Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 22.05.1984

Prima di iniziare l’interrogatorio desidero far presente la situazione irregolare che riguarda la censura della mia corrispondenza. Ho notato in alcuni casi che alcune lettere inviate per il nulla osta mi sono state riconsegnate senza alcuna spiegazione. In particolare una lettera da me indirizzata da Volterra a Sinatti Gaetano in data 21.10.83 (…). Fui sentito sul dirottamento di Ronchi dei Legionari in qualita’ di testimone. Ad un certo punto venne interrotto il verbale perche’ Pascoli suggerì al GI di indiziarmi di reato. Pertanto fu fissato al 02.04.74 il mio interrogatorio in veste di indiziato. Il procuratore pascoli disse chiaramente in mia presenza ed a voce alta di avvisare polizia e carabinieri per evitare che mi allontanassi e sparissi io fino a quel momento avevo intenzione di ripresentarmi per l’interrogatorio però sentendo quelle parole decisi di sparire. Presi il treno Udine – Roma delle 21,20 del 31.03.74, dopo aver salutato i miei. Su quanto accadde dopo la mia partenza da Udine non intendo dire nulla. Fatto sta che arrivai a Barcellona in treno. Non intendo dire altro.

Arrivai in spagna prevenuto nei confronti di Delle Chiaie Stefano e di “an” dato che da anni una campagna violentissima alimentata da elementi del msi ed anche da “on” presentava Delle Chiaie Stefano e “an” quale collaboratore dell’ ufficio affari riservati del ministero degli interni. Fatta conoscenza con la persona riscontrai la carenza di elementi comprovanti tali asserzioni. La conferma mi venne data quando nell’ estate del 1974 un altro dirigente di “ON” che non intendo nominare, venne in spagna e si incontro’ al caffe’ “Plaza” Cataluna a Barcellona e il discorso venne da me portato proprio su questo argomento essendosi piu’ volte questo dirigente di “on” espresso in mia presenza sulla collaborazione di Delle Chiaie Stefano con l’ ufficio affari riservati, confermandola. A quel punto direttamente Delle Chiaie Stefano pose direttamente alla persona in questione la domanda “perche’ vai dicendo in giro che io lavoro per il ministero degli interni? ” . La risposta fu: “mi devi scusare ma ho obbedito ad ordini ricevuti”. A quel punto chiesi a Delle Chiaie Stefano: “l’ onore di aderire ad an (Avanguardia Nazionale), ricevendone risposta positiva. Desidero affermare che mai prima di allora ho avuto rapporti con Delle Chiaie Stefano o con dirigenti di “AN”.

– non intendo dire come incontrai Delle Chiaie Stefano a Barcellona.

– al momento non ritengo di poter fare i nomi dei due dirigenti di “ON” cui ho teste’ fatto riferimento, perche’ al momento non vorrei recare loro danno in alcuna maniera.

– non intendo dire nulla sulla mia permanenza in Spagna.

– desidero fare una dichiarazione in relazione allo omicidio Occorsio. Posso testimoniare, trovandomi nella estate del 1976 a Madrid accanto a Delle Chiaie Stefano la totale sorpresa con cui egli accolse la notizia della esecuzione del giudice Occorsio vittorio. Ne’ lui ne’ altre di “an” erano a conoscenza della operazione contro Occorsio, che “Avanguardia Nazionale” pur ritenendo giusta, considero’ politicamente inopportuna per il momento in cui venne compiuta. Delle Chiaie Stefano non partecipo’ mai e con lui gli altri dirigenti di “AN” alla decisione di: “eliminare” Occorsio. Tanto meno, uomini di “AN” parteciparono alla fase organizzativa ed esecutiva di tale operazione. “AN” non chiari’ la sua estraneita’ in quanto la esecuzione del giudice Occorsio non poteva in quel momento non essere approvata dato che una posizione diversa, sia pure basata sulla scelta del momento, non avrebbe mai potuto essere compresa da chi da Occorsio era stato ingiustificatamente (ed erano in molti) perseguitato.

Il giudice istruttore da’ atto che tale dichiarazione relativa all’omicidio Occorsio e’ stata direttamente dettata a verbale dall’imputato.

