“Il torbido passato di Gianni Nardi” – L’Unità 22.09.1972

Di Gianni Nardi si è parla­to la prima volta all’indomani del clamoroso colpo di scena che portò all’identificazione del vero assassino del benzinaio Innocenzo Prezzavento, ucciso da due colpi di pistola la notte del 9 febbraio del 1967 nel chiosco che gestiva in piazzale Lotto. L’omicidio era avvenuto a scopo di ra­pina. Era stato incriminato per l’assassinio il giovane Pasqua­le Virgilio, riconosciuto, dopo molte perplessità, dall’unico testimone del delitto, Italo Rovelli; il Virgilio, al termine dell’istruttoria, venne rinvia­to a giudizio sotto l’accusa di omicidio aggravato a scopo di rapina.

Ma dodici giorni prima del processo ci fu un clamoroso colpo di scena: un giovane, Marcello Del Buono, si pre­sentò al magistrato accusando dell’assassinio un certo Rober­to, aggiungendo che egli stes­so e due suoi amici, Gianni Nardi — appunto — e Gian­carlo Esposti, appartenenti tutti e tre alla « Giovane Ita­lia », la organizzazione giova­nile fascista, fiancheggiatrice del MSI, avevano fornito l’ar­ma del delitto. Il Nardi interrogato dal giu­dice dopo le rivelazioni del Del Buono, che insisteva a parlare di traffico d’armi da parte dei tre fascisti, ammise di conoscere un certo Roberto Rapetti che venne rintraccia­to di lì a poco, nelle carceri di Forlì.
Si ebbe allora un confronto a quattro col Del Buono, il Nardi, il Rapetti e l’Esposti. Il Del Buono riconobbe nel Rapetti, il Roberto di cui aveva parlato; a sua volta il Rapetti venne riconosciuto anche da Italo Rovelli, il testimone del delitto. La corte tuttavia non die­de molto peso al riconosci­mento perchè il Del Buono era appena uscito da una casa di cura: egli morì qualche tempo dopo in circostanze mi­steriose.

Il Virgilio venne comunque prosciolto dall’accusa di omi­cidio dopo un nuovo colpo di scena, con l’avv. Pisapia che affermò davanti alla Corte di avere appreso da un clien­te, sotto il vincolo del segre­to professionale, cose tali da far escludere la responsabi­lità di Virgilio. La Corte pro­sciolse il Virgilio per non avere commesso il reato. Il Nardi, l’Esposti e il Rapetti vennero a loro volta incrimi­nati per concorso in omicidio aggravato e rapina. Il Rapetti, che intanto ave­va finito di scontare la pena cui era stato condannato per il tentato omicidio, fu sotto­posto a misure di sicurezza, e ricoverato all’istituto psi­chiatrico Paolo Pini di Mila­no. Senonché il giudice sco­pri che l’istituto non era adat­to ad ospitarlo e ordinò la sua incarcerazione a San Vittore.

Il Rapetti informato, cercò di fuggire, ma venne cattu­rato nascosto in un armadio nella sua casa di via Lorenteggio a Milano. Due giorni dopo, i carabinieri arrestarono nel­la sua villa vicino ad Ascoli Piceno, anche il Nardi. Una perquisizione portò alla sco­perta di un vero e proprio ar­senale: nella villa del Nardi si trovarono centinaia di car­tucce per fucile mitragliato­re; il Nardi venne arrestato Il Rapetti alla fine confessò di essere l’autore del de­litto di Piazzale Lotto e ac­cusò il Nardi di avergli, lui, fornito l’arma del delitto. Il Nardi è nipote di un no­to industriale; suo padre stes­so (morto da qualche anno) fu costruttore d’aerei; la for­tuna della famiglia cominciò sotto il periodo fascista. An­che l’Esposti ha un curricu­lum significativo; anche se la sua parte nella rapina dì Piazzale Lotto non risultò mai abbastanza chiara. Il 2 feb­braio del 1969 fu bloccato al­le porte di Bologna dalla po­lizia che sulla sua auto trovò una rivoltella con munizioni, una miccia al magnesio, pol­vere di alluminio e alcune « gabbiette » che costituisco­no la sicura delle bombe a mano « SRCM », cioè quelle dello stesso tipo usate In at­tentati appena precedenti, compiuti ai danni di sezioni del PCI dalle SAM (« squadre d’azione Mussolini»). Il 6 giu­gno dello stesso anno nella sua abitazione, perquisita per un attentato al palazzo espo­sizioni di Vigevano, vennero trovati ancora detonatori, ba­rattoli di polvere d’alluminio e di magnesio, di clorato di potassio e altre sostanze esplo­sive.

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