Omicidio Mattarella – articolo Alberto Di Pisa 12.07.2016

A meno di un anno dall’uccisione di Michele Reina, il 6 gennaio 1980, in via Libertà, una delle principali strade di Palermo, sotto gli occhi della moglie, veniva ucciso il presidente della Regione Piersanti Mattarella. Le indagini fecero emergere indizi a carico di esponenti della destra eversiva quali Valerio “Giusva” Fioravanti; si indirizzarono verso la pista del terrorismo nero a seguito delle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti secondo cui il fratello gli avrebbe detto di essere stato lui stesso, insieme con Gilberto Cavallini, l’esecutore materiale dell’omicidio di Piersanti Mattarella.

L’indagine si presentava particolarmente complessa in quanto bisognava capire se la “pista nera” fosse alternativa rispetto a quella mafiosa oppure si compenetrasse con quella mafiosa.Quest’ultima ipotesi era di particolare importanza dato che, ove accertata, avrebbe costituito la prova di una saldatura tra diverse organizzazioni criminali (mafia e terrorismo) e sarebbe forse stata idonea a spiegare altre vicende del nostro Paese. Questa compenetrazione non è stata accertata giudiziariamente dato che i giudici, esclusa la responsabilità Di Valerio Fioravanti, ritennero che ad ordinare l’omicidio fosse stato Totò Riina che per tale omicidio venne condannato all’ergastolo insieme ai soliti Michele Greco, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò e Nenè Geraci, tutti componenti della cupola mafiosa. Rimasero sconosciuti gli esecutori materiali; circostanza questa anomala nei delitti di mafia nei quali in genere vengono individuati gli esecutori materiali ma non i mandanti.

In questi giorni si apprende dalla stampa che la Procura della Repubblica di Palermo avrebbe riaperto le indagini in direzione della “pista nera” che allora, come si è detto, non portò ad alcun risultato giudiziario rilevante dato che Giusva Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, rinviati a giudizio e processati quali esecutori materiali del delitto, vennero assolti malgrado alcuni terroristi neri pentiti li avessero indicati appunto quali esecutori materiali dell’omicidio. Lo stesso Cristiano Fioravanti, che aveva accusato il fratello Giusva, ritrattò le accuse. L’avvocato Crescimanno che ha sollecitato la riapertura delle indagini, ha dichiarato : “la mafia c’entra, certo che c’entra. Ma quello di Mattarella lo ritengo un omicidio più politico che mafioso”

Secondo le prime indagini l’omicidio sarebbe stato eseguito da Giusva Fioravanti su richiesta di Pippo Calò, elemento di spicco di Cosa Nostra e della banda della Magliana a Roma. Indusse allora a ritenere il coinvolgimento di Valerio Fioravanti il fatto che l’omicidio venne rivendicato con la sigla di Nuclei fascisti rivoluzionari, la stessa sigla cioè con la quale erano stati rivendicati alcuni attentati commessi a Roma dallo stesso Valerio e dal fratello minore Cristiano. La rivendicazione perveniva all’ANSA di Palermo, alle 14,45 del 6/1/1980: qui Nuclei fascisti rivoluzionari, rivendichiamo l’uccisione dell’On. Mattarella in onore dei caduti di Acca Laurentia” . Cristiano Fioravanti disse in proposito . “Prendo atto per la prima volta che con la sigla Nuclei fascisti rivoluzionari fu rivendicato anche l’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione siciliana. Io ho sempre espresso la convinzione che gli autori materiali di quest’omicidio fossero mio fratello e Cavallini coinvolti in ciò dai rapporti equivoci che stringeva Mangiameli (altro estremista di destra, n.d.r.) in Sicilia (….). Peraltro mi risultava che in quei giorni mio fratello e Cavallini e Francesca Mambro erano in Sicilia per loro contatti con Mangiameli. Quando furono pubblicati gli identikit degli autori materiali dell’omicidio Mattarella sui giornali ricordo che mio padre esclamò per la somiglianza degli identikit con mio fratello e Cavallini che io stesso avevo rilevato immediatamente : “Hanno fatto anche questo”.

