Elio Cioppa – verbale di udienza 16.11.1987 terza parte

Il p.m.: il teste parla di riunione alla quale avevano partecipato il gen. Grassini e licio Gelli. Colloquio fra il gen. Grassini in contrasto con quello che dice lei. Lei parla di riunioni…

Il presidente: di quale riunione stiamo parlando?

Il p.m.: quando Gelli forniva gli argomenti delle indagini al Sisde.

Il teste: vorrei fa presente che è stato trovato questo appunto di cui io ho fatto cenno, sono stati trovati…

Il p.m.: si’, lei parla di tre appunti…

Il teste: si’ esatto. Sono stati trovati, è agli atti sopra c’è proprio… Nel corso di… Adesso onestamente non posso ricordarmi, nel corso di una riunione o di un colloquio, non ricordo bene, dice “ho rilevato queste faccende su questi avvocati del soccorso rosso.”

L’avv. Calvi: e allora? E allora ci fu questa riunione?

Il p.m.: non cè! Traccia, né di critica sociale, né del sequestro moro; sono altri appunti.

Il teste interviene: no no, ci stanno. Ci stanno i due appunti si’, non c’è quello del sequestro Moro, ma rilevo che sia stato pure messo da parte perché non aveva nessuna operativita’.

Il presidente: parliamo dell’incontro con Gelli successivo alla strage.

L’avv. Calvi: la mia domanda è questa: perché qualifica Gelli fonte? Non lo incontra mai, non lo conosce, lo incontra a un caffè, dopodiché gli si reca a chiedere una notizia di straordinaria importanza. E perché una fonte? Solo per lui in tutto il servizio.

Il teste: ho detto solo per me e ho spiegato. Perché il generale… L’ho detto pure a verbale, nell’anno ’78…

L’avv. Calvi: ma questo lo sa dopo. Lo sa dopo che era un amico del generale.

Il teste: percio’ l’ho ritenuto una fonte prima e poi mi sono corretto e ho detto: quando il generale ha detto che…

L’avv. Calvi interrompe: ma lei prima perché ci va come fonte?

Il teste: perché lo ritenevo una fonte.

L’avv. Calvi: ma lei sa benissimo che cosa vuol dire una fonte. O no? Perché Gelli per lei è una fonte? Le aveva dato altre notizie?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: non è una fonte del servizio.

Il teste: quando ho detto che poteva essere ho detto… Quando ho avuto questi appunti dal generale, ho ritenuto che poteva essere una fonte del generale, non una fonte mia, mi sembra che sono stato chiaro, ho parlato anche degli appunti.

L’avv. Calvi: ne parlo’ con il generale Grassini?

Il teste: nossignore, nonho mai parlato perché…

L’avv. Calvi interrompe: ma è vero che il gen. Grassini le faceva degli appunti scritti quando si trattava di notizie di Gelli?

Il teste: nossignore, solo in una occasione mi diede i tre appunti, in una o due occasioni. Un appunto riguardava l’avv. Guiso, un altro l’avv. Spazzali e un altro era un riscontro politico sulle motivazioni…

L’avv. Calvi interviene: no lasci stare. Questa è un’altra cosa.

Il presidente: lasciamo dire….

Il p.m.: presidente mi scusi ma ha dichiarato esattamente il contrario: cioè, “di solito il gen. Grassini quando si trattava di informazioni del Gelli, mi consegnava i biglietti scritti a mano a matita e io poi sviluppavo le indagini. Ricordo che il Gelli diede informazioni sull’avv. Spazzali, sull’avv. Guiso, su Critica sociale, sull’affare Moro ed anche su altre cose”. Presidente, lo dice il dr. Cioppa.

Il teste interviene: eh ci stanno gli atti sig. Presidente, sono stati trovati gli appunti, ma parlava di Guiso, di Spazzali e del Soccorso Rosso.

Il p.m.: alcuni degli appunti dr. Cioppa.

L’avv. Calvi: lei dice: “di solito il gen. Grassini mi dava appunti scritti quando si trattava di Gelli.” io le chiedo: quante volte le sono stati dati questi appunti scritti?

Il teste: ma l’ho precisato, guardi o due o tre volte, gia’ lo precisai all’epoca.

L’avv. Calvi interviene: poco fa ha detto una…

Il teste interrompe: non mi posso ricordare, si tratta di due o tre volte. Perché gli appunti stanno li’ Guiso, Spazzali, Critica sociale e un appunto critico sulla motivazione del sequestro Moro. Questi sono gli appunti.

L’avv. Calvi: no, allora le dico che fatta la domanda da me al gen. Grassini, il gen. Grassini ha negato nel modo piu’ assoluto, qui in udienza. Ha detto che non ha fatto mai, mai ha fatto appunti a lei.

Il teste: ma guardi, gli appunti sono stati trovati, c sono, ci sono manoscritti…

Il presidente interrompe: gli appunti erano scritti da lei?

Il teste: ma erano manoscritti dal generale. Quindi non si ricorda sicuramente, sono manoscritti dal generale e stanno li’ agli atti del processo. Non si ricorderà nemmeno.

L’avv. Calvi: lei nel ’76 qualifica Gelli capo della P2 e dice che la P2 è collegata a trame nere e a delinquenza comune. Nel momento in cui lei lo incontra, come lei dice, per la prima volta, non trova singolare che il Gelli le riferisca il numero di telefono, il nome in codice Luciani, le dica di richiamarlo all’Excelsior, e le dica anche di iscriversi alla massoneria. Io non posso credere che lei, funzionario di polizia non abbia risposto alcunché, o meglio ancora, se non ha risposto alcunché, ha fatto poi indagini in relazione a Gelli? Perché quest’uomo che era qualificato cosi’ da lei, poi diventa una sua fonte?

Il teste: sig. Presidente mi dica che devo rispondere. Mi  dica a quale domanda devo rispondere, perché mi sembra che…

Il presidente: all’ultima.

