Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 29.06.1984

Premetto che nella giornata di ieri ho deposto davanti al GI di Venezia che indaga sulla strage di Peteano ed ho gia’ riferito a lui quando fino sino ad ora mi ero ripromesso di dire su tale fatto. Non ho difficolta’ a dire che nella sede suddetta mi sono attribuito la responsabilita’ della organizzazione, dell’ ideazione e della esecuzione dell’attentato. E’ evidente pertanto che la mia decisione di contribuire a tale chiarezza intorno ad un periodo di tempo che si e’ caratterizzato anche per le stragi costantemente definite di marca “fascista” , non trae origine da motivi di interesse personale bensi’ da una insopprimibile esigenza politica.
Ripeto che i nomi e le indicazioni concrete mi riservo di farle soltanto dopo essermi consultato con i miei camerati posto che è mio intendimento che una operazione politica come questa non sia decisa da me solo, ma portata avanti da tutto il mio gruppo politico, il quale e’ estraneo alle stragi ed al terrorismo.
Per fare questo in ogni caso bisognerà prendere le mosse fin dai primi anni sessanta, piche’ da tale data che viene portata avanti in Italia una strategia politica unitaria, la quale si e’ servita anche delle stragi, ma non solo queste, in funzione di potere. Il fine politico che attraverso le stragi si e’ tentato di raggiungere e’ molto chiaro: attraverso gravi “provocazioni” innescare una risposta popolare di rabbia da utilizzare poi per una successiva repressione. In ultima analisi il fine massimo era quello di giungere alla promulgazione di leggi eccezionali o alla dichiarazione dello stato di emergenza. In tale modo si sarebbe realizzato quella operazione di rafforzamento del potere che di volta in volta sentiva vacillare il proprio dominio. Il tutto ovviamente inserito in un contesto internazionale nel quadro dell’ inserimento italiano nel sistema delle alleanze occidentali. Se questo meccanismo non ha funzionato cio’ e’ dovuto, almeno in parte non tanto nella sua inidoneità intrinseca a conseguire gli scopi suddetti, quanto per la capacita’ di controllo dimostrata dal Pci sul proprio apparato, sicche’ le masse popolari non sono state coinvolte. Tutto quanto ho affermato sulle finalita’ politiche delle stragi si appoggia non a mie soggettive opinioni, ma a fatti concreti ed alla conoscenza esatta dei meccanismi di azioni relativi. Anche per riferire in dettaglio di cio’ riservo la mia decisione ai prossimi giorni. E poiche’ , come ho detto, sono pronto anche a fare dei nomi, desidero sin d’ ora chiarire che non faro’ i nomi di coloro che io so essere stati coinvolti inconsapevolmente in certe operazioni perche’ me lo vietano precise ragioni etiche, mentre indichero’ con nome e cognome coloro che dalla militanza politica sono passati ad un inserimento in strutture dei servizi di sicurezza divenendo in tale modo agenti di tali servizi destinati ad operare in ambito politico, essendo inseriti nelle formazioni di destra. I loro nomi li posso fare perche’ non riconosco ad essi la qualifica di “camerati” . Per quanto concerne la mia conoscenza di elementi direttamente rilevati come prova sulla strage di Bologna del 02.08.1980 faccio presente in primo luogo che all’ epoca ero detenuto e che quindi per mia scienza diretta su tale fatto non posso sapere nulla. Mi consta tuttavia che “AN” è del tutto estranea a tale fatto.
Indico sin d’ora come teste una persona che fu detenuta con me a Volterra certo Hirsch Hans cittadino austriaco autodefinitosi di destra, il quale mi avvicino’ nel giugno del 83 per dirmi: “che era a conoscenza della estraneita’ di AN alla strage” .

Poiche’ cio’ fu detto nel corso di un discorso piu’ generale, e non conoscendo io in modo approfondito la persona non chiesi ulteriori delucidazioni. Ricordo tuttavia che Hirsch uso’ la parola “so’ ” e non penso o ritengo. In sostanza espresse non una opinione ma una precisa conoscenza. Hirsch era in contatto con Dragutin Petrovic ed altri elementi dell’ ambiente milanese a cavallo tra la destra e la malavita comune, ritengo pertanto che se ha detto di essere a conoscenza dell’ estraneita’ di “AN” alla strage, sia opportuno interrogarlo. Avuta integrale lettura delle dichiarazioni rese da Izzo Angelo al pm di Firenze in merito a confidenze che avrebbe ricevuto dal Sinatti, dichiaro:
In primo luogo non e’ vero che io abbia mai detto al Sinatti le cose riferite da Izzo; in secondo luogo escludo che Sinatti possa avergliele dette. Infatti nel giugno del 1982 Sinatti aveva collaborato con me alla spedizione in varie carceri di un articolo da scritto sulle stragi nel quale veniva esplicitata quale fosse la nostra posizione. E’ evidente dunque che nel parlare della strage di Bologna Sinatti si sarebbe necessariamente attenuto al contenuto di tale documento nel quale erano pesantemente attaccate le posizioni stragiste. Tale documento fu inviato anche a Freda da Sinatti a nome proprio, (non volli firmarlo io non volendo che il gesto fosse interpretato come una ripresa di un dialogo politico che non mi interessava). Avuta lettura delle dichiarazioni di Izzo a pagina 1 del verbale del 20.01.84 al pm di Firenze nella parte in cui lo stesso riferisce di aver appreso da Sinatti Gaetano particolari sulla strage di Peteano dichiaro:
A questo punto mi sono convinto che realmente l’ ispiratore di Izzo non puo’ che essere Calore Sergio. Infatti, poiche’ io non ho mai parlato al Sinatti di Peteano, e quindi nulla egli poteva sapere di tale fatto, debbo ritenere che neppure possa aver detto ad Izzo le cose che questi riferisce. Invero notizie del genere circolarono nell’ ambiente di destra nell’ ottobre 1972,quando ne’ Izzo ne’ Sinatti gravitavano in ambienti di destra (Izzo neppure in seguito) mentre Calore gia’ occupava una posizione in “ON” .

– Posso sin d’ ora affermare che sono in possesso di informazioni relative la strage del 02.08.1980 che sono intenzionato a rivelare al seguito del mio incontro con i “camerati di AN”. Dopo questo incontro, qualunque sia l’esito dello stesso, saro’ disponibile nei limiti che ho sopra precisato, a dire quanto è a mia conoscenza in merito all’ attentato di Bologna.

Letto confermato e sottoscritto­

 

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