Le intercettazioni fra Carlo Rocchi e Pitarresi

Una prima telefonata è stata registrata il 2 febbraio del 1994: in essa Rocchi parla con il giovane Luca Pitarresi, figlio di Biagio, quest’ultimo squadrista milanese in quel momento in carcere. Biagio era noto per avere frequentato con altri neofascisti le caserme dell’Arma e aver avuto contatti con i servizi segreti. (…) Luca Pitarresi informa dunque Rocchi che il padre ha sostenuto da poco un colloquio investigativo con il capitano Massimo Giraudo, l’ufficiale dei Carabinieri incaricato dai magistrati di due Procure di compiere nuovi accertamenti sulle stragi di Brescia e di Piazza Fontana. Dal colloquio Biagio aveva intuito i nomi delle persone oggetto delle indagini, e il figlio riferisce a Rocchi: “Papà sa i nomi… e questi sanno del fatto dell’Italicus”.

Rocchi replica: “Va bene, non fare quei nomi adesso, perché non si fanno mai ì nomi per telefono”  e suggerisce al giovane Pitarresi il modo in cui il padre potrà mettersi in comunicazione con lui.

(…) La seconda telefonata è di pochi giorni dopo. Questa volta al telefono con Rocchi è direttamente il detenuto Biagio Pitarresi: l’argomento sono ancora le informazioni che il capitano Giraudo sta raccogliendo su Brescia. Biagio: “Dicono che ci sono questi americani… tutti qui si sapeva che la strage l’avevano fatta questi con i nostri… parlano di Piazza Fontana, Brescia e dell’Italicus, questo treno qua, perché sembra che ci sia gente che sta collaborando anche qua”.
(…) E riferisce che l’ufficiale dell’Arma gli avrebbe parlato di un settore all’interno della CIA per conto del quale avrebbero lavorato il capo di Aginter Press, il legionario francese Yves Guerin Serac, e due americani, Ronald Brug e Jat Simon Saley. (…) Biagio commenta preoccupato che una “barca di pentiti” starebbero parlando di rapporti tra questi personaggi e Stefano Delle Chiaie. Rocchi lo ammonisce “Tu non hai mai sentito questi nomi… non hai mai saputo che ci fossero americani o agenzie…”.

Roberto Scardova, Italicus, Editori Riuniti

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