Napoli Gianluigi – dichiarazioni 28.10.1985

Prendo atto della nomina a difensore d’ ufficio dell’avvocato Giusti Mauro e della facolta’ di non rispondere alle domande. Dichiaro di voler rispondere rinunciando alla presenza del difensore avvertito e non presente.

– Premetto che nel procedimento penale iniziato a Bologna contro di me per banda armata e associazione sovversiva sono stato scarcerato per mancanza di indizi dall’ AG di Roma cui gli atti furono trasmessi per competenza. Non so quale esito abbia avuto il relativo procedimento non ho difficolta’ ora a parlare dei fogli d’ ordine di Ordine Nuovo che furono rinvenuti nella mia abitazione. Premetto che per il possesso dei documenti suddetti ho subito anche un procedimento penale a Rovigo per ricostituzione del partito fascista, procedimento per il quale sono stato assolto con sentenza passata in giudicato. La storia dei fogli d’ordine e’ la seguente:

Da diverso tempo io ero in una posizione critica nei confronti dell’ ambiente che definisco “la vecchia destra” . Con tale termine definisco persone appartenenti all’ area dell’ estrema destra per eta’ e condizione distanti da me, tra i quali indico Fachini, Signorelli, Freda, De Felice, Semerari, ecc… Infatti, dopo la strage di piazza Fontana, si diffuse nel nostro ambiente il convincimento che in qualche modo a tale strage avessero partecipato proprio quegli elementi della vecchia destra suddetta, facenti parte del gruppo padovano – veneto.
Poiche’ in tale gruppo, l’ unico operativamente in grado di organizzare attentati dinamitardi era, per quanto a mia conoscenza, il Fachini ritenevo che proprio Fachini dovesse essere ritenuto uno dei responsabili della strage di piazza Fontana. A Rovigo i contatti con Fachini erano tenuti soprattutto da Melioli, il quale poteva essere definito una specie di figlio putativo del Fachini. Per tale motivo a piu’ riprese, parlando con Melioli, tanto io che Frigato, mio intimo amico, esprimemmo riserve sulla persona di Fachini e sul ruolo dallo stesso svolto negli ambienti di destra, posto che era ormai opinione diffusa e certezza soggettiva di tutti noi che Fachini fosse anche legato ad ambienti dei Servizi Segreti. In particolare si diceva da piu’ parti e lo stesso Melioli non l’ ha mai smentito, chei contatti con Fachini erano mantenuti dal capitano Labruna.

A questo punto, stante l’ ora tarda, ore 14,1o, l’ ufficio sospende l’ atto. Si da atto che il pm dr Mancuso Libero si allontana, unitamente al dr Dardani. Alle ore 15,00 il presente atto viene ripreso.

– Melioli difendeva Fachini e sulle stragi diceva che si era trattata di una conseguenza non voluta, mi riferisco a piazza fontana, posto che Valpreda era veramente l’ esecutore nel senso che aveva collocato la borsa, ma che l’ orario poteva essere quello di chiusura, mentre qualcuno aveva spostato il timer facendo esplodere l’ ordigno quando la banca era ancora aperta. Quello che e’ singolare del nostro ambiente e’ che intorno alle stragi non e’ stato mai possibile fare chiarezza, almeno a livello di semplici militanti di base come me, perche’ ogni qualvolta se ne parlava ci veniva detto o che si trattava di cose estranee al nostro ambiente, oppure, quando non si poteva negare l’ evidenza della implicazione di qualcuno della vecchia destra, di oscure manovre dei servizi segreti.
In ogni caso, proprio a causa di questa frattura ideologica che si era determinata tra me e Frigato ed il Melioli proprio sulla sua posizione di delfino di Fachini, il Melioli mi disse che ormai si era voltata pagina e mi forni’ i fogli d’ ordine pregandomi di leggerli e di farli leggere anche agli altri e poi restituirglieli. Per tale ragione li conservai anziche’ distruggerli. Secondo Melioli i fogli d’ ordine rappresentavano una posizione del tutto nuova della organizzazione rispetto a precedenti posizioni di tipo golpista e di collusione con i servizi. Peraltro dovetti rendermi conto che questa era una semplice petizione di principio non corrispondente alla realta’ per i motivi che ora cerchero’ di spiegare.

