Carlo Maria Maggi – dichiarazioni 08.12.1982

Adr: ho preso visione del mandato di cattura nr 177/82. Intendo rispondere. Gia’ tempo prima del 19.09.82 avevo proposto al Gianniotti e a suo cognato di fare una gita a Monfalcone per andare a mangiare e per andare a trovare Guerin. Sapevo che il cognato di Gianniotti intendeva invitarci a pranzo e pertanto feci tale proposta. Il cognato non era in alcun modo coinvolto in attivita’ politiche. Veniva con noi soltanto per pagarci il pranzo e farci da autista. Cambiammo programma e decidemmo invece di andare a Colognola in quanto intendevo parlare nuovamente con Soffiati del nostro progetto di far catturare la banda Cavallini. Intendevo riferire al Soffiati che circa 15 giorni prima avevo parlato col Digilio. Preciso che gli avevo parlato un mese e mezzo prima.

Adr: probabilmente anche il viaggio a Colognola dell’ aprile lo feci col Gianniotti e forse anche col cognato di quest’ ultimo servendoci della sua macchina. Il 19.09.82 partimmo verso le 10 da piazzale Roma. Eravamo in tre, io, Gianniotti e mio cognato. Commentammo l’ arresto di Bressan, ma non particolarmente.

L’ imputato quindi soggiunge di non aver parlato di tale arresto col Gianniotti, afferma che Gianniotti era neurolabile e dichiara di non aver ritenuto percio’ opportuno di impressionarlo.

Prendo atto che dall’ intercettazione di una telefonata da me effettuata chiamando tale Barbaro Giorgio emerge che la notizia dell’ arresto del Bressan avrebbe provocato al Gianniotti una “diarrea” (tlf h. 20,12 del 23.09.82). Puo’ darsi che abbia parlato dell’ arresto del Bressan al Gianniotti pero’ “senza insistere”, in modo discorsivo.

Adr: durante il viaggio abbiamo parlato di argomenti che non ricordo, probabilmente pero’ anche dell’ arresto di Bressan. Durante il ritorno prestavo attenzione alla radiocronaca di “Tutto il calcio minuto per minuto” e dormicchiavo. Arrivammo alla trattoria verso le 12. Mangiammo quasi subito e finimmo verso le 13 circa, rettifico facendo presente che iniziammo a mangiare dopo circa mezz’ ora.

Adr: nella sala c’ era una comitiva di Verona. Ritengo che fosse proveniente da tale citta’ in quanto parlavano dialetto veronese.

Adr: solo dopo il pranzo dissi al Gianniotti e al cognato di allontanarsi facendo loro presente che avevo da trattare affari personali col Soffiati. Li feci aspettare circa venti minuti. Ripartimmo da Colognola verso le quindici. Fra le 17 e le 18 eravamo giunti a Venezia.

Adr: la vettura del cognato di Gianniotti e’ una toyota colore verdino tipo berlina e non fuoristrada. La conoscevo per esserci salito gia’ un’ altra volta.

Adr: parcheggiammo nella piazza della chiesa. Piu’ prossimo alla trattoria vi era uno slargo adibito a parcheggio che era gia’ completamente occupato. Quando venne il cognato di Bressan la comitiva di veronesi non c’ era piu’. Tenendo conto di quanto ora detto, devo rettificare gli orari sopra riportati nel senso che sicuramente feci attendere il Gianniotti ben piu’ di venti minuti perche’ dovevo attendere l’ arrivo di Casanova che tardo’ all’ appuntamento.

Adr: mentre mangiavamo, Soffiati mi disse riservatamente che sarebbe venuto Casanova, che era inferocito con lui. Io avrei dovuto cercare di calmarlo.

Adr: Casanova accusava Soffiati di avere provocato l’ arresto di Bressan. Io avrei dovuto cercare di tranquillizzarlo usando la mia autorita’ di medico.

