“Ancora nessun indizio certo sul feroce delitto di Cortona” – L’Unità 09.06.1974

CORTONA, 9 giugno. Quarantotto ore dopo, tutto è fermo alle 2 dell’altra notte, a quel grido strozzato “babbo mi ammazzano”. a quella tremenda pozza di sangue nella quale si è spenta la vita di Donello Gorgai. I carabinieri in due giorni di febbrili indagini non sembrano essere approdati ad alcun concreto risultato: tutte le piste restano aperte e si continua a parlare di aggressione politica, ma anche di delitto passionale. Si cercano i quattro fascisti di Arezzo che sono stati sentiti pronunciare la sera prima del delitto in un bar la frase “Adesso andiamo a fare un lavoretto a Cortona”. Ma si cercano anche dei giovani di Firenze che potrebbero sapere qualcosa degli amori e delle simpatie del giovane accoltellato.

In questo brancolare nel buio, l’unico punto fermo, per ora, è dato dai risultati della perizia necroscopica eseguita questa mattina nella camera mortuaria del cimitero a mezza costa tra Cortona e Camucia, dal prof. Barni, rettore dell’Università di Siena. Ad assistere ai rilievi i familiari avevano chiamato anche il prof. Merli, dell’istituto di medicina legale dell’Universi­tà di Roma. I periti, in sostanza, hanno affermato che è stata una sola persona armata di uno stiletto o di un pugnale a doppia lama larga tre dita e lunga almeno 30 centimetri, a colpire per ben 19 volte il giovane figlio del compagno Ferdinando Gorgai, consigliere comunale del nostro Partito. Probabilmente l’aggressione è avvenuta dopo una non breve discussione, e quando i due erano già in piedi uno di fronte all’altro. E’ infatti caduta l’ipotesi, avanzata in un primo tempo, che Donello fosse stato colpito mentre era seduto su una panchina. Dal primo esame necroscopico risulta, infatti, che tutti i colpi sono stati vibrati al petto. Non vi sono tracce di pugnalate alla schiena.

Ancora, dicono i periti, i segni lasciati dall’arma sono tutti sul lato esterno delle braccia e delle mani: di conseguenza si deve ritenere che Donello Gorgai, assalito, non si è neppure difeso. Egli probabilmente ha solo tentato di parare i fendenti, incrociando le braccia sul petto, nel tentativo di proteggere almeno il cuore. Ma il giovane studente universitario era alto un metro e 92, era prestante e quindi — dicono i periti — il suo aggressore doveva essere, ammesso che fosse realmente uno solo, alto e robusto, e comunque allenato, con muscoli elastici e con ima forza capace di immobilizzare la vittima almeno per qualche secondo. Questo fa restringere di molto il campo delle indagini. Dicono i carabinieri: “Non ci sono molte persone così e che hanno a disposizione armi del tipo di quella con la quale è stato commesso il delitto ». I colpi mortali, a quanto sostengono i medici, possono essere almeno cinque, ma quasi sicuramente è stato il primo, violentissimo, a determinare la morte dello studen­te universitario. I colpi successivi lo hanno solo finito. Oltre questa ricostruzione, e questa vaga indicazione, per ora, non si va. Il tenente Rolla, che comanda la stazione dei carabinieri di Cortona, questa notte appariva molto stanco ‘ ed anche abbastanza perplesso di fronte a questo delitto così « nuovo » per lui. « La cosa che mi stupisce è che questo delitto — mi ha detto passeggiando lungo la statale 91 il colonnello Tuminello — sia potuto avvenire in una piazza centrale, illuminata e circondata dalle case, senza che nessuno vedesse niente ».

In verità, questo è uno degli aspetti più singolari e più preoccupanti, se vogliamo, di questo delitto: « Probabilmente — ha aggiunto il colonnello che dirige il gruppo dei carabinieri della provincia di Arezzo — chi ha visto non parla perchè ha paura ».Certo – ha aggiunto il tenente — qualunque sia il movente del delitto, è un delitto che esce al di fuori dei canoni normali. E’ tutto così strano”.

In questa incertezza solo la popolazione di Cortona e di Camucia sembra avere le idee chiare. Grandi mazzi di fiori sono stati deposti stanotte dove fino a ieri c’era il segno lasciato dal sangue e dal corpo di Donello Gorgai. Capannelli di gente, che nel pomeriggio sono diventati folla, si sono radunati in piazza Sergardi a discutere: quasi tutti sono convinti che si sia trat­tato di un delitto politico e, aggiungono, commesso da qualcuno che non dovrebbe essere del posto. Se fosse stato un « locale », probabilmente avrebbe atteso Donello nella strada buia che il giovane doveva attraversare per andare dal garage a casa.

Allora è stata una vendetta « da fuori »? Tutto lascia credere di sì, anche perchè qui dicono che nessuno a Cortona poteva avercela con il giovane studente al punto di assassinarlo. I carabinieri però aggiungono: « Diciannove coltellate possono essere solo il frutto di un odio antico, radicato. Possono tuttavia anche essere il frutto di un momento di esasperazione». Questa frase riporta le indagini anche qui nella zona dove probabilmente il giovane assassi­nato poteva aver suscitato dei risentimenti profondi in qualcuno. Questo odio non ha solo spezzato la vita di Donello, distrutto la sua famiglia (il padre ieri vagava ripetendo “ Me lo hanno ammazzato sotto casa… Me lo hanno massacrato”.). ma ha sconvolto anche l’intero Paese. Tutti partecipano al lutto.

La camera ardente allestita nel negozio di fioraio che il padre di Donello gestiva a Camucia è stata oggi meta di un mesto, interminabile pellegrinaggio fatto di amore e di dolore: amore e dolore di quanti conoscevano e apprezzavano le doti di Donello. Proprio perchè la morte del giovane è diventato un fatto che ha sconvolto l’intero paese, il Comune ha deciso di far partire i funerali dalla sala comunale. Il mesto corteo si muoverà nel pomeriggio di martedì alle 16. e accompa­gnerà la salma del giovane al cimitero.

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