Va detto per inciso che quando parlo di dissensi e contrasti e chiarimenti, nei confronti delle posizioni di Melioli e di Fachini, intendo posizioni che io non ho mai osato esprimere in maniera troppo netta, ma solo per sfumature ed accenni, poiche’ debbo dire che in caso contrario avrei corso gravi rischi. Pertanto non ho mai avuto il coraggio di dire esplicitamente che li ritenevo implicati con i servizi segreti ed in strategie occulte, anche quando lo pensavo sulla base di elementi abbastanza fondati. Quanto alla redazione dei fogli d’ ordine non mi fu’ detto chi li aveva redatti, ma so che venivano da Fachini ed esprimevano i punti di vista di Fachini e dell’ ambiente Romano con cui Fachini era in collegamento. Tanto aveva fatto capire il Melioli stesso. Del resto ai miei occhi la mano era riconoscibilissima in tutta la parte relativa alle disposizioni di sicurezza per i militanti di cui Fachini era un maniaco cultore. Peraltro ad onta delle posizioni nuove che sulla base dei fogli d’ ordine avrei dovuto cogliere, nell’ambiente, non mi sembro’ che la situazione fosse cambiata.

Infatti poco dopo vi fu’ una campagna di attentati a Roma la cui gravita’ richiamo’ la mia attenzione. Gli attentati furono rivendicati con la sigla Mrp. Alla mia richiesta di informazioni Melioli mi fece capire, senza darmi particolari, che si trattava di “roba di destra” . Melioli mi fece anche capire che la fonte delle informazioni era Fachini ma che a lui stesso Fachini non aveva dato molti particolari, anzi nessuno. Mi pare che Melioli disse queste parole: “mi tratta come un ragazzino” .

In ogni modo ai miei occhi questi attentati rappresentavano la smentita piu’ evidente delle affermazioni che vi erano state sull’ esistenza di una svolta nella strategia per la vecchia destra. Aggiungo poi che anche a Rovigo sono avvenute cose che mi confermarono in tale convincimento. Riferisco, al riguardo: Innanzitutto su alcuni attentati, che sicuramente sono riferibili alla destra, non perche’ io abbia elementi precisi da offrire, ma perche’ gli obiettivi scelti ed il contesto complessivo non lasciano alcun dubbio, ebbi modo di formulare riserve sulla limpidezza di comportamento di chi li aveva progettati ed eseguiti.
Tali attentati, nei quali ricomprendono: Due attentati verificatisi “nella notte dei fuochi” , verso la meta’ del gennaio ‘79, ricordo che io ero in carcere in isolamento, uno alla questura e uno alla sede della Democrazia Cristiana; un attentato al 06.02.80 alla camera del lavoro, furono eseguiti innanzitutto all’ insaputa mia e di Frigato, come di altri ragazzi di destra di Rovigo, pur sapendo che saremmo stati sospettati ed inquisiti per tali attentati.
Inoltre gli stessi furono organizzati e decisi senza che a noi di Rovigo fosse data la possibilita’ di discutere sulle finalita’ e sugli obiettivi che si volevano raggiungere.

Infine la decisione di inserirsi in una campagna di attentati progettati dall’ autonomia, presupponeva conoscenza dei programmi degli autonomi da parte di chi aveva deciso tale inserimento, finalita’ di provocazione estremamente ambigue e tali da non poter essere accettate perche’ comunque giocate sopra le nostre teste. A livello personale mi trovavo poi nella scomoda situazione di essere amico di tale Rimbano esponente dell’ autonomia, sicche’ tutti pensavano a me come collegamento di tale provocazione. Per tali motivi chiesi conto al Melioli degli attentati suddetti, ricevendo inizialmente, com’ era costume del Melioli, la risposta consueta: “io non so nulla” .
Soltanto in seguito, e quando per motivi inoppugnabili (volantini degli autonomi, messa in stato d’ accusa del Rimbano da parte dell’ autonomia come possibile relatore) fu’ dimostrato che gli attentati in questione erano da iscrivere alla destra nella logica di una campagna di provocazione, Melioli, sia puro il modo allusivo e mai esplicitamente, ammise che la cosa che ci riguardava e fece capire che l’ organizzazione risaliva alla destra.

