“Il fallito attentato alla Freccia del Sud – Assolto Mario Tuti”

Sorride affabile Mario Tuti e ha l’ aria di un pacifico impiegato accusato solo per sbaglio di delitti atroci. Giacca marrone, pantaloni di velluto, qualche chilo in più e qualche capello in meno, dopo 14 anni di carcere, di violenze e di rivolte e dopo due condanne all’ ergastolo, Tuti sembra meno fanatico, più disposto ad accettare un pur difficile dialogo. Ieri poi il ragioniere nero di Empoli è apparso decisamente di buon umore: la corte d’ assise di Firenze lo ha assolto per non aver commesso il fatto dall’ accusa di strage. Era imputato di aver tentato di far deragliare l’ espresso Freccia del Sud a Incisa Valdarno, in un tratto in cui la linea ferroviaria corre parallela all’ Arno. La bomba fu collocata sui binari la notte fra il 12 e il 13 aprile 1975 e fece saltare quasi un metro di rotaia, ma il treno riuscì miracolosamente a passare oltre. A bordo c’ erano 886 persone. In quel periodo Tuti era latitante. Il 24 gennaio aveva ucciso due poliziotti di Empoli ed era fuggito.
Fu catturato sulla Costa Azzurra il 27 luglio 1975. Alcuni giorni dopo un camerata che lo aveva aiutato nella latitanza, il pisano Mauro Mennucci, raccontò ai magistrati che Tuti gli aveva parlato di un attentato e gli aveva detto di averlo compiuto da solo. Ma ieri Mennucci non ha potuto confermare: nel luglio del 1982 è stato ucciso da un commando di terroristi neri convinti che avesse tradito Tuti. D’ altra parte lo stesso pubblico ministero Piero Luigi Vigna ha ammesso che le prove raccolte contro Tuti non erano tali da giustificarne la condanna. Scontata dunque l’ assoluzione.
E Tuti, prima che i carabinieri lo riportassero nel carcere di Voghera, ha commentato sorridente: E’ naturale: cominciano a capire che noi non c’ entriamo in questo episodio. Adesso devono capirlo anche per l’ Italicus e per i ragazzi accusati dell’ attentato di Vaiano. Anche loro (i magistrati, si suppone n.d.r.) devono avere il coraggio di fare una riflessione critica.
Poi, prima di lasciare l’ aula, ha raccomandato a due giovanissimi camerati di procurargli Il pendolo di Foucault di Eco e le Nozze di Cadmo e Armonia di Calasso.

La Repubblica 01.12.1989

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