Fabrizio Zani sulla bomba al palazzo in via Arnaud a Bologna

La bomba a Bologna contro l’oleificio l’ho messa io. Ho preso la macchina, la Giulia di mio padre, sono andato a Bologna e sono tornato. Ma quale strage… Ho visto dal piano terra che l’ultimo piano del palazzo era coperto da un lucernario di vetro e sapevo, come infatti è avvenuto, che lo spostamento d’aria sarebbe salito in alto e, rompendo il vetro, sarebbe fuoriuscito dal palazzo senza uccidere nessuno. Oddio, in realtà il rischio di crollo, obiettivamente, c’è stato. Infatti tornando a Milano, dopo il botto, mi ero chiesto: “E se succede qualcosa alla gente del palazzo?”. Cercai di liberarmi di quel pensiero, mettendo in campo tutto il mio cinismo superomista.

Fabrizio Zani, intervista nel libro “Il sangue e la celtica”

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