Carlo Semerari – dichiarazioni 28.12.1984

Per quanto riguarda gli ambienti frequentati da mio fratello ed in particolare ambiente della destra eversiva, devo dire che nulla so in proposito poiche’ io e Aldo, pur essendo legati da affetto profondo, avevamo diverse ideologie e frequentavamo ambienti diversi. Conosco il colonnello Santoro Michele, in passato inquisito a Trento, poiche’ questi e’ stato amico di infanzia sia mio che mio fratello. Solo in occasione del funerale di Aldo conobbi poi un certo avvocato Franco Era, all’ epoca amministratore di villa Mafalda. Dopo il funerale si raccolsero gli amici in casa di mio fratello nella sua villa di Poggio Mirteto.

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Qui venne anche l’ avvocato Era, il quale, in presenza del colonnello Santoro, mi riferi’ una circostanza che a me sembro’ immediatamente molto strana. Premetto che io ricevetti la telefonata di mio fratello da Napoli verso le ore 17,00 di giovedi’ , giorno in cui venne sequestrato. Mi disse che aveva avuto conferma che la sua salute era ottima, che si sentiva in forma e che il viaggio era andato bene. Mi apparve insomma in ottima forma dopo giorni in cui era apparso molto preoccupato per la sua salute. L’ avvocato Era mi disse, in quella occasione, di avere ricevuto una telefonata di mio fratello, tra le 17 e le 18 di quello stesso giovedi’ .

In quella telefonata mio fratello gli avrebbe detto che lo aveva chiamato per comunicargli una cosa importante ma poiche’ , a detta di Era, la linea era disturbata, egli lo invito’ a riferirgli quella cosa importante il giorno dopo, in occasione del suo rientro a Roma. La cosa mi sembro’ subito molto strana, sia perche’ una telefonata interurbana non la sia lascia cadere tanto facilmente, e sia perche’ le stesse ragioni adottate mi sembravano poco credibili posto che avevo chiamato poco prima e la linea funzionava benissimo. Chiesi al colonnello Santoro chi fosse questo Era ed egli mi disse che faceva parte dei servizi segreti e che era persona molto trasparente. Aggiungo che io non ho mai creduto alla responsabilità di Ammaturo Umberto quale autore dell’ omicidio di mio fratello nel modo piu’ categorico, sia perche’ era in ottimi rapporti con lui, sia perche’ era inverosimile che un uomo come Ammaturo potesse lasciare nella

Tasca della vittima la prova di un incontro precedente e cioe’ un assegno a sua firma e sia perche’ io stesso, frequentando gli ambienti dei manicomi giudiziari come consulente, avevo appreso da piu’ fonti cui davo credito, dell’ estraneita’ di Ammaturo. Peraltro io stesso avrei corso pericolo ove mio fratello fosse stato ammazzato per uno “sgarro” alla camorra, che viceversa, non aveva nessun interesse ad eliminarlo.

Lo stesso suicidio della sua assistente mi lascio’ perplesso poiche’ avvenuto dopo il sequestro di mio fratello e poche ore prima del ritrovamento del suo corpo ad Ottaviano e perche’ avvenuto con un colpo di pistola 44 magnum esploso in bocca, cosa che non ricorre letteralmente come ipotesi di suicidio per una donna. La stessa motivazione di quel gesto e’ scarsamente credibile. Posso dire con sicurezza che la lettera che Aldo spedi’ a Maresca Marina ed anzi all’ “Unita’ ” di Roma, gli venne estorta non trattandosi del suo stile e contenendo la lettera errori di grammatica, laddove mio fratello era un cultore della lingua italiana. Ricordo che quando mio fratello venne scarcerato dalla magistratura di Bologna, appariva preoccupatissimo e si trasferì per ragioni di malattia dal San Camillo dove era piantonato, a villa Mafalda. Dopo qualche tempo gli giunse un telegramma, nel settembre – ottobre 1981, con il quale Cutolo Raffaele lo nominava perito del figlio. Era incerto se accettare o meno per le sue condizioni precarie di salute. Cio’ lo mise in stato di agitazione, ma infine accettò l’ incarico anche dietro mio consiglio. Questo telegramma che egli aveva sulla propria scrivania, non fu piu’ trovato dopo il suo omicidio. Riferii questa stranezza immediatamente ai carabinieri che vennero a perquisire la casa ed al giudice di Napoli.

La sua segretaria a nome Barlesi Lucia mi disse che la mattina del giovedì in cui scomparve Aldo subì due “avvertimenti”, un’auto tento di speronare la loro vettura e, contrariamente al solito, non trovo’ la stanza nell’ albergo che riuscì ad ottenere solo dietro insistenza. Anche questa cosa mi sembro’ non credibile, perche’ come ho detto mio fratello era di buon umore quando mi telefono’ e mi avrebbe riferito una circostanza di quella gravità come il tentativo di speronamento e sia perche’ la Barlesi non avverti’ per tutta la notte ne’ me, ne’ mia cognata, del mancato rientro in albergo di Aldo.

Letto confermato e sottoscritto.­

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