L’avv. Calvi: la domanda è questa: dopo l’incontro all’Excelsior, lei fece indagini su Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: ricapitolo. Non trova singolare questo comportamento…

Il presidente interviene: “non trova singolare” avvocato, la formuli diversamente perché mi sembra che non si possa…

L’avv. Calvi interviene: benissimo. Allora non è contrario alla deontologia professionale e agli obblighi di pubblico funzionario il fatto che, sapendo che quest’uomo era capo della P2 e la P2 era collegata alla trame nere ed era legato ai sequestri di persona, lo incontra, ha un approccio confidenziale di questo genere, lui non risponde nulla e non fa indagini. Questo non è credibile.

Il presidente: le indagini le poteva fare prima, non c’era bisogno dell’incontro all’Excelsior.

L’avv. Calvi: no, perch! Questo è in contrasto con il fatto che poi invece lo reputa una fonte attendibile, confidenziale, tant’è vero che ci va. Perché i rapporti… Cioè voglio dire, quello che non è chiaro è il motivo per cui va da Gelli, questa è l’unica domanda sulla quale io sto cercando di…

Il presidente: mi sembra che l’abbia detto. Siccome sapeva che Gelli aveva rapporti con l’Argentina sperava di avere delle notizie.

L’avv. Calvi: e che c’entra l’Argentina con la strage di Bologna?

Il presidente: stiamo parlando di terrorismo internazionale.

L’avv. Calvi: si’, ma che c’entra l’Argentina con la strage di Bologna?

Il teste interviene: ma non ho detto…

L’avv. Calvi: lasci stare lei.

Il teste continua: ho detto che siccome era riportato dalla stampa sempre come un uomo che aveva rapporti internazionali con l’Argentina, Uruguay e altri paesi del Sud America, evidentemente ne poteva sapere qualcosa in materia di terrorismo. Ripeto ancora una volta, sono stato da lui come sono da tante altre fonti ed è tutto agli atti del Sisde, tutte le mie relazioni sono agli atti del Sisde.

L’avv. Calvi: il 2 agosto c’è la strage, il 28 agosto ci sono gli ordini di cattura della procura di Bologna nei confronti di esponenti della destra eversiva che erano quelli indicati fin dall’inizio anche dalle sue indagini. Vi è l’intervista di spiazzi sull’Espresso del quale lei ha avuto conoscenza per dovere di ufficio, a questo punto nell’agosto prima e nella seconda meta’ di settembre si reca da Gelli dove ha questa fonte di notizia che le dice che è la pista internazionale. Nello stesso periodo di tempo, contemporaneamente in periodo antecedente, di due settimane, all’inizio di settembre il sismi fa un’analoga operazione con panorama che esce proprio con la pista internazionale. Lei che è attento lettore di quotidiani e settimanali, ebbe a leggere panorama dove riportava la stessa versione datale da Gelli? O no?

Il presidente: se lesse panorama?

L’avv. Calvi: presidente, ha letto sempre i giornali, avra’ letto panorama con l’intervista di Andrea Barberi.

Il teste: faccio presente che non soltanto panorama ma c’erano tutti i quotidiani della capitale che riportavano questa notizia, basta prendere i giornali dell’epoca. Ora, se lei si riferisce, avendo davanti agli occhi gli atti dell’epoca e allora puo’ constatar facilmente, poi….

L’avv. Calvi interrompe: senta…

Il presidente: faccia finire la risposta avvocato.

Il teste: poi ho detto prima, ho partecipato alla prima fase delle indagini che portarono agli ordini di cattura; evidentemente non capisco perché non avrei dovuto indagare quantomeno su questa seconda ipotesi di lavoro che parlava di complotti internazionali.

L’avv. Menicacci: e si fermo’ lì.

Il teste: mi fermai li’ perché non è emerso nulla mentre nella prima fase sfociarono le indagini e gli ordini di cattura, nella seconda fase non emerse nulla…

L’avv. Calvi interviene: la dichiarazione di Gelli non è una pista alternativa, è una censura nei suoi confronti e di altri e dice: “avete sbagliato tutto, la pista è un’altra”. Lei che era stato protagonista di questa prima fase, che aveva alle spalle ordini di cattura contro quella pista interna, si sente dire che avete sbagliato tutto perché la pista è internazionale. Le chiedo: lei ha risposto alcunche? Ha fatto un rapporto? Ha espresso critiche nei confronti di questa alternativa? Aveva letto panorama dove c’era egualmente questa alternativa?

Il teste: io non ho risposto assolutamente nulla perché non ritengo che dovessi parlare con un estraneo di cose di tale natura, mi sembra ovvio; per quale motivo avrei dovuto commentare un giudizio dato da un qualsiasi cittadino? Se trattavasi di atti di polizia giudiziaria. Quello è un suo parere e io rimango del mio, lui rimarra’ del suo.

L’avv. Calvi: si’, ma lei non è un libero cittadino qualsiasi che puo’ esprimere o ricevere opinione qualsiasi, lei era un pubblico funzionario. Lei era iscritto alla P2 o no?

Il teste: nossignore.

Avv. Tarsitano: il dr. Cioppa ha conosciuto mai una signora che si chiama Lucia Macbel.

Il teste: si’ signore, se si tratta di un’egiziana, se ricordo bene, si’. E’ una egiziana?

L’avv. Tarsitano: all’epoca del sequestro Moro a via Gradoli, furono sentiti dei rumori o dei segnali morse e la signora Macbel diede al brigadiere Merola del commissariato flaminio un appunto, anzi una lettera per lei. Lei l’ha mai ricevuta quella lettera?

Il teste: nossignore, se lei si riferisce a via Gradoli mi interroghi pure perché dopo tanti mesi intendo rispondere anche sulla faccenda di via Gradoli e se con il permesso del presidente la vogliamo approfondire, sono pronto ad approfondire.

Il presidente: Almeno del sequestro Moro non me ne vorrei occupare.

Il teste: ma siccome l’avvocato… Vorrei che mi si approfondisse questa faccenda di via Gradoli perché sono mesi che lei va dicendo, che io sono stato a via Gradoli e non ho voluto sfondare la porta. Le faccio presente che lei confonde innanzi tutto funzionari, con guido costa, che venne trasferito all’epoca per questa faccenda…

L’avv. Tarsitano interviene: scusi chi le ha dato questa informazione?