Adr: l’ incontro con Casanova non duro’ piu’ di mezz’ ora. Spiegai al Casanova che Bressan era venuto da me a ritirare gli indumenti per Digilio e che, avendo visto sulla mia scrivania delle pallottole per tiro a segno, me le aveva chieste. Naturalmente cio’ non rispondeva a verita’. Era una versione dei fatti ideata da Soffiati al fine di tranquillizzare Casanova. Questi mi disse inoltre che era preoccupato per del materiale trovato presso il Bressan, mi parlo’ di timbri contenuti in una borsa. Non sapevo che Soffiati avesse dato queste cose a Bressan, ne sentii parlare per la prima volta dal Casanova.
Se ne parlo’ solo incidentalmente in quanto Casanova aveva tirato fuori questo argomento per rendere evidente ed avvalorare la sua preoccupazione. Ma l’ oggetto principale del colloquio era il mio tentativo di rassicurare il Casanova circa l’ arresto di Bressan. La famiglia di Bressan era una potenza a Colognola ed il Soffiati temeva che inimicandosela avrebbe potuto andare incontro a conseguenze spiacevoli di carattere economico.

Adr: prendo atto che a seguito di una iniziativa del difensore di Bressan, questi successivamente al suo arresto modifico’ l’originaria versione dei fatti. Raccomandai a Soffiati di far sapere all’ avvocato di invitare il Bressan semplicemente a dire il vero.

Ad dif r: non sapevo neppure l’ esistenza dei timbri e dei documenti di cui mi parlo’ Casanova. Non mi importava niente della destinazione che Casanova intendeva dare a queste cose.

Ad pm r: non mi pare che nella trattoria di Soffiati si sia parlato col Casanova degli oneri relativi alla difesa di Bressan e dei difensori cui affidarla.

Adr: nel momento in cui avvenne il colloquio che ebbe luogo nella sala da pranzo, nella trattoria non c’ era piu’ nessuno.

Adr: terminato il colloquio io e Casanova ci allontanammo insieme, o forse si allontano’ prima lui precedendomi di un attimo. Raggiunsi quindi il Gianniotti e suo cognato e tutti e tre insieme passammo a salutare Soffiati e sua moglie e a bere un bicchiere.

Adr: durante il pranzo mangiammo tagliatelle con piselli ed una grigliata, bevemmo del vino rosso.

Adr: prima del pranzo Soffiati mi presento’ delle persone di cui non ricordo il nome, si trattava di suoi amici. Non ricordo di avere incontrato un commercialista.

Adr: Soffiati conosce Gianniotti come avvocato.

Adr: ricevo lettura della trascrizione di una lettera del 03.05.82 da me inviata a Soffiati. La riconosco come mia.

Adr: Rauti era stato ad Abano Terme per una conferenza sul turismo, intendevo parlargli del rilancio della corrente rautiana nel veneto e a Venezia in particolare. Io stesso appartengo alla corrente di rauti, che intendevo contribuire a rilanciare soprattutto al fine di avvicinare la “nuova destra”. Credo che la nuova destra faccia capo a Tarchi Marco.

Adr: gli “amici che tu sai”, cui faccio cenno nella lettera, sono Gianniotti, Barbaro e mio figlio. Di costoro solo Gianniotti venne con me a Colognola ai colli.

Adr: sono stato a Colognola col Gianniotti tre o quattro volte, sempre da Soffiati.

Adr: quando faccio riferimento ad un gruppo di giovani che si sarebbe avvicinato a noi, intendo parlare dei coniugi Tonini residenti a Venezia e di tale Held, persona impegnata nel settore della pubblicita’. Nei contatti con queste persone lavoravo insieme a Barbaro. Con queste persone costituimmo il GRE, gruppo di ricerca ecologica. I coniugi Tonini e Held consideravano tuttavia il Msi sorpassato ed inutile e facevano proprio il modo di pensare della nuova destra italiana. Secondo me la nuova destra italiana si ispira a sua volta alla nuova destra francese. Fu il direttore dell’”uomo libero”, persona che abita a Laveno e che io incontrai a Pallanza, a dirmi che la nuova destra francese e’ legata alla massoneria.

Adr: quando nella lettera parlo di “noi”, intendo far riferimento al gruppo rautiano di Venezia di cui faccio parte con barbaro.

Adr: non ricordo i nomi degli “elementi trentenni” che affermo essere stati da noi avvicinati. In proposito dichiaro che avevo dato delle copie della sentinella al Paolucci. Questi avrebbe dovuto darle a queste persone ed invitarle ad una riunione. I nomi di costoro dovrebbero essere noti al Paolucci.

