William Colby – estratto “La mia vita nella Cia”

“Le operazioni politiche della Cia in Italia, e molte altre che negli anni seguenti si ispirarono ad esse, soprattutto in Cile, sono divenute oggetto di critiche feroci, in particolare negli anni più recenti. Si è sostenuto che gli Stati Uniti (e la Cia) non hanno alcun diritto di “interferire” negli affari politici interni di un’altra nazione sovrana, e che l’aiuto dato all’una o all’altra formazione politica durante un periodo elettorale non soltanto è illecito ma anche immorale. Ora, non si può negare che questo genere di “interferenza” sia illecito. Secondo le leggi di molti Paesi, come pure secondo il diritto americano, a un governo straniero è rigorosamente proibito immischiarsi nelle questioni politiche interne di un’altra nazione. Ma l’illiceità non risolve il problema. Anche lo spionaggio è illecito secondo la legislazione della maggior parte dei Paesi, tuttavia quasi tutte le nazioni si ritengono in diritto di servirsene in nome dell’autodifesa, per scoprire le possibili minacce segrete alla loro sicurezza. Inoltre l'”interferenza” tramite l’assistenza politica e paramilitare diretta per mezzo di canali segreti era da secoli una caratteristica delle relazioni internazionali. Fu un aiuto di questo genere, fra l’altro, che contribuì ad assicurare l’indipendenza agli Stati Uniti. (…) Si tratta di vedere se quest’attività illecita sia anche immorale. Il sistema degli Stati sovrani, nel mondo moderno, ha dato da tempo a ogni nazione il diritto morale di usare la forza per la propria difesa nella misura in cui è necessario.
Se si accetta questa “interferenza” militare, allora senza dubbio, alle stesse condizioni, si possono giustificare forme di interferenza meno pesanti. Tutto sta a vedere i fini e i mezzi.
Il fine deve essere la difesa della sicurezza dello Stato che agisce e non l’aggressione o l’espansionismo; e i mezzi usati devono essere esclusivamente quelli necessari per realizzare tale fine. In questa prospettiva morale e filosofica, l’aiuto dato alle formazioni democratiche italiane per metterle in grado di resistere alla campagna di sovversione appoggiata dai sovietici può venire indubbiamente accettato come un atto morale”.

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