Piero Citti – dichiarazioni 12.05.1983

Ho chiesto di essere esaminato dalla SV per riferire altri fatti che possono essere utili ai fini del procedimento penale contro Carboni Flavio ed altri. Ricordo che nel settembre ‘75 io partecipai in una riunione cui parteciparono Signorelli Paolo, Delle Chiaie Stefano, Tilgher Adriano, Giorgi Maurizio e circa 40 persone appartenenti ad Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e movimento sociale italiano. Nella riunione, organizzata da Signorelli e Delle Chiaie, si doveva discutere la prospettiva di riunificazione di tutte le forze della destra extraparlamentare e non, che sarebbero dovute entrare a far parte del Msi. Nell’ambito di questo le forze nuove avrebbero appoggiato l’ ala piu’ dura che all’ epoca veniva identificata in Pino Rauti. Andai alla riunione a bordo della mia macchina, sulla quale viaggiava Delle Chiaie, ove io ero andato su richiesta di Giorgi Maurizio.
Costui era venuto a casa, nel tardo pomeriggio, dicendomi che c’ era il Delle Chiaie, che mi disse di essere ospite di un cugino mentre Giorgi si allontano’ per qualche minuto ritornando con la macchina su cui erano altre persone.
A questo punto Delle Chiaie mi chiese se potevo accompagnarlo ad Albano. Aderii alla richiesta facendogli presente che non mi sarei potuto fermare ad Albano per molto tempo poiche’ avrei dovuto partire con il camion per Milano. All’ epoca facevo l’autotrasportatore per conto della Domenichelli. Andai ad Albano con la mia macchina, seguendo quella del Giorgi e per questo fatto non credo che sarei in grado di individuare la villa, anche se sono disposto a tentare la individuazione.

Durante la riunione, parlarono prevalentemente il Signorelli e Delle Chiaie, mettendo in evidenza la necessita’ che AN e ON dovevano riunirsi per creare un’ organizzazione piu’ potente ed omogenea. Dopo circa un’ ora, mentre la riunione proseguì, io mi allontanai per andare a Milano con l’ autotreno. Tale riunione e’ successiva a un episodio che desidero raccontare e che si verifico’ nella primavera – estate 1975 a Roma: io e Tilgher adriano prendemmo in affitto un appartamento in via Sartorio 51 o 55 nel quale io avrei iniziato attivita’ di autotrasportatore e Tilgher attivita’ di assicuratore. Nell’agosto 75 a causa di difficolta’ economiche feci presente al Tilgher che non avrei potuto continuare la societa’ con lui ed egli mi rispose che avrebbe continuato da solo nella sua attivita’ di assicuratore. Dopo qualche giorno fui avvicinato da Giorgi Maurizio che mi invito’ a non andare piu’ nell’ appartamento di via Sartorio. E io non andai piu’ nella casa di via Sartorio.
Quando il 02.12.75 i carabinieri di Roma, all’ ordine del capitano Tomaselli, fecero irruzione in via Sartorio, ove erano alcuni latitanti tra cui lo stesso Tilgher, di Luia Bruno, Crescenzi Giulio, Gubbini Graziano ed un certo Vinciguerra. Il Tilgher si qualifico’ come Citti Piero. Ciò egli, fece a mia insaputa.

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Per questo fatto fu emesso mandato di cattura nei miei confronti per detenzioni di armi e ricettazioni e altro. Appreso il fatto per radio mi misi in contatto con Giorgi a Roma e costui mi consiglio’ di fuggire procurandomi un ricovero presso la casa di tal Paulon. Nei pressi della via Tuscolana. Di li’ a qualche giorno Giorgi mi disse che non ero piu’ sicuro e mi consiglio’ di andare in Spagna. In verita’ non si tratto’ di un consiglio da di una imposizione. Andai a Madrid nel dicembre ‘75 e fui ospite di alcuni elementi della destra tra cui un certo Mario. Alla fine del dicembre ‘75 giunsero a Madrid l’avvocato Arcangeli e Giorgi Maurizio per discutere la linea difensiva del processo di Avanguardia Nazionale e in particolare dell’ operazione di via Sartorio.
Il giorno successivo venne da me Delle Chiaie e mi disse che mi sarei dovuto assumere la responsabilita’ della gestione dell’appartamento di via sartorio per scagionare il Tilgher. Io naturalmente rifiutai e per questo fatto fui aggredito dal Delle Chiaie. Dopo due giorni me ne andai a Roma ove attesi la fine del processo che per me si concluse con un’ assoluzione. Subito dopo tornai in Italia ove ripresi i contatti con il Tilgher e conobbi anche Tilgher Mario, che era in posizione decisamente di destra e mostrava di condividere la posizione e la prassi politica del figlio Tilgher adriano, che all’ epoca era presidente dell’ Avanguardia Nazionale. Ho fatto questo riferimento a Tilgher Mario poiche’ in seguito ho saputo che egli era iscritto alla P2.

