenza, diretta od indiretta, per via della sua collaborazione politica o della sua esperienza carceraria, e che non abbia offerto verità precostituite in ordine alla strage è, in se, garanzia di misura e di assenza di protagonismo.

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