“Sta vuotando il sacco l’uomo che ha prestato l’auto a Tuti”

Arrestato iI proprietario della «500 » usata dal terrorista nero Mario Tuti. Lo studente pisano Mauro Mennucci, 26 anni, abitante in via Gello 38, dipendente della Piaggio di Pisa, è accusato di favoreggiamento personale nei confronti dell’omicida dei due agenti empolesi. Il giudice Pappalardo ha firmato l’ordine di cattura nel pomeriggio e Mennucci e stato trasferito al carcere delle Murate. Il magistrato lo ritiene reticente quando egli afferma che l’auto gli è stata rubata. Ma non è la sola novità di questa clamorosa vicenda. II giudice ha già firmato altri ordini di cattura nel confronti di neofascisti toscani. Fra le persone ricercate gli amici di Mauro Mennucci che il 27 gennaio scor­so quando a Lucca verme rinvenuta la «128» bianca di Mario Tuti furono fermati as­sieme allo studente pisano. Allora dichiararono di aver raggiunto Lucca per incontrarsi con alcune ragazze, ma alla luce degli ultimi avvenimenti il magistrato ha raccolto sufficienti indizi per ritenere il terzetto coinvolto nella fuga di Mario Tuti.
E’ fin troppo evidente che sia Mennucci che i suoi amici camerati erano collegati con la cellula lucchese scoperta dall’antiterrorismo nel mese di aprile. La cellula cioè che ha finanziato e aiutato la la­titanza di Mauro Tornei, Marco Affatigato e dell’omicida di Empoli. Quindi alla Iuce di queste risultanze appare insostenibile la decisione assunta a suo tempo dai giudici lucchesi di scarcerare i componenti della cellula fascista lucchese. In carcere come è noto vi è rimasto solo Claudio Pera l’uomo nella cui abitazione furono trovate le armi e il piano per scatenare all’indomani delle elezioni del 15 giugno una serie di attacchi terroristici.

A dar man forte agli uomini dell’antiterrorismo toscano sono arrivati quest’oggi il dottor Carlucci, il vice di Santillo, 100 uomini della polizia giudiziaria e 50 agenti dell’antiterrorismo di Roma. La cac­cia a Mario Tuti si è estesa In tutta la Toscana. In particolar modo le ricerche si so­no concentrate sulla costa livornese, in Versilia e nella zona della Valdelsa. Di ora in ora si attendono clamorosi sviluppi.

Secondo alcune indiscrezioni lo studente pisano già coinvolto nella indagine del giudice di Torino Violante sulle trame nere (ha ricevuto un avviso di reato per cospirazione contro lo Stato), avreb­be rivelato agli inquirenti elementi decisivi per lo sviluppo delle Indagini. Tuti, secondo quanto avreb­be ammesso lo studente neofascista, si nasconde sotto fal­so nome con un documento intestato ad una persona abi­tante nella Valdelsa e viaggerebbe a bordo di un’auto di grossa cilindrata.

Mennucci gioca in questa vicenda un ruolo importante. Mauro Mennucci, noto neo­fascista pisano, sospettato di avere preso parte all’assalto contro un bar frequentato da giovani di sinistra, era ami­co di Lamberto Lamberti il capo di «Ordine nero». E Mennucci conosceva Mauro Tornei, anch’egli di «Ordine nero» e colpito da un ordine di cattura del giudice Violante. Tornei com’è noto era tramite tra «Ordine nero» e la cellula di Mario Tuti, il Fronte nazionale rivoluzionario.

Si spiega cosi, dicono gli inquirenti, perché Mario Tuti viaggiava a bordo dell’auto del Mennucci. Lo studente sottoposto a ore e ore di interrogatorio ha cercato di tirarsi fuori da questo impiccio. Egli ha sostenuto che l’auto gli era stata rubata nella notte tra il 24 e il 25. Ha raccontato agli inquirenti di aver lasciato lo chiavi nel quadro e di averla chiusa con un’altra chiave che solitamente aveva in consegna la moglie. Una tesi, come vedremo che fa acqua da tutte le parti.

Mauro Mennucci sostiene di aver denunci aro la scomparsa della sua vettura verso le ore 8,30. Si sarebbe limitato a riferirlo verbalmente, per poi sporgere denuncia scritta più tardi. Mennucci ha sostenuto in questa occasione che l’auto era stata rubata in mattinata. Ma la « 500 » con Tuti a bordo verso le 7 è stata vista a Volterra da un gruppo di operai che immediatamente riconobbero il terrorista nero e avvertirono i carabinieri. Un’ora dopo, verso le 8.10 l’auto si trovava a Bassa di Cerreto Guidi. L’ha vista Luciano Barontini che abita alle case popolari di Bassa: « Saranno state circa le 8.10 quando ho notato una “500” ferma sul lato della strada. Era targata Pisa. A bordo c’era un giovane con la barba che leggeva il giornale o faceva finta di leggerlo. Penso che aspettasse qualcuno… ».
Alle 8,30 Tuti viene visto parcheggiare l’auto davanti al cinema Perla. Impossibile che egli una volta rubata l’auto a Pisa sia stato a Volterra e poi ad Empoli. Quindi Mennucci mente. Ma come abbiamo detto, il giovane studente dopo lo stringente interrogatorio avrebbe finito con il vuotare il sacco. Su quanto ha riferito viene mantenuto il più rigoroso riserbo, tuttavia tra gli inquirenti c’è un cauto ottimismo.

Giorgio Sgherri, L’Unità – 27 luglio 1975

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