Omicidio Mattarella – articolo Alberto Di Pisa 17.07.2016

Della possibilità di una “pista nera” e di una compenetrazione di questa con la pista mafiosa nell’omicidio del Presidente della Regione, era convinto lo stesso Falcone il quale, nella audizione del 3 novembre 1988, dinanzi la Commissione parlamentare antimafia dichiarava : “Il problema di maggiore complessità per quanto riguarda l’omicidio Mattarella deriva dall’esistenza di indizi a carico anche di esponenti della destra eversiva quali Valerio Fioravanti. Posso dirlo con estrema chiarezza perché risulta anche da dichiarazioni dibattimentali da parte di Cristiano Fioravanti che ha accusato il fratello, di avergli detto di essere stato lui stesso, insieme con Gilberto Cavallini, l’esecutore materiale dell’omicidio di Piersanti Mattarella. E’ quindi un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se e in quale misura “la pista nera” sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani”. Alla domanda rivoltagli dal presidente della Commissione Violante se Fioravanti fosse incriminato per questo delitto, dopo avere dato risposta affermativa, ricollegava l’indagine sull’omicidio Mattarella ad altre delicate indagini. Riferiva in proposito :”Ci sono stati grossi problemi di prudenza in relazione a procedimenti in corso presso altre giurisdizioni, quale ad esempio il processo per la strage di Bologna in cui per parecchi punti la materia è coincidente. Ci sono collegamenti e coincidenze anche con il processo per la strage del treno Napoli-Firenze-Bologna che è attualmente al dibattimento, collegamenti che risalgono a certi passaggi del “golpe Borghese”, di cui possiamo parlare perché se ne è già parlato nel dibattimento, in cui sicuramente era coinvolta la mafia siciliana. Ciò risulta dalle dichiarazioni convergenti, anche se inconsapevoli, di Buscetta, di Liggio   di Calderone. Ci sono inoltre collegamenti con la presenza di Sindona, sono tutti fatti noti. Questi elementi comportano per l’omicidio Mattarella, se non si vorrà gestire burocraticamente questo processo, la necessità di una indagine molto approfondita che peraltro stiamo svolgendo e che prevediamo non si possa esaurire in tempi brevi”. (Audizione di Giovanni Falcone. Dal resoconto stenografico della seduta del 3 novembre 1988 della Commissione Parlamentare Antimafia).

Questa convinzione fu avvalorata dall’avere lo stesso Falcone. , nel frattempo passato in Procura come Procuratore Aggiunto, firmato, insieme agli altri magistrati che si occupavano delle indagini, la richiesta di rinvio a giudizio di Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini nonchè dei componenti della cupola mafiosa. Falcone e gli altri magistrati della Procura erano infatti fermamente convinti che i due terroristi di estrema destra, membri del Nar, fossero gli esecutori materiali del delitto nell’ambito di una cooperazione tra movimenti eversivi e Cosa Nostra.

Ha riferito poi, di recente Massimo Ciancimino che il padre aveva avuto la conferma, da parte di Bernardo Provenzano che per l’esecuzione dell’omicidio del Presidente della Regione erano stati impiegati terroristi venuti da fuori e che a seguito di tale confidenza il padre aveva sospettato un coinvolgimento dei servizi in quanto riteneva anomalo per Cosa Nostra agire in questo modo.

In particolare dichiarava Massimo Ciancimino ai PM Ingroia e Di Matteo nel luglio del 2015 : “Mio padre diceva che c’era un’anomalia in quell’omicidio, che si erano serviti di manovalanza romana legata ai brigatisti rossi, neri, non mi ricordo che colore era…mio padre apprese da Purpi , questo personaggio dei servizi, che c’era stato uno scambio di favori e chiese spiegazioni a Provenzano come mai in occasione di un eccidio così feroce, così eclatante, non si adoperava la prudenza di lasciare tutto in un territorio stagno, perché rendere partecipi e a conoscenza un’altra organizzazione che ha dei fini che sono completamente diversi dal vostro. Gli fu detto che era uno scambio di favori”

