“L’accordo Stay Behind” – Relazione Gladio di Giulio Andreotti 1991

Il Servizio Informazioni delle Forze Armate (SIFAR) mise allo studio, fin dal 1951, la realizzazione e la gestione di una organizzazione “clandestina” di resistenza mutuata dalle precedenti esperienze della guerra partigiana, per uniformare e collegare in un unico, omogeneo contesto operativo e difensivo le strutture militari italiane con quelle dei Paesi alleati. Reti di resistenza erano state organizzate in quell’epoca dalla Gran Breta­gna in Olanda, Belgio e, presumibilmente, in Danimarca e Norvegia. La Francia aveva provveduto per i territori tedeschi ed austriaci sottoposti al suo controllo e, per il territorio nazionale, fino ai Pirenei.
Anche la Jugoslavia, dopo la rottura con Mosca, aveva orientato la sua preparazione militare essenzialmente su questo tipo di operazioni speciali.

Il 26 novembre 1956 veniva conclusa dal SIFAR e dal Ser­vizio americano un’intesa di reciproca collaborazione relativa alla organizzazione ed alla attività del com­plesso clandestino post-occupazione comunemente denomi­nato “Stay-Behind” (stare indietro), il quale prevedeva la costituzione di reti di resistenza addestrate ad ope­rare, in caso di occupazione nemica del territorio, nei seguenti campi: raccolta delle informazioni, sabotaggio, guerriglia, propaganda ed esfiltrazione. Tale ultima at­tività rivestiva nel complesso operativo S/B particolare importanza e delicatezza, attesa la necessità di mante­nere i collegamenti fra le zone occupate ed il territo­rio libero.
Con la conclusione di tale intesa vennero definitivamen­te poste le basi per la realizzazione dell’operazione indicata in codice con il nome di “Gladio”. Elemento es­senziale dell’intera operazione era l’installazione in Sardegna di un Centro destinato:

-a fungere da base di ripiegamento;

-a dirigere le operazioni delle reti clandestine post ­occupazione ;

– ad addestrare il personale.

Tale Centro, denominato Centro addestramento guastatori (CAG), la cui costituzione venne finanziata con fondi USA, è stato utilizzato in seguito non solo per l’attivi­tà addestrativa degli appartenenti alla “Gladio” ma an­che per quella di personale operativo dei Servizi di informazione e sicurezza italiani ed appartenenti a Paesi alleati e di unità delle “forze speciali” nazionali e NATO.

L’opzione Sardegna, quale territorio destinato ad ospi­tare la “base operativa” della “Gladio”, non fu casuale, ma era coordinata con i piani all’epoca predisposti dal­lo Stato Maggiore Difesa italiano, che prevedevano l’at­tuazione di tutti gli sforzi per “mantenere” l’isola nell’ipotesi di invasione straniera del territorio na­zionale.

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