Paolo Aleandri – dichiarazioni 01.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 08.08.90 e in data 18.11.91. In breve mi il Semerari procuro’ un contatto con la banda della Magliana, in particolare con Giuseppucci. Lo scopo di questo contatto era la comunicazione di notizie utili per eseguire sequestri di persona.
Il nostro rapporto con la Magliana in realta’ non ebbe significativi sviluppi in quanto si segnalo’ soltanto una persona contro la quale organizzare un sequestro, tale Sparaco Spartaco, ma la cosa non ebbe seguito ed il Giuseppucci disse che questo nome gli era gia’ stato segnalato anche da altri. Nel contesto di tali rapporti accadde invece che il Giuseppucci, nel periodo in cui temeva la pressione delle forze dell’ ordine sui componenti della banda, mi chiese di custodire una sacca contenente varie armi lunghe e corte. Io accettai, ricevetti il borsone di armi e lo affidai a Iannilli Italo, il quale aveva in custodia tutte le armi del gruppo. Lo Iannilli era un custode “cieco” nel senso che consentiva a tutti noi del gruppo di prelevare le armi che di volta in volta ci servivano. Accadde cosi’ che anche le armi del Giuseppucci vennero consegnate a qualcuno ed in particolare andarono disperse. E’ passato moltissimo tempo dal momento dei fatti, tuttavia mi pare di ricordare che parte di queste armi andarono a Maresca Pupetta. Riflettendo con piu’ attenzione sulla circostanza, mi sembra che il borsone ebbe diversi passaggi di mano. Dallo Iannilli passo’ a Rossi Mario, poi a Macchi Lele e Iannilli Marcello e quindi una parte delle armi, su richiesta del Semerari, ando’ alla Maresca. Non ho un ricordo vividissimo di questa situazione che peraltro ho gia’ riferito in epoca piu’ prossima ai fatti.

Adr: la richiesta delle armi per la Maresca provenne certamente da Semerari, De Felice e tale Parigoni. Nel frattempo il Giuseppucci aveva richiesto indietro il proprio borsone di armi. Presi tempo ma le richieste si fecero sempre piu’ insistenti. Ad un certo punto anche Scorza Pancrazio mi disse che aveva ricevuto pressioni dal Carminati perche’ restituissi queste armi. Il Carminati – che non ho mai conosciuto di persona – a dire dello Scorza – aveva un rapporto diretto col Giuseppucci e con il suo ambiente, prova ne sia che il nome di Sparaco Spartaco era gia’ stato fatto – dal Carminati al Giuseppucci. Appresi poi che un tale di nome Vittorio, che aveva fornito a me indicazioni dello Sparaco, aveva dato indicazioni anche al Carminati. Cio’ l’ ho appreso dallo stesso Vittorio. Il padre di Vittorio, persona della quale non ricordo il cognome, aveva una pelletteria in via XX Settembre. Questo Vittorio comunque e’ gia’ stato arrestato e processato per detenzione di armi provento di una rapina commessa dai Nar. Dovrebbe trattarsi della rapina all’ omnia sport. A queste pressioni segui’ poi il mio sequestro, che ebbe luogo con le modalita’ che ho gia’ riferito. Come ho gia’ detto venni rimesso in liberta’ alla stazione di Trastevere in cambio di alcune armi che provenivano dalla nostra dotazione. Si trattava di due mitra Mab, di due bombe a mano tipo ananas e di armi corte.

Adr: i due mitra erano modificati, con le modalita’ che ho gia’ dettagliatamente descritto prima ancora che mi fosse mostrata la fotografia del mitra rinvenuto sul treno Taranto Milano, foto della quale ho riconosciuto una delle due armi. I due mitra facevano parte della dotazione di Ordine Nuovo gia’ prima ancora del 1976, anno in cui entrai nell’ organizzazione predetta. Calore sa certamente l’ esatta provenienza di tali armi. Io so solo che mi furono date da Fachini al tempo in cui costui provvide alle prime esigenze di armamento del nostro gruppo. Anche la mia Browning mi era stata affidata dal Fachini nelle stesse circostanze.

Adr: per quanto ne so i due mitra erano stati modificati in veneto, mi pare a Padova. Ho conosciuto molte persone del gruppo veneto, ma il nome di Digilio Carlo non mi dice nulla. Ricordo ce il Fachini associava una persona da lui soprannominata “il palombaro” a questioni di esplosivi e di armi. Il Fachini mi parlo’ inoltre di un laboratorio, sempre in veneto, particolarmente attrezzato per la riparazione e la modifica di armi. Il “palombaro” , invece, era la persona che secondo il Fachini aveva il compito di prelevare esplosivi dal laghetto sempre in Veneto.

Letto confermato e sottoscritto

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