Angelo Izzo – dichiarazioni 19.01.1984 prima parte

-Izzo angelo, il quale conferma la nomina dell’ avv. Leone Leonella, non presente e di voler rendere dichiarazioni.

Izzo dice: mi sono, anzitutto, rammentato di un particolare relativo a Freda ed Antonelli e cioe’ che Freda mandava dei vaglia ad Antonelli quando questi era a Trani e Freda si trovava in altro carcere. Desidero ora riferire quanto pervenuto a mia conoscenza circa Ordine Nero. Riferisco quanto mi ha detto in proposito Bonazzi Edgardo, informazioni delle quali in epoca piu’ recente ho trovato conferma, in taluni punti, in quanto dettomi da Signorelli.

Poiche’ Concutelli, quando lo vidi nel carcere di Volterra, mi aveva detto, parlando di Ordine Nero, che si trattava di una provocazione della polizia, io successivamente, quando Bonazzi mi parlo’ di una grande amicizia e di stima verso gli imputati di Ordine Nero con i quali era stato in carcere a Bologna e in piu’ siccome Zani era divenuto nostro referente esterno, mentre noi eravamo detenuti in trani quando demmo vita alla rivista Quex, io e Bonazzi venimmo a parlare di Ordine Nero. Il Bonazzi mi disse che Ordine Nero era si’ una provocazione nei confronti di Ordine Nuovo, ma una provocazione in senso politico e non poliziesco. Cio’ nel senso che Ordine Nero avrebbe dovuto trascinare Ordine Nuovo verso la lotta armata, si’ da porsi come avanguardia armata rispetto al movimento politico che in quel momento era stato messo fuori legge. Bonazzi mi disse addirittura che Signorelli faceva praticamente il doppio gioco in questo senso fornendo, da un lato a quelli di Ordine Nero aiuti e informazioni e dall’ altro condannando le azioni di Ordine Nero nell’ambiente di Ordine Nuovo. Quando poi, in epoca piu’ recente, ho parlato col Signorelli, questi si dimostrava in difficolta’ quando io gli riferivo queste faccende e affermava che il suo nome era stato millantato dal Falica, nel senso che era questi che appoggiava Ordine Nero dicendo pero’ che dietro vi era Signorelli, il quale in un primo tempo mi diceva che in quel periodo lui si occupava solo di Anno Zero. A dimostrazione di cio’ Signorelli mi disse che aveva fatto compiere a Roma due attentati con esplosivi, uno mi pare alla Dc dell’ Eur, rivendicati Ordine Nuovo, il cui volantino diceva che gli unici attentati compiuti da Ordine Nuovo dovevano essere rivendicati con carta appositamente intestata.

In successivi discorsi io contestai al Signorelli la versione che mi aveva fornito facendogli presente innanzi tutto che era ben strano, come lui mi aveva ammesso, mettere delle bombe per rivendicare la estraneita’ alle bombe (quelle di Ordine Nero) e poi contemporaneamente che sapevo che esistevano altri episodi, una serie di altri episodi che riguardavano, e cioe” si inquadravano in una medesima campagna di attentati avvenuta in quel torno di tempo e che consideravo riconducibili a lui, anche perche’ me ne aveva parlato Concutelli.

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Di fronte a queste contestazioni Signorelli mi spiego’ esattamente il suo punto di vista: lui riconduceva Ordine Nero al gruppo milanese e lo legava ad elementi di Avanguardia Nazionale e del Mar di Fumagalli invece per quanto riguarda gli attentati del Fulas a Roma, gli attentati in Sicilia e quelli in Toscana li riconduceva, il Signorelli, a un discorso diverso dall’ altro, a un discorso ordinovista, accusando invece quelli che avevano fatto gli altri attentati di seguire una impostazione, reazionaria. Questo contrasto risalente a quegli anni ha avuto sviluppi anche in tempi recenti poiche’ Zani accusa Signorelli di legami con gli apparati, definendolo anche come uno della P2 (cosa riferitami da vari detenuti, fra cui il Pedretti) e manifestando anche intenzioni aggressive nei confronti del Signorelli.