Il teste continua: non sono mai stato in via Gradoli e non conosco nemmeno dove si trova… Mi consenta di risponderle in questo modo.

L’avv. Tarsitano interviene: scusi, dott. Cioppa, lei sa con chi sta parlando?

Il teste: no.

L’avv. Tarsitano: e allora…

Il teste interviene: ritengo con un legale…

L’avv. Tarsitanto: ma quale legale? Mi guardi in faccia un momento.

Il presidente: avvocato…

Il teste: non era rivolto a lei….

Il presidente: dott. Cioppa. Si rimetta come stava prima e parli con me.

L’avv. Tarsitano: siccome sta dicendo che io vado in giro a dire, che cosa vado in giro a dire? Io ho fatto il processo Moro…

Il presidente: torniamo alla domanda.

L’avv. Tarsitano: e allora il dott. Cioppa faccia le affermazioni che deve fare nello spirito della verità perché egli è testimone in questo momento.

Il presidente: questo glielo ricordo io, non si preoccupi.

L’avv. Tarsitano: lo ricordo pure io sig. Presidente, perché qui ci sono quattro versioni che ha dato, a voi, al dr. Cudillo e alla commissione parlamentare.

Il presidente: avvocato le ammonizioni spettano a me, la prego…

L’avv. Tarsitano: adesso poi glielo chiedero’ di ammonirlo. La lettera della signora Macbel l’ha ricevuta?

Il teste: io non ho mai avuto nessuna lettera, né nessuna notizia.

Il presidente: come si inserisce questo discorso nel processo?

L’avv. Tarsitano: è tutta una questione che riguarda la P2. E siccome il dr. Cioppa risulta iscritto nella lista P2. Nega il dr. Cioppa di essere iscritto alla P2?

Il presidente: rifaccia la domanda avvocato.

L’avv. Tarsitano: cambio argomento perché mi pare che… Vorrei sapere, siccome su questa questione non gli è stata mai fatta domanda, nemmeno alla commissione parlamentare di inchiesta, vorrei sapere: nel tabulato sequestrato a Castiglion Fibocchi risulta che il teste era iscritto alla loggia P2. Il teste oggi dice di non essersi mai iscritto alla loggia P2 e di non aver mai fatto versamenti. Secondo lui è stato Gelli a iscriverlo d’autorita’ per quale ragione?

Il teste: io non posso sapere chi sia stato. Posso soltanto rispondere che nel fascicolo uruguayano, che è stato trovato a mio nome, c’è scritto “en blanco”, che significa che non c’è assolutamente nulla, se fossi stato iscritto avrei dovuto trovare almeno l’iscrizione.

L’avv. Tarsitano: io sto parlando delle liste trovate a Castiglion Fibocchi che sono state ritenute autentiche.

Il presidente: vuole ripetere la domanda avvocato Tarsitano?

L’avv. Tarsitano: stavo parlando delle liste sequestrate a Castiglion Fibocchi, non delle liste in Uruguay. Nelle liste trovate a Castiglion Fibocchi figura il nome del dr. Cioppa con i relativi versamenti. Il dr. Cioppa dice che non si è mai iscritto, che non ha versato mai i soldi, allora c’era un rapporto fra lui e il Gelli per il quale il Gelli ha ritenuto di doverlo iscrivere? E che rapporto, di che natura, c’era?

Il teste: l’ho specificato li’ quando lei ha letto che lui mi telefono’, gia’ nel primo verbale, e mi invito iscrivermi alla P2, cosa che io non ho mai fatto.

Il presidente: parlo’ di massoneria o parlo’ di P2?

Il teste: parlo’ di massoneria, non di P2.

L’avv. Tarsitano: vorrei riandare ai rapporti fra lui e Gelli; in fondo li ammette nell’interrogatorio a Cudillo perché dice: “di solito il Gelli, presentandosi con lo pseudonimo di Luciani, almeno cosi’ mi sembra di ricordare, lasciava detto di richiamarlo all’Excelsior.” Quante volte le ha telefonato Gelli? Qui c’è scritto di solito, dott. Cioppa.

Il teste: di solito…. Saranno due o tre volte. Che vuole… Avvocato. Ma come posso ricordarmi cose avvenute dieci anni fa.

L’avv. Tarsitano: ma lei non ha mai ricordato davanti alla commissione P2 una serie di questioni per cui la…

Il presidente interviene: risponda alla domanda.

Il teste: di solito ritengo che… Mi avra’ telefonato due o tre volte perché non mi ha trovato e ha lasciato chiamato Luciani. Io l’ho chiamato e nuovamente mi ha invitato ad iscrivermi alla P2. Tutto qui.

Avv. Tarsitano: per telefono l’ha invitata ad iscriversi alla P2?

Il teste: si capisce.

L’avv. Tarsitano: ma se non l’ha trovata come faceva a chiederle…

Il teste: ma dopo ho detto che l’ho chiamato io. C’è scritto nel verbale.

L’avv. Tarsitano: lei è ritornato all’excelsior o dove l’ha incontrato?

Il teste: ho detto che dopo quella volta io non l’ho piu’ incontrato.

L’avv. Tarsitano: sig. Presidente mi consenta. Se dice che l’ha chiamato e l’ha voluto convincere ad iscriversi ancora alla P2, vuole dire che siccome per telefono non l’ha fatto, lo avra’ fatto di persona quindi un altro incontro c’è stato.

Il teste: nossignore, mi invito’…

Il presidente: le ricordo che in un punto del verbale il dr. Cioppa dice: una volta lo incontrai per caso all’Excelsior, un’altra volta ci andai spontaneamente. Quindi un altro incontro sicuramente c’è stato dal momento che parla di esserci andato…

L’avv. Tarsitano: la prima volta che lo incontro all’Excelsior fu un momento di passaggio, poi ci ritorno’ la seconda volta solamente quando ando’ assumere quell’informazione che Gelli gli diede, cioè pista internazionale. Ma qui mi pare che dal verbale si evince che c’era una situazione per la quale di solito Gelli telefonava con il nome di Luciani.