Si accertò inoltre che all’epoca dell’omicidio Mattarella, Giusva Fioravanti si trovava certamente in Sicilia. Nell’interrogatorio reso al giudice istruttore di Roma il 28.10.1982 dichiarava Cristiano Fioravanti: “Un altro episodio delittuoso che, senza averne le prove istintivamente ricollego a mio fratello Valerio è stato l’omicidio di un personaggio siciliano, non so dire se un uomo politico o un magistrato, che venne ucciso in una piazza, o in una strada di Palermo, in presenza della moglie. Si era nel luglio 1980 e Valerio era in Sicilia ospite di Mangiameli e, all’epoca, progettava l’evasione di Concutelli ed una rapina in una mega gioielleria di Palermo.Nel vedere gli identikit, convenni, assieme a mio padre che sembravano somigliare moltissimo sia a Valerio che a Gigi (Cavallini nd.r).

Dopo avere ritrattato le dichiarazioni accusatorie nei confronti del fratello, il 26/3/1986 chiedeva di essere ascoltato dal PM di Firenze al quale riferiva : “ (…) Ed allora voglio dire quello che so sull’omicidio Mattarella. (….). E allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi da Mangiameli e relativi sempre alla evasione di Concutelli, oltre ad appoggi logistici in Sicilia (….)Mi disse Valerio che, per decidere l’omicidio del politico siciliano vi era stata una riunione in casa Mangiameli e in casa vi erano anche la moglie e la figlia di Mangiameli, riunione cui aveva partecipato anche uno della regione Sicilia che aveva dato le opportune indicazioni e cioè la “dritta” per commettere il fatto.

Mi disse Valerio che al fatto di omicidio avevano partecipato lui e Cavallini e che Gabriele De Francisci aveva dato loro la casa….in un luogo non lontano da quello ove si svolse il fatto di omicidio”.

In effetti accertammo che Gabriele De Francisci, altro terrorista nero, disponeva di una abitazione nella via Ariosto di Palermo, a poco distanza dal luogo dove fu commesso l’omicidio. Mangiameli verrà ucciso da Valerio Fioravanti che intendeva uccidere anche la moglie e la figlia in quanto essendo state le stesse presenti alla riunione, una volta ucciso il marito, erano pericolose quanto lo stesso Mangiameli. L’uccisione delle due donne non avvenne essendo stato poco dopo rinvenuto il cadavere di Mangiameli. Queste dichiarazioni venivano poi confermate dal Cristiano Fioravanti al Giudice istruttore di Palermo il 29/3/1986.

Va peraltro detto che dinanzi alla Corte di primo grado Cristiano Fioravanti si avvalse della facoltà di non rispondere. Un riscontro alle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti sembrò il riconoscimento che la moglie del Presidente fece individuando in Giusva Fioravanti uno degli esecutori materiali dell’omicidio del marito.

A seguito di ricognizione fotografica effettuata il 19.3.1984 dichiarò la signora Mattarella: “…debbo comunque dire che ho provato una forte sensazione nel vedere le fotografie di Giusva Fioravanti. Lo stesso Fioravanti è quello che più corrisponde all’assassino che ho descritto nell’immediatezza dei fatti”. Il 25/9/1986 veniva effettuata una ricognizione formale (alla quale chi scrive partecipò a Roma insieme a Giovanni Falcone). In questa sede la signora Mattarella dichiarò : “Riconosco con certezza nell’individuo posto alla mia sinistra quel Fioravanti Valerio la cui fotografia ho visto più volte sui giornali. In particolare l’altezza coincide e lo stesso dicasi per quanto si riferisce alla fisionomia. (….) In sostanza quando dico che è probabile che nel Fioravanti si identifichi l’assassino ho inteso dire che è più che possibile che lo stesso sia autore dell’omicidio, ma che non sono in grado di formulare un giudizio di certezza”

I giudici di appello, così come i giudici di primo grado, non ritennero tuttavia del tutto attendibile la ricognizione. Si legge infatti nella sentenza: “Senonchè, in data 8/7/1986, nel confermare i precedenti interrogatori la vedova Mattarella non si esprimeva più in termini di certezza, mentre, nell’esame dibattimentale ritornava ad indicare, con quasi assoluta sicurezza, nel Fioravanti, il killer del marito” (sentenza di appello pag.296). I giudici quindi avanzarono delle perplessità in ordine al riconoscimento effettuato dalla vedova Mattarella, intervenuto a distanza di anni dal delitto ed espresso in termini di semplice probabilità avendo parlato sempre di notevole somiglianza e non di certezza. E ciò a maggior ragione considerato che tanto Buscetta che Marino Mannoia avevano escluso categoricamente che all’attentato avessero partecipato elementi estranei a Cosa Nostra, indicando addirittura i mafiosi che avrebbero eseguito il delitto (Salvatore Federico, Francesco Davì, Santo Inzerillo ed Antonino Rotolo).