Riferisco ora quanto sono venuto a sapere circa la strage di piazza della Loggia di Brescia (maggio 1974). Io ho conosciuto Buzzi Ermanno nel carcere di Volterra e poi ci siamo anche scritti quando eravamo detenuti in carcere diversi e lettere son state sequestrate a lui quando e’ morto. Il Buzzi, dopo Volterra ando’ al carcere di San Gimignano ove stette in cella per diverso tempo con Rossi Mario, Damis Pasquale e il mio coimputato guido Gianni, col quale, in particolare, aveva una discreta amicizia. Guido Gianni mi ha raccontato che Buzzi gli ha riferito sulla strage di Brescia dicendogli che lui Buzzi aveva a Brescia un gruppetto a cavallo fra la malavita comune ed i fascisti e fece i nomi di Ferrari Nando e Papa Angiolino e soprattutto quello di De Amicis Marco che era il collegamento con Rognoni e Ballan, Buzzi, riguardo alla strage, cosi’ mi racconto’ guido Gianni, ammise di avervi partecipato e la strage doveva essere il fatto attraverso il quale il gruppetto Bresciano si sarebbe dovuto inserire in un discorso piu’ ampio.

Infatti da Milano si porto’ a Brescia Ferri Cesare, con funzioni per cosi’ dire di supervisore. Ferri, aveva raccontato Buzzi a guido Gianni, si era creato un alibi mandando uno al posto suo a dare un esame o a far qualche pratica a una scuola, mi pare la universita’. La partecipazione del Ferri alla strage di Brescia mi e’ stata confermata, piu’ tardi, da Latini il quale era il quale era molto amico, amico fraterno di Ferri: infatti quando Latini si reco’ in licenza matrimoniale e rientro’ poi al carcere di trani, in cella con me e Concutelli, dopo un “arruffianamento” nei confronti del “comandante” (Concutelli) cui disse che Terraciano Carlo aveva pronti per lui un M12, un giubbotto antiproiettile e due pistole e in piu’ che tutti lo aspettavano, gli disse che aveva visto Ferri cesare al suo matrimonio.

Ricordo che Latini mi mostro’ una fotografia del matrimonio indicandomi il Ferri. Poi Latini disse che c’ era una cosa molto delicata che solo lui Concutelli era all’ altezza di sbrigare egli parlo’ del fatto che Ferri temeva che in appello Buzzi, del quale nel carcere circolava voce che fosse confidente delle varie direzioni carcerarie, sputtanasse lui Ferri e anche Ballan Marco: Latini diceva che Ferri affermava che bisognava tappare la bocca al Buzzi. Io nei giorni seguenti parlando del fatto con Concutelli gli dissi che mi sembrava strano che lui dovesse impicciarsi di queste cose che riguardavano  altri, almeno per quanto fino ad allora mi aveva detto. Concutelli mi fece allora un discorso un po’ misterioso: disse che in passato le posizioni non erano come quelle che si erano venute determinando nel prosieguo del tempo; disse che le cose non stanno sempre come sembrano e poi aggiunse che se Buzzi parlava si apriva una inchiesta e allora “queste cose cominciano e poi non si sa dove vanno a finire”.

Io penso che quando a Tuti verranno contestate queste mie dichiarazioni e cioe’ quanto ho sentito dire, il Tuti andra’ in bestia. Io infatti ho avuto occasione di stare per mesi in cella con lui e non gli ho mai detto queste cose e dai suoi discorsi emergeva che egli si era indotto ad ammazzare Buzzi solo perche’ costui aveva la fama di confidente di cc o di direzioni del carcere senza supporre il vero movente dello omicidio. Riferisco anche questo: quando avvenne l’ omicidio a Novara del Buzzi, e io non ero a Novara, come e’ noto Concutelli e Tuti se ne assunsero la responsabilita’. Gia’ in precedenza su Quex era sortito uno scritto di Bonazzi nel quale si diceva che Buzzi era un confidente e allora il Bonazzi si prese un avviso di reato per l’ omicidio e cioe’ come concorrente in esso. Il Latini, mentre era in carcere, scrisse una lettera al Terracciano che fu sequestrata nella quale in sostanza diceva che certe cose si devono fare e questo gli comporto’ un avvisso di reato per partecipazione allo omicidio Buzzi.

