“Parola del Sid” – Panorama 26.06.1975 – seconda parte

1.Nel 1968, con il proposito di sovvertire le istituzioni dello Stato attraverso un « golpe », Junio Va­lerio Borghese, Remo Orlandini e Mario Rosa decidono la costituzio­ne di un « Fronte Nazionale », cioè di una organizzazione di massa di intonazione anticomunista. Sin dall’inizio delle attività pro­pagandistiche, si affianca al presi­dente del Fronte Nazionale (Junio Valerio Borghese) un costruttore edile romano, dottor Benito Guada­gni, che assicura finanziamenti e ri­solve anche problemi personali di Borghese. La sede del Fronte viene fissata presso l’impresa Guadagni in Roma, via Giovanni Lanza n. 30. Mario Rosa, ex-maggiore della Mvsn (Milizia volontaria per la si­curezza nazionale), già comandante del III battaglione del reggimento « Cacciatori degli Appennini » dell’ Esercito della Rsi ( Repubblica so­ciale italiana) assume le funzioni di segretario organizzativo.

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2. Le prime attività di proseliti­smo del Fronte Nazionale consisto­no nell’agganciare elementi di destra, già impegnati con il preceden­te regime. Tra i propagandisti più attivi è Manente, ex-funzionario dell’ufficio politico della Mvsn, all’epoca rappresentante itinerante della Cen (Casa Editrice Nazionale) che con­tatta, tra gli altri, i futuri delegati della Toscana. Il 19 marzo 1969, il Fronte Nazio­nale compie la prima sortita pub­blica con una riunione presso l’Hotel Royal di Viareggio. Nel corso della riunione (presen­ti 200 persone circa, n.d.r.), l’unico accenno di interesse è quello fatto da Borghese in merito alle Forze armate che, secondo il presidente del Fronte, non avrebbero fatto mancare il loro appoggio nella lot­ta al comunismo.

3. Nel quadro delle attività di­vulgative delle idee, nell’ottobre 1969 vengono indette altre riunioni. Una ha luogo a Fiesole, con pa­tecipazione di circa 300 persone tra cui il generale della riserva Marini, medaglia d’oro dell’Aeronautica mi­litare, e dello staff del Fronte (Bor­ghese, Guadagni, Rosa) che, al ter­mine dell’assemblea, incontra i pri­mi responsabili provinciali della To­scana e della Liguria nella hall dell’ Albergo Savoia per una messa a punto organizzativa. Una seconda, più ristretta, viene tenuta presso il Circolo Forze ar­mate di Firenze.

4. Il Fronte Nazionale assunse inizialmente un’organizzazione ba­sata su « delegati provinciali » ai quali sono affidati compiti di pro­selitismo e di studio di iniziative da assumere nel caso di lotta aper­ta e armata con i comunisti. I primi e più attivi « delegati » sono :

– Giachi, ex-centurione della Mvsn, per Firenze ;
– Elio Pomar, per Varese;
– De Rosa, per Roma;
– ingegner Pavia per Torino;
– Giuseppe Zanelli, per La Spezia ;
– Costantini, per Padova.

L’organizzazione assume poi la se­guente fisionomia :
-articolazione provinciale con co­stituzione, nell’ambito di ciascun elemento, di due « gruppi » : grup­po A (palese) destinato al proseli­tismo in ambiente civile; gruppo B (occulto) destinato all’approntamen­to di « strumenti operativi » (es­senzialmente : raccolta e conserva­zione armi; acquisizione di perso­nale valido per azioni « disinvolte » ; approntamenti di « santuari ») con caratterizzazione militare ;
– dipendenza dei Gruppi B da un responsabile a livello nazionale (in­gegner Adami Rook, Vice Direttore della Galileo di Firenze, già ufficia­le della Regia Marina, congedato con il grado di capitano di corvetta) ;
-autonomia, a livello provincia­le, del gruppo B rispetto al « dele­gato » istituzionalmente Capo del lo­cale Gruppo A.

