Le attività economiche della P2 – relazione Anselmi terza parte

Non risulta infatti tanto rilevante l’azione svolta dai vari protagonisti ma si afferma ed emerge piuttosto in tutto il suo ruolo l’Istituzione, così indicata nel documento, in rappresentanza della quale alcuni dei partecipanti firmano il « pattone ». È l’Istituzione la sola arbitra dell’attuazione delle varie fasi operative « tenuto conto delle alte finalità del progetto », è l’Istituzione che sceglie le società intermediarie, è l’Istituzione che, con la interposizione fittizia di apposita società, acquisisce la proprietà della quota cardine, pari al 10,2% del capitale, che domina anche la parte (40%) figurante a nome di Angelo Rizzoli.

Questa vicenda segna forse il punto più alto toccato dalla loggia che ritiene opportuna una adeguata pubblicizzazione del ruolo assunto e dell’importanza raggiunta: ed in questa ottica possono essere valutati i proclami, le valutazioni, gli avvertimenti che Gelli esprime nella intervista rilascia il 5 ottobre 1980 al Corriere della Sera (« Il fascino discreto del potere nascosto ») che viene adeguatamente di­vulgata a cura dei « fratelli » operanti nel settore della carta stampata suscitando nuove adesioni e qualche preoccupazione.

Da un punto di vista operativo il progetto delineato procede con l’intervento di Calvi, che dalla struttura estera del Banco Ambrosiano attinge gli strumenti finanziari necessari per la realizzazione di una prima parte degli accordi. La conclusione viene per altro affrettata a seguito del sequestro di Castiglion Fibocchi: risulta infatti incompiuta l’opera di consolidamento al nome di Angelo Rizzoli di tutta quella parte del capitale (20%) su cui altri membri della famiglia vantavano ancora qualche diritto. In buona sostanza, però, la esiguità (3,5%) dei titoli non ancora sotto il pieno ed incontrollato dominio della loggia convince i protagonisti a passare alla fase successiva, che vede l’affidamento in Italia ad una società del gruppo Ambrosiano (« La Centrale Finanziaria S.p.a. »), del ruolo di intestataria di un pacchetto azionario pari al 40% del capitale azionario mentre ad un’altra società appositamente creata (« Fincoriz S.a.s. » di Bruno Tassan Din) risultano destinate le azioni di spettanza dell’Istituzione (10,2%).

Gli accordi formali resi pubblici nella circostanza prevedevano un onere a carico de « La Centrale », correlato alla quantità di fondi necessari per portare a termine il complesso dell’intera operazione, per la parte di azioni circolanti in Italia (aumento di capitale, rimborso di precedenti prestiti, spese, ecc.). Alla fine, infatti, « La Centrale » si troverà ad aver erogato per l’intera operazione di aumento di capitale la somma di L. 177 miliardi che per L. 35 miliardi perverranno all’Istituto Opere di Religione a fronte dell’80% del capitale a suo tempo ceduto (al netto di un fondo spese di L. 4 miliardi) e per la parte residua saranno versati alla Rizzoli, venendo a coprire le quote di pertinenza de « La Centrale » stessa (L. 61,2 miliardi per il 40%), di Angelo Rizzoli (L. 61,2 miliardi per il 40%) e della Fincoriz (L. 15,2 miliardi per il 10,2%).

Agli oneri sostenuti in Italia dal gruppo Ambrosiano tramite « La Centrale » vanno peraltro aggiunti quelli accollati alle banche estere del gruppo le quali, al momento del dissesto, risulteranno aver erogato sia in relazione a ristrutturazione di crediti precedenti sia per esborsi a favore di Gelli, Ortolani e Tassan Din fondi per $ 184 milioni in connessione alle complessive operazioni di aumento di capitale. Quest’ultimo credito — che risulterà poi formalmente di pertinenza del Banco Ambrosiano Andino nei confronti di una società (« Bellatrix S.a. ») assistita da una « lettera di patronage » rilasciata dall’IOR — apparirà garantito da una parte (3,5%) delle azioni « Rizzoli Editore » circolanti all’estero. Il delicato meccanismo così messo in piedi riceve comunque duri colpi con l’arresto di Calvi e con l’opposizione del ministro del tesoro Andreatta, che ostacola la realizzazione dell’intervento de « La Centrale » e ne condiziona l’operato impedendo la conclusione della terza fase (ingresso di nuovi soci) ed avviando così tutta la struttura all’inevitabile, successivo dissesto.