Orbene quando il Latini usci’ dal carcere si presento’ poi dal GI di Novara e gli disse che desiderava essere sentito sull’ omicidio Buzzi: e qui invento’ di sana pianta una storia falsa e cioe’ disse che tale omicidio era stato deciso dai tribunali carcerari di Asinara Nuoro e altri. Aggiunse, il Latini, poi spieghera’ come seppi cose, che, nelle more del processo Quex, me presente, nella camera di sicurezza del tribunale di Bologna, Bonazzi si sarebbe vantato dicendo che all’ omicidio avevano partecipato anche lui Bonazzi, Azzi e Invernizzi come complici. Da qui il fatto che il GI di Novara mi chiamo’ a Novara per sentirmi come testimone. Io con riferimento al Bonazzi dissi solo (il giudice mi chiese: ma lei sa che Bonazzi ha partecipato all’ omicidio di Buzzi ?) Che in varie occasioni il Bonazzi, avendo ricevuto avviso di reato, era stato preso in giro sull’omicidio Buzzi, ma che a me risultava solo la partecipazione di Concutelli e Tuti (io all’ epoca dell’ omicidio ero a Trani).

Allora il giudice dispose un confronto fra me ed il Latini. Il Latini ripete’ la versione dei tribunali carcerari come gli organi che avevano deciso l’ omicidio Buzzi e disse che nell’ intervallo della prima udienza del processo Quex ci saremmo riuniti, io, Latini, Bonazzi, Tuti, Murelli, Naldi (e cioe’ i vari imputati) nella camera di sicurezza del tribunale e qui Bonazzi aveva raccontato le varie fasi dell’ omicidio accollandosi la partecipazione.

Io sapevo bene che la storia del Latini era falsa, ma allora non dissi la verita’, la verita’ intera (e cioe’ i discorsi del Ferri quali riferiti da Latini a Concutelli) e mi limitai a contestare a Latini dei dati di fatto: e cosi’ gli dissi che ci eravamo si’ visti nella camera di sicurezza, ma che il Bonazzi non aveva fatto quel discorso; che, anzi, lui Latini era stato rimproverato perche’ manteneva contatti epistolari con Affatigato. Quella riunione era stata consentita, dico ora questo, per consentire un incontro con i legali e quindi era anche percio’ assurdo che in loro presenza si facessero i discorsi che il Latini diceva.

Il giudice mi imputo’ per falsa testimonianza in quanto dava credito al Latini dicendomi: ma come faccio a non credere ad uno che essendo libero si e’ presentato per dirmi queste cose ? Questa ovviamente era la sostanza del discorso del giudice. Desidero aggiungere che dopo l’omicidio Buzzi, il Concutelli mi disse che comunque lui era convinto che Buzzi fosse un confidente delle direzioni del carcere e fece a questo proposito riferimento alla circostanza che Buzzi a San Gimignano aveva fatto trovare qualcosa di illegale che era stata mandata a Rossi: si trattava, cosi’ ricordo, di esplosivo. Con questo discorso avvenuto in Rebibbia nello ottobre 1981, il Concutelli tendeva a darmi una giustificazione, oltre il movente da me sopra indicata quando ho parlato dei discorsi del Latini, circa l’ omicidio Buzzi. Riferisco ora della situazione Toscana partendo dai discorsi che, in varie occasioni, mi sono stati fatti da Tuti Mario. Tuti mi disse, praticamente, che lui aveva aderito all’ ambiente di Ordine Nuovo, ma che aveva una posizione marginale, in pratica era il responsabile di Empoli, anzi, come battuta tipica diceva che il suo capo era Franci.
Tuti diceva che lui, per salire di grado e livello, avrebbe dovuto trasferirsi in citta’, in una citta’ grande tipo Firenze, ma non ne aveva avuto voglia per problemi familiari come quello della casa e come legami con amici che aveva ad Empoli. Mario mi disse pero’ di avere partecipato ad alcune riunioni in Toscana del gruppo ordinovista e in particolare mi parlo’ di una riunione ove era stato fatto intervenire il Graziani Clemente. In questa riunione Graziani parlo’ di colpire le ferrovie, i treni.
Successivamente quando Tuti, dopo il duplice omicidio, come spieghero’, fu lasciato a se stesso, nell’ ambiente fu fatta circolare la voce che gli attentati furono ordinati da un sosia di Graziani per scaricare Ordine Nuovo dalla responsabilita’ degli attentati alle ferrovie. Tuti mi parlo’ anche di altre riunioni avvenute una in montagna ove si erano recati tutti armati e in quella riunione tutti dissero che non li avrebbero mai presi vivi.

