“Parola del Sid” – Panorama 26.06.1975 – prima parte

Siglando con una G e una A, le iniziali del suo nome, la lettera di quat­tro cartelle indirizzata al procuratore capo della Repubblica di Roma Elio Siotto, il ministro della Difesa Giulio Andreotti ebbe un momento di indecisione nonostante la sua proverbiale freddezza di nervi. Rivolgendosi a Giorgio Ceccherini, suo braccio destro da sempre, mormorò: « Qui scoppia il finimondo ».

Erano le 11 del mattino del 15 set­tembre 1974. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana un ministro in carica forniva ufficialmente alla magistratura le prove di un tentativo di colpo di Stato che avreb­be dovuto rovesciare nel sangue il regime democratico.

Le prove erano contenute in 30 cartelle accluse alla lettera, rimaste sino a oggi segrete, che narrano la storia completa di quella che nella cronaca politica degli anni Settanta e conosciuta come la congiura golpista di Junio Valerio Borghese. A dare il rapporto ad Andreotti era stato il generale Gian Adelio Maletti, capo dell’ufficio D del Sid, una sezione del con­trospionaggio composta da 13 uomini guidati dal capitano dei carabinieri Antonio Labruna.

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Nella lettera che accompagnava il documento, Andreotti era esplicito. Confermava la gravità dei « temuti fatti », sollecitava un intervento massiccio della magistratura contro i congiurati i cui nomi figuravano nel rapporto del servizio segreto, anche se « pur avendo criticamente selezionato le notizie acquisite, il Sid non poteva assumere la garanzia di corrispondenza al vero ». E concludeva consigliando gli organi di polizia giudiziaria a « verificare e sviluppare autonomamente » gli « indizi » raccolti dal Sid. Battute in bella copia con una macchina dai grandi caratteri, le 30 cartelle fitte di nomi e cognomi raccontano la storia autentica di come nacque e si sviluppò la strategia dei congiurati, di come fallì l’occupazione del ministero dell’Interno la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, sino alla recente riorganizzazione della congiura dopo la morte di Borghese.

Sino a oggi, oltre che da Andreot­ti e dai magistrati che dirigono l’inchiesta sul tentato golpe, il famoso rapporto del Sid è stato letto soltanto dal comandante dei carabinieri Enrico Mino, da quello della Finanza Raffaele Giudice, dall’ex-presidente del Consiglio Mariano Rumor, dall’attuale presidente Aldo Moro e dal capo dello Stato Giovanni Leone. Adesso Panorama lo pubblica. Il rapporto abbraccia un arco di tempo che va dal 1968 al 1974. È composto da quattro fascicoli, due dei quali presentati sotto forma di allegati (A e B). Il primo fascicolo con­tiene la storia dell’organizzazione e poi del tentato golpe della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 da parte del Fronte nazionale di Valerio Borghese: il secondo (allegato A), i rapporti tra il Fronte nazionale e Avanguardia na­zionale, il gruppo nazifascista guidato da Stefano Delle Chiaie, e la parte che questo gruppo ebbe nel golpe. Questi due primi fascicoli Panorama pubblica in questo numero. Il terzo e il quarto saranno pubblicati la setti­mana prossima. Il terzo (allegato B), contiene le vicende del dopo golpe e gli agganci del Fronte nazionale con la Rosa dei venti e col Movimento azione rivoluzionaria (Mar) di Carlo Fumagalli; il quarto e ultimo fascicolo svela una serie di progettate azioni dinamitarde e attentati alla vita di leader politici e sindacali.

Panorama pubblicherà nel prossimo numero anche un quinto documento. Fu consegnato direttamente dal Sid alla magistratura romana nell’ot­tobre 1974, senza passare ufficialmente dalle mani di Andreotti. Contiene notizie riguardanti la riorganizzazione del Fronte nazionale e una nuova « Intesa » con Avanguardia nazionale, assieme a ennesimi progetti di attentati e uccisioni per raggiungere il fine di sempre: gettare il paese nel caos e scatenare la guerra civile.

Romano Cantore – Panorama 26.061975

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