L’intreccio di ambienti finanziari (e non) e lo sviluppo di operazioni che abbiamo delineato sollecitano riflessioni di più generale portata in ordine ai meccanismi sui quali si innestano operazioni finanziarie sui capitali di tipo prettamente speculativo e sul loro collegamento a centri di potere non solo economico. Sono problemi questi la cui analisi approfondita trascende l’ambito di interessi del presente lavoro; quello peraltro che appare certo è che sarebbe ipocrita chiedersi quali collegamenti e di quale natura esistano tra situazioni quali la Loggia P2 e vicende finanziarie come quelle studiate, ignoran­do o fingendo di ignorare che il legame tra le due tipologie non può restringersi a contatti accidentali ed interessati tra ambienti al margine della legalità, ma nasce sotto il segno della intrinseca e reciproca necessità.

La seconda osservazione che emerge dalla precedente narrativa è quella che è a metà degli anni settanta che sembra verificarsi la saldatura concreta ed in termini operativi del gruppo Gelli-Calvi- Ortolani. Gelli che si è battuto per aiutare Sindona, il cui tramonto è ormai inarrestabile, eredita nella sua orbita di influenza il Calvi con una scelta ed una scansione di tempi e di avvenimenti che lascia pensare più ad una successione programmata che ad una semplice coincidenza. Che tutto questo avvenga contemporaneamente alla for­mulazione del piano di rinascita democratica è argomento di rifles­sione che verrà sviluppato diffusamente nel capitolo quarto relativo al progetto politico della Loggia P2, ma che è quanto mai opportuno sottolineare già in questa sede.

L’esame delle vicende finanziarie e lo studio della loro articolazione ci mostrano inoltre la convergenza attraverso la Loggia P2, di gruppi ed ambienti disparati, portatori di interessi anche non omogenei. L’eterogeneità di tali situazioni è del resto ben rappresentata dalla composita articolazione del personale iscritto alla loggia, della quale le liste di Castiglion Fibocchi sono evidente esempio. È dato infatti rilevare come la Loggia P2 annoveri tra i suoi iscritti persone di varia provenienza, spesso anche collocate su versanti apparentemente opposti; sono così contemporaneamente nella loggia, come ha notato il Commissario Covatta, coppie di nemici celebri, come il generale Miceli e il generale Maletti e, par restare nel campo degli affari, Mazzanti e Di Donna, notoriamente avversari nell’ultimo periodo di presenza all’ENI. Soccorre a questo proposito il rilievo contenuto nel piano di rinascita democratica sulla eterogeneità dei componenti della loggia prevista come elemento connotativo dell’organizzazione. Un dato questo che ci mostra la funzione strumentale della loggia presso chi dell’operazione aveva il controllo generale, e cioè il suo Venerabile Maestro, che appunto dalla eterogeneità dei componenti traeva uno dei non secondari motivi del suo potere, in quella logica di contatti verticali tra la base ed il vertice che, come abbiamo visto, è caratteristica strutturale della Loggia P2.

La loggia stessa in questa prospettiva ci appare come una sorta di camera di compensazione, della quale sono testimonianza eloquente gli accordi finanziari di vario tipo trovati tra le carte di Castiglion Fibocchi; si comprende allora il valore che poteva assumere nel mondo finanziario un centro di mediazione di interessi diversi così costituito e così protetto e risalta appieno il ruolo che in tale contesto veniva assegnato al Venerabile Maestro della loggia.

Emblematica in tale senso è la gestione del « gruppo Rizzoli » nella quale non solo questo articolato stato di cose trova significativa ed esemplare applicazione, ma che altresì ci consente di pervenire ad alcune importanti conclusioni in ordine al rilievo politico assunto dalla loggia ed all’ampiezza di respiro dei suoi progetti e delle sue ambizioni. L’analisi dell’assetto proprietario del Corriere della Sera ci conduce a risultati conoscitivi che fugano ogni dubbio residuo sulla proponibilità di tesi di taglio riduttivo, quando si voglia comprendere e valutare nel suo significato reale un fenomeno quale quello costituito dalla Loggia P2 e dalle attività che in essa e tra­mite essa venivano progettate e gestite da gruppi e forze anche disparate, ma unificate dalla convergenza di interessi su situazioni determinate.

Il dato dell’acquisizione del Corriere della Sera nell’orbita di influenza della Loggia Propaganda denuncia una inequivocabile connotazione di rilevanza politica e letto in parallelo al dato precedentemente enucleato sull’ambiguo rapporto che lega Gelli agli ambienti dei Servizi segreti lascia intravvedere le linee generali di un allarmante disegno generale di penetrazione e condizionamento della vita nazionale. Se le ombre e le zone di ambiguità sono ancora molte, e solo in parte sarà possibile farvi luce, quello che emerge con nitida chiarezza all’attenzione dell’osservatore è che un siffatto fenomeno assurge a questione di rilievo politico primario, come altri­menti non potrebbe non essere, per il coinvolgimento di attività e funzioni non solo pubbliche in senso stretto, ma altresì rilevanti per l’interesse della collettività, secondo la precisazione contenuta nell’articolo 1 della legge istitutiva di questa Commissione.

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