Mi parlo’ anche di altra riunione fatta in montagna quando si era sparsa la voce di un golpe di tipo reazionario e tutti si erano ritrovati armati pronti a darsi alla lotta. Il Tuti, cosi’ diceva, viveva in quel periodo in uno stato di esaltazione e un suo principio fondamentale era quello di non farsi mai arrestare. Tuti odiava ed odia profondamente Pugliese poiche’ il Pugliese era il capo, cosi’ mi ha detto Tuti, di Ordine Nuovo per la Toscana e l’Umbria. Tuti non mi ha specificato come sapeva di dipendere dal Pugliese, ma diceva con sicurezza che il Pugliese era il capo di ON per Toscana e Umbria:

L’ odio deriva dal fatto che, essendo stato, esso Tuti scaricato dalla organizzazione dopo il duplice omicidio, egli ne fa risalire la responsabilita’ primaria al Pugliese dal quale dipendeva. Anche Concutelli e Signorelli in varie epoche, sia risalenti che prossime, mi hanno confermato che Pugliese era a capo di Ordine Nuovo per Toscana e Umbria all’ epoca degli attentati del 1974 – 1975. In piu’ Signorelli quando io gli ponevo domande diceva che lui con quelle storie non c’ entrava per nulla e tutto aveva fatto capo al Pugliese. Di piu’ mi parlo’ dello attentato all’Italicus, il Signorelli, attribuendone la esecuzione materiale ad un gruppo di Perugia e la organizzazione al Pugliese.

Signorelli nel parlare dell’ Italicus, si doleva dei morti causati dall’ attentato. Tuti mi disse che aveva saputo dell’ arresto del Franci (non mi disse chi lo aveva avvisato) e che quindi aveva pensato che sarebbero arrivati a lui. Mi disse che, allora, aveva provveduto, con l’ aiuto di Affatigato a ripulire quel che di illegale aveva in casa, come armi etc. Il Tuti aggiungeva che essendosi liberato di tutto l’ armamentario illecito sarebbe stato illogico che si fosse tenuto le due bombe a mano e con me ha sempre detto che quelle bombe a mano gliele avevano messe i poliziotti.
Pero’, come ho accennato, lui diceva che arrestare non si sarebbe mai fatto arrestare. Ricordo che Tuti mi disse anche che il giorno in cui avvenne il duplice omicidio egli attendeva una visita di Cauchi, per andar via col Cauchi dandosi cosi’ alla latitanza. Mi ha raccontato, il Tuti, di aver poi saputo che il Cauchi era giunto poco dopo che egli Tuti aveva commesso il duplice omicidio e cioe’ era giunto nella zona e si era dovuto a corsa allontanare dati i posti di blocco. Ricordo che il Tuti mi disse che era venuto a sapere che insieme a Cauchi vi era, per andare a prelevare esso Tuti, un altro del quale mi ha fatto il nome che ora non ricordo, ma rammento che era quel giovane che poi fu abbandonato presso una pensione e poi si presento’ o fu trovato. Tuti mi ha sempre negato di aver partecipato all’Italicus. Di piu’: Tuti ha sempre detto e me lo diceva con accenti di verita’, che lui non partecipo’ agli attentati ai treni per cui fu condannato, non partecipo’ nel senso che sicuramente non agi’ materialmente: lui diceva che sapeva di un programma generico di questi attentati ma di non aver mai saputo i dettagli dato il suo livello inferiore.