Il collaboratore Di Carlo, poi, rivelò di avere appreso da Bernardo Brusca che il “Killer” che aveva esploso i colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di Mattarella si identificava nel mafioso Nino Madonia che tra l’altro presentava una notevole somiglianza con il Fioravanti che, come quest’ultimo, aveva gli occhi chiari e dall’espressione glaciale. In effetti l’esame delle fotografie dei due soggetti e delle schede antropometriche evidenziò una notevole somiglianza tra i due. Tutti i collaboratori poi, sentiti in dibattimento, dichiararono unanimemente che il delitto era stato deliberato dalla ”commissione” con il consenso di tutti i componenti dovendosi escludere qualsiasi coinvolgimento di soggetti esterni all’organizzazione mafiosa e in particolare di terroristi neri.

Per quanto riguarda le ritrattazioni di Cristiano Fioravanti, alternate a dichiarazioni accusatorie, le stesse però potrebbero trovare una giustificazione nel tentativo, sotto le spinte dei familiari, di alleggerire la posizione del fratello. E d’altra parte non si vede per quale ragione Cristiano Fioravanti avrebbe dovuto formulare delle false accuse nei confronti del fratello Valerio.                                 

La pista nera nell’omicidio Mattarella emerse anche nel 1993 dai documenti della Commissione parlamentare antimafia in occasione della audizione di Angelo Izzo, terrorista di destra ed autore del massacro del Circeo che era ben a conoscenza dell’ambiente della eversione nera. Si legge infatti nei documenti della Commissione: “Qualche mese dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella, il neofascista (Izzo) aveva aggiunto che era stato proprio Bontate a commissionare l’omicidio Mattarella ai “camerati”. Cristiano Fioravanti ritratterà le accuse mosse al fratello sostenendo di essere stato indotto a ciò da Izzo che avrebbe voluto rendersi utile ai giudici per potere trarre dei benefici nella sua situazione carceraria. Nel corso poi di un confronto tra Izzo, e Cristiano Fioravanti affermava il primo : “ …..Sia Valerio che Concutelli mi dissero che erano la mafia e gli ambienti imprenditoriali legati alla massoneria, nonché esponenti romani della corrente democristiana avversa a quella di Mattarella a volere la morte dell’On. Mattarella. Valerio mi disse che questi ambienti, mandanti   dell’omicidio Mattarella si erano fidati di lui poiché vi era stata la garanzia della sua persona direttamente dagli ambienti della Magliana a Roma….”.

Queste affermazioni trovavano poi conferma in altrettanto affidabili dichiarazioni di Sergio Calore, altro terrorista di destra. Anche le dichiarazioni di Izzo, che venne imputato di calunnia, non furono ritenute attendibili dai giudici. Scrissero in proposito sia i giudici di primo grado che quelli di appello a proposito di Izzo : “ Del resto, l’attività di “investigatore carcerario” e di promotore di false collaborazioni (oggetto di personali ricostruzioni e proprie deduzioni logiche) dell’Izzo emerge in tutta la sua evidenza”

Va peraltro osservato, per ciò che riguarda il riferimento fatto da Izzo a Bontate, che, come sostenuto dall’Accusa, sono stati accertati rapporti tra terroristi neri ed esponenti della banda della Magliana, a sua volta collegata a Pippo Calò, il che potrebbe fare pensare ad una saldatura tra elementi di Cosa Nostra e terroristi neri.

Altri personaggi dell’estrema destra (Paolo Bianchi, Sergio Calore, Stefano Soderini, Paolo Aleandri)confermarono le accuse mosse da Cristiano Fioravanti al fratello in ordine alla di lui partecipazione all’omicidio Mattarella. Anche tali dichiarazioni non furono peraltro ritenute attendibili dai giudici trattandosi di “testimonianze “de relato”, fondate su confidenze ricevute dallo stesso Cristiano Fioravanti e da un altro estremista di destra, Roberto Nistri” (sent. di appello pag.305, vol. 3, parte prima).

Fonte: http://www.siciliainformazioni.com/fonso-genchi/367389/1-uno-della-regione-sicilia-decise-lassassinio-di-mattarella

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