Elio Cioppa – dichiarazioni 08.02.1985

Confermo integralmente le dichiarazioni rese al dr Cudillo nel 1981 ed al dr Sica nel 1984. Per quanto riguarda le dichiarazioni che resi in sede di commissione d’ inchiesta nel 1982 a Palazzo S. Macuto e di cui al testo in possesso dell’ ufficio che mi viene letto confermo tutto, il particolare secondo cui sarebbe stato il generale Grassini ad inviarmi da Gelli per chiedere notizie sui responsabili delle stragi della stazione di Bologna. Ritengo utile a tale proposito ricostruire per intero la vicenda entrai a far parte del Sisde il 01.09.78 a seguito di una accettazione di una domanda di alcuni mesi precedenti. Dopo pochi giorni incontrai il dr Fanelli (questo nome l’ ho ricordato successivamente per cui non lo riferii alla commissione di inchiesta) davanti all’ hotel Excelsior mentre ero diretto come ogni mattina, al bar di via Veneto poiche’il mio ufficio era ubicato all’ epoca in piazza Barberini. Fanelli era vice questore o questore in pensione.

Mi avvicinai (…) fu lui a chiamarmi e mi presento’ in quella occasione Gelli Licio. Questi mi parlo della massoneria in genere degli uomini illustri che ne avevano fatto parte e che cito’ e aggiunse che queste persone rappresentavano l’elite della nazione. Mi consegno anche un dépliant con i principi della massoneria. Con Fanelli rimasi a parlare della legge istitutiva del Sisde del 1977 criticandone alcuni punti, in particolare la mancata “copertura” degli agenti segreti ed il fatto che costoro avevano preso le qualifiche di agente di polizia giudiziaria. Un giorno, nel novembre dicembre ‘78, mi chiamo’ il generale Grassini per consegnarmi tre appunti riguardanti accertamenti ed indagini sulle Brigate Rosse.

Gli appunti riguardavano precisamente pretesi rapporti tra l’ avvocato sardo Gennico Guiso con un giornalista della testate di area socialista “Critica sociale” l’ avvocato Guiso era considerato esponente o in contato con le Brigate Rosse, il secondo appunto aveva per oggetto accertamenti sull’ avvocato Spazzali in rapporto con la colonna milanese brigate rosse, un terzo appunto aveva natura esclusivamente politica in quanto riferiva che il sequestro dell’ onorevole Moro era stato organizzato per evitare il (compromesso storico) poiche’ non capivo che tipo di indagini potevo fare sul terzo punto, chiesi al generale chi mai avesse espresso quel parere ed il generale mi disse di averlo ricevuto nel corso di un colloquio con Gelli Licio. Sapevo che Gelli Licio era all’ epoca un uomo “chiacchierato” ed indicato come capo della “P2” . Il generale non sapeva che io lo avevo conosciuto pochi mesi prima almeno cosi’ ritengo. Quando vi fu la strage del 02.08.80, seppi dal generale e dal dr Parisi, attuale direttore del Sisde, che vi era un detenuto nella casa di reclusione di Rebibbia che avrebbe potuto fornire notizie in merito alla strage.

Mi fu dato ordine di andare ad interrogarlo. Mi portai a Rebibbia ed ebbi un primo contatto con il detenuto Farina Giorgio. Questo espresse titubanza e mi disse di tornare il giorno successivo. Nel frattempo chiesi notizia al direttore del carcere sul conto di farina e seppi cosi’ che era una persona “normale” che riscuoteva la sua fiducia tanto da avergli affidato il compito di distribuire la posta ai detenuti. Tornai dal Farina il giorno successivo mi fu riferito l’ intero racconto che, su autorizzazione di Grassini e Parisi, andai poi a riferire ai giudici di Bologna. Avevo registrato per intero la conversazione. Voglio qui precisare due punti. Un primo punto riguarda il fatto che il dr Russomanno, all’ epoca vice direttore del Sisde e detenuto con il Farina ricevette lo stesso racconto subito dopo che la radio parlo’ della “esplosione” poiche’ a quanto, Farina gli disse mise immediatamente in relazione la “esplosione” con la richiesta di esplosivo rivoltagli alcuni mesi prima da Pedretti e Calore.

Un secondo punto riguarda la figura di Furlotti (…) non fu mai riferito da “Farina che fosse stato Furlotti a collocare la bomba, era venuto fuori il nome di Furlotti come possibile persona che avrebbe potuto essere incaricato di tale collocazione. In altri termini fu solo una ipotesi (…) Che riferi’ Farina, (…). Verso la fine di agosto insistentemente … affermavano che la strage del 02.08.80 era opera di una organizzazione internazionale e che pertanto occorreva battere la pista internazionale, forse facendo riferimento al ruolo di Delle Chiaie. Contattai allora, io ed i miei collaboratori numerose fonti e tra queste pensai di contattare con Gelli Licio, che sapevo avere entrature nelle ambasciate, ed in particolare con quella Argentina. Non trovai Gelli, che cercai nell’ hotel Excelsior. Il portiere dell’ albergo mi disse che era in ferie e sarebbe rientrato a settembre (1980) . Tornai infatti a settembre e lo trovai. Parlammo da soli nella hall dell’ albergo e Gelli mi disse piu’ o meno testualmente che le indagini della polizia giudiziaria sugli autori della strage erano sbagliate. Riferendosi a me disse “ma voi avete sbagliato tutto; senz’ altro la pista è internazionale” . Gli chiesi cosa alludeva ed egli aggiunse che se ne avesse saputo di piu’ me l’ avrebbe fatto sapere. Escudo che sia stato il generale Grassini a mandarmi da Gelli. Peraltro sapevo che, per i rapporti di conoscenza esistiti tra i due da vecchia data, come il generale ha poi riferito in commissione, ben poteva interpellarlo direttamente in proposito.

Effettivamente Gelli mi parlo’ “Repubblica presidenziale” ma ritengo che ciò sia avvenuto nel corso del primo dei nostri due incontri non ricordo che mi abbia chiesto notizie circa l’ atteggiamento in proposito delle forze di polizia. Mai mi sono occupato di informative di Spiazzi Amos, persona che non conosco affatto. Di cio’ ne sono assolutamente sicuro. Non ho mai valutato (…). Mai ho conosciuto Santovito, Musumeci, Pazienza, Semerari Signorelli, De Felice. (…)

Letto confermato sottoscritto

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