Parallelamente a livello direzio­nale centrale i responsabili si ado­perano per far acquisire al movi­mento una concreta capacità operativa. Si provvede in conseguenza :
– alla costituzione di un « nucleo speciale », alle dirette dipendenze di Borghese (verosimilmente con a capo Remo Orlandini) per il tenta­tivo di realizzare un reclutamento in ambiente militare e del ministe­ro all’Interno ;
– all’inquadramento del persona­le reclutato in « gruppi » (gruppo ex-paracadutisti di Saccucci; grup­po Berti della Guardia forestale) che, all’attuazione del « golpe », avrebbero dovuto insieme ai « grup­pi B » procedere alla occupazione dei posti-chiave (Ministeri, Rai-Tv, Questura di Roma, centrale elettri­ca di Nazzano, ponti radio);
– all’agganciamento di « Avanguar­dia Nazionale » al « Fronte ».

5.Dopo la riorganizzazione, i Gruppi B assumono particolare im­portanza nel Fronte. Le riunioni dei capi gruppo avven­gono a Nugola Nuova (Pisa) in una villa di proprietà del veterinario Paoletti e sono particolarmente cen­trate sull’armamento.
L’organizzazione dei Gruppi B è costituita da:
responsabile nazionale : ingegner Adami Rook (è anche a capo del Gruppo B di Firenze);
Vice: Cappellini (è anche capo del Gruppo B di Pistoia);
Capo gruppo B di Pisa: profes­sor Mazzari ;
Capo gruppo B di Grosseto : Cia­batti ;
Capo gruppo B di Livorno : Bal­zarini ;
Capo gruppo B di Viareggio : Giannotti (Concessionario Fiat di Forte dei Marmi);
Capo Gruppo B di La Spezia : Zanelli (che, eccezione, è anche capo gruppo A, cioè delegato di La Spezia) ;
Capo gruppo B Apuania: Pelù (del Msi);
Capo gruppo B di Genova; Frattini.

Alle riunioni del « collettivo » gruppi B partecipano, quasi sempre, elementi di Avanguardia Nazionale e Porta Casucci.

6.Una prima, concreta intenzione operativa del Fronte Nazionale si registra a fine aprile 1970. Per quanto riguarda la parte as­segnata ai Gruppi B, l’ingegner Ada­mi Rook convoca nella sua villa di Pisa i responsabili delle bande ar­mate ed espone loro l’esigenza di predisporre uomini e armi per l’occupazione di un obiettivo in Ro­ma, lasciando intendere che l’azio­ne sarà condotta il 24 maggio suc­cessivo. Nella circostanza, Adami Rook :
-non fornisce indicazioni sul « pia­no generale » ;
-esprime alcune fantasiose mo­dalità esecutive per l’occupazione dell’obiettivo (che volutamente non precisa) assegnato ai Gruppi B;
-preannuncia che l’azione verrà svolta in ore notturne;
-indica quale punto di concen­tramento di Gruppi B la zona di Lucus Feroniae, prossima all’Autostrada del Sole, casello di Fiano Ro­mano;
-fa riserva di comunicare l’ora di concentramento al punto fissato.

L’esposizione del piano lascia per­plessi i convenuti che avvertono la non fattibilità dell’operazione per la superficialità con cui l’azione è stata concepita e le scarse indicazioni for­nite. Una serrata critica del piano viene fatta alcuni giorni dopo nel corso di una riunione ristretta di aderenti ai Gruppi B, in Pisa. Alle riunioni sono presenti:

-Cappellini, Capo del Gruppo B di Pistoia e vice di Adami Rook (che nonostante ciò aveva partecipato al­la pianificazione);
-Mazzari, Capo del Gruppo B di Pisa;
-i fratelli Piccardo (del Gruppo B di Pistoia);
-Fiori, tipografo di Monsummano (del Gruppo B di Pisa);
-Sturlese e Cardellini, di La Spe­zia, aderenti ad Avanguardia Nazio­nale;
-Piero Carmassi di Massa Carra­ra, aderente ad Avanguardia Nazio­nale;
(I citati elementi di Avanguardia Nazionale « seguivano » sempre le riunioni dei Gruppi B).