Adr: nella lettera che mi e’ stata letta comunico a Soffiati che mio nipote ha rotto i ponti con terza posizione e che pertanto questi non sa nulla delle vicende di Terza Posizione. Cio’ era accaduto subito dopo Pasqua, cosi’ almeno credo.

Adr: prendo atto che ella sta leggendo la trascrizione della mia lettera 03.05.82 effettuata da un agente del Sisde su autorizzazione del Soffiati. Non sapevo che Soffiati avesse mostrato a qualcuno la mia lettera. Soffiati e’ un “parafango”, cioe’ una persona che non si è comportata correttamente nei miei confronti. Pensavo che Soffiati avesse rapporti con i CC, non con il Sisde. Scrissi questa lettera per trasmettere a Soffiati l’elenco degli abbonati della “Sentinella d’ Italia”. Tale elenco serviva a Soffiati per controllare se alcune persone da lui segnalate avevano rinnovato l’abbonamento.

Adr: prendo atto che dalla telefonata da me effettuata alle 20,02 del 23.09.82 risulta che ho raccomandato a Ferrarese Maria Grazia, madre di Ferrarese Nicola, di far sparire da casa le cose “strane”. Intendevo con cio’ esortarla a far sparire pubblicazioni di Terza Posizione.

Adr: prendo atto che Gianniotti asserisce che lo avrei portato in giro con me al fine di usarlo come “copertura”. Cio’ non corrisponde a verita’. Portavo con me Gianniotti sia perche’ non mi piace viaggiare da solo, sia perche’ questi contribuiva generosamente alla spese dei nostri spostamenti. I pranzi venivano pagati quasi sempre dal Gianniotti, spesso anche la benzina. D’altrone io lo curavo gratis.

Adr: non partecipai alla riunione celebrativa del solstizio 1981 svoltasi nella trattoria di Soffiati. C’ era molta neve ed ero solo. Non so percio’ chi abbia preso parte a tale incontro.

Adr: in ordine ai tre biglietti sequestrati al Bressan, mi riporto alle dichiarazioni gia’ rese al PM.

Adr: non sapevo nulla dei detonatori, se non quanto riferitomi dal Paolucci e successivamente dal quaderni. Scrivevo al Digilio con uno di tali biglietti, per avere la conferma dell’ esistenza o meno dei detonatori e per venire a sapere se Digilio era coinvolto in questa vicenda, per riferirlo poi a Soffiati che a sua volta avrebbe interessato una qualche autorità.

Adr: ricevo parziale lettura della trascrizione di una telefonata effettuata alle ore 11,25 del 28.09.82. Parlando dell’ “amico” intendevo probabilmente riferirmi a qualche infermiere. Il quaderni lo vidi in ospedale un mercoledì per caso.

Adr: io e quaderni ci diamo del “lei”, l’ho visto tre o quattro volte in vita mia, soprattutto al tiro a segno. Non l’ ho mai incaricato di portare un pacchettino in ospedale.

Ad dif r: Paolucci non mi disse da chi aveva appreso dell’ esistenza dei detonatori seppelliti nel tiro a segno. Me ne parlo’ in quanto erano imminenti dei lavori di scavo ed ho avuto l’ impressione che avesse paura che venissero trovati.

Ad dif r: risposi a Paolucci che se avesse trovato i detonatori avrebbe dovuto buttarli in acqua.

Ad pm r: non mi fidavo molto dell’ ambiente veneziano e cosi’ quando venni arrestato per la prima volta non informai nessuno della mia intenzione di cooperare in qualche modo alla cattura di Cavallini.

Adr: ero effettivamente preoccupato allorche’ seppi dell’ arresto di Bressan, temevo il ritrovamento dei bigliettini, in quanto si prestano ad essere intesi in modo a me sfavorevole.

Adr: non presi nessuna cautela contro tali possibili interpretazioni. Speravo che Bressan se li fosse mangiati.

Adr: anche quando Bressan venne arrestato non ero sicuro che dei contatti tra Digilio e Cavallini. E’ questa la ragione per cui non informai di cio’ Soffiati (…).

L.c.s. ­

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