Lettera del maggiore De Salvo alla commissione P2 – 28.05.1984

Onorevole Anselmi,
sono lo “sconosciuto maggiore De Salvo” da Lei citato nella proposta di relaziona conclusiva del gruppo di maggioranza della Commissione da Lei presieduta. Nel documento suddetto mi sembra espressa una valutazione sostanzialmente positiva della mia attività, e di tale obiettività (di questi tempi assai rara), Le sono grato.
Non posso sottacere, tuttavia, che sono rimasto colpito (rivivendo la ribellione, la rabbia ed il dolore che il tempo sembrava avesse ovattati) leggendo il passo nel quale, con riferimento alla sorte toccata agli Ufficiali della Guardia di Finanza che avevano indagato sul Gelli, ho rilevato che la mia sorte viene sbrigativamente descritta con la locuzione “poi finito nella P 2”.
Non è agevole intendere quale sia il significato che Lei ha inteso attribuire a tale espressione; so soltanto che questa, così come è formulata, consente le illazioni più varie, non esclusa quella di una mia partecipazione ad un organismo associativo perseguente scopi criminali o comunque illeciti. Non mi è dato conoscere, del resto, quali siano i documenti che Lei ha potuto esaminare con riguardo alla mia posizione; né, invero, penso fossa possibile, stante la mole dell’indagine, né rientrava tra le incombenze della Commissione procedere ad una verifica puntuale ed analitica delle singole posizioni degli individui coinvolti nella vicenda.

È solo per amor di verità e per il rispetto che devo a me stesso, come uomo e come ufficiale, che mi sono risolto (dopo alcuni giorni di riflessione) a rivolgermi a Lei per portare a Sua conoscenza, qualora già non Le constino, taluni profili che attengono alla mia situazione personale. Senza stare a riesporre i fatti, per non tediare Lei e per non riaprire fino in fondo una ferita che ho cercato di tamponare con il silenzio, mi limito ad allegare i seguenti documenti:

-dichiarazione da me resa il 29 maggio 1981;
-comunicazione di inchiesta formale 10 agosto 1981;
-dichiarazioni in data 14 settembre 1981;
-comunicazione circa l’esito dell’inchiesta, con irrogazione di provvedimento disciplinare; ivi, espressamente riconosciuto che il mio comportamento era dettato da motivi di servizio, mi si addebita soltanto (onde la sanzione) di non essermi poi “dissociato formalmente”;
-ricorso gerarchico da me proposto contro tale provvedimento;
-decisione di inammissibilità (per motivi procedurali) del ricorso suddetto.

Non ho dato seguito in sede giurisdizionale per una scelta dettata aia dall’amarezza di aver visto le mie ragioni respinte dalla Istituzione nella quale avevo vissuto ed operato per circa ventotto anni, sia dal rigetto (mi consenta questa espressione) che a quel punto ho provato per tutta la vicenda, ed infine per non dar adito, con l’instaurazione di un procedimento contenzioso, ad ulteriori speculazioni di carattere scandalistico che avrebbero potuto solamente nuocere alla Guardia di Finanza.

Della verità dei fatti esposti nelle dichiarazioni da me rese può trovare conferma sul che esamini il mio fascicolo ed il mio libretto; ciò che mi preme qui evidenziare è che:

-mi sono interessato dal Gelli per servizio e, come Lei ha dato atto, con risultati apprezzabili;
– subito dopo, stranamente, sono stato coinvolto in una vicenda personale che è poco definire allucinante, uscendone peraltro a testa alta;
-ho tentato di approfondire ulteriormente l’indagine accostandomi al Gelli ed alla sua organizzazione;
-di tale mia iniziativa mi sono confidato con il solo Colonnello Florio, nel frattempo trasferito ad altro incarico, in quanto ( e ciò che è emerso poi me ne ha data ragione) non mi era possibile capire chi della scala gerarchica cui dovevo rispondere     fosse compromesso o quanto meno collegato con il Gelli medesimo;
-dopo tale accostamento ho ancora indagato di iniziativa sul Gelli e ne ho riferito ufficialmente (prospettando in specie la possibilità che la esclusiva di licenze di importazione dalla Romania concessa alle ditte GIOLE e SOCAM presupponesse relazioni a livello centrale) quando già sapevo che i vertici del Corpo avevano contatti con il Gelli, e quindi nella certezza che ne avrei subito conseguenze negative;
-immediatamente dopo sono stato trasferito ad altro incarico in modo che fosse esclusa ogni possibilità di mie ulteriori… “indebite” ingerenze;
-la scheda informativa che il Colonnello Florio compilò nei miei confronti a seguito del suo trasferimento contiene taluni passi estremamente significativi, atti a dimostrare la stima vicendevole che ci univa; tanto per citarne uno: “il magg. De Salvo fece come sempre, fino in fondo e senza alcuna remora il suo dovere, del quale ha fatto una vera e propria religione nell’intero arco della sua carriera”;
-è in nome di questa religione che ho operato anche nel contesto dell’indagine nei confronti del Gelli, e sfido chiunque a smentirmi sul punto.

Penso che siano a Sua conoscenza tanto la testimonianza da me resa al giudice Dell’Osso, quanto i riscontri che ritengo questi abbia operato al riguardo (in ordine all’indebito possesso da parte del Gelli di copie delle note informative compilate nei suoi confronti da me e da altri ufficiali). Spero che vorrà controllare la rispondenza al vero di quel che Le ho accennato e, se lo riterrà possibile/ che vorrà di conseguenza rivedere il giudizio che sembra sotteso alla locuzione “poi finito nella P 2”.
Mi scuso del tempo sottrattoLe, pregandola in ogni caso di una sola cortesia: di considerare la mia lettera come un documento strettamente personale, indirizzato esclusivamente alla On.le Tina Anselmi. Questo scritto, invero, non reca nulla di utile per integrare le risultanze della inchiesta parlamentare (né io dispongo di elementi nuovi ed ulteriori rispetto a quelli a suo tempo riferiti); esso è volto soltanto a sollecitare un Suo intervento chiarificatore ed a chiedere che, se nell’economia dell’inchiesta è utile e necessario puntualizzare la mia posizione, non permangano ombre e sia fatta una volta per tutte chiarezza e giustizia, rimediando così, quanto meno sul piano morale, ai danni che a suo tempo mi sono stati in giustamente recati, prima per l’attività da me svolta nei confronti del Gelli e poi per l’inclusione del mio nome nelle liste degli appartenenti alla P 2.

Sin da ora la ringrazio, quantomeno per il tempo dedicato alla lettura di questa mia ed a prescindere dal seguito che lei potrà dare – nella sua obiettività – alle mie richieste.

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