Paolo Maranini – dichiarazioni 20.06.1981

D.R. Ho conosciuto assai bene il defunto tenente colonnello Luciano Rossi al quale mi legava profonda amicizia. Feci la sua conoscenza a Ravenna quando Luciano assunse il comando del locale Nucleo di Polizia Tributaria e lo conobbi per ragioni di lavoro in quanto all’epoca ero vice intendente di Finanza. Ho visto l’ultima volta Luciano il giovedì della settimana precedente a quella in cui costui si è suicidato.

Avevo chiamato Luciano per telefono per avere sue notizie in quanto sapevo che il medesimo si era recato a Milano per essere interrogato da un magistrato. Luciano telefonicamente mi disse che desiderava incontrarmi e alla mia domanda se si trattasse di una cosa grave mi replicò dicendo che non si trattava di cosa grave ma “seria”. Giunsi a Roma e ci vedemmo in mattinata a Porta Pia. Nel corso del colloquio Luciano mi disse che quello che stava per dirmi era “una bomba” facendomi giurare di non dire nulla a chicchessia. Mi riferì che il giudice di Milano gli aveva detto che alcune minute molto riservate relative all’ufficio ove Luciano prestava servizio prima di essere trasferito a Napoli erano state ritrovate da Licio Gelli, minute che concernevano una vicenda relativa a petroli.
Mi disse anche che aveva paura di essere “incastrato” senza però fornirmi particolari, invitandomi a pensare alla moglie Luisa ed al piccolo Davide qualora “gli fosse successo qualcosa”. Anche di quest’ultima frase Luciano non mi fornì spiegazioni.
Nel corso del nostro colloquio Luciano mi apparve non particolarmente preoccupato. Notai però che assai spesso Luciano si guardava intorno per controllare chi ci fosse nelle vicinanze. Io non detti peso a quel particolare. Il nostro incontro sarà durato circa mezz’ora, dopo di che ci salutammo e Luciano mi invitò a non cercarlo, giacché temeva di coinvolgermi nella vicenda. Io cercai di minimizzare le preoccupazioni di Luciano ma quest’ultimo mi replicò: “So io quello che mi sono messo in testa” riferendosi al fatto che cercavano di incastrarlo. Da allora non ci siamo più sentiti neppure per telefono.
D.R. Nell’estate del 1975 convinsi Luciano ad iscriversi alla massoneria cui io avevo aderito nel 1968. Approfittando del fatto che si trovava a Roma il prof. Giordano Gamberini di Ravenna per iniziare da quest’ultimo Luciano secondo il rito “sulla spada” e cioè in attesa di designazione della Loggia. La cerimonia ebbe luogo a Palazzo Giustiniani e per due o tre mesi Luciano rimase in posizione di attesa (in gergo viene tenuto alla memoria del Gran Maestro) fino a che non si iscrisse alla mia stessa loggia, denominata “Santi Muratori”, a Ravenna. Subito dopo che scoppiò lo scandalo della P2, Luciano si preoccupò che anche noi massoni ortodossi, potessimo in qualche modo venir coinvolti. Io, nel timore che Luciano potesse essere inserito a sua insaputa nella loggia P2 nel breve periodo compreso tra la iniziazione e l’iscrizione alla mia loggia, verificai i suoi documenti massonici e constatai che ciò non era avvenuto comunicandoglielo.
D.R. E’ mia ferma convinzione che Luciano abbia accettato la mia proposta di aderire alla massoneria unicamente per compiacermi: non è mai stato un massone osservante nel senso che avrà partecipato sì e no a tre o quattro riunioni per di più con finalità prevalentemente conviviali. Ero io che pagavo le quote di iscrizione.
D.R. Nel periodo in cui Luciano ha prestato servizio a Ravenna ha espletato, prima del trasferimento a Roma, due grosse operazioni, una nei confronti della cooperativa Cofar ai fini Ige e imposte dirette ed una per frode in materia di prodotti petroliferi a carico della Soc. Alma Spa, indagine che non portò a termine perché già trasferito.
Circa tale trasferimento, se ben ricordo, Luciano lo accolse volentieri. Rimase invece molto perplesso quando venne trasferito da Roma a Napoli, perché il trasferimento fu repentino ed inatteso.
D.R. Nulla so di pressioni che Luciano avrebbe ricevuto avrebbe ricevuto in relazione alle due operazioni effettuate a Ravenna, da ultimo citate.
D.R. Luciano è sempre stata una persona esternamente equilibrata: il suo suicidio è per me assolutamente inspiegabile. Nel nostro incontro di Porta Pia, come già detto, Luciano pur essendo preoccupato non aveva a mio avviso certamente maturato propositi suicidi. Lo stesso Luciano, d’altra parte, mi manifestò l’opinione che la vicenda dei documenti sottratti non era grave, pur essendo  seria, in tal modo consentendomi di ritenere che la situazione poteva essere controllata e che poteva scagionarsi da eventuali sospetti. Luciano mi disse inoltre che il magistrato di Milano era stato cordiale con lui.
D.R. Luciano non mi ha detto se sospettava di qualcuno come autore del trafugamento di documenti.
LCS

Annunci