“Torna il giallo Ciglieri” – La Repubblica 21.01.1991

C’ è un altro giallo nella morte del generale Carlo Ciglieri, deceduto nel ‘ 69 in un misterioso incidente stradale. L’ alto ufficiale, che comandava l’ Arma dei carabinieri in quei momenti caldi delle indagini sulle deviazioni del Sifar di De Lorenzo, aveva con sé, al momento della morte, due cartelle di pelle nera piene di documenti. Carte che scottavano e che scomparvero pochi minuti dopo l’ incidente. Lo ha rivelato un testimone, spuntato a sorpresa ventidue anni dopo. Prima d’ ora nessuno lo aveva mai cercato per interrogarlo. Si chiama Romano Zangrossi, ha 54 anni, vive a Padova e fa il fotografo. Ai carabinieri del nucleo operativo, che lo hanno interrogato, ha raccontato di aver visto le borse del generale Ciglieri sul luogo dell’ incidente : Ricordo due cartelle di pelle nera con la base larga, a soffietto. Quando raddrizzammo la Giulia le vedemmo bene. Ma non furono aperte lì, almeno finchè rimasi sul posto. Il fotografo infatti era corso dal luogo dell’ incidente all’ ospedale di Campo San Martino, dov’ era stato portato il generale. Ma nel frattempo qualcuno aveva fatto sparire le borse. Zangrossi, ai carabinieri che hanno riaperto le indagini sulla morte di Ciglieri per ordine del procuratore capo della Repubblica di Padova Marcello Torregrossa, ha consegnato anche una trentina di fotografie. Sono quelle che il fotografo scattò sul luogo dell’ incidente. Foto importanti, perchè provano che quando Ciglieri finì fuori strada con la sua macchina, per motivi che non sono mai stati chiariti, aveva con sè dei documenti, che poi sono spariti. Documenti che secondo la figlia del generale, Anna Rosa Ciglieri, erano sicuramente interessanti. Mio padre, vivo, era troppo importante, accusa la donna che il mese scorso era andata dal giudice istruttore di Venezia Felice Casson a portare delle carte del padre e a chiedere di far piena luce sull’ incidente. Nelle foto di Zangrossi, pubblicate dal Gazzettino, si nota infatti una delle cartelle del generale, spuntare sotto l’ auto rovesciata. Ciglieri, dunque, a quell’ appuntamento con la morte aveva portato dei documenti. Tra questi c’ era, probabilmente, il rapporto integrale del generale Giorgio Manes sul piano Solo. La figlia ne trovò una copia in una borsa in camera da letto. Il giorno dopo il funerale consegnai tutto al generale Forlenza, comandante dei carabinieri, dice. Dove andava quella domenica mattina, da solo e in borghese ma con l’ auto del ministero e con due cartelle piene di documenti, il comandante generale dei carabinieri? Doveva essere un appuntamento importante se mio padre andò con l’ auto del ministero della Difesa e con la cartella dei documenti ricorda Anna Rosa Ciglieri mi stupisce infatti che quel giorno non fosse andato a Bologna, all’ adunata degli alpini. Non ne aveva mai saltata una. Ma non ho mai saputo con chi si doveva incontrare. So che doveva essere sentito dalla commissione parlamentare d’ inchiesta, dove avrebbe chiarito la sua posizione. Moro infatti lo aveva accusato di non aver informato sufficientemente il governo. Ma non era così. E poi, era stato proprio Moro a ordinare a mio padre gli omissis al rapporto Manes sul piano Solo. Sono 22 anni che la strana morte di mio padre mi perseguita.
Moro, il 6 gennaio ‘ 68, parlando alla Camera, negò che nel ‘ 64 si fosse tentato il colpo di Stato, e accusò Ciglieri di non aver, comunque, informato il governo. Ciglieri rispose il 6 febbraio a Moro, ricordandogli che già il 23 maggio ‘ 67 aveva consegnato al ministro della Difesa Tremelloni un appunto sul golpe di De Lorenzo, e il 16 novembre dello stesso anno aveva inviato all’ ammiraglio Henke, capo del Sid, la relazione Manes in versione integrale. Moro gli rispose l’ 8 febbraio ‘ 68 con una lettera, stavolta, piena di elogi. Il 27 aprile ‘ 69, mentre infuriavano le polemiche sul Sifar, Ciglieri incontrava la morte. Una delle tante morti misteriose che hanno accompagnato la storia del piano Solo. Era domenica, verso mezzogiorno, ed era una giornata limpida di sole. La statale della Valsugana, vicino a Curtarolo, un paese del padovano, era semideserta. Ciglieri sbandò all’ improvviso verso destra, frenò, la Giulia cappottò sulla strada. Il generale morì appena giunto all’ ospedale. Sull’ auto non fu fatta alcuna perizia, nessuna autopsia sul cadavere. Nel fascicolo, che la magistratura ha fatto riaprire, il procuratore Torregrossa ha trovato solo le dichiarazioni di due agenti della polizia stradale, intervenuti per i rilievi. Dissero che correva troppo. Ma la figlia smentisce : Non correva mai forte. E un ragazzo ha raccontato che l’ auto viaggiava, sì e no, sui settanta all’ ora. La prima impressione che ebbi, quando arrivai sul posto insieme alla stradale e vidi il segno dei pneumatici racconta Zangrossi fu che quella sbandata fosse stata provocata da qualcosa. Al fotografo nessuno chiese mai niente. Solo undici anni dopo l’ incidente, nel 1980, quattro uomini si presentarono nel suo studio. Agenti in borghese mandati da Roma, mi chiesero che stampassi le fotografie dell’ incidente. Poi non seppi più nulla.

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