– i discorsi relativi al fatto che l’ omicidio Occorsio sarebbe venuto a suggellare un patto di unificazione tra “AN” e “ON” , dopo una riunione sui colli di Roma, sono tutte “fregnacce” . Questa mia affermazione viene confermata dal rilievo che non e’ stata mai trovata alcuna prova di conforto alla tesi del coinvolgimento di persone di “AN” nella fase organizzativa e/o esecutiva nell’ omicidio Occorsio. Spontaneamente dichiaro che nell’ estate – autunno 1978 mi trovavo in Argentina a Buenos Aires. Sara’ stato giugno – luglio quando nell’ appartamento in cui abitavo con altre persone che non intendo nominare si presentarono due individui col tesserino della polizia di dogana argentina per un controllo di documenti. Faccio notare che da poco tempo avevo smarrito il passaporto restando con la sola carta d’ identita’ italiana, autentica.
Fatto che solo pochissimi, tutti italiani conoscevano. Alla richiesta di esibire i documenti mostrai loro la carta di identità della quale costoro si limitarono a prendere i dati senza mostrare alcun senso di meraviglia e senza tantomeno invitarmi al posto di polizia per i logici accertamenti. In quel momento era presente in appartamento un altro mio “camerata” coabitante. L’ inusitato comportamento di costoro mi indusse a ritenere che contrariamente a quanto dichiarato, i due appartenevano ai servizi di sicurezza argentini e che erano a conoscenza del fatto che io ero privo di passaporto. Presso amici mi informai quale dei servizi poteva usare questa tecnica e la risposta fu: la marina. Per precauzione abbandonai l’appartamento e andai a vivere presso amici argentini il cui indirizzo conoscevo solo, e un altro italiano. Da allora non si verificarono piu’ visite nell’ appartamento da me precedentemente abitato. Faccio presente che in quel periodo Delle Chiaie Stefano non si trovava in argentina, dove non rientro’ certamente prima del marzo 1979. Considerata la tranquillita’ ritornai nell’ appartamento abbandonato per circa due mesi. Pochi giorni dopo sorpresi le due persone presentatesi come polizia di dogana a parlare con il portiere.

Dopo circa una settimana si presento’ nell’ appartamento un individuo spacciatosi per impiegato di un ufficio di statistica. Preciso che costui suono’ al campanello del portone esterno che dava sulla strada. Poiche’ ero sospettoso e mi aspettavo qualche cosa scesi in strada e notai che costui suonava solamente il campanello di casa mia. Girai li attorno per circa due ore e notai che quella persona continuava a suonare solamente il campanello del mio appartamento. Risalii in casa dopo un paio d’ ore e feci salire anche quella persona che si presento’ dicendo che stava facendo una indagine di tipo demografico – statistico sulle persone del quartiere. Io risposi a tutte le sue domande, pero’ diedi risposte false se ne ando’ tranquillamente. Anche in questo caso degli amici mi informarono, su mia richiesta esplicita, che questo era il metodo utilizzato dai servizi segreti della marina argentina. Dopo un periodo di calma, il 21.11.78 camminando per l’ Avenida Rivadavia nell’ attraversare la strada notavo un uomo fornito di macchina fotografica che sicuramente mi ha fotografato. Io feci finta di niente e proseguii per la mia strada. Giunto alla fermata di un autobus, seguito ad una cinquantina di metri da questa persona, salii su un autobus semivuoto e guardando dalla parte posteriore potei notare che una macchina – tipo Mercedes con la targa argentina e con a bordo tre uomini – si accosto’ “al mio fotografo” e lo fece salire. Dopo di che l’ auto segui’ l’ autobus, giravo a piedi a vuoto in quanto mi ero accorto che ero seguito da loro e da un’ altra autovettura con altre quattro persone, desistettero all’ inseguimento. Quindici giorni dopo mentre mi trovavo in un bar di calle Cordoba insieme a due amici entrarono nel detto locale una decina di persone dall’aspetto inequivocabilmente sospetto. Non agirono. Uscii dal locale insieme a questi due amici e notai in strada le due macchine che gia’ mi avevano pedinato oltre ad altre autovetture cariche di persone. Incerto sulla loro intenzione decisi di ostentare sicurezza e tornai nell’ appartamento dove abitavo e che sapevo essere controllato. Non accadde nulla. Benche’ dispostisi sulla strada. Dopo un paio d’ ore sparirono.