Poiche’ era impensabile che a Rovigo potessero realizzarsi attentati di quel genere senza il consenso di Fachini ai miei occhi cio’ rappresento’ una prova inoppugnabile che quest’ ultimo vi fosse implicato. Cio’ rafforzo’ i miei sospetti sulla posizione di Fachini, soprattutto per la oscurita’ delle sue azioni. In secondo luogo gli stessi rapporti intrattenuti da Melioli con Fachini, non mi andavano bene perche’ noi sostanzialmente noi subivamo, senza alcuna possibilita’ di controllo, ordini e decisioni che non avevo modo di comprendere nelle reali motivazioni. Per queste ragioni, mi sono sempre mantenuto ai margini dell’ organizzazione, anche se ho sempre sfumato i motivi di perplessita’ poiche’, come ho detto, un’ aperto contrasto sarebbe stato pericoloso. Di quanto dico e’una riprova il fatto che dopo la mia uscita dal carcere non ho piu’ avuto alcun ruolo, anche se, per non avere mai detto nulla sui documenti trovati in mio possesso, ero stato molto apprezzato e definito persona affidabile. Approfittando del fatto che il mio amico Frigato era latitante, fui richiesto di assistere dei latitanti, cosa a cui mi sono rifiutato.
Cio’ raffreddo’ i rapporti con tutti. Fu’ Frigato a chiedermi per telefono di aiutarlo, ma s’ intende che egli non parlava solo per se, ma per molti altri; io, che ricevetti tale proposta quando ormai ero uscito dal carcere – novembre 1981 – rifiutai in quanto non volevo avere piu’ rapporti con l’ ambiente eversivo. Ricordo che durante la mia detenzione ho avuto modo di parlare con Fachini Massimiliano nel carcere di Belluno. Egli mi disse che era stata una “cazzata” tenere in casa i fogli d’ ordine, ma comunque mi rassicuro’ dicendo che avevo fatto bene a tacere, anzi cio’ era sottinteso perche’ per lui e’ addirittura ovvio, e che non dovevo preoccuparmi perche’ non potevano esserci conseguenze troppo gravi.
L’ unico problema era che in tutta Italia quello era l’ unico esemplare che fosse mai stato rinvenuto e che senz’altro ne era rimasta una traccia mentre sarebbe stato meglio se non fosse rimasta alcuna documentazione sui programmi dell’ organizzazione.
Fachini nell’ occasione si dimostrava anche molto fiducioso sulla sua posizione processuale poiche’ la scarcerazione gia’ avvenuta o imminente di De Felice e Semerari veniva da Fachini interpretata come un elemento decisivo a suo favore in sostanza egli diceva: se liberano loro liberano anche me. Ricordo invece che il suo ottimismo scomparve quando ricevette la comunicazione giudiziaria per la strage di Bologna. Io credo che egli avesse avuto gia’ da tempo tale comunicazione ma non l’ aveva detto a nessuno. Ad un certo punto, confidandosi con me, mi disse di essere stato incriminato per la strage di Bologna e che a tutti i costi volevano fargliela pagare. Sulla provenienza dell’ esplosivo usato per fare attentati, so quello che mi veniva detto da Melioli il quale, nelle sue solite forme allusive ed ambigue, mi fece capire che era Fachini a disporre di esplosivo, che proveniva dal recupero di munizioni militari. Bisogna tenere presente, a tale proposito che Melioli, quando parlava di cose di Fachini, diventava estremamente cauto, perche’ era terrorizzato all’ idea, di contravvenire agli ordini di sicurezza che lo stesso impartiva.
Durante la mia detenzione ebbi modo anche di conoscere Scarano Pierluigi che era legatissimo a Signorelli. Egli era in profonda crisi ideologica perche’ aveva scoperto troppi intrighi e cose strane nella destra. La batosta piu’ grave egli la ricevette quando si diffuse la notizia che Signorelli aveva partecipato ad una cena anzi a varie cene con Gelli e uomini della P2.
Si diceva anche che a una di queste cene avesse partecipato come uomo di fiducia di Signorelli, Fioravanti Valerio. La notizia veniva da qualificate fonti carcerarie dell’ ambiente romano che era in stretto contatto con Scarano e con Sica Ulderico, anche lui con me detenuto a Mantova. Si che fu proprio Sica, assai amico di Calore a darci la notizia di cui sopra. Per meglio dire io assistetti a una discussione tra Sica e Scarano avente ad oggetto le cene di Signorelli con uomini della P2.

