Andrea Brogi – dichiarazioni 25.03.1985

Adr: nel periodo in cui avvennero gli attentati ai tralicci di Calenzano e Barberino, Augusto venne almeno due o tre volte a Firenze a contattare per una adesione al gruppo Rinaldini, Ciolli e Messini Rossano, dopo che io ruppi col Cauchi Rinaldini e Ciolli in particolare mi volevano pestare, io stesso nel 1973 avevo presentato Rinaldini Ciolli e Messini a Cauchi.

Adr: mi sono stati contestati due mandati di cattura dal gi in ordine agli stessi per confermare di fiducia gli avv. Valignani e Graverini, confermo integralmente tutto quanto gia’ dichiarato in precedenza dopo averne avuta integrale lettura.

Adr: ripeto che i botti ai tralicci dell’ Enel del marzo ‘74 avevano un valore essenzialmente addestrativo.

Adr: del prof Rossi Giovanni facesse parte della massoneria di piazza del Gesu’ io, Cauchi, Batani e Franci lo sapevamo perche’ lo diceva lui, Batani come antagonista in negativo era l’ unico neo che trovava in negativo. Franci invece parlava di coperture e di soldi a volonta’. Batani aggiungeva che negli anni precedenti dirigenti del partito avevano cercato contatti con ambienti massoni ma i contatti non erano andati a buon fine. Quando io arrivai ad Arezzo il discorso di un collegamento con la massoneria era gia’ avviato. Io non so assolutamente che Cauchi avesse contatti col figlio di Gelli il quale figlio poteva essere nostro coetaneo.

Adpmr: il nome Masini Marcello non mi dice nulla. Mi si dice che questo e’ originario di Montevarchi che ora e’ sulla cinquantina, e che ha avuto a che fare con delle palestre frequentate da ragazzi di destra, ed infine che e’ stato nella legione straniera. Ripeto che io questo personaggio non l’ ho assolutamente presente.
Io all’ epoca frequentavo qualche volta la palestra del circolo ferrovieri ma questa palestra non era ambiente politicamente qualificato a destra. Non mi ricordo che ci fossero camerati che venivano a quella stessa palestra. Con una palestra in via Cavour nr 91 non ho mai avuto a che fare.

Adpmr: in effetti nel 1973, per cinque o sei mesi e ora non ricordo esattamente fino a quando, lavorai in via dei Pucci in un negozio dove si curava la vendita della Treccani.

A lavorare si era in due: io praticamente come commesso (ero andato a finire li’ a seguito di una inserzione pubblicitaria) e il titolare che ora descrivo era un tipo alto, con capelli rossi e con una barbetta ben curata, non toscano, magro, ben vestito. Non ricordo che avesse qualcosa di particolare alle mani; escludo che gli mancassero delle dita. Non ricordo che stesse un po’ ingobbito. Aggiungo che aveva delle lentiggini.
Non era uno di destra; non me ne sono mai accorto. Questo in negozio non ci stava tanto ed anzi era per lo piu’ in giro presso clienti e comunque per ragioni di lavoro. Il nome Nino non mi dice nulla riferito a questa persona; il cognome Cubello ancora meno. Io pero’ non ricordo come si chiamava quella persona.
Rammento che si dette da fare per prendere anche la rappresentanza di altre pubblicazioni come la Utet. Io ero l’ unico suo dipendente.

Adpmr: venendo alle sue dichiarazioni, in una delle quali ho parlato di uno dell’ entroterra marchigiano e nell’ altra di un sardo, come autista del camion spiego perche’ prima ho detto in un modo e poi nell’ altro. Il camerata di Pennabilli, che non ricordo come si chiama ma che poi rividi dopo la scarcerazione quando ero ancora con la Sanna a Riccione in occasione di un volantinaggio contro i “capelloni”, apparteneva ad Ordine Nuovo e gravitava sia su Arezzo e ambienti ordinovisti di Rimini. In quest’ ultima localita’ era in contatto con il Crocesi. Quando si organizzava il trasporto del camion di esplosivi, una sera dopo una cena alla nave, il Cauchi fece salire in auto questo camerata per chiedergli un po’ di indicazioni circa la strada da far fare al camion e fu proprio questo giovane che suggerì di fare la via Maggio che conosceva perche’ Pennabilli e’ sulla strada.
Il Cauchi propose a lui di fare l’ autista per quel viaggio e lui disse di si. Di fatto pero’ non fu lui a guidare il camion e ritengo perche’ non se l’ e’ sentita. Lo guido’ un sardo ed era stato il Bumbaca, questo e’ sicuro, a reclutare questa persona. So che il Bumbaca era poi in rapporti con un altro sardo che stava dalle sue parti a Montepulciano e che, soprattutto quando il Bumbaca era via, gli stava un po’ dietro alla casa al terreno. Io quindi, se prima ho detto in un modo e poi in un altro, ho fatto cosi’ perche’ quello di Pennabilli con il viaggio del camion in un certo modo ci rientra in quanto consiglio’ lui di fare la via Maggio e perche’ in un primo tempo non volevo dire anche che c’ era di mezzo un sardo.