Il p.m.: siccome è molto preciso sul punto, vale la pena di leggere il verbale reso al dr. Cudillo, gia letto sul punto: “gia’ da tempo conoscevo il Gelli successivamente mi chiamo’ al numero di telefono datogli da me nel precedente incontro che corrispondeva al commissariato prenestino.”

Presidente, dove lui non c’era piu’. Dal primo settembre ’78 si era trasferito e quindi che c’entra questo numero del prenestino?

Il teste: si’, perché l’ho spiegato pure nel verbale…

Il p.m.: no, non l’ha spiegato.

Il teste: e allora lo spiego…dottore lo spiego adesso. Io ogni volta, quando… Questa è la mia spiegazione. Quando sono passato ai servizi, questo nella prima fase, nel settembre – ottobre dell’anno ’78, di volta in volta telefonavo continuamente al commissariato per chiedere se qualcuno mi avesse mai telefonato o meno e quindi uscirono fuori le telefonate del Luciani. Tutto qui.

Il p.m.: è lui che lascia il numero del commissariato prenestino quando invece si trova in via Barberini 52. Che c’entra?

Il teste: appunto, perché a tutti quelli che non potevo rilasciare il numero di servizio del Sisde mi perdoni, lasciavo il numero del commissariato che è un numero pubblico e poi mi rivolgevo al centralino e mi diceva chi ha telefonato.

Il p.m.: una fonte dei servizi come Gelli gli da’ i numero del commissariato prenestino.?

Il teste: guardi che non è mai stata…. Ribadisco nuovamente che non era una mia fonte.

L’avv. Tarsitano: sig. Presidente, io chiedo chela corte voglia ammonire il testimone a dire la verita’ perché il testimone è uscito gia’.. È andato davanti alla commissione parlamentare e ha raccontato fatti che sono diversi…

Il presidente interrompe: avvocato continui con le domande, l’ammonizione la faro’ quando riterrò opportuno.

L’avv. Tarsitano: nel verbale reso al dr. Cudillo, è scritto: “quando sono arrivato al servizio nel settembre ’78, fui informato che il Gelli era una fonte del Sisde e procurava inoltre le entrature nelle varie ambasciate, specialmente sud-americane.” Appena arrivato al servizio chi è che lo informo’ che era una fonte del servizio?

Il teste: ho ritenuto io, in un primo momento, impropriamente, che fosse fonte del Sisde perché il generale mi diede quegli appunti. Siccome lui mi disse che quelle notizie gliele aveva date Gelli, ritenni ovvio che trattavasi di una sua fonte confidenziale, successivamente quando il generale mi parlo’ e disse davanti alla commissione che si conoscevano da oltre 10 – 15 anni, non ricordo, allora capii che trattavasi di un rapporto di amicizia, di conoscenza e non di un rapporto di ufficio fra lui e il Gelli.

L’avv. Tarsitano: queste informazioni Grassini gliele ha date piu’ tardi. Qui stiamo parlando di un momento diverso, appena arrivato al Sisde. Sono due i momenti. Dice esattamente: “preciso che quando … “

Annunci

I rapporti tra Ermanno Buzzi, Silvio Ferrari e O.N. (avv. Sinicato)

In un procedimento deputato a vagliare la “pista veneta”, è opportuno sottolineare come, alla luce di diverse testimonianze, l’inquieto camerata bresciano abbia avuto certamente rapporti con Carlo Maria Maggi ed i suoi. Il teste Napoli afferma che il Buzzi ricoprì un piccolo ruolo nella strage, accanto ai milanesi; Edgardo Bonazzi (lontano sia geograficamente che come contesto da Napoli) accredita la medesima versione. Il veneto Stimamiglio (sentito l’8.04.09) ricorda il Buzzi come camerata bresciano conosciuto tramite il veronese Soffiati e, infine, Martino Siciliano lo colloca addirittura ad Abano Terme, a casa Romani.

Quanto riferito da Siciliano regge al vaglio di credibilità intrinseca: il teste in incidente probatorio, all’udienza 12.05.03, racconta di aver conosciuto Buzzi a Venezia, tramite Maggi, che a sua volta lo riceveva come un camerata bresciano gravitante nell’area della Fenice del suo amico e sodale Giancarlo Rognoni. Del legame con il leader della Fenice a Brescia, lo stesso Buzzi riferirà poi direttamente al Siciliano (si vedano pag. da 135 a 145 stenot.). Ma l’elemento che dà forza e attendibilità a questa ricostruzione è il ricordo del Siciliano sulle figure (De Amici e Ferrari, ndr) che avrebbero fatto conoscere Buzzi a Rognoni e Maggi: l’occasione nacque perché “una persona che non ricordo, ma nell’area della Fenice, studiava in un collegio in zona Brescia, andando verso Rezzato (…) quindi l’avevo conosciuto come possibile aderente all’area la Fenice milanese e bresciana. E qualche volta l’ho vista a Venezia, una volta o due a Venezia e ad Abano Terme” (pag. 131 stenotipia). E ancora “all’epoca c’era la questione di Brescia, era seguita anche dalla Fenice, cioè da Giancarlo Rognoni praticamente di Milano. Come ho ripetuto prima, c’era uno dei suoi ragazzi che studiava qui a Brescia e quindi aveva portato la sua idea politica anche qui a Brescia”. (pag. 134 sten.).

Alla successiva udienza dell’incidente probatorio (28.5.2003), a fronte di contestazioni sull’inquadramento anagrafico del Buzzi da parte del Siciliano, quest’ultimo ribadisce di aver creduto fosse più giovane, per averlo appunto associato mentalmente ai ragazzini della Fenice, ma di non aver dubbi sul fatto che fosse proprio Ermanno Buzzi.

E’ quindi necessario prendere atto non solo del fatto che diversi ordinovisti veneti ebbero a conoscere il Buzzi ma che il Siciliano, mestrino legato a Delfo Zorzi, riporta precisamente l’esatta intersecazione umana tra Brescia, Milano e Veneto, evocando addirittura i giovani studenti fascisti iscritti ad un collegio nella zona orientale della provincia di Brescia (“andando verso Rezzato”).

