Sergio Calore – dichiarazioni 19.09.1980

L’ufficio lo informa che il coimputato professore Signorelli, nel corso del suo interrogatorio ha dichiarato che il Calore gli aveva espressamente manifestato un totale dissenso ideologico, “posto che il Signorelli ha ricevuto presso il Calore la dichiarazione in piena adesione alle scelte e alla metodologia dell’ autonomia operaia come unica forma di lotta al sistema parlamentare di tal che il Signorelli si e’ completamente dissociato e da qualunque fatto o comportamento che alla persona del Calore risulti in ipotesi riconducibile”.

Il Calore dichiara:
– da parte mia esiste una adesione all’ ideologia dell’ autonomia operaia in quanto ritengo che sia necessario un cambiamento della situazione politica esistente, una presa di coscienza delle masse proletarie e sottoproletarie, processo tendente in un allargamento dell’ area di liberta’ e di partecipazione alla vita politica e sociale;
– respingo di avere identificato Bologna come un obiettivo da colpire;
– Prendo atto che mi invitate ove io lo ritenga, a chiarire se tra me e Pedretti – accusati nominativamente da un teste a nome Farina Giorgio di essere gli ideatori della strage del 02.08.80 – si sia realizzato una identita’ di ideologia, di adesione ad un unico movimento e quindi come conseguenza di ideazione comune del fatto, ma, mentre respingo l’addebito, sottolineo che fra me e Pedretti si e’ unicamente verificato un rapporto di conoscenza e di vicinanza coattiva nella vita carceraria, con un rapporto umano accettabile ma senza alcun legame di tipo politico e tanto meno organizzativo, smentisco quindi un legame sia con il Pedretti sia con il Signorelli a livello politico.

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– il mio rapporto con il professore Semerari si limita unicamente al fatto che organizzai due conferenze che lo avrebbero visto come oratore e in particolare:
Una al cinema Hollywood di Roma sul tema “carceri speciali e manicomi giudiziari” che poi in effetti egli non tenne per la scarsa partecipazione del pubblico. Escludo che il noleggio della sala lo pagasse il professore Semerari e non ricordo di averlo fatto io. Poiche’ la mia iniziativa era di concerto con un gruppo di recente nascita denominato “Comunita’ Organica di Popolo” , penso che si siano divise le spese organizzative come il noleggio sala e i manifesti.
L’altra conferenza era stata tenuta alla fine del 1978 alla biblioteca comunale di Latina sul tema del problema della droga.

– alla domanda dunque se, con questo mio impegno politico, io possa avere anche solo iniziato una conversazione ideologica con il teste Farina che per la descrizione che mi fate lo identifico come colui che raccontava di essere un disc jockey, ricordo che costui e’ stato due giorni nella cella di fronte alla mia, dove si trovava il Pedretti, e una sera abbiamo fatto del vino brule’ io e Pedretti e altri detenuti come: mariani bruno e altri. Escludo che tra me e il Farina si sia mai svolto un discorso che abbia avuto come oggetto, non soltanto attentati ma nemmeno argomenti politici in genere ed escludo anche che Farina possa aver nutrito nei miei confronti ragioni di rancore o di vendetta per incolparmi.

– del Farina avevo forse visto l’immagine in televisione, su una emittente privata, non l’avevo mai incontrato personalmente ne prima ne dopo la sera in cui facemmo il vino brule’ .

L’ufficio da lettura a titolo di contestazione della parte della deposizione del 25.08.80 del teste Farina Giorgio e invita l’imputato a considerare come venga riferita una sua consapevolezza e d’adesione al progetto delittuoso attribuito al Pedretti:
– e’ una mitomania, nego assolutamente di avere detto le parole, ascoltato la parola, tenuto la condotta che il Farina assume. Quanto detto dal Farina e’ una vera e propria calunnia nei miei confronti e fin d’ora propongo formalmente denuncia di calunnia contro il Farina e chiedo di essere messo in confronto con lui.

– Tutto il racconto di Farina e’ assurdo, sono stato artificiere nell’ esercito e quindi non avrei mai rivolto la balorda richiesta di 150 kg di “nitroglicerina” .

– In passato ho frequentato la casa del Signorelli ma mai dopo la mia scarcerazione avvenuta nel novembre 1979, una volta Signorelli venne a casa mia con l’intera famiglia.

– Con Fioravanti Valerio ho una semplice conoscenza per motivi di detenzione a Rebibbia, anche suo fratello Fioravanti Cristiano era detenuto fino a poco tempo fa, sono semplici conoscenze di carcere.

– circa il fatto che al momento del mio arresto sulla vettura c’erano due bombe Srcm, mi riporto alle dichiarazioni di Roma, nel senso che respingo anche l’addebito di detenzioni illegale.

Alle ore 08,00 il dr Rossi si congeda. L’ufficio rende edotto l’imputato che grave elemento indiziario nei suoi confronti e’ la circostanza, che ha rilievo per il capo b), che tra le dotazioni degli associati era un lotto di bombe Srcm, derivanti da un furto consumato in Pordenone il 17.05.78 fatto per cui in quella sede si procede contro Fioravanti, Tiraboschi e Alibrandi, che una di queste bombe del lotto pre 01.04.76 fu trovata addosso al Pedretti. Risulta altresi’ che alcune delle stesse bombe siano state potenziate mediante integrazione della cuffia esplosiva che presuppone l’effettuazione di manovre da parte di persona idonea addestrata come ad esempio chi abbia frequentato un corso per artificiere dell’ esercito, l’imputato risponde:

– nei corsi che ho frequentato io, puramente teorici, non insegnavano certo cose del genere, respingo comunque ogni mio collegamento personale con dette bombe.

L’ufficio rimanda ad altro momento la contestazione di ulteriori fonti di accusa in particolare di quella che attribuisce all’imputato di aver concertato con altre persone un omicidio durante una riunione in casa del Signorelli. Ad istanza dei difensori l’ufficio fa presente che prima di trattare detta parte, desidera ricevere dalla autorita’ giudiziaria di Roma gli atti integrali per la vicenda specifica e quindi dichiara non concluso l’incombente, mantenendo fermo l’isolamento e il divieto di colloquio.
L’imputato spontaneamente aggiunge:
– se intendete riferirvi a presunte dichiarazioni del detenuto Massimi Mario Marco, tendenti alla mia incolpazione, faccio presente che questo Massimi, intorno al 20 giugno manifesto’ la sua intenzione di inoltrare esposti al procuratore capo ed al procuratore generale di Roma, per far sapere che gli era stato chiesto, ma a sentire lui quasi estorto, il consenso che lui aveva rifiutato a sottoscrivere una dichiarazione, dapprima da parte del magistrato dr amato e poi da un funzionario di polizia e quindi successivamente da un ufficiale dei carabinieri che le aveva offerto dei soldi.

L’imputato sorridendo dice:
– questa dei soldi l’aggiunge proprio lei anche se il fatto mi fu riferito dal Massimi.

L’ufficio fa presente all’ imputato che l’asserzione circa la offerta dei soldi da parte di un ufficiale dei carabinieri e’ apparsa recentemente sui quotidiani e non si sa con quale provenienza e quale fondamento. L’ufficio fa presente all’ imputato che sul significato delittuoso delle riunioni tenute dal Signorelli esistono in atti testimonianze diverse da quelle del Massimi di cui avra’ contestazione al momento opportuno.

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