Andrea Brogi – dichiarazioni 24.12.1984

Intendo rispondere anche in assenza del mio difensore che stamani ho visto mentre veniva avvertito che l’ interrogatorio proseguiva nel pomeriggio.

Adr: finii il militare nel 1972 e per tutto il 1973 sono rimasto a Firenze dove vivevo a casa dei miei in via Ponte di Mezzo e lavoravo nel negozio libreria ove vendevo la Treccani.
Nel 1973 sono andato a Roma solo ed esclusivamente se ci sono state manifestazioni di Almirante. Sempre nel 1973 sono andato a Lucca una volta per un volantinaggio e poi in una palestra ove ho conosciuto Tomei. Sono stato anche a Viareggio dove ho visto Carmassi del quale pero’ dopo tanti anni non ricordo quasi nulla.
Nel 1973 a Firenze frequentavo Petrone, Fragale, Sirtoli, Barragriffini. Con Ghelardini sono stato denunciato per qualcosa come se lui avesse sottratto degli oggetti usati. Masini non so chi sia. Come legionario conoscevo un imbianchino di via dei Pepi che in tanto e’ morto. Batani lo avevo conosciuto prima di fare il militare e l’ ho rivisto poi spesso a Firenze ove lui frequentava la federazione del Msi. Con Batani sempre a Firenze ho rivisto Cauchi che era considerato magari un picchiatore e un violento, ma che nello stesso tempo era stimato un ottimo attivista.

Col negozio della Treccani le cose non andavano bene quanto a guadagni e poi in quel periodo si rientrava a casa la sera accompagnandosi l’ un l’ altro e addirittura sui muri erano uscite minacce contro di me. Allora accettai di buon grado la proposta di Cauchi di andare da lui ad Arezzo anche perche’ Cauchi diceva che avevano in progetto di impiantare una comunita’ agricola comprando bestiame e roba del genere e ci sarebbe stato da lavorare per tutti.

Io arrivai ad Arezzo poco dopo che Cauchi si era separato definitivamente dalla moglie con cui aveva litigato anche per la idea di svaligiare il negozio della madre. In pratica io penso di essere andato col Cauchi circa tre mesi prima dell’ attentato di Moiano: comunque faceva ancora freddo. In questo periodo di convivenza con Cauchi, Augusto stava con la bellini mentre la Sanna viveva con me anche se qualche volta tornava a Firenze dai suoi genitori. In questo periodo ho accompagnato il Cauchi in vari viaggi: a Perugia, Ancona, Falconara e Rimini dove soltanto quando sono finito in carcere ho saputo che il Cauchi aveva una casa: sempre in questo periodo ho accompagnato il Cauchi a Roma ove incontro’ Peppino, cosi’ come descritto al pm alcuni mesi fa.

Cauchi era in ottimi rapporti con un sottufficiale dei cc e c’ era qualcuno alla questura di Arezzo che in cambio di informazioni sul giro della droga nell’ ambiente dell’ ultra sinistra, ci faceva dei favori. Ricordo che ritornando dal ristorante “La Nave” una sera dove forse si era stati col Gallastroni e altri, Augusto cambio’ strada, fermo’ la macchina e vedemmo che per un’ altra strada i cc stavano andando a casa di Augusto che, avvertito, non si faceva trovare. Un’ altra volta invece fummo svegliati la mattina dai cc di Perugia con un certo cap. Romano.

Una terza volta la cosa proprio piu’ sfacciata Cauchi comunque non diceva molto su quello che faceva e se gli venivano rivolte delle domande diventava anche violento, disse che avrebbe avuto soldi da industriali forse della zona del Trasimeno. Una volta in casa a Verniana vidi una valigetta con i soldi dove le mazzette erano messe in ordine ma poi la valigetta scomparve.
Augusto era innamoratissimo dell’ ambiente ordinovista di Lucca ed e’ andato un paio di volte nella Garfagnana dove aveva scoperto dei valichi dai quali si passava in Emilia o si girava verso la Versilia per strade diverse. Non era invece troppo entusiasta dei perugini che legavano molto con Batani. Lamberti era un grande nome ed anzi era un’anima trascinante. Di Catola ho ricordi confusi mentre di Tuti non ho mai saputo niente. Cauchi difendeva a spada tratta Pecoriello mentre gli altri l’ accusavano di delazione.

Nel periodo in cui sono stato con Cauchi, Franci frequentava normalmente il Batani e Cauchi non lo valutava molto. I perugini non volevano a che fare con la massoneria mentre Cauchi diceva di non scartare nulla perche’ quelli erano occulti e potevano servire. Una volta in carcere io vidi che Zani era legatissimo a Cauchi. Ad Arezzo c’ era un sottufficiale dei cc forse di nome Perugini che faceva l’ amico e a cui noi compresi io e Cauchi facevamo confidenze. Io non sono mai stato contattato da quanto ricordo da ambienti del Servizio Segreto.
Sempre nel periodo in cui sono stato con Cauchi questo mi disse che a Massa Carrara, dove lui aveva vissuto con la moglie, avevano gia’ preso l’ esplosivo o che comunque era facile prenderlo.