– mi ricordo con esattezza la data 21.07.78 perche’ ero uscito per comperare una torta per il compleanno di un’ amica argentina che non intendo nominare. Avute continue conferme dall’ uso delle macchine e dai metodi che si trattava della marina cercai di informarsi se esisteva a livello ufficiale qualche motivo per cui questo servizio si interessava a me senza pero’ decidere a passare alla azione. Riuscii ad appurare che a livello ufficiale non esisteva alcun ordine di ricerche nei miei confronti e che doveva necessariamente trattarsi di qualche gruppo speciale, sempre appartenente alla marina, ma non dipendente dal comando centrale. Seppi queste cose sempre tramite amici. Coloro che mi seguivano erano sicuramente argentini. Dall’ analisi di questi fatti si evidenzio’ l’ esistenza all’ interno del nostro ambiente di un elemento che collaborava con qualche organismo non ufficiale fornendo le informazioni finalizzate al controllo del sottoscritto e possibilmente di altri. L’ interesse puntò verso il comandante Taddei – ufficiale di marina italiano residente in argentina, che probabilmente e’ agente del Sismi, verso il senatore Lanfre’ Giovanni, che era solito frequentarlo. I motivi erano dovuti al fatto che il senatore Lanfre’ conosceva solo l’ ubicazione dell’ appartamento dove si erano presentati gli agenti dei servizi argentini. Avevamo portato noi all’appartamento l’ avvocato Lanfre’ , che conosceva pure la mia vera identità. Lanfre’ era desideroso di rientrare in Italia purche’ gli fosse garantita la liberta’ provvisoria in tempi ragionevoli. Soffriva lo stato di latitanza per ragioni finanziarie. Sapeva che ero privo di passaporto, perche’ ne avevamo parlato tra noi. Inoltre il senatore Lanfre’ era stato sorpreso una volta ad annotare un diario, fatti, persone e altre circostanze riservate. Ora giungo alle conclusioni.

La motivazione del mandato di cattura che mi e’ stato spedito per la strage di Peteano richiama informazioni di polizia dl 15.11.78 e del 03.01.79. Con questo voglio dire che si era preparata a cura del sismi una operazione finalizzata alla mia cattura. Faccio altresi’ presente che nel 1978 c’ e’ stata la scissione tra il Msi e Democrazia Nazionale. Attraverso questo controllo su di me probabilmente speravano di arrivare a Delle Chiaie Stefano. Faccio rilevare che Ciolini elio venne presentato a Delle Chiaie Stefano dal senatore Lanfre’ e dal comandante Taddei quando io ero gia’ in carcere in Italia quindi successivamente alla mia costituzione nel settembre ‘79.

– uscii dall’ argentina nel marzo ‘79 dopo essermi procurato un passaporto falso. Partii non salutando ne’ il senatore Lanfre’ , ne’ il comandante Taddei ma soltanto un italiano mio amico e tre argentini di mia fiducia. Non intendo dire i motivi per cui uscii dall’ Argentina.

– Non intendo dire quando venni in Italia prima della mia costituzione ne’ perche’ mi costituii. Comunque, la frattura al polso era in via di guarigione.

– Ciolini venne evidentemente inviato dal sismi in argentina per contattare Delle Chiaie tramite Taddei e Lanfre’ . Ciolini doveva entrare in contatto con noi piu’ di quanto non avessero potuto fare Taddei e Lanfre’ , lo scopo di controllare ed eventualmente organizzare la cattura o la eliminazione di Delle Chiaie Stefano. I fatti successivi possono essere narrati solamente da Delle Chiaie Stefano in quanto io me ne ero gia’ andato dall’ argentina. Io non ho conosciuto Ciolini. Ho saputo che costui e’ stato presentato a Delle Chiaie Stefano da Lanfre’ e Taddei per averlo letto in una intervista rilasciata da Delle Chiaie Stefano non mi ricordo su quale giornale. Quanto da me affermato potra’ trovare verifica si comprenderà l’ interesse del Sismi nei confronti di Ciolini e delle sue affermazioni sul coinvolgimento di “AN” sulla strage di Bologna.