Dell’omicidio Mattarella parlò anche Alberto Volo, militante di estrema destra il quale disse :“L’omicidio Mattarella era stato deciso perché quello di Reina non aveva sortito l’effetto sperato”. Facendo poi riferimento ad un colloquio intervenuto con l’esponente di Terza posizione Ciccio Mangiameli, poi ucciso a Roma dallo stesso Valerio , riferiva Volo “A proposito di una mia precisa domanda, Mangiameli mi disse che l’omicidio Mattarella era stato deciso in casa di Licio Gelli, persona quella di cui sentii fare il nome per la prima volta in quella occasione. Quando gli chiesi chi fosse, Mangiameli rispose che si trattava di uno dei capi della massoneria”

Questa la situazione quale cristallizzata ad oggi a seguito della sentenza definitiva che, come si è detto, ha riconosciuto la responsabilità per il delitto dei soli componenti della cupola mafiosa escludendo qualsiasi partecipazione del Fioravanti e del Cavallini quali esecutori materiali del delitto. Non può però omettersi di rilevare che le dichiarazioni dei pentiti di mafia, che hanno ricondotto esclusivamente alla mafia l’omicidio Mattarella, sono apparse in contrasto tra loro per quanto riguarda l’individuazione dei killer che entrarono in azione, avendo ciascuno di loro indicato soggetti diversi. Nessun esecutore infatti è stato individuato e condannato.

Non si è a conoscenza degli elementi nuovi sopravvenuti che avrebbero giustificato la riapertura delle indagini indirizzando e probabilmente valorizzando la c.d. pista nera o ipotizzando l’intervento nel grave delitto di entità diverse che potrebbero avere avuto un interesse alla eliminazione del Presidente della Regione che era stato, sin dall’inizio del suo mandato, portatore di una linea di rinnovamento e di apertura alla sinistra soprattutto nel delicato settore degli appalti pubblici che è il settore in cui convergono e si saldano gli interessi politico mafiosi, con la conseguente volontà da parte di ben individuati ambienti politici, legati ai vertici della mafia, di interrompere la politica di apertura ai comunisti da Mattarella avviata e prima di lui da Michele Reina.

Da quanto peraltro emerso dalle indagini allora effettuate, anche se non sfociate in un definitivo accertamento giudiziario, non è priva di fondamento la tesi sostenuta da Falcone e dagli altri pubblici ministeri della Procura di Palermo secondo cui sarebbe stato Pippo Calò a fare da tramite tra Cosa Nostra e i terroristi neri per la realizzazione dell’omicidio del presidente della regione siciliana. Sarebbe stato infatti Calò, esponente di spicco della commissione mafiosa, con l’incarico di tenere i rapporti con le altre organizzazioni criminali, ad ingaggiare Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini per l’esecuzione dell’omicidio. I giudici di Palermo definirono Calò “un mafioso atipico” il cui nome compare sempre nelle vicende più torbide del nostro Paese. Ciò costituirebbe la prova della compenetrazione tra terrorismo mafia ed altri organismi e cioè di quella saldatura che, come sostenuto da Falcone, comporterebbe la necessità di una rilettura di tutte le più gravi vicende criminali del nostro paese. Non per nulla, nel corso della sua audizione dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia, Falcone evidenziò, come si è visto, collegamenti e coincidenze dell’indagine sull’omicidio Mattarella, con il processo per la strage del treno Napoli-Firenze-Bologna, con il “golpe Borghese”, in cui sicuramente era coinvolta la mafia siciliana, con la presenza di Sindona in Sicilia avvenuta con la collaborazione della mafia e della massoneria.

Io credo che una riapertura delle indagini dovrebbe muoversi nella direzione tracciata da Falcone anche se non potrà non tenersi conto che, per quanto riguarda determinati personaggi, tra cui Valerio Fioravanti, questi ormai, ove dovessero essere accertate responsabilità nei loro confronti, non potranno più essere perseguiti essendo intervenute sentenze passate in giudicato che li hanno definitivamente scagionati.

Fonte: http://www.siciliainformazioni.com/fonso-genchi/369923/2reina-mattarella-moro-stesso-movente-politico

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