Fabiola Moretti – dichiarazioni 10.05.1994

Ritengo utile anzi necessario che io spieghi la natura dei rapporti che io ho avuto con Danilo Abbruciati e con Renato De Pedis, differenti da quelli che con i predetti ha avuto Antonio Mancini, per cui non dovrà sembrare strano che talune cose io le sappia e Antonio no, e viceversa che Antonio sia a conoscenza di fatti o episodi che io non conosco o conosco solo di sfuggita.
Come ho detto sono stata la donna di Danilo Abbruciati, l’ho amato come nel nostro ambiente si sa amare… Ho avuto una vita difficile, sono cresciuta nella povertà e nella miseria e per vivere ho imparato a fare di tutto. Conoscevo Renato De Pedis fin da piccolo quando andavamo insieme al Gianicolo a cacciare le vipere per trarne il veleno, che vendevamo in farmacia per raggranellare qualche lira.
E’ vero, ho commesso dei reati con le persone che mi sono state più care di tutti, Danilo e Renato, e da queste azioni abbiamo anche tratto mezzi di sostentamento ed una certa agiatezza che mai prima avevo avuto. Eravamo amici, ci volevamo bene e svolgevamo le attività che ci consentivano di vivere. Come dire, eravamo degli amici e dal nostro rapporto cercavamo anche di ricavare del danaro. Lo facevamo per bisogno, perché lo volevamo, ma prima di tutto eravamo amici.
Dico questo perché sia chiaro che cosa intendo dire quando dico che non mi piacevano i fascisti: non mi piaceva, per esempio, Massimo Carminati, perché lo sentivo diverso da noi. Noi commettevamo certe azioni perché avevamo bisogno di vivere e non conoscevamo altro modo che quello per vivere; lui, Massimo Carminati, ed i fascisti come lui commettevano le stesse azioni per gusto, per fanatismo ideologico e ne ricavavano anche soldi, ma il movente era l’ideologia.
Per questo non mi piaceva e lo dissi a brutto muso a Danilo, il quale invece la pensava diversamente, mi diceva che Massimo era un bravo ragazzo. Un giorno, quando io continuavo a scocciarlo dicendo male di uno o di un altro, e in particolare di Massimo Carminati, che a “pelle”, a sensazione non mi ispirava fiducia, Danilo sbottò dicendomi di “non rompergli i coglioni” perché Massimo era stato utilizzato in un’azione delicata, dimostrando di essere un uomo valido.
Mi spiegò in quell’occasione che Massimo Carminati aveva ucciso Pecorelli in modo magistrale e che tra l’altro aveva ricevuto un modesto compenso. (…) In questo contesto dunque venni a sapere che era stato Masssmo Carminati ed un altro ad uccidere Pecorelli e che era stato Danilo Abbruciati a dargli l’incarico.

Chiestole se Abbruciati le avesse detto chi fosse questa seconda persona, la Moretti rispondeva:
No, non me lo disse. Del resto, nel contesto della discussione non era rilevante la persona del secondo omicida perché io – come ho spiegato prima – stavo seccando Danilo sui suoi rapporti con Massimo Carminati, che non mi piaceva. Ricordo che dissi a Danilo: “ma che ci azzecca sto Massimo, che non spaccia e non è utile a niente”. Fu a quel punto che Danilo mi disse quello che aveva fatto a Pecorelli e perché lo stimava.

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