Verbale di Licio Gelli e Lino Salvini 28.09.1976 reso ai giudici Vigna e Pappalardo

Sono comparsi Lino Salvini e Licio Gelli già qualificati in atti. In riferimento alle richieste rivolteci dalle SSVV a seguito della convocazione del 20 settembre 1976 produciamo:
Gelli Licio n. 1 promemoria nonché 2 elenchi, documenti che sottoscrivo. Un elenco si riferisce a quanto indicato alla pagina n. 2 della memoria, lettera B, penultimo capoverso. L’altro elenco si riferisce a quanto indicato a pagina 3 della memoria, lettera D. Con riferimento a quest’ultimo elenco mi riservo di indicare il luogo di residenza per le persone per le quali esso non compare per l’elenco stesso.
Il prof. Lino Salvini produce un promemoria costituito da n 4 fogli dattiloscritti dei quali 2 solo parzialmente; n 4 elenchi il cui contenuto trova esplicazione nella memoria. Tali documenti vengono da me sottoscritti. Per l’elenco in cui sono indicati unicamente i nomi senza gli indirizzi mi riservo di indicare gli indirizzi stessi. Consegno, inoltre, due volumi, uno intitolato “Antichi doveri- Costituzione – Regolamento” e l’altro “1975 – List of Lodges”. Mi riservo di fornire alle SSLL le ulteriori documentazioni che mi vengono ora richieste, e cioè l’elenco degli appartenenti alla loggia “Lira e Spada”.

A domanda rivolta al professor Salvini risponde:
“Nessuno degli appartenenti alla vecchia loggia P2, dopo la sua demolizione, è passato alla mia memoria, e cioè un massone a memoria è colui che viene iniziato dal gran maestro e non entra a far parte della istituzione e viene tramandato da gran maestro a gran maestro solo a memoria”.
A domanda rivolta a Licio Gelli risponde:
“Durante il periodo in cui ho svolto l’attività di segretario organizzativo della P2 non ho mai iniziato nessuna persona. Tutti gli iscritti sono stati iniziati dal gran maestro”.

A questo punto viene licenziato il professor Salvini ed il Gelli a domanda risponde:
“Effettivamente in occasione della precedente convocazione del 20 settembre 1976 e nella quale mi riservavo di produrre gli elenchi oggi consegnati, feci come appartenente a tale loggia P2 il nome di certo Tilgher, aggiungendo che era un giornalista molto anziano residente a Roma, che non aveva versato le quote e che mi aveva scritto dicendomi che non aveva possibilità di versarle. Si è trattato di un mio equivoco. Infatti la persona cui mi riferivo è tale Tripepi Aurelio che abita a Reggio Calabria e che in data 6 luglio 1975 mi scrisse una lettera con la quale mi inviava regolarmente con assegno bancario la quota dovuta. Insisto nel dire che non conosco nessun Tilgher giornalista e, comunque, nessuna persona che abbia tale nome”. Richiesto dalle SSVV come io sia potuto cadere in tale equivoco rispondo: “non so dire, ritenevo che l’autore della lettera che produco fosse questo Tilgher e invece successivamente mi sono accorto dell’errore”. Chiestogli se pur senza conoscere alcun Tilgher abbia mai sentito e o letto questo nome risponde: “E’ uno dei tanti nomi che si legge sui giornali, ma che non suscitava in me alcun interesse, per cui non so come mai il suo nome compariva sulla stampa”.
ADR “Dopo l’arresto dell’avvocato Gianantonio Minghelli ho avuto occasione di incontrare più volte, anzi due o tre volte, il padre generale Minghelli. In occasione di tali incontri il generale Minghelli ha sostenuto sempre che suo figlio era completamente estraneo alle accuse a lui mosse e per le quali era stato tratto in arresto. Si mostrava rammaricato per il fatto che il gran maestro Salvini in un’intervista lasciata ad un giornale aveva definito il figlio come pecora nera, mentre egli sosteneva l’innocenza completa del figliolo. Proprio in occasione di tale incontro io mi arrabbiai e gli dissi che lui poteva dire tutto quello che voleva ma che il figlio era in carcere da 5 o 6 mesi e che io per colpa sua stavo passando le pene dell’inferno. So che il generale Minghelli, perché egli ce l’ha detto più volte, che dopo il suo collocamento in pensione frequentava lo studio del figlio collaborando nel suo lavoro. Anzi diceva soltanto che stava nello studio del figlio e che ci stava anche la figlia e la nuora anch’esse avvocatesse”.
ADR “La guardia notturna per cui mi servo per la vigilanza della mia villa è tale Pierini, di cui non ricordo il nome di battesimo, ex carabiniere, che mi venne segnalato dal colonnello Mazzei che allora comandava il gruppo carabinieri di Arezzo all’epoca dell’assunzione del Pierini stesso, e cioè intorno al 1969. Come ho già detto nella mia precedente dichiarazione per la sorveglianza della villa, anche in occasione da parte di personalità italiane e straniere, mi sono servito occasionalmente del Pierini, e solo di sera. Non mi sono rivolto ad altre persone, né ho detto al Pierini di servirsi della collaborazione di terze persone”.

tanassi

ADR “Il Miceli, generale, fu iniziato alla massoneria prima che andasse al SID. Egli fu da me conosciuto intorno al 1968-1969 durante un ricevimento dato, penso, dal Comiliter di Roma. Si trattò di un incontro casuale e non ricordo esattamente chi mi abbia presentato. Successivamente ebbi altri contatti con il Miceli ed in seguito gli proposi l’ingresso nella massoneria che egli accettò anche perché un suo nonno era stato massone. Il Miceli venne iniziato formalmente dal gran maestro Salvini. Mi pare che durante lo stesso periodo il Miceli aveva posto la sua candidatura alla direzione del SID. Tale circostanza era nota anche al generale Siro Rosseti mio amico ed anche lui membro della loggia P2. Il Rosseti mi fece presente che il generale Miceli era un ottimo elemento e che meritava da parte nostra di appoggiare la sua candidatura alla direzione del SID. In quel tempo ministro della Difesa era l’on. Tanassi ed io ero amico del suo segretario dottor Palmiotti. Mi recai da quest’ultimo e raccomandai il Miceli per la designazione a capo del SID. Il Palmiotti non era massone, era soltanto un mio amico personale”.

L.C.S.

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