Tornando al viaggio verso Villa Collemandina io voglio dire che confermo in tutto e per tutto. Cauchi mi disse che aveva appuntamento con Graziani Clemente o meglio che ci doveva essere una riunione e che ci doveva essere Graziani. Questo e’ avvenuto sicuramente prima dell’aprile ‘74 e io ricordo che Graziani era latitante.
Partimmo da Arezzo dalla piazza dove c’è l’ Upim e Cauchi guidava la sua macchina facemmo la strada normale ed arrivati a Lucca dove c’è il cartello del monte Quiesa trovammo un giovane che evidentemente ci aspettava e salì sulla macchina con noi, e si mise davanti vicino al Cauchi mentre io stavo dietro.
Facemmo un mezzo giro delle mura di Lucca e prendemmo la strada per la Garfagnana. Io ricordo che ci fermammo al paesino di Villa Collemandina perche’ vidi il cartello.

I due scesero ma Augusto mi disse di aspettare, io comunque vidi la strada che presero e la casa verso la quale si diressero dove tornando in quel posto posso ancora portarvi. A Villa Collemandina arrivammo verso le prime ore del pomeriggio e si vedeva benissimo ma quei due stettero via molto tempo e tornarono che era gia’ buio. Quando tornarono non erano per nulla soddisfatti o meglio il Cauchi si mostrava insoddisfatto mentre quell’ altro era indifferente.
Lasciammo il giovane a Lucca piu’ o meno dove lo avevamo preso la mattina. Nel ritorno verso Arezzo Cauchi era invelenito perche’ qualcosa non era andata secondo la sua aspettativa e gli era stato detto di no: cosi’ interpretai io il suo atteggiamento anche se lui non mi racconto’ che cosa era successo, fu allora pero’ che Cauchi mi disse che il giovane che avevamo preso a Lucca era Pecoriello.

Subito dopo l’ attentato di Moiano i rapporti tra me e Cauchi cominciarono a rallentarsi anche perche’ io cominciavo a fare molte domande. Una sera poi litigammo di brutto perche’ io mi ero messo una giacca verde tipo eskimo di Cauchi senza sapere che cosa c’ era nei tasconi, lui invece disse che una tasca io avevo messo un anello forse della moglie che lui conservava in un comodino. Questa fu la seconda brutta lite al termine della quale Cauchi mi ordino’ di prendere la Sanna e di andare via.

Prima nella verbalizzazione e’ stato omesso quanto io avevo detto e cioe’ che quando Cauchi mi disse che il giovane venuto con noi a Collemandina era Pecoriello soltanto una settimana prima io avevo sentito il Cauchi difendere il Pecoriello dalle accuse altrui.
Cacciati dal Cauchi io e la Sanna andammo da un certo Pocci che abitava intorno al Pietriccio subito dopo Siena le cui figlie erano amiche della Daniela, poco dopo una sera da un cespuglio saltarono fuori Cauchi, Donati Luca ed un terzo di cui adesso non mi ricordo il nome. Ci portarono in campagna per qualche chilometro verso Poggibonsi. Scendemmo all’ aperto Cauchi mi fece grosse minacce di morte e minaccio’ di rifarsi sulla Sanna e quindi mi costrinse a scrivere un foglio che (…) sarebbe saltato fuori al momento opportuno.
In questo foglio io Brogi Andrea mi assumevo la responsabilita’ di tutti gli attentati avvenuti qui in toscana ed in Umbria di ON.
Io firmai e dopo fui minacciato ancora di andare via da Siena e di stare attento. In un secondo momento quando io finii in carcere con Donati, Luca mi disse che non era stato d’ accordo ma era stato trascinato da Augusto.

Diverso tempo dopo questo episodio di Siena e direi 5 o 6 mesi dopo, una sera a Firenze io rientravo a casa dai miei a Ponte di Mezzo, quando fui aggredito da Cauchi e da un’ altro che era travisato. Cauchi mi minaccio’ con la pistola me la mise vicino alle gengive e mi usci’ il sangue, minaccio’ ancora di morte la Sanna e mi ordino’di cancellare due cose dalla mente: Peppino e Pecoriello. Altrimenti se non lui altri mi avrebbero ammazzato.
Dovevo dimenticare, disse Cauchi, piu’ dei personaggi le circostanze nelle quali lo avevo accompagnato da Peppino e da Pecoriello. Augusto disse che aveva commesso sbagli con me, ma gli era stato detto di rimediare. Io di questa aggressione parlai solo con mio padre, non volendo terrorizzare la Sanna. Mio padre mi disse di venire qui in questura ma io non lo feci.

Adr: nel 1976, non so chi, buttarono la mia 850 in mare a Rimini e devono essere state le stesse persone, che poi hanno bruciato le mie carte come mi accenna il GI. Escludo di aver avuto appunti del nucleo antiterrorismo. Io in carcere a Bologna a S.Giovanni in Monte avevo iniziato a prendere appunti sul periodo che avevo vissuto con Cauchi.

Adr: dopo tanti anni e dopo tutto quello che si e’ detto in quel periodo, penso che Augusto abbia manovrato molte cose facendo a mezzo con gente di cui non sapevamo nulla.

A questo punto il GI sospende l’ interrogatorio e lo rinvia a data da destinarsi.

L.c.s. ­

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