I rapporti tra Ermanno Buzzi, Silvio Ferrari e O.N. (avv. Sinicato)

In un procedimento deputato a vagliare la “pista veneta”, è opportuno sottolineare come, alla luce di diverse testimonianze, l’inquieto camerata bresciano abbia avuto certamente rapporti con Carlo Maria Maggi ed i suoi. Il teste Napoli afferma che il Buzzi ricoprì un piccolo ruolo nella strage, accanto ai milanesi; Edgardo Bonazzi (lontano sia geograficamente che come contesto da Napoli) accredita la medesima versione. Il veneto Stimamiglio (sentito l’8.04.09) ricorda il Buzzi come camerata bresciano conosciuto tramite il veronese Soffiati e, infine, Martino Siciliano lo colloca addirittura ad Abano Terme, a casa Romani.

Quanto riferito da Siciliano regge al vaglio di credibilità intrinseca: il teste in incidente probatorio, all’udienza 12.05.03, racconta di aver conosciuto Buzzi a Venezia, tramite Maggi, che a sua volta lo riceveva come un camerata bresciano gravitante nell’area della Fenice del suo amico e sodale Giancarlo Rognoni. Del legame con il leader della Fenice a Brescia, lo stesso Buzzi riferirà poi direttamente al Siciliano (si vedano pag. da 135 a 145 stenot.). Ma l’elemento che dà forza e attendibilità a questa ricostruzione è il ricordo del Siciliano sulle figure (De Amici e Ferrari, ndr) che avrebbero fatto conoscere Buzzi a Rognoni e Maggi: l’occasione nacque perché “una persona che non ricordo, ma nell’area della Fenice, studiava in un collegio in zona Brescia, andando verso Rezzato (…) quindi l’avevo conosciuto come possibile aderente all’area la Fenice milanese e bresciana. E qualche volta l’ho vista a Venezia, una volta o due a Venezia e ad Abano Terme” (pag. 131 stenotipia). E ancora “all’epoca c’era la questione di Brescia, era seguita anche dalla Fenice, cioè da Giancarlo Rognoni praticamente di Milano. Come ho ripetuto prima, c’era uno dei suoi ragazzi che studiava qui a Brescia e quindi aveva portato la sua idea politica anche qui a Brescia”. (pag. 134 sten.).

Alla successiva udienza dell’incidente probatorio (28.5.2003), a fronte di contestazioni sull’inquadramento anagrafico del Buzzi da parte del Siciliano, quest’ultimo ribadisce di aver creduto fosse più giovane, per averlo appunto associato mentalmente ai ragazzini della Fenice, ma di non aver dubbi sul fatto che fosse proprio Ermanno Buzzi.

E’ quindi necessario prendere atto non solo del fatto che diversi ordinovisti veneti ebbero a conoscere il Buzzi ma che il Siciliano, mestrino legato a Delfo Zorzi, riporta precisamente l’esatta intersecazione umana tra Brescia, Milano e Veneto, evocando addirittura i giovani studenti fascisti iscritti ad un collegio nella zona orientale della provincia di Brescia (“andando verso Rezzato”).

La testimonianza di Siciliano consente di affrontare anche la figura di Silvio Ferrari la cui vicenda è stata ampiamente analizzata dai primi giudici e che fornisce ulteriori riscontri al connubio veneto-lombardo tra gli estremisti “evoliani”.

Silvio Ferrari, peraltro amico del Buzzi, si era legato umanamente e politicamente al milanese Marco De Amici, compagno di collegio al Tumminelli di Salò. Con De Amici, Ferrari scopre San Babila e la Fenice, una dimensione di maggior intransigenza politica, spavalderia operativa e dinamitarda (in proposito si vedano testi acquisiti e/o sentiti, quali Buzzi Ermanno, Iotti Pietro, Bennati Benito, Ferrari Ferdinando, etc.). Silvio si avvicina alla Fenice al punto di aiutare la coppia Rognoni-Cavagnoli a fare il trasloco di casa. Il giovane terrorista costituisce pertanto un tramite Brescia/Fenice Milano pacificamente accertato. Al funerale di Silvio Ferrari, compaiono due corone di fiori degne di nota: quella di Anno Zero e quella, portata da camerati veronesi, formata da fiori disposti in modo tale da rappresentar l’ascia bipenne, simbolo di Ordine Nuovo. E’ accertata, dunque, anche la frequentazione di Silvio Ferrari con ambienti di estrema destra veneta, ed in specifico con l’ambiente ordinovista.

La breve e drammatica vita del terrorista bresciano ben rappresenta dunque il triangolo di morte Veneto-Milano-Brescia.

Buzzi, del resto, fu autore anche della drammatica lettera del 7 novembre 1980 scritta con la firma apocrifa di Angelo Falsaci al presidente del Tribunale di Sorveglianza Dott. Zappa nella quale anticipava la sua decisione di accusare della strage, nel processo d’appello, proprio quei “sanbabilini” nei quali si riconoscono molti degli adepti della Fenice e delle SAM.

Tra questi faceva il nome di Iotti e Lora e di un giovane di Lanciano che è facilmente identificabile in Luciano Benardelli, amico e sodale proprio del fondatore delle SAM Giancarlo Esposti.

Anche in questo caso, e per vie che è assai arduo contestare, si perviene ad un importante riscontro al dichiarato di Digilio e alla conferma del ruolo di coordinamento di Maggi tra i gruppi operativi del nuovo movimento nato sulle ceneri del disciolto Ordine Nuovo.

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