Antonio Labruna dichiarazioni 07.02.1990

Confermo quanto ho gia’ detto alla sv, di cui ricevo lettura, nel pp 318/87 contro Zamir e Maletti e altri per fatti relativi alla caduta di Argo 16. Circa la gestione del reparto D da parte del generale Maletti, periodo coincidente con l’epoca: 23.11.73 della caduta del velivolo, preciso che detta gestione fu caratterizzata da fatti che ho gia’ narrato, e ribadisco che il velivolo, fino al giorno della caduta, era gestito dal colonnello Minerva, l’ aereo veniva adoperato anche da lui per la coltivazione di contatti da egli intrattenuti con Malta, Don Mintoff, e con i libici. Tanto mi disse lui stesso nelle circostanze gia’ da me narrate.

Cio’ ovviamente previo accordo autoritativo del generale Miceli. Ritengo che la gestione dell’ Argo 16 da parte di Minerva non fosse di carattere esclusivo. Circa la gestione Maletti voglio precisare che il 06.01.74, lo ricordo perche’ era il giorno della Epifania, io, dietro segnalazione del consigliere Niutta, del consiglio di stato, amico di Cefis, mi recai nello studio del professor vassalli. Tanto accadeva in un contesto in cui le pubblicazioni di Pecorelli mi attaccavano continuamente.

Vassalli mi ricevette e io, oltre ai predetti attacchi, gli parlai degli accertamenti sul golpe Borghese, cominciati nel 1972, e della circostanza cui io, ero stato estromesso dagli accertamenti conseguenti alle rivelazioni di Orlandini, accertamenti devoluti dal generale Maletti al solo Romagnoli, capo della III sezione polizia militare: tanto era avvenuto subito dopo l’ incontro, di cui gia’ ho detto, con il ministro della Difesa. I nastri di Lugano che erano due, e quelli ulteriori e pregressi registrati, da me solo, nel corso degli incontri avuti con Orlandini, per ordine di Maletti assieme alle trascrizioni relative – e dopo l’ incontro con il ministro – furono gestite solo da Romagnoli, che redasse il rapporto avvalendosi progressivamente solo del maresciallo esposito, che in sostanza mi sostitui’ e cio’ anche nei miei rapporti con Maletti.

L’ incontro con il ministro della Difesa voglio precisare che avvenne successivamente al 06.01.74, data del mio contatto con il professor Vassalli, e verosimilmente va inquadrato come mi viene detto ha sostenuto il Romagnoli, nel giugno luglio del 1974, allorche’ io, gia’ estromesso dalle indagini, ero delegato dal Romagnoli unicamente a intrattenere contatti esterni. Al 06.01.74, ovviamente, il rapporto Romagnoli non era stato consegnato alla magistratura e io temevo la conseguenza del fatto che si era deciso da parte di Maletti e Romagnoli, di dare una impostazione al rapporto finale diverso dal reale contenuto delle rivelazioni di Orlandini, di cui alle bobine nonche’ dalle risultanze della relazione, da me prodotta in copia, di Giannettini, risalente al 1973, relazione che ricevetti io dalle mani dello stesso a Roma, corredata da un appunto sulle attivazioni del Torrisi circa il golpe, appunto che io rividi con la relazione nel 1977, esibitami da Maletti, priva pero’ dell’ allegato appunto.
In tale circostanza Maletti mi disse di non produrre la relazione Giannettini alla corte di assise di Catanzaro e di non parlare del Torrisi “che dovra’ diventare capo di stato maggiore della difesa”. Tale incontro e’ inquadrabile temporalmente nell’ intervallo tra l’interrogatorio di Maletti ed il mio, sostenuto dopo una settimana.

Nel rapporto finale non fu denunciato Delle Chiaie nonche’ altri: il predetto era il capo effettivo di Avanguardia Nazionale, cio’ emergeva – e mi riferisco al ruolo di Delle Chiaie – dalle dichiarazioni di Orlandini, Degli Innocenti, Nicoli. Sempre in ordine alla gestione del generale Maletti preciso che egli si rapportava, con incontri ripetuti, direttamente al Giannettini, che, dai tempi del generale Aloja, e’ stato sempre in contatto con i vertici militari e del Sid. Fu alla fine del 1972 che Maletti mi chiese di fare da tramite e non volle piu’ contattarlo personalmente.

All’ epoca io portavo a Giannettini 50 mila lire al mese, datemi all’ uopo dal generale Maletti. Io, a quest’ ultimo, nel successivo novembre del 1972, dissi che il suo amico Paglia guido mi aveva proposto un contatto con Delle Chiaie a Barcellona, raccomandandomi che non gli dovevo chiedere fatti pertinenti al golpe. Gia’ il Paglia mi aveva consegnato un rapporto sulla attivita’ di avanguardia nazionale, molto dettagliato, e ove si adduceva anche che il Delle Chiaie era in contatto con d’ amato e con gli uomini dell’ ufficio affari riservati: dr Drago. Il rapporto precitato l’ ho consegnato al pm Ionta nel 1989 e, all’ epoca, lo consegnai a Maletti, senz’ altro prima del novembre 1972: tale rapporto Maletti, non lo produsse nel procedimento contro il Borghese ed altri, ne’ a Catanzaro. Tale rapporto io l’ ho ricevuto tre o quattro anni fa dal giornalista Biasucci di “Momento Sera”.

Quando io volli esperire verifiche di archivio o pratiche in ordine alle rivelazioni di Orlandini e che sapevo giacere al servizio, Maletti mi rispose negativamente in presenza del genovesi della 1 sezione, che confermò che nell’ archivio del servizio del D nulla c’ era, in quanto il materiale riguardante gli extraparlamentari di destra – quindi anche il materiale sul golpe Borghese – era custodito nella cassaforte della 1 sezione da lui gestita. In sostanza Maletti mi rappresento’ che voleva cominciare gli accertamenti ex novo. ­

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