Dall’incontro scaturisce l’esigenza di un abboccamento con Borghese perché dirima dubbi e perplessità. Il Capo del Fronte Nazionale, sen­tito da Cappellini in proposito al pia­no illustrato da Adami Rook:
-afferma che il piano non è defi­nitivo;
-smentisce che debba essere ese­guito il 24 maggio;
-definisce Adami Rook un inca­pace e preannuncia che, in sua vece, designerà Capo dei Gruppi B Stefano Delle Chiaie (capo riconosciuto di Avanguardia Nazionale).

Per rendere ufficiale la sostituzio­ne, Borghese accetta di indire un’assemblea di tutti i delegati del Fron­te e di tutti i Capi Gruppo B. La riunione in argomento ha luogo il 1° giugno 1970, in Roma, presso lo studio del segretario organizzati­vo del Fronte Nazionale, Mario Rosa, in via Sant’Angela Merici. Alla stessa partecipano tutti i delegati e i Capi Gruppi B, nonché lo « stato maggiore » dell’organizza­zione. Fra la sorpresa generale, Borghe­se provoca un profondo risentimen­to soprattutto nel promotore del « chiarimento » (Cappellini) che co­munica l’uscita dal Fronte Naziona­le del Gruppo di Pistoia.

7.La crisi del Fronte Nazionale, a questo punto, assume dimensioni veramente allarmanti ove si consi­deri che:
-in effetti, l’organizzazione è pre­sente solo in Liguria, Toscana, La­zio e Sicilia;
-i tentativi di agganciare militari in servizio non erano riusciti a causa della diffidenza degli stessi verso pro­positi avventuristici. Il fatto che Borghese non attri­buisca importanza alla scarsa ramificazione del movimento è giustifi­cato dal sempre più stretto rapporto fra Fronte Nazionale e Avanguardia Nazionale che, nei propositi del co­mandante, è destinata a costituire il « braccio armato » del Fronte.

Dopo la riunione del 1° giugno 1970, Borghese convoca sovente il Direttivo nazionale del Fronte nella sede romana di via XXI Aprile per discussioni di « strategia politica », peraltro vuote di ogni contenuto. Il Direttivo del Fronte Nazionale, al momento comprende :
-Remo Orlandini;
-Mario Rosa;
-Matta, di Milano, funzio­nario della Sip;
-Di Spirito, di Bari, fun­zionario del ministero dei Trasporti;
-Frattini, capo del Grup­po B di Genova.

Nel luglio del 1970, il pia­no eversivo del Fronte Na­zionale è praticamente com­pletato. Per quanto specificamente riguarda i Gruppi B, Adami Rook deve fornire uomini per l’occupazione del mini­stero deirìnterno e la costi­tuzione di una riserva da impiegare a seconda delle esigenze. Per la prima necessità, nell’ultima domenica del luglio 1970, convergono in Roma una ventina di elementi dei gruppi di La Spezia e Genova (tra cui Lunetta, federale del Msi) per una ricognizione del dicastero. La ricognizione, condotta per nu­clei di 3-4 uomini, è diretta da Sal­vatore Drago. Zona di attesa è la Galleria della Stazione Ter­mini.
Nei primi giorni di agosto, la ricognizione viene ripetu­ta a beneficio del Capo Grup­po B di Genova (Frattini) e del suo « aiutante » (soprannominato « La Bestia ») che durante il soggiorno ro­mano mettono a punto con Salvatore Drago un piano di occupazione del ministero. Tale piano, però, dopo breve tempo, viene aggiorna­to perché, si afferma, è sta­to reclutato un maggiore di Ps (tale Enzo Capanna) che si dice operi non all’insapu­ta del suo superiore, indica­to in certo tenente colonnel­lo Barbieri all’epoca comandante di un reparto di P.S. stanziato nella Caserma del Castro Pretorio (Roma). Egli sarebbe disposto ad age­volare l’ingresso di nuclei di uomini nel ministero ren­dendo più facile l’attuazio­ne del proposito.

Panorama 26.06.1975

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