Adpmr: il sardo con il quale ho parlato in carcere l’ ho incontrato o ad Arezzo o a Siena, i soli carceri in cui sono stato detenuto all’ epoca. Io gli facevo leggere il giornale e dopo tre o quattro giorni prese un po’ di fiducia in me e mi racconto’ le cose che io ho gia’ riferito. Ripeto che era stato collegato al sequestro rossini, e anche io ricordo fu il primo sequestro fatto dai sardi.

Adpmr: non so il tipo di moto che aveva il Benardelli: non ho mai avuto nemmeno il ciao. Rammento che era di colore sul rosso o sull’ arancione.

Adpmr: per quanto riguarda Pistoia io non so nulla di piu’ di quello che ho detto. Posso aggiungere, richiamandomi alle conversazioni che ebbi con il Cauchi in ordine al “ragazzino” e cioe’ all’ Affatigato, che mi stupiva per il fatto di essere cosi’ giovane, che il Cauchi manifestava molta considerazione per questo giovane tra l’ altro dicendo che si spostava nella toscana, coprendo con i suoi collegamenti, a quanto io capii, praticamente dalla Versilia fino alle porte di Firenze. E in questa ampia zona puo’ darsi ci sia rientrata anche Pistoia.

Adpmr: di camerati dipendenti delle poste non mi ricordo nessuno; idem per i ferrovieri.

Adpmr: mi si riassumono, ed in parte mi si rileggono, le dichiarazioni da me rese anche il 14.01.85, il 08.02.85 e il 13.02.85, a proposito di soldi, industriali, pugliese e Gelli. Ritornando su tutta la vicenda ed ammettendo che le prime dichiarazioni furono deliberatamente reticenti perche’ mi pesava arrivare a parlare di Gelli e quindi di P2, le cose stanno cosi’. Dapprima vi fu il viaggio a Roma dal Pugliese, di ritorno dal quale augusto mi disse che con i soldi non avremmo avuto problemi.
Pero’ venne fuori che questi soldi che Roma metteva a disposizione erano falsi. Per tale ragione non era facile spenderli, tanto che a distanza di tempo, quando si pose il problema di pagare la camionata di roba che veniva da rimini il Bumbaca avverti’ che si doveva pagare con denaro buono.
Il discorso dei soldi divenne attuale dopo il fatto dei tralicci che drammatizzo’ la necessita’ di approvvigionarsi di roba buona. Da qui le due visite che augusto fece al Gelli, la prima da solo e la seconda con me. A queste due visite c’ e’ da fare una premessa.
In epoca precedente, ed ancora nella campagna elettorale del 1972, vi erano stati dei contatti per il problema di finanziamento tra ambienti della massoneria ed il partito, contatti che non avevano dato esito perche’ il partito aveva conservato la sua tradizionale ostilita’ alla massoneria.
In questo ambito Augusto, che era stato anche responsabile provinciale del settore giovanile del msi di Arezzo, aveva avuto contatti con lo stesso Gelli e anche con altri operatori economici della zona del Trasimeno, che quindi erano rimaste persone che avrebbe potuto contattare. Anche il Gelli aveva proposto soldi al Msi nel 1972 ma anche la sua proposta era stata respinta per la ragione che ho detto. Dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo ad Augusto era tornata l’ idea di cercare appoggi finanziari presso queste stesse persone tanto che era andato all’ estero, credo in Francia, per avere il benestare su questa iniziativa, benestare che pero’ gli era stato rifiutato dicendogli anche, non so da parte di chi, che non era iniziativa che potesse essere coltivata in ambiente locale.
Tra l’ altro, quanto alle persone piu’ vicine ad Augusto, noi si sapeva che il Gubbini e in genere i perugini avevano come il fumo agli occhi gli ambienti massonici.
Da ultimo rammento che il prof. Rossi aveva raccontato, e augusto lo sapeva che il Gelli aveva a che fare con la massoneria in un modo particolare nel senso che il Gelli, dentro la massoneria, faceva in un certo senso parrocchia da solo. Chiusa questa premessa, che mi proviene da quanto confidatomi da Augusto, Augusto stesso decise lo stesso di andare dal Gelli per sovvenire ai problemi che avevamo.
Augusto contava sul fatto della disponibilita’ a suo tempo esternata dal Gelli ed anche sul fatto che questi, avendo avuto parte dirigente nella associazione industriali di Arezzo, avrebbe potuto esercitare influenza anche su quei quattro o cinque industriali del Trasimeno i quali pure a suo tempo si erano dichiarati disponibili finanziariamente. Io con augusto si parlo’ del tipo di discorso da fare al Gelli. Andava escluso che si chiedevano soldi per il partito in vista del referendum, sia per il precedente del 1972 sia perche’ mentre il partito aveva ufficializzato la scelta del “sì” era noto che la massoneria, anche se non ufficialmente, era per il “no”.