– fatte queste dichiarazioni, non ho intenzione di dire nulla di piu’ in relazione alla strage di bologna ed all’ omicidio Occorsio.

– aggiungo che non ho mai collaborato con nessun genere di servizi segreti italiani o stranieri. Anzi nell’ inverno del 1973 a Udine seppi da un mio amico camerata, che non intendo nominare, che era stato avvicinato da uno iscritto al Msi di Udine che lo aveva invitato a prendere contatti con il capitano dei carabinieri Gatti, comandante la compagnia dei carabinieri della divisione di fanteria motorizzata “Mantova” con sede a Udine in via Aquileia. Il giorno dopo insieme al camerata telefonammo all’ufficio della compagnia chiedendo del capitano Gatti. Essendo questi assente, il militare chiese che gli lasciassimo il nome.
Alla risposta negativa sollecitò cortesemente che lasciassimo un messaggio. Ricevuta una risposta negativa la telefonata si concluse con un nulla di fatto. Avuta conferma che l’ ufficio del capitano Gatti serviva per altri scopi che non quelli istituzionali di polizia militare vietai al camerata di prendere ulteriori contatti sia con l’ ufficiale che con lo iscritto al Movimento Sociale.

Ad ore 2,10 del 23.05.84 viene chiuso il presente verbale.

Fatto letto confermato e sottoscritto.­

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“P2, lo scandalo che fece tremare l’Italia” – Corriere della Sera 21.05.2001

P2, lo scandalo che fece tremare l’ Italia Venti anni fa rese note le liste. La Commissione: la loggia di Gelli minacciò le istituzioni. I giudici: non era illegale E’ stata la più profonda crisi istituzionale nella storia della Repubblica. Giusto venti anni fa il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rendeva note le liste della loggia massonica «Propaganda 2» guidata da Licio Gelli. Un elenco di 962 nomi che includeva anche tre ministri; i vertici dei servizi segreti; 208 ufficiali; 18 alti magistrati, 49 banchieri, 120 imprenditori, 44 parlamentari, 27 giornalisti. Fu uno shock che travolse l’ immagine della massoneria e fornì una nuova chiave di lettura alle indagini su decine di misteri degli anni Settanta. Pochi giorni dopo Forlani si dimise. Il parlamento approvò una legge per lo scioglimento della P2. E Giovanni Spadolini, nominato capo del governo, si rivolse al Paese sottolinendo l’ «emergenza morale» per le «gravi alterazioni e distorsioni nei meccanismi istituzionali».
LA SCOPERTA – Gli elenchi erano stati sequestrati il 17 marzo ‘ 81 dalle Fiamme Gialle negli uffici della Giole di Castiglion Fibocchi, un’ azienda di Gelli. La perquisizione venne ordinata dai magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, che indagavano sul bancarottiere Michele Sindona. Di fronte all’ importanza dei documenti, Colombo e Turone decidono di consegnarli al premier. Per quasi due mesi Forlani mantiene il silenzio: rende noti gli elenchi solo quando ritiene formalmente caduto il segreto, senza però salvare il suo governo.
LA NATURA DELLA LOGGIA – Tre giuristi designati da Palazzo Chigi il 13 giugno 1981 definiscono la P2 una società segreta. La Commissione parlamentare d’ inchiesta presieduta da Tina Anselmi chiude i lavori nell’ 84 mettendo in evidenza «una massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo» e i legami con gruppi eversivi: il fine ultimo della P2 è «colpire la sovranità dei cittadini». Opposte le conclusioni della magistratura. Il processo contro la P2 si apre solo nel ‘ 91: tre anni dopo la sentenza di primo grado nega che si trattasse di un associazione cospirativa, assolvendo tutti gli imputati. Il verdetto è diventato definitivo nel ‘ 96: in pratica, per i giudici la loggia è stata soltanto un comitato d’ affari che non ha minacciato le istituzioni. Numerose altre inchieste hanno invece fatto emergere il ruolo di membri della P2 negli episodi più oscuri degli ultimi trent’ anni: gli attentati della strategia della tensione, le bancarotte di Calvi e Sindona, il sequestro di Aldo Moro, il tentato golpe Borghese e l’ alleanza con la mafia.

