Salvatore Cancemi – dichiarazioni 25.03.1994

Ribadisco quanto ho già dichiarato alla A.G. di Palermo e cioè che seppi da Pippo Calò che ad operare per l’omicidio Pecorelli era stata la “decina romana” di Stefano Bontate. Chiarisco in primo luogo che dati i miei rapporti allora con Pippo Calò e date le regole vigenti in Cosa Nostra, come illustrate da tutti i collaboratori di giustizia, è assolutamente da escludere che Pippo Calò possa avermi detto cosa non vera.
In secondo luogo ribadisco ancora che, quando Calò mi disse che ad operare era stata la decina di Stefano Bontate, egli intendeva dire quello che ho già precisato prima, e cioè che l’omicidio di Pecorelli fu ordinato dallo stesso Bontate e affidato per l’esecuzione a suoi uomini.
Non so chi abbia materialmente commesso l’omicidio perché il Calò non me lo disse. Però non mi stupirei se venissi a sapere che ad eseguirlo fu Michelangelo La Barbera, da noi conosciuto e chiamato come “Angeluzzu”, perché so che costui era uomo molto vicino a Salvatore Inzerillo, e quindi anche a Stefano Bontate.
Era un uomo “valido” e capace ed è quindi ben possibile che a lui sia stato affidato un compito tanto delicato. Angeluzzu era “uno degli uomini più pregiati” della famiglia. Quando dico che era un uomo “valido”, intendo dire che sapeva maneggiare bene le armi, era freddo nella esecuzione dei delitti e totalmente affidabile per Stefano Bontate. Alla luce di quanto ho detto sopra, e cioè che i componenti della decina romana non dovevano essere residenti a Roma necessariamente, è non solo probabile ma, vorrei dire, certo che il supporto logistico operativo all’uomo o agli uomini d’onore che dovevano eseguire l’omicidio Pecorelli sia stato dato da persone che, conoscendola città, potevano studiare il posto più idoneo per eseguire il delitto, indicare eventuali vie di fuga dopo, assicurare ospitalità agli esecutori venuti da fuori.

Richiesto se sapeva chi avesse fornito il supporto logistico, il Cancemi rispondeva:
Onestamente il Calò nulla mi ha detto al riguardo,  però sono noti anche a me gli stretti rapporti tra Pippo Calò ed i più grossi esponenti della Banda della Magliana, tra i quali Abbruciati di cui ho parlato. Per altro verso ho chiarito i buoni rapporti che esistevano all’epoca tra Pippo Calò e Stefano Bontate. Ciò mi consente di affermare con assoluta certezza che, dovendosi eseguire un omicidio come quello di Pecorelli, Calò abbia messo a disposizione di Stefano Bontate le sue conoscenze, i suoi rapporti con la malavita locale romana e cioè con la Banda della Magliana. Per questo ritengo assolutamente certo che il supporto logistico all’omicidio Pecorelli sia stato dato all’uomo o agli uomini di Stefano Bontate da esponenti della Banda della Magliana per tramite di Pippo Calò.

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