La testimonianza di Siciliano consente di affrontare anche la figura di Silvio Ferrari la cui vicenda è stata ampiamente analizzata dai primi giudici e che fornisce ulteriori riscontri al connubio veneto-lombardo tra gli estremisti “evoliani”.

Silvio Ferrari, peraltro amico del Buzzi, si era legato umanamente e politicamente al milanese Marco De Amici, compagno di collegio al Tumminelli di Salò. Con De Amici, Ferrari scopre San Babila e la Fenice, una dimensione di maggior intransigenza politica, spavalderia operativa e dinamitarda (in proposito si vedano testi acquisiti e/o sentiti, quali Buzzi Ermanno, Iotti Pietro, Bennati Benito, Ferrari Ferdinando, etc.). Silvio si avvicina alla Fenice al punto di aiutare la coppia Rognoni-Cavagnoli a fare il trasloco di casa. Il giovane terrorista costituisce pertanto un tramite Brescia/Fenice Milano pacificamente accertato. Al funerale di Silvio Ferrari, compaiono due corone di fiori degne di nota: quella di Anno Zero e quella, portata da camerati veronesi, formata da fiori disposti in modo tale da rappresentar l’ascia bipenne, simbolo di Ordine Nuovo. E’ accertata, dunque, anche la frequentazione di Silvio Ferrari con ambienti di estrema destra veneta, ed in specifico con l’ambiente ordinovista.

La breve e drammatica vita del terrorista bresciano ben rappresenta dunque il triangolo di morte Veneto-Milano-Brescia.

Buzzi, del resto, fu autore anche della drammatica lettera del 7 novembre 1980 scritta con la firma apocrifa di Angelo Falsaci al presidente del Tribunale di Sorveglianza Dott. Zappa nella quale anticipava la sua decisione di accusare della strage, nel processo d’appello, proprio quei “sanbabilini” nei quali si riconoscono molti degli adepti della Fenice e delle SAM.

Tra questi faceva il nome di Iotti e Lora e di un giovane di Lanciano che è facilmente identificabile in Luciano Benardelli, amico e sodale proprio del fondatore delle SAM Giancarlo Esposti.

Anche in questo caso, e per vie che è assai arduo contestare, si perviene ad un importante riscontro al dichiarato di Digilio e alla conferma del ruolo di coordinamento di Maggi tra i gruppi operativi del nuovo movimento nato sulle ceneri del disciolto Ordine Nuovo.

Elio Cioppa – verbale di udienza 16.11.1987 seconda parte

Il presidente: davanti a Cudillo lei parlo’ di aver incontrato Gelli, in un primo momento nello studio di Occorsio. Normalmente “incontrare” significa conoscersi, avere un incontro. Non preciso’ in quella occasione che invece avevo soltanto visto passeggiare Gelli e qualcuno le aveva detto “quello li’ e’ Gelli”? Cosa che poi era finita lì perche’ poi lei dice che lo conobbe successivamente nel ’78 all’Excelsior. Come mai quando fu interrogato da Cudillo non disse che non si era trattato di un incontro, ma si era trattato cosi’, di una conoscenza di vista?

Il teste: mi e’ stato soltanto indicato, non l’ho ma conosciuto, vorrei essere chiaro su questo punto perché non ho mai conosciuto il signor Gelli prima…

Il presidente interrompe: cioe’ lei dice che la conoscenza e’ avvenuta successivamente…

Il teste interrompe: esatto, perche’ mi e’ stata indica percio’…. Ma la mia prima volta che conobbi Gelli stato esattamente nel settembre ’78 davanti all’hotel Excelsior.

Il presidente: quindi questa frase: “ho incontrato” deve essere…

Il teste interrompe: ho incontrato perché all’insistenza del dr. Cudillo, se l’avessi mai visto prima, etc., dissi che ritenevo di averlo incontrato possibilmente nei corridoi o nello studio del dr. Occorsio negli anni antecedenti, cioe’ nel ’75 – ’76 quando si trattava di sequestri di persona.

Il presidente: intendendo dire che l’incontro era consistito nel fatto… Il teste interrompe: nel vederlo, non nell’incontrarlo.

Il presidente: e di essere nello stesso luogo ma senza avvicinarsi, senza parlare, senza conoscenza.

Il teste: anche perche’ non potevo conoscerlo di vista perche’ non c’erano fotografie del personaggi all’epoca, quindi per forza mi e’ stato indicato.

Il giudice a latere: nel suo colloquio con il dr. Minna, che lei adesso sposta all’83, cioe’ mi sembra che sia posteriore anche all’audizione davanti alla P2… Lei ci dice che attraverso l’aiuto del dr. Minna, non so in base a quali dati, arrivaste a stabilire che lei doveva aver visto Gelli a Firenze e non a Roma.

Il teste: si’.

Il giudice a latere continua: come puo’ pero’ escludere questa circostanza, ammesso che la ricostruzione sia esatta, che lei l’avesse visto anche a Roma nello studio o nel corridoio antistante l’ufficio di Occorsio? Io e’ questo che vorrei capire.

Il teste: se le dico che era un ricordo sfumato… Quindi e’ possibile che io abbia sbagliato. O a Roma o Firenze, perche’ il dr. Minna mi aiuto’ soltanto in senso, a dirmi che non era mai stato in tribunale a Roma, e se lei l’ha dovuto vedere, se glielo hanno indicato, glielo hanno indicato a Firenze.

Il presidente: come faceva Minna a sapere che Gelli non e’ mai stato al tribunale di Roma? E’ come se io qui stando a Bologna dicessi: no, non e’ possibile che tizio sia andato al tribunale di Roma. E’ una cosa un po’ avventuristica come affermazione, perche’ io non posso sapere se qualcuno va al tribunale di Roma stando a Bologna.

L’avv. Calvi: il teste dichiara che non poteva essere a quell’incontro perche’ il Gelli non ando’ mai tribunale di Roma.

