Lettera del Ministro Andreotti al procuratore Siotto – 15.09.1974

Chiarissimo Dottore,

sui primi del luglio di quest’anno il generale Miceli mi rendeva noto che il Sid aveva condotto a termine una vasta raccolta informativa sui temuti fatti eversivi del dicembre 1970, attorno ai quali sono tuttora aperte le indagini istruttorie della Magistratura romana.
Nel corso di questa ricerca il Servizio aveva raccolto anche la voce che nell’imminente mese di agosto sarebbe stata tentata nuovamente qualcosa del genere.

Senza indugi venivano informati di quest’ultima prospettiva il Comandante dell’Arma e il Capo della Polizia, nonché gli organi militari perché evitassero un eccessivo alleggerimento di forze nel periodo indicato, usualmente destinato a ferie quasi universali.

Poiché peraltro lo stesso generale Miceli dichiarava che l’attendibilità delle fonti non era ancora valutabile, invitavo lo stesso generale ed il suo successore ammiraglio Casardi (per alcune settimane vi è stato l’affiancamento nel comando) ad approfondire con i mezzi disponibili la rilevazione eseguita, dovendo il Sid evitare il contrap­posto errore: di non trasmettere agli inquirenti ogni ele­mento utile per fare giustizia e, viceversa, di trasmettere carte non controllate ed aventi quindi la squallida fragilità delle anonime. Perché tale cernita fosse tuttavia al riparo da ogni possibile compiacenza, si rendeva edotto il Capo di S.M. della Difesa, ammiraglio Henke, e – per aspetti da loro controllabili – il Comandante dell’Arma dei Carabinieri, generale Mino e il Comandante della Guardia di Finanza, generale Borsi di Parma. Anche il Capo di S.M. dell’Esercito, generale Viglione, veniva interessato per condurre al massimo li­vello alcuni rilievi. Nel frattempo il Sid rimetteva ai giudici di Padova elementi informativi interessanti il generale di brigata Ricci, sul quale appunto quei giudici hanno portato da qualche mese la loro attenzione.

L’ammiraglio Casardi mi consegna ora l’accluso fascicolo, con tre memorie che analiticamente riassumono il frutto della operazione condotta dal Servizio. Nel trasmetterle alla S.V. mi corre l’obbligo di accompagnarle con alcune osservazioni ed una informazione:

1)Pur avendo criticamente selezionato le notizie acquisite, il Sid non può assumerne la garanzia di corrispondenza al vero. Si tratta quindi di indizi che gli organi di poli­zia giudiziaria dovranno verificare e sviluppare autonomamente;

2) Le fonti del SID, come si vede dall’allegato, continuano ad accreditare la notizia di una sia pur parziale occupazione del Ministero dell’Interno il giorno 7 dicembre 1970. Al riguardo si è ritenuto doveroso richiamare l’attenzione sia del ministro dell’epoca, on. Restivo, che del ministro attuale, on. Taviani.

L’onorevole Restivo, che già in Parlamento aveva smentito categoricamente il fatto, conferma che i suoi uffici esclusero senza tema di equivoci che ciò fosse avvenuto. D’al­tra parte il Capo della Polizia attuale, incaricato dal mini­stro Taviani, ha rinnovato riservate indagini al termine delle quali è pervenuto alla medesimi conclusione. Specificamente ha escluso che manchino le armi di cui secondo gli informatori del SID si sarebbe dovuta evidenziare la scomparsa (un certo numero di moschetti automatici).

3) Riguardo agli avvenimenti della notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, il SID, avuta, da un informatore notizia di movimenti sospetti di giovani del Fronte Nazionale, di Europa Civiltà e di Ordine Nuovo, dette – secondo quanto mi si dice – immediata comunicazione agli organi operativi del Ministero dell’Interno e dei Carabinieri. In più una macchina dello stesso SID andò a verificare nei pressi del Viminale se qualche cosa stesse accadendo. Nulla emerse da questo sopralluogo pur essendosi protratto fino all’alba. Ma i due agenti del Sid sostarono sulla piazza, mentre gli informatori odierni accennano ad ingressi e uscite secondarie del Ministero, non certo con­trollabili dalla piazza del Viminale.

Ma questo, se non mi si informa in modo improprio, già dovrebbe essere a conoscenza della Giustizia.

4) Altro punto su cui non si è avuta la minima conferma è il coinvolgimento della persona dell’ammiraglio Roselli Lorenzini. La Guardia di Finanza, incaricata di questo, non ha raccolto anche il più remoto indizio di veridicità. Né diverso è stato l’esito di un passo fatto fare, in ambiente della Marina, dall’ammiraglio Casardi.

5) E’ stata portata, infine, a mia conoscenza la esistenza di una dichiarazione registrata su filo, fatta spontaneamente da uno degli indiziati – già incarcerato e poi rilasciato – a due ufficiali del Servizio, che hanno escluso la corresponsione di qualsiasi contropartita per questa sostanziale “confessione”. Non è, almeno a me, facile spiegare il perché di un simile comportamento né può escludersi l’esistenza di manovre diversive o di programmate ritrattazioni volte a far confusione. E neppure si è in grado di dire quanto siano conformi a verità anche alcune affermazioni accessorie rispetto al tema principale. Ritengo tuttavia doveroso portare il fatto a conoscenza della S.V., tanto più che uno dei due ufficiali appartiene all’Arma dei Carabinieri e come tale può avere con Loro magistrati un rapporto istituzionale. A domanda, il capitano La Bruna metterà quindi a disposizione la registrazione effettuata.
Mi auguro che in qualche modo l’opera del servizio riesca comunque utile al compito della Procura e del Giudice Istruttore per far luce su avvenimenti dei quali lo coscienza democratica della Nazione attende da tempo di conoscere la realtà e la consistenza.

Non occorre che Le dica che il Ministero è a disposizione in qualunque altra evenienza possa cooperare al Loro difficile lavoro.

Con distinti saluti

 

Lettera del Ministro Andreotti al procuratore Siotto – 15.09.1974, poi rinvenuta fra le carte di Pecorelli.

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