A seguito di cio’ Scarano mi disse che la cosa lo sconvolgeva ma che avrebbe dovuto aprire gli occhi fin da prima perche’ lui stesso sapeva che Semerari a casa sua faceva riunioni riservate cui partecipavano uomini dei servizi segreti, l’ ex procuratore della Repubblica di Roma De Matteo e personaggi della massoneria, tali riunioni avevano carattere riservato e non erano aperte ad altri, anche se secondo Scarano, Signorelli intervenivano saltuariamente ad esse piu’ per rallegrare l’ ambiente con la chitarra che non per decisione ai progetti che in tali riunioni venivano discussi. Questo era almeno quello che mi diceva Scarano, che, come ho detto cercava in ogni modo di giustificare Signorelli per affetto verso di lui.
Attraverso questi elementi, in parte come si e’ visto acquisiti durante la mia detenzione, ed in gran parte fondati su ricostruzioni logiche successive ad elementi a mia disposizione, mi sono formato il convincimento che nell’ ambito della destra abbia operato una struttura occulta rispetto anche alla maggior parte dei militanti e dotata di una progettualita’ politica oscura, oltre che legata agli ambienti dei servizi segreti e della massoneria. Di tale formazione non so tracciare meglio i connotati poiche’ la mia posizione non mi ha posto in contatto se non con determinate persone nell’ ambito della citta’ dove vivo. Di tali persone ho indicato il Melioli, il Fachini, gli unici i cui comportamenti non mi sono chiari. Aggiungo che questa rappresenta la ragione di una mia sostanziale dissociazione dall’ ambiente cui pure ho appartenuto e che mi induce a rivelare quello che so. Ricordo che due anni fa, alla vigilia di natale, mi trovai a passare da Padova insieme a Melioli.

Melioli mi disse allora che potevamo approfittarne per fare gli auguri alla moglie di Fachini. In casa Fachini trovammo una persona molto alta di circa trent’ anni che veniva chiamato Cristiano (si da atto che viene esibito all’ interrogatofac-simile fotografico trasmesso per telecopier riproduzione De Eccher Cristiano nel quale il Napoli riconosce senza alcun dubbio la persona vista in casa Fachini. Allegato 1) .

In quella sede il discorso cadde sulla posizione di Fachini Massimiliano ed il Cristiano chiedeva se vi era modo di ottenere il ricovero del Fachini in una struttura ospedaliera. Parlavano di un’ affezione a un braccio e a una mano. Non mi fu detto nulla di concreto ma ebbi l’ impressione che l’ intero discorso fosse funzionale ad ottenere che Fachini fosse trasferito fuori dal carcere. Nessuno parlo’ esplicitamente di evasione, ma di assistenza. Io compresi che De Eccher parlava a nome di organizzazioni aventi lo scopo di sorreggere, durante la detenzione, i detenuti di destra. Era mio convincimento che tale organizzazione facesse capo per un verso a De Eccher e per altro verso al padre di De Francisci Amedeo. Tanto so anche perche’ tramite Zappavigna padre mi fu proposto di aderire al sodalizio versando un contributo. Io non ho aderito. So che tra le iniziative che prendono vi e’ quella di articolare una campagna di stampa a favore delle persone inquisite. So che in parte questa campagna e’ stata gia’ fatta, credo siano stati pubblicati articoli su Famiglia Cristiana.
-sui rapporti tra Signorelli, Fachini e Delle Chiaie posso dire quanto segue: Fachini e Signorelli si frequentavano ed erano in ottimi rapporti. Anzi, primi di essere arrestati, durante l’ estate 1980 Fachini ando’ a trovare Signorelli sul lago. Si seppe anche che Fachini aveva passato l’ estate del 1980 in giro con la propria roulotte. La cosa, benche’ in se normale, mi sembro’ personalmente strana perche’ non me lo vedevo Fachini, maniaco della sicurezza, girare in roulotte per i campeggi. Quanto ai rapporti con Delle Chiaie non posso dire molto. So che tanto Fachini che Signorelli avevano avuto rapporti con Delle Chaie ma che poi o realmente o in modo solo apparente avevano interrotto i loro rapporti almeno a partire dal 1977 – 1978.