Il giudice a latere: questo e’ quanto ha dichiarato i teste.

Il p.m.: ma era proprio questo il motivo per cui era stato convocato a Firenze?

Il presidente: quale fu il motivo della sua convocazione a Firenze?

Il teste: venni interrogato in seguito al verbale che resi al dr. Cudillo, un po’ su tutti i punti.

Il p.m.: in particolare su eventuali responsabilita’ comunque sulla presenza o meno di Gelli nell’anticamera del dr. Occorsio in riferimento all’omicidio Occorsio.

Il teste interrompe: no… Su tutti i punti del verbale non solo su questo punto.

Il p.m.: ma in riferimento all’omicidio Occorsio.

Il teste: si’, in riferimento alla cattura e se avevo fatto o meno indagini sull’omicidio Occorsio, cosa che non ho fatto e dovetti dire a lui che non avevo esperito le indagini e che le aveva esperite la Digos. Il p.m.: vi è un rapporto del dr. Cioppa, datato 1976, in cui si fa riferimento e collegamento con la P2 definita il ramo piu’ reazionario di una consorteria con i sequestri di persona e con le trame nere. Questa ! La questione che gli viene piu’ volte contestata in sede di commissione parlamentare P2. E’ vero che nel 1976 egli redasse un rapporto, in cui metteva in collegamento i sequestri di persona con le trame nere e con la presenza di Minghelli e della P2?

Il teste: no, il rapporto non era in questo senso, i rapporti che io ho fatto erano relativi agli imputati Bergamelli e Minghelli etc. Di reati comuni. Per quanto riguarda il rapporto dell’anno ’76, era un rapporto, in cui doverosamente riferii alle autorità giudiziarie che alcuni di organi di stampa avevano riferito che la P2 era collegata al fenomeno dei sequestri di persona, cosa che io ritenni doveroso segnalare alla autorita’ giudiziaria.

Il p.m.: e alle trame nere, dr. Cioppa.

Il teste: indubbiamente, non mi ricordo i rapporti, indubbiamente anche le trame nere.

Il p.m.: in pratica il dr. Cioppa fa il ritagliatore di giornali a quello che ho capito. Ritaglia i giornali e poi va a chiedere a Gelli, che cosa?…. Il teste: dottore io non faccio il ritagliatore di giornali, io faccio il poliziotto. E se mi consente con mio grande sacrificio…..

Il p.m. interrompe: io lo so che lei fa il poliziotto dr. Cioppa, non lo metto in dubbio…

Il teste continua: e se mi consente io non ho mai fatto il ritagliatore di giornali, ma riferisco doverosamente alla autorita’ giudiziaria quanto mi viene riferito.

Il p.m.: quando viene posta questa contestazione in sede di commissione P2, il dr. Cioppa risponde: “le ho detto che io dirigevo un centro che non trattava questa materia” -cioè trame nere e P2- “che io avevo dovuto lasciare e che non mi competeva per funzioni.” ora, questa risposta è assolutamente non vera poiché il teste nell’80 si occupa di trame nere, di terrorismo e quindi poteva indagare perché il Sisde lo incarica, il generale Grassini lo incarica di questo, addirittura partecipa ad un rapporto sull’eversione nera. Per quale motivo egli non fece oggetto di indagine il Gelli, ma ne fece invece fonte di informazione e di direzione dell’indagine?

Il teste: innanzi tutto volevo fare presente che il mio centro è di Roma e non era di Bologna. E poi ho fatto decine di rapporti su tutto cio’ a cu lei si riferisce. Sono agli atti del Sisde, lei può constatare quanti ne vuole; e poi Gelli io non l’ho scelto come fonte confidenziale. Ho fatto presente che mi rivolsi a Gelli come mi sono rivolto a centinaia di altre possibili fonti confidenziali in merito al complotto internazionale e che al termine di tutte queste indagini sul complotto internazionale nulla è emerso in merito, per quanto mi concerne.

Il p.m.: il dott. Cioppa dice: “io all’epoca ero capocentro del Centro 2, e quindi ritenni che un agente del servizio segreto, quanto meno avrebbe dovuto spiare i documenti e carpire i segreti di quest’uomo” cioè licio Gelli “che a detta di molti dovevano essere parecchi, i segreti”. Ne ha carpito qualcuno di segreto?

Il teste: no, purtroppo no, perché come lei ha visto nulla ho saputo in merito, anche se c’è stato chiaramente da parte mia un tentativo di carpirne quanto meno qualcuno.

Il p.m.: risulta agli atti del Sisde, che egli venne incaricato di identificare questo Ciccio dell’area eversiva della destra Romana, persona nota sia a Roma che a Palermo. La risposta fu negativa e avvenne a distanza di tempo. In questo influi’ anche la indicazione di Gelli secondo la quale avevano sbagliato tutto e gli autori della strage andavano cercati in campo internazionale?

Il teste: io non ricordo questo episodio, se me lo vuole ricordare.

Il p.m.: risulta dal rapporto.

Il presidente: lei si è occupato, a seguito di un’intervista fatta da spiazzi nella quale indicava in un certo Ciccio, che poi si seppe essere Francesco Mangiameli?…. Lei si occupo’ di Francesco Mangiameli? Di scoprire chi era questo Ciccio?

Il teste: nossignore non mi sono mai occupato, non mi ! Stato mai…

Il p.m.: comunque risulta agli atti.

Il presidente: ricorda questa intervista di Spiazzi?

Il teste: nossignore. Tutto quello che facemmo io ricordo che … Insieme ai miei collaboratori lavorammo molto in quel periodo sulla destra eversiva e mandammo tutte le nostre informazioni alla direzione del Sisde e agli organi di polizia giudiziaria, ora può darsi pure che mi sfugge ma, se non mi legge gli atti non posso ricordarmi indubbiamente.

Il p.m.: risulta agli atti che fu investito direttamente il Centro 2 del dr. Cioppa per la identificazione del Ciccio e che rispose a distanza di qualche mese “Ciccio non si conosce”.

Il teste: questo non lo ricordo, fu investito il mio centro?

Il p.m.: si’.

