Myriam Cappuccio Florio – dichiarazioni 14.12.1982

Sono la vedova del colonnello della GdF Salvatore Florio deceduto il 26.7.1978 a seguito di un incidente stradale nei pressi del casello di Carpi mentre da Vipiteno stava facendo rientro a Roma. Mio marito nel ’74 mi disse di aver ricevuto incarico di portare a termine una indagine sulla massoneria, precisando che aveva incaricato un capitano molto valido e cioè il Rossi. Tali notizie mi furono riferite da mio marito in più riprese. Sempre nel ’74 sono stata in cura presso il dentista prof. Antonino Colasanti e poiché alle numerose sedute sono stata sempre accompagnata da mio marito, per la durata di circa nove mesi, il dentista più volte ha invitato genericamente mio marito a partecipare a delle riunioni fra amici perché ne avrebbe avuto giovamento per la carriera. In quel periodo mio marito era capo del Servizio “I”. Durante lo stesso periodo ignoti si sono introdotti nel nostro appartamento mettendo ogni cosa a soqquadro ma senza asportare nulla, nonostante che la somma di L. 40.000 fosse ben in vista sul tavolo ed ugualmente una catenina d’oro di mio marito. Io e mio marito ci trovavamo a Madrid ed al rientro mio marito disse che si trattava di una intimidazione e che egli non era solito portare carte in casa, per questa ragione non presentò alcuna denuncia. Dopo circa un paio di mesi il prof. Colasanti ci invitò con un gruppo di amici all’Elefante Bianco di via Ludovisi. Ad un tavolo poco distante si trovava, come successivamente mi disse mio marito, insieme ad altre persone il Gelli. Ad un certo punto il predetto si alzò dal suo posto e si avvicinò al nostro tavolo e rivolto a mio marito, il quale non si alzò, disse testualmente: “Colonnello lei si è fatto una cattiva opinione su di me, ma si ricrederà presto”.
Mio marito non replicò ed il Gelli tornò al suo tavolo. Durante il ritorno a casa chiesi chiarimenti al riguardo a mio marito e lui mi rispose: “Si tratta di quel lestofante di Gelli”. Altre volte mio marito mi disse che stavano facendo di tutto per indurlo ad affiliarsi alla P2, ma lui non avrebbe ceduto.
ADR Non so chi avesse dato incarico a mio marito di fare indagini sul conto di Gelli, so soltanto che spesso mio marito veniva convocato da Andreotti ma non so per quale motivo; spesso al ritorno da tali incontri mio marito diceva che l’on. Andreotti gli chiedeva indagini che esulavano dai suoi compiti specifici istituzionali.
Alle mie domande su cosa avesse risposto alle richieste, mio marito diceva di essersi espresso con un “Ni”, si trattava dell’autunno 1973. Con la successiva nomina a Comandante Generale del gen. Giudice mio marito fu immediatamente allontanato dal Servizio “I” e trasferito a Genova. Mentre si trovava a Genova ebbe delle divergenze con il col. Trisolini per il trasferimento preteso da mio marito di un M.llo della GdF di Massa Carrara il quale aveva sposato la sorella di Gelli. Rientrato a Roma alla II Legione è rimasto a tale incarico per circa 8 mesi e poi fu trasferito alla Scuola Sottufficiali di Ostia. Nel luglio 1978 ebbe una vivace discussione con il generale Giudice alla presenza del generale Montanari. Mio marito mi riferì che aveva detto al gen. Giudice che, quando sarebbe rientrato dal campo gli avrebbe rinfacciato tutto quello che sapeva sul suo conto. Per quanto riguarda il capitano Mancusi, soprannominato “Munnezza”, persona molto vicina al generale Lo Prete, posso riferire che questi dopo la morte di mio marito, sapendo che ero senza casa, mi disse che, come da incarico avuto da mio marito, si era interessato per cercare una casa da abitazione che aveva trovato in vendita nella zona Eur al prezzo di L. 26 milioni oltre un piccolo mutuo a tasso agevolato. Si sarebbe trattato di un appartamento ceduto da un senatore non rieletto. Circa l’incarico ricevuto da mio marito rimasi molto perplessa poiché all’epoca non avevamo disponibilità economiche. Mentre io stavo dando da fare per cercare di mettere assieme il prezzo per l’acquisto, facendo affidamento anche sulla liquidazione e su altre somme ricevute a titolo di sussidio, il cap. Mancusi non si fece più vedere. Non ricordo se il Mancusi in tale circostanza mi fece altre domande su altri argomenti. Confermo quanto dichiarato al giudice Dell’Osso.

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