“P2, lo scandalo che fece tremare l’Italia” – Corriere della Sera 21.05.2001

P2, lo scandalo che fece tremare l’ Italia Venti anni fa rese note le liste. La Commissione: la loggia di Gelli minacciò le istituzioni. I giudici: non era illegale E’ stata la più profonda crisi istituzionale nella storia della Repubblica. Giusto venti anni fa il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rendeva note le liste della loggia massonica «Propaganda 2» guidata da Licio Gelli. Un elenco di 962 nomi che includeva anche tre ministri; i vertici dei servizi segreti; 208 ufficiali; 18 alti magistrati, 49 banchieri, 120 imprenditori, 44 parlamentari, 27 giornalisti. Fu uno shock che travolse l’ immagine della massoneria e fornì una nuova chiave di lettura alle indagini su decine di misteri degli anni Settanta. Pochi giorni dopo Forlani si dimise. Il parlamento approvò una legge per lo scioglimento della P2. E Giovanni Spadolini, nominato capo del governo, si rivolse al Paese sottolinendo l’ «emergenza morale» per le «gravi alterazioni e distorsioni nei meccanismi istituzionali».
LA SCOPERTA – Gli elenchi erano stati sequestrati il 17 marzo ‘ 81 dalle Fiamme Gialle negli uffici della Giole di Castiglion Fibocchi, un’ azienda di Gelli. La perquisizione venne ordinata dai magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, che indagavano sul bancarottiere Michele Sindona. Di fronte all’ importanza dei documenti, Colombo e Turone decidono di consegnarli al premier. Per quasi due mesi Forlani mantiene il silenzio: rende noti gli elenchi solo quando ritiene formalmente caduto il segreto, senza però salvare il suo governo.
LA NATURA DELLA LOGGIA – Tre giuristi designati da Palazzo Chigi il 13 giugno 1981 definiscono la P2 una società segreta. La Commissione parlamentare d’ inchiesta presieduta da Tina Anselmi chiude i lavori nell’ 84 mettendo in evidenza «una massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo» e i legami con gruppi eversivi: il fine ultimo della P2 è «colpire la sovranità dei cittadini». Opposte le conclusioni della magistratura. Il processo contro la P2 si apre solo nel ‘ 91: tre anni dopo la sentenza di primo grado nega che si trattasse di un associazione cospirativa, assolvendo tutti gli imputati. Il verdetto è diventato definitivo nel ‘ 96: in pratica, per i giudici la loggia è stata soltanto un comitato d’ affari che non ha minacciato le istituzioni. Numerose altre inchieste hanno invece fatto emergere il ruolo di membri della P2 negli episodi più oscuri degli ultimi trent’ anni: gli attentati della strategia della tensione, le bancarotte di Calvi e Sindona, il sequestro di Aldo Moro, il tentato golpe Borghese e l’ alleanza con la mafia.

sindona

GLI ISCRITTI – Dopo la pubblicazione della lista, tutti smentiscono l’ appartenenza alla P2. Solo Maurizio Costanzo e il deputato socialista Fabrizio Cicchitto ammettono di essere stati nella loggia. Il 28 maggio Enzo Biagi con un intervento sul Corriere invita le persone citate nell’ elenco a farsi da parte: tra i primi a dimettersi c’ è l’ allora direttore del Corriere Franco Di Bella, poi quello del Gr1 Gustavo Selva. Molti negano ogni rapporto con la P2, come il segretario del Psdi Pietro Longo o il ministro socialista Enrico Manca; altri precisano di avere soltanto incontrato Gelli. Silvio Berlusconi, ad esempio, dichiara che non avere mai completato la sua domanda di iscrizione ma i giudici non gli credono: viene condannato per falsa testimonianza, reato poi amnistiato.

IL CASO CORRIERE – La situazione del Corriere della Sera appare particolarmente delicata. Negli elenchi ci sono anche l’ editore Angelo Rizzoli e il direttore generale Bruno Tassan Din. Si scopre come dalla fine del ‘ 76 Gelli e il finanziere Umberto Ortolani abbiano sfruttato l’ indebitamento della società per tentare di conquistare il controllo azionario della Rizzoli con capitali forniti da Roberto Calvi e dalla banca vaticana Ior. Il tutto nell’ ambito di un progetto più esteso – il cosiddetto «Piano di rinascita democratica» – che prevede il dominio dei mass media. Il comitato di redazione e il consiglio di fabbrica sin dal ‘ 77 si oppongono alle trasformazioni societarie e chiedono trasparenza nella proprietà. «Gelli chiese a Di Bella di cacciarmi – scrisse Biagi nel maggio ‘ 81 -. Ma ho il dovere di dichiarare che mai un mio articolo ho subito tagli: Di Bella non ha respinto un testo, nè sono stato pregato di usare benevolezza o durezza nei confronti di qualcuno». Nel 1982 dopo il crollo dell’ Ambrosiano, subentra l’ amministrazione controllata che si concluderà in bonis e porterà alla nascita dell’ attuale Rcs. IL VENERABILE – Nel maggio ‘ 81 Gelli fugge in Sud America dove può contare su protezioni nelle dittature di Argentina e Uruguay. Nell’ 82 viene arrestato a Ginevra con un passaporto falso: dopo quasi un anno evade dal carcere di Champ Dollon e scompare fino all’ 87. Si costituisce poi in Svizzera: estradato in Italia, dopo 10 giorni di carcere torna in libertà per motivi di salute. Si stabilisce nella dimora aretina di villa Wanda dove – secondo la denuncia fatta nel ‘ 91 dal ministro Mancino – riprende a muoversi come un «banchiere parallelo». Nel ‘ 96 viene condannato dalla Cassazione per il depistaggio della strage di Bologna. Nel ‘ 98 diventa esecutiva la pena a 12 anni per la bancarotta del vecchio Ambrosiano: Gelli però scappa ancora. Viene arrestato in Francia e riportato in cella. Oggi, all’ età di 82 anni, è agli arresti domiciliari nella sua villa.

GLI ELENCHI Il 17 marzo del 1981 vengono sequestrati negli uffici della «Giole» di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi (Arezzo) gli elenchi con i nomi dei 962 appartenenti alla loggia massonica segreta P2 (Propaganda 2). Il 22 maggio arriva il primo ordine di cattura per Gelli. Il 24 luglio la P2 viene sciolta ufficialmente.
LA COMMISSIONE Il 9 dicembre viene istituita una commissione d’ inchiesta presieduta da Tina Anselmi. Secondo la relazione di maggioranza, fine della P2 è «colpire la sovranità dei cittadini». La magistratura, invece, stabilisce che la loggia non aveva finalità cospirative
LE CONDANNE Gelli viene arrestato il 13 settembre del 1982. Condannato per corruzione, fugge e si costituisce nel 1987. Nel ‘ 96 viene condannato per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna. Nel ‘ 98 la Cassazione lo condanna a 12 anni per la bancarotta dell’ Ambrosiano.

http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/21/scandalo_che_fece_tremare_Italia_co_0_0105218210.shtml

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