Nel 1976, o forse nel 1977, conobbi a Roma in un bar di piazza Tuscolo Roberto Palladino che militava nella destra eversiva essendo un esponente di Avanguardia Nazionale. Egli, probabilmente presentato dal fratello Carmine poi ucciso da Concutelli che avevo conosciuto, tramite Giorgi nel 1975 – 1976. Ricordo che egli voleva vendermi un cane ma io non lo comprai. Nel 1978 io e Roberto Palladino decidemmo di aprire assieme a Carmine uno studio di contabilita’ in via Satrico.
Gia’ da qualche anno prima, il Palladino Roberto era in rapporti con Carboni Flavio e con la Sofint. Di tutto cio’ che riguarda i miei rapporti con la Sofint e con Carboni e il suo staff ho gia’ parlato nel memoriale. A partire dal mio contrasto con Carboni Flavio iniziato nell’ aprile ’81 si sono modificati alcuni fatti che in seguito ho potuto collegare tra di loro e a Carboni Flavio per le ragioni che diro’ in seguito. Ricordo che nel settembre 81, mentre ero a piazza Bologna, nel bar che vi si trova e che frequentavo abitualmente, fui avvicinato da tale silvano della destra eversiva, che io conoscevo da circa un anno. Egli mi disse, senza spiegarmi i motivi, che dovevo stare molto attento perche’ c’ era gente che mi voleva sparare. Cercai di sapere di piu’ ma non ci riuscii.

Nel settembre ‘82, dopo il mio arresto ad opera del GI dr Minna di Firenze, mentre ero al centro clinico di Pisa conobbi un giovane a nome Sortino Luigi, che aveva frequentato lo studio di Palladino Carmine e Palladino Roberto. Il Sortino mi disse che nel mese di aprile 82 (e ancor prima che esplodesse la vicenda P2) , palladino Roberto, nel carcere di Rebibbia, aveva detto in presenza di Sortino e di altri elementi della destra tra cui probabilmente Tidatinto che la P2 mi aveva condannato a morte per quello che io avevo fatto a Carboni Flavio per la tentata estorsione e per i documenti di cui mi ero appropriato.

Io risposi che avrei fatto il mio dovere raccontando tutto all’ autorita’ giudiziaria cio’ che io dicevo era provato da una serie di documenti che furono trovati in possesso di miei coimputati tra cui Bruni Adolfo e altri. Tra tali documenti c’ erano schede bancarie del banco del cimino e di altre banche, matrici di blocchetti di assegni, fotocopie di certificati di titoli azionari, documenti riguardanti rapporti tra Carboni , Balducci, Diotallevi, Angelini Filomena ed altri.
Mi sembra che vi fossero fotocopie di assegni rilasciati ad Abbruciati Danilo. Del resto, anche in carcere ho avuto conferma dei rapporti tra alcuni di dette persone. Il Matteoni mi disse che esisteva un legame molto stretto tra Abbruciati e Diotallevi. Matteoni mi disse che Abbruciati era andato a Milano questa era una sua ipotesi solo per ferire Rosone ma non per ucciderlo.

– c’ era uno strettissimo connubio tra Carboni Flavio, Diotallevi, Balducci e Pompo’ come io ebbi modo di rilevare da tutto cio’ che osservai durante la mia permanenza in via Panama, vedendo le persone e ascoltando alcune telefonate. Di Abbruciati avevo saputo da giovani della destra eversiva pur non appartenendo ad una specifica organizzazione.

– Ho letto diversi documenti che facevano riferimento a consegne di preziosi per centinaia di milioni da parte di Diotallevi e Annibaldi a Carboni Flavio e Andrea … Si trattava di documenti segreti cui ebbi accesso casualmente un giorno nella stanza di pellicani e anche questi documenti che facevano riferimento ai gioielli furono sequestrati a Adolfo Bruni e agli altri. ­

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