Ricordo che il Signorelli mi parlo’ di un professore di Arezzo, non ne ricordo il nome, dicendo che era un po’ il contatto fra il Pugliese e altri giri e cioe’ fra ON e Ordine Nero. Lei mi fa il nome di Rossi Giovanni e ricordo perfettamente che questo era il nome. Ordine Nero fu preso per dichiarazioni di Batani: seppi dai ragazzi di Novara (Pedretti penso) che Batani aveva dato le indicazioni sul gruppo milanese (Zani ed altri) su disposizione degli ordinovisti per scagionare gubbini ed altri che in effetti non ci entravano. Il Pedretti che penso sia proprio quello che mi ha riferito queste cose, le seppe da Zani. Di questa cosa si e’ parlato a lungo in carcere con varie persone e alcune attribuiscono l’ ordine dato a Batani al Pugliese, mentre altri al Falica. So che nel carcere Batani e’ stato perdonato delle accuse mosse proprio perche’ veniva considerato esecutore di un ordine ricevuto. Tuti non ce l’ aveva invece con Signorelli e diceva: a me Signorelli non ha fatto nulla.
Dr: per quanto mi riguarda l’ attentato dell’ aprile 1975 avvenuto a Incisa Valdarno, Tuti non mi ha fatto discorsi specifici, ma ho in mente che mi disse che aveva fatto qualcosa per non essere estradato dalla Francia, colorandosi in modo ancor piu’ accentuato sotto il profilo politico.

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Per quanto riguarda l’ arresto avvenuto in Francia, il Tuti mi ha detto che dopo esser stato scaricato dalla organizzazione, negli ultimi tempi si era avvicinato ai pisani (Mennucci, Lamberti, Catola) che erano gli unici bravi ragazzi rimasti. Mi disse che quando arrivo’ la polizia lui era in macchina e aveva una pistola: Precisamente mi disse che lui stava scendendo dalla macchina, senti’ dire “polizia” e allora fece il gesto, abbassandosi col corpo in avanti, di prendere la pistola che probabilmente teneva sul pianale del cruscotto e allora la polizia sparo’ Tuti mi riferi’ anche di questi episodi relativi alla sua latitanza: mi disse che nei primissimi tempi aveva vissuto molto tempo alla macchia rimpiangeva di non esserci rimasto per sempre perche’ si sarebbe risparmiato numerose delusioni, e parlo’ , a questo proposito, della possibilita’ prospettatagli da ordinovisti, di rifugiarsi in Corsica e quando lui aveva chiesto come ce lo avrebbero fatto arrivare gli dissero che avrebbero cercato un mezzo sottomarino al che lui si era sentito preso in giro. Su questo episodio mi ha raccontato il Tuti che lui inseguito, aveva deciso, si’ di recarsi in Corsica, ma per eliminare a fucilate tutto il direttivo di ON che si trovava li’ riunito.
Vi fu su questo punto uno scambio di battute (me lo ha raccontato il Tuti) col Concutelli, quando il Tuti disse di questa sua intenzione al Concutelli perche’ il Gigi disse che c’ era anche lui in Corsica e avendo il Tuti detto che ci sarebbe andato di mezzo pure lui il Gigi (Concutelli) disse che a lui non ce l’ avrebbe fatta a sparargli. Tuti mi disse, abbandonato da tutti, si era dovuto praticamente arrangiare da se’ prima di andare all’ estero e aveva fatto un paio di rapine. Mi disse che all’ estero non aveva avuto riferimenti organizzativi ma si era arrangiato sulla base di rapporti personali, magari facendo amicizia con una ragazza e simili.
Adr: il Tuti mi disse che era stato effettivamente all’ ambasciata libica a Roma e che gli avevano dato 50 mila lire, dicendogli che sottoponesse un piano e loro erano disponibili. A me la cosa dell’andata all’ ambasciata libica pareva grossa e incredibile, ma Tuti la diceva seriamente. Questi attentati in Toscana nel periodo di cui  stiamo parlando, 1975 – 1975, non vanno considerati in maniera isolata e infatti in quel periodo si verificarono attentati del Fulas a Roma e attentati rivendicati mi pare come fronte arabo siculo in Sicilia e di questi diro’. Rammento che Calore mi parlo’ con riferimento a questo periodo di un “attentato mitico” che doveva fare dopo che era tornato dal fare il servizio militare, attentato che non fu condotto poi a compimento. A rilettura precisa: il Rossi di cui a capoverso 4 e roba diretta al quale fu fatta trovare da Bonazzi presso il carcere di San Gimignano e’ Rossi Mario.

A questo punto, essendo le ore 13,00 il verbale viene sospeso e la prosecuzione fissata per le ore 16,00 di oggi.

L.c.s. ­

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