Sergio Betti – dichiarazione 05.06.1981

Aderendo alla richiesta verbale odierna del Generale di Divisione Ispettore per l’Italia, Giuliano Oliva, riferisco quanto segue:

Stamani, alle ore 11,30 circa, attraverso il centralino della caserma Zanzur, ho ricevuto una telefonata da località a me ignota – da tale Marinelli, che conobbi nel 1970, allorché comandavo la Sezione Stupefacenti del Nucleo Centrale pt;

A quel tempo il Marinelli era una valida fonte confidenziale gestita dall’allora capitano Luciano Rossi, addetto al Centro Occulto di Roma del II Reparto del Comando Generale;

Utilizzando la sua collaborazione, anche dopo il trasferimento ad altro incarico, furono conseguiti importanti successi nella lotta al traffico di stupefacenti;

L’individuo, che al di là del predetto rapporto di collaborazione, era divenuto anche amico dell’ufficiale, mi ha comunicato – con tono molto accorato – il decesso del Tenente Colonnello Rossi, suicidatosi stamani in un locale del Nucleo Centrale pt;

Il Marinelli mi ha riferito concitatamente e piangendo che:
– il Tenente Colonnello Rossi, la settimana scorsa, era stato convocato a Milano ed esaminato quale teste dal magistrato Dall’Osso o Dell’Osso, nel quadro dell’inchiesta sulla Loggia Massonica P2 e dei petroli;
-al ritorno a Roma, si erano incontrati alcuni giorni fa ed erano rimasti a parlare sino alle 4 del mattino;
-in quell’occasione l’ufficiale gli aveva rivelato che la sua convocazione a Milano era connessa ad un “appunto” che egli, su incarico dei superiori gerarchici, aveva redatto su Licio Gelli e che era stato prescelto per tale incombenza perché anch’egli nativo di Arezzo, città dove tuttora dimorano i familiari;
-dopo aver portato a termine tale incarico, una sera era stato occasionalmente avvicinato in un ristorante dal Licio Gelli, il quale gli aveva seccamente chiesto perché stesse indagando su di lui. In quel frangente, l’ufficiale, ovviamente, aveva negato di conoscerlo ed aveva respinto ogni altro tentativo di approccio. Il Marinelli ha ipotizzato che tale episodio fosse in qualche modo imputabile al Capitano Renato Mancusi – ora congedatosi – che a quell’epoca era addetto allo stesso Centro Occulto di Roma;
-dopo la sua andata a Milano, l’ufficiale gli era apparso scoraggiato, turbato, depresso, frustrato e molto demoralizzato e non aveva taciuto il timore che potesse essere coinvolto involontariamente nei noti fatti della Loggia P2, sebbene non avesse nulla a che vedere con lo scandalo in atto. Si rammaricava profondamente che la sua reputazione, dopo tanti anni di onorata carriera ed onesto lavoro, potesse essere seppure scalfita dallo scandalismo in atto, lui che non aveva nulla da rimproverarsi. Temeva anche che la difficoltà a ricordare , a distanza di tanti anni (6-7), fatti ormai sfumati nel tempo, potesse essere interpretata erroneamente per reticenza;
-in questo sfogo con il Marinelli, il Tenente Colonnello Rossi lamentava di essere rimasto da solo ad affrontare gli eventi che minacciavano di coinvolgerlo indebitamente e che non aveva trovato alcuna solidarietà intorno a sé;
-aveva anche esternato il conforto che gli veniva dalla consorte che aveva cercato di rincuorarlo, dal momento che non aveva nulla da temere;

Il chiamante ha anche precisato che:
-ieri sera, intorno alle 20, aveva telefonato al Rossi, in ufficio, senza trovarlo;
era preso dal rimorso di non averlo potuto avvicinare e rincuorare ieri sera, asserendo che in tal caso, forse, non sarebbe giunto a tale estrema decisione;
-gli aveva suggerito anche il nome di un legale, qualora ne avesse avuto bisogno;
la moglie del Rossi non era a Roma e ignorava ancora la tragedia, in quanto si trovava nel comasco, con il figlioletto adottivo, a visitare i propri genitori;
-tutti i colleghi e gli amici del Rossi, compreso io, si sarebbero dovuti adoperare per evitare che la sua memoria potesse essere infangata dopo la sua morte;
-egli non poteva fare molto in tal senso, perché era persona ricercata dalla giustizia, circostanza non nota al tenente colonnello Rossi;
ieri sera, non avendolo trovato in ufficio, si era astenuto dal chiamarlo a casa, in quanto l’ufficiale l’aveva pregato di non farlo, ritenendo che la sua utenza privata fosse stata posta sotto controllo da organi di polizia.

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