Il teste: come faccio a ricordarmi.

Il p.m. per quale motivo non fece il nome del dr. Fanelli come presentatore del Gelli?

Il teste: non feci il nome perché era un funzionario che avevo visto 2 o 3 volte e non lo ricordavo nemmeno. L’ho ricordato successivamente, e ho chiesto chi poteva essere quel funzionario e l’ho descritto con la barba ecc. E mi hanno detto che era Fanelli.

Il p.m.: Fanelli era il vice di D’Amato alla direzione degli Affari Riservati, cosa che è molto nota al dr. Cioppa, ed era quindi un personaggio assolutamente conosciuto. Per quale motivo ne nascose il nome?

Il teste: io non ho mai svolto indagini di natura politica tengo a precisare, quindi se lei mi dice molto noto…

Il p.m. interrompe: è in contraddizione dr. Cioppa..

Il teste interrompe: no perché lei mi dice…

Il p.m. interrompe: ha fatto un rapporto su questo, su Farina, Pedretti, Calore…

Il teste: ho fatto un rapporto perché era doveroso che lo facessi con tutti i particolari, tant’è vero che ho fatto addirittura una trascrizione all’organo di polizia giudiziaria. Se lei mi dice che il fanelli era molto noto a me vengo dalla polizia giudiziaria che ho trattato sempre reati comuni, mi permetta di dissentire, io non ho mai avuto rapporti con gli affari riservati o cose del genere perché non ho mai avuto di potermi occupare di…

Il p.m. interrompe: cito a memoria, quando riferisce l’epoca in cui ha il contatto con Gelli, dice che lo aveva gia’ visto in precedenza e si erano incrociati. Come mai lo conosceva di vista?

Il presidente: se dobbiamo contestare io chiedo la lettura della dichiarazione sul punto.

Il p.m.: credo che lo ricordi tranquillamente, gliela rivolgo appena la trovo perché era l’ultima domanda, non ho altre domande.

L’avv. Calvi: il dr. Cioppa era il principale collaboratore del dr. Occorsio nelle indagini sui sequestri di persona?

Il presidente: era collaboratore, principale non so se lui lo possa stabilire, lo dovrebbe dire Occorsio.

Il presidente: lei ha collaborato….

Il teste interviene: io dirigevo… Ho collaborato, ma non solo con il dr. Occorsio e non solo in materia di sequestri, anche di rapine perché ho avuto prima la sezione antirapine poi la sezione antisequestri.

L’avv. Calvi: vorrei sapere delle indagini condotte dal dr. Occorsio, poco prima di morire.

Il presidente: in materia di? Il Calvi: sono le indagini che poi lo portarono alla morte, sui sequestri di persona, sequestro Bergamelli ed altro, rapine Bergamelli, sequestri etc., nella quale poi risultarono, almeno si ipotizzo’, implicati uomini della P2. Voglio sapere se il dott. Cioppa fu il collaboratore principale.

Il presidente: lei ha collaborato con Occorsio per i sequestri Bergamelli e altri sequestri e per indagini…

L’avv. Calvi interviene: in sostanza il dr. Occorsio come pubblico minsitero…

Il teste interviene: ma io ho trattato numerosi sequestri di persona, con Occorsio purtroppo pochi perché, come lei sa nel ’75 venne ucciso e …

Il presidente: ’76. Il teste: ’76 chiedo scusa.

Il presidente: puo’ dire in particolare di quali sequestri si tratto’?

Il teste: io ho iniziato esattamente nel giugno ’75 a trattare i sequestri di persona.

L’avv. Calvi: fu il questore macera a creare un particolare nucleo?

Il teste continua: mi chiamarono a dirigere… Cioè si istitui’ questa sezione antisequestri perché ci accorgemmo che tutti coloro i quali erano dediti alle grosse rapine successivamente poi erano passati ai sequestri di persona, cioè quelli che io avevo trattato gia’ come rapinatori, Bergamelli e tutta la vecchi banda di via Montenapoleone, della famosa rapina di 10 anni prima… Che erano usciti quasi tutti in liberta ed era dedita alle grosse rapine e poi con l’ultima, fu quella di piazza dei Caprettari, con l’omicidio Marchiselli o roba del genere e poi successivamente cominciarono i sequestri di persona con Bulgari, Ortolani, Danesi…

Il presidente interrompe: la domanda! Per quali sequestri lei ha collaborato con Occorsio.

L’avv. Calvi interviene: nei sequestri e nelle rapine, Bergamelli ed altri, di cui si occupo’ Occorsio poco prima di morire, uso’ il dr. Cioppa come suo principale collaboratore? O uso’ i carabinieri, la finanza o altri non era forse il dr. Cioppa il principale referente per le indagini di polizia? O no?

Il teste: signor presidente, come lei mi insegna non c’è un principale referente perché è principale quello che evidentemente riesce ad esperire le indagini in quel determinato momento….

L’avv. Calvi interrompe: lei collaborava o no con il dott. Occorsio?

Il teste continua: se le indagini non vanno a buon fine evidentemente non sono principali ma sono secondari.

Il presidente: quindi lei ha collaborato per queste rapine….

Il teste interrompe: ho collaborato per queste rapine e in alcuni di questi sequestri, con Occorsio e con il g.i. Imposimato.

L’avv. Calvi: lei in quel periodo, da attentissimo lettore di giornali, disse che non per indagini, ma per lettura quotidiana, aveva saputo che uomini legati alla P2 e alla massoneria erano collegati con questi sequestri di persona. Avverti’ il dr. Occorsio di tutto cio’?

Il teste: si’, feci un rapporto alla autorità giudiziaria, dr Occorsio e dr. Imposimato.

L’avv. Calvi: ! Il rapporto del ’76?

Il teste: si’. Ritengo……. Guardi, se lei mi fa le date….. Io non posso essere preciso, ma ritengo che sia del ’76.

L’avv. Calvi: da questo momento in poi lei di P2 o di Gelli dice di non essersene piu’ occupato.