sindona

GLI ISCRITTI – Dopo la pubblicazione della lista, tutti smentiscono l’ appartenenza alla P2. Solo Maurizio Costanzo e il deputato socialista Fabrizio Cicchitto ammettono di essere stati nella loggia. Il 28 maggio Enzo Biagi con un intervento sul Corriere invita le persone citate nell’ elenco a farsi da parte: tra i primi a dimettersi c’ è l’ allora direttore del Corriere Franco Di Bella, poi quello del Gr1 Gustavo Selva. Molti negano ogni rapporto con la P2, come il segretario del Psdi Pietro Longo o il ministro socialista Enrico Manca; altri precisano di avere soltanto incontrato Gelli. Silvio Berlusconi, ad esempio, dichiara che non avere mai completato la sua domanda di iscrizione ma i giudici non gli credono: viene condannato per falsa testimonianza, reato poi amnistiato.

IL CASO CORRIERE – La situazione del Corriere della Sera appare particolarmente delicata. Negli elenchi ci sono anche l’ editore Angelo Rizzoli e il direttore generale Bruno Tassan Din. Si scopre come dalla fine del ‘ 76 Gelli e il finanziere Umberto Ortolani abbiano sfruttato l’ indebitamento della società per tentare di conquistare il controllo azionario della Rizzoli con capitali forniti da Roberto Calvi e dalla banca vaticana Ior. Il tutto nell’ ambito di un progetto più esteso – il cosiddetto «Piano di rinascita democratica» – che prevede il dominio dei mass media. Il comitato di redazione e il consiglio di fabbrica sin dal ‘ 77 si oppongono alle trasformazioni societarie e chiedono trasparenza nella proprietà. «Gelli chiese a Di Bella di cacciarmi – scrisse Biagi nel maggio ‘ 81 -. Ma ho il dovere di dichiarare che mai un mio articolo ho subito tagli: Di Bella non ha respinto un testo, nè sono stato pregato di usare benevolezza o durezza nei confronti di qualcuno». Nel 1982 dopo il crollo dell’ Ambrosiano, subentra l’ amministrazione controllata che si concluderà in bonis e porterà alla nascita dell’ attuale Rcs. IL VENERABILE – Nel maggio ‘ 81 Gelli fugge in Sud America dove può contare su protezioni nelle dittature di Argentina e Uruguay. Nell’ 82 viene arrestato a Ginevra con un passaporto falso: dopo quasi un anno evade dal carcere di Champ Dollon e scompare fino all’ 87. Si costituisce poi in Svizzera: estradato in Italia, dopo 10 giorni di carcere torna in libertà per motivi di salute. Si stabilisce nella dimora aretina di villa Wanda dove – secondo la denuncia fatta nel ‘ 91 dal ministro Mancino – riprende a muoversi come un «banchiere parallelo». Nel ‘ 96 viene condannato dalla Cassazione per il depistaggio della strage di Bologna. Nel ‘ 98 diventa esecutiva la pena a 12 anni per la bancarotta del vecchio Ambrosiano: Gelli però scappa ancora. Viene arrestato in Francia e riportato in cella. Oggi, all’ età di 82 anni, è agli arresti domiciliari nella sua villa.

GLI ELENCHI Il 17 marzo del 1981 vengono sequestrati negli uffici della «Giole» di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi (Arezzo) gli elenchi con i nomi dei 962 appartenenti alla loggia massonica segreta P2 (Propaganda 2). Il 22 maggio arriva il primo ordine di cattura per Gelli. Il 24 luglio la P2 viene sciolta ufficialmente.
LA COMMISSIONE Il 9 dicembre viene istituita una commissione d’ inchiesta presieduta da Tina Anselmi. Secondo la relazione di maggioranza, fine della P2 è «colpire la sovranità dei cittadini». La magistratura, invece, stabilisce che la loggia non aveva finalità cospirative
LE CONDANNE Gelli viene arrestato il 13 settembre del 1982. Condannato per corruzione, fugge e si costituisce nel 1987. Nel ‘ 96 viene condannato per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna. Nel ‘ 98 la Cassazione lo condanna a 12 anni per la bancarotta dell’ Ambrosiano.

http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/21/scandalo_che_fece_tremare_Italia_co_0_0105218210.shtml