– Gli uomini piu’ legati al Fachini erano, oltre a Melioli, Cavallini, altro suo figlio putativo il quale tra l’ altro era stato preparato militarmente da Fachini, oltre che sistemato durante la sua latitanza; Raho che peraltro ho sentito dire si sia distaccato gia’ prima della strage di Bologna per motivi ideologici, anche se era rimasto amico di cavallini col quale ha continuato ad agire. E certo Roberto detto, il “pellicciaio” , persona cosi’ chiamato perche’ faceva il pellicciaio a Padova, il quale ha sposato la sorella di certa rosa, di cui non so il cognome, che risulto’ coinvolta nella attivita’ di favoreggiamento della banda Cavallini – Fioravanti all’ atto dell’ omicidio dei carabinieri di Padova. Per quanto mi risulta Fachini e’ stato segretario provinciale del Msi a Padova o forse consigliere comunale.

– Melioli si occupava della distribuzione del giornale Costruiamo l’ Azione a Rovigo.

– Melioli mi disse che vi era stata una discussione seria fra Fachini e Cavallini che aveva determinato la rottura dei loro rapporti definitivamente. Il motivo era da attribuire al fatto che Fachini rimproverava Cavallini di avere messo incinta la Sbrojavacca creando con cio’ un legame incompatibile con il suo stato di latitante e di militante rivoluzionario di destra. Cavallini non accettava queste critiche ed interruppe ogni rapporto con il Fachini.

– So che Melioli si e’ occupato di Quex, non so con quali compiti credo che commissionasse degli articoli che poi portava in tipografia.

– Poiche’ ho parlato di Fachini, voglio precisare che nei rapporti con lui prima della detenzione comune, si riducono a due incontri fugaci ed occasionali. Bisogna comprendere che Fachini e’ un maniaco della sicurezza e della compartimentazione e per nessuna ragione egli deroga alla regola di non incontrare mai persone appartenenti all’ area della destra al di fuori dei contatti programmati e con le persone a cio’ appositamente preposte.

– Effettivamente ricordo che durante la comune detenzione parlando di armi Fachini mi disse che volendo aveva la possibilita’ di modificare delle armi artigianalmente. In particolare egli aveva modificato, in passato, alcuni mitra Mab. Egli mi spiego’ che per rendere un Mab facilmente occultabile in azioni terroristiche, veniva asportato il calcio in legno e saldato direttamente sul corpo metallico un tipo di impugnatura metallica. Ovviamente non mi rivelo’ ne’ dove ne’ attraverso chi venivano compiute queste operazioni. Mi spiego’ anche che si poteva modificare la pistola Beretta calibro 9 corto, applicando una canna 7,65 . Fachini mi disse anche, e la cosa e’ notoria – che i mab sono tra i mitra piu’ diffusi sul mercato nero delle armi.

– Conosco tale Scanagatta di Rovigo, ma non risponde, per quanto io possa ricordare alla descrizione di cui all’ appunto 02.09.80 della questura di Padova e cioe’ la persona che accompagnava Fachini quando si incontro’ con Melioli. Tale descrizione corrisponde di piu’ alla persona di Roberto “il pellicciaio” , salvo il fatto che costui e’ nero di capelli.

– Per quanto io so il referente politico di Giomo, per quanto io so, era l’ onorevole Franchi di Vicenza che e’ uno dei delfini di Almirante. Quanto ai rapporti di Giomo con l’ ambiente dei Nar, prendo atto che nella lettera indirizzata a Melioli a firma franco si fa riferimento a me come uno del giro di Giomo indicato come legato ai figli di papa’ . L’ allusione ai legami di Giomo con Alibrandi Alessandro e’ fin troppo evidente ed in effetti risponde al vero che Giomo aveva da diverso tempo legami con Alibrandi, Fioravanti ed altri dei nar. Tali legami li aveva stabiliti frequentando il Fuan di Roma. In virtu’ di questi legami egli fu’ coinvolto, io ritengo suo malgrado, all’ assalto al distretto militare di Padova con Fioravanti e Cavallini. Io non ho mai fatto parte del giro di Giomo e l’ allusione contenuta nella lettera trova spiegazione nel fatto che fui arrestato con Frigato per una rapina commessa a Ferrara, fatto per il quale fummo assolti, rapina per la quale si procedette anche a carico di Giomo perche’ la sua macchina era stata notata in zona. Vista dall’ esterno evidentemente questa vicenda faceva pensare a me e a Frigato come legati a Giomo in episodi criminosi.

Letto confermato sottoscritto. ­