Il teste: io mi sono occupato di quelli che facevano i sequestri, quelli che per i quali materialmente uscivano fuori indizi o prove di reato. Percio’ mi sembra che abbiamo messo a disposizione della giustizia un po’ tutti coloro, e lo rispecchiano le varie condanne che hanno ricevuto, tutti quelli che avevano consumato sequestro di persona.

L’avv. Calvi: la mia domanda è questa: dal ’76 in poi lei non ebbe piu’ ad occuparsi di P2? Ebbe ma successivamente a occuparsi di

Uomini risultati poi legati alla P2?

Il teste: se lei ritiene che Minghelli sia uomo legato alla P2, mi sembra che io abbia fatto ilmio dovere, perché trassi in arresto Minghelli, ma non per il fatto che era o meno legato alla P2, ma per il fatto che dalla intercettazione telefonica una certa connivenza a titolo personale logicamente fra lui e alcuni banditi, come Bergamelli, Bellicini e Berenguer.

Il p.m.: è la terza volta che parla di questo fatto e dice “a titolo personale”…

Il teste interviene: forse sono stato improprio, perché non faceva parte lui di un’organizzazione criminale. Cioè come avvocato, a titolo personale. Sto dicendo non come organizzazione…

L’avv. Calvi interrompe: ma non come avvocato, come imputato, era imputato, non era avvocato. Lei poco fa ha detto che sapeva, sempre per aver letto sui giornali, che Gelli era a capo della P2. E’ vero?

Il teste: si’. Scusi, non….

L’avv. Calvi interrompe: benissimo. Poco fa lei ha negato anche di non aver incontrato Gelli nella stanza o nel corridoio antistante l’ufficio del dr. Occorsio.

Il presidente: ha negato di non avere sono due negazioni, ha negato di avere, cioè sappiamo quello che ha detto in proposito.

L’avv. Calvi: no, ne ha dette tante, diciamo l’ultima che ha detto ora è quella di non aver incontrato… Ha negato di averlo incontrato. Da allora in poi lui incontra la prima volta Gelli davanti all’hotel Excelsior. E’ vero?

Il teste: si’.

L’avv. Calvi: benissimo. Il dr. Cioppa che è un alto funzionario dei servizi e della polizia di stato, ha questa notizia di cui fa un rapporto anche, di Gelli capo della P2 collegato ai sequestri di persona ed altro e trame nere. Lo incontra davanti all’hotel Excelsior e in quella occasione Gelli gli da’ il numero di telefono, il suo nome segreto luciani, e lo invita a iscriversi alla massoneria. La domanda è questa: lui, da bravo funzionario qual è, che cosa gli ha risposto?

Il teste: nulla, non gli ho risposto nulla perché non vedo che cosa gli potevo rispondere quando lui mi parlava dei principi della massoneria e quando mi invitava a rispondere. Era una negazione con una certa forma, con un certo tatto.

L’avv. Calvi: lei non si iscrisse mai alla massoneria?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: successivamente a questo incontro, lei ebbe ad indagare sull’attività del Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: e da allora, quando si reco’ da lui nell’agosto dell’80, dopo la strage, lei ritenne di interrogarlo solo come fonte. Come spiega che agli atti del servizio non risulta che nessun funzionario, nessun addetto, nessun collaboratore, nessun uomo gravitante intorno ai servizi e in nessun atto risulti mai che Gelli sia una fonte tranne che dalle sue dichiarazioni?

Il teste: l’ho spiegato prima. Innanzi tutto io volevo dirle che io non sono stato mai un alto funzionario del Sisde, ma sono stato semplicemente un vice direttore di divisione e non sono passato mai al grado di direttore di divisione che è un grado medio del Sisde; secondo, ho spiegato per quale motivo non… Scusi la domanda esatta qual è? Per quale motivo?…

L’avv. Calvi: le leggo un documento…

Il presidente interviene: che non risulta come informatore del Sisde, Gelli..

Il teste interviene: ma l’ho spiegato, si’, questo l’h spiegato prima perché dissi fin nel novembre ’81 che ritenevo Gelli una fonte confidenziale, per il fatto che mi aveva dato quegli appunti, successivamente, quando il gen. Grassini, dopo un mese, due mesi adesso non ricordo, anche lui venne sentito dalla commissione, disse che era amico… Conoscente di Gelli da diversi anni, capii che trattavasi di una questione fra conoscenti e non di un rapporto tra fonte confidenziale e…

L’avv. Calvi interrompe: allora fu Grassini ad invitarlo ad andare da Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: allora perché ando’ da Gelli…

Il teste interrompe: è agli atti avvocato, se lei vuole vedere ! Agli atti, io ho centinaia di fonti confidenziali che sono state da me interpellate in quel periodo e sono tutte agli atti, centinaia, non una.

L’avv. Calvi: dr. Cioppa lei non è un investigatore privato è un funzionario dello stato, e dagli atti dell’amministrazione dalla quale lei dipende, risulta che il nome di licio Gelli non è mai apparso nella documentazione concernente le fonti del servizio, né alcun funzionario, tranne il dr. Cioppa, ha mai avuto occasione di ravvisarne la collaborazione.

Il presidente: questa è la lettera scritta dall’ammiraglio…

L’avv. Calvi: certo. Inviata a Tina Anselmi ed al segretario generale del Cesis nell’84. Al servizio non risulta che sia un fonte, lei dice di non conoscerlo, lei si reca da questo signore dicendo che è una fonte, e ci dice che lo fa perché poi che Grassini, suo capo, era un buon amico. Allora fu Grassini ad inviarlo da…

Il teste: ma nossignore, forse non sono stato chiaro. Signor presidente come ho detto prima, nel novembre ’81 ritenni Gelli una fonte confidenziale perché avevo avuto quegli appunti, l’avevo sempre ritenuto una fonte confidenziale, del generale è logico. Successivamente, quando il generale in sede di commissione, fece presente che trattatavasi di un suo conoscente, capii che trattavasi di un rapporto fra conoscenti, perché lui mi aveva parlato di un colloquio che aveva avuto un giorno prima con il Gelli.

L’avv. Calvi: lei perché lo qualifica fonte? Questo è il punto.