D’ altra parte non si poteva nemmeno essere espliciti con Gelli sull’ esistenza di strutture clandestine che avevano gia’ in atto un programma di lotta armata. Si decise quindi che bisognava puntare sul tema della difesa dell’ iniziativa privata in rapporto alla scelta dell’ anticomunismo in vista del dopo referendum, il cui esito appariva scontato a beneficio dei partiti di sinistra. Siccome il Gelli sapeva che augusto veniva da Ordine Nuovo e che Ordine Nuovo avrebbe cercato e cercava di arare nel campo del Msi per fare nuovi adepti, Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative tutte volte allo scopo di dare maggior forza a queste forze di destra alternative al Msi (gli avrebbero parlato anche di una libreria da aprire ad Arezzo dove vendere libri di edizioni come AR) e, in particolare compiere un’ azione di addestramento e di preparazione, sul piano militare e cioe’ con armi ed esplosivi, a persone che avrebbero dovuto e potuto, nel dopo referendum, assumere iniziative.
Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entita’ in vista di una loro preparazione. Augusto ando’ dal Gelli e al ritorno mi riferi’ che gli aveva puntualmente detto quello che avevamo concordato. Aggiunse che aveva parlato al Gelli da solo, che aveva fatto un bel po’ di anticamera e che c’ era andato vestito bene.

Disse che il Gelli era rimasto d’ accordo sulla proposta e che si era preso l’ incarico di mettersi in contatto con quei 4 o 5 industriali, che Augusto stesso gli aveva nominato, e forse con altri che lui conosceva. Ad augusto aveva detto che si sarebbero rivisti e riparlati dopo il referendum. Il Gelli, in cambio, aveva chiesto due cose: tre o quattro ragazzi capaci, che sapessero guidare l’ automobile e sapessero o potessero imparare a guidare l’ elicottero: penso che gli servissero come guardie del corpo. E poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e quali iniziative, riferendosi alle azioni di addestramento sarebbero state compiute.

Dopo una decina di giorni Augusto torno’ dal Gelli ed io lo accompagnai trattenendomi nel giardino antistante la villa dove rammento anche delle piante di limoni. Cauchi si sbrigo’ alla svelta e mi disse che il Gelli gli aveva confermato di aver fissato per di li’ a pochi giorni l’ appuntamento con gli altri industriali, un paio dei quali gli avevano gia’ dato la loro adesione appena contattati ed io e Augusto pensammo che questi due fossero della zona del Trasimeno che anche augusto conosceva e riteneva con minori remore di altri a darci i soldi. Dopo qualche altro giorno vi fu la consegna dei soldi nei termini gia’ da me riferiti. Io e augusto si ritenne che l’ appuntamento di cui il Gelli gli aveva parlato ci fosse in effetti stato e con esito positivo. Non so quanti erano esattamente questi soldi ne’ quanti ne furono spesi per il camion di Rimini.

A questo punto l’ avv. Valignani fa presente di dover presentare istanza nel piu’ breve tempo possibile perche’ il brogi sia messo agli arresti domiciliari con possibilità di proseguire l’ attivita’ lavorativa. Il GI fa presente al Brogi che ove gli vengano concessi i benefici verra’ comunque obbligato al silenzio piu’ rigoroso sui fatti di causa con estranei.

L.c.s.

Annunci