Andrea Brogi – dichiarazioni 25.03.1985

Adr: nel periodo in cui avvennero gli attentati ai tralicci di Calenzano e Barberino, Augusto venne almeno due o tre volte a Firenze a contattare per una adesione al gruppo Rinaldini, Ciolli e Messini Rossano, dopo che io ruppi col Cauchi Rinaldini e Ciolli in particolare mi volevano pestare, io stesso nel 1973 avevo presentato Rinaldini Ciolli e Messini a Cauchi.

Adr: mi sono stati contestati due mandati di cattura dal gi in ordine agli stessi per confermare di fiducia gli avv. Valignani e Graverini, confermo integralmente tutto quanto gia’ dichiarato in precedenza dopo averne avuta integrale lettura.

Adr: ripeto che i botti ai tralicci dell’ Enel del marzo ‘74 avevano un valore essenzialmente addestrativo.

Adr: del prof Rossi Giovanni facesse parte della massoneria di piazza del Gesu’ io, Cauchi, Batani e Franci lo sapevamo perche’ lo diceva lui, Batani come antagonista in negativo era l’ unico neo che trovava in negativo. Franci invece parlava di coperture e di soldi a volonta’. Batani aggiungeva che negli anni precedenti dirigenti del partito avevano cercato contatti con ambienti massoni ma i contatti non erano andati a buon fine. Quando io arrivai ad Arezzo il discorso di un collegamento con la massoneria era gia’ avviato. Io non so assolutamente che Cauchi avesse contatti col figlio di Gelli il quale figlio poteva essere nostro coetaneo.

Adpmr: il nome Masini Marcello non mi dice nulla. Mi si dice che questo e’ originario di Montevarchi che ora e’ sulla cinquantina, e che ha avuto a che fare con delle palestre frequentate da ragazzi di destra, ed infine che e’ stato nella legione straniera. Ripeto che io questo personaggio non l’ ho assolutamente presente.
Io all’ epoca frequentavo qualche volta la palestra del circolo ferrovieri ma questa palestra non era ambiente politicamente qualificato a destra. Non mi ricordo che ci fossero camerati che venivano a quella stessa palestra. Con una palestra in via Cavour nr 91 non ho mai avuto a che fare.

Adpmr: in effetti nel 1973, per cinque o sei mesi e ora non ricordo esattamente fino a quando, lavorai in via dei Pucci in un negozio dove si curava la vendita della Treccani.

A lavorare si era in due: io praticamente come commesso (ero andato a finire li’ a seguito di una inserzione pubblicitaria) e il titolare che ora descrivo era un tipo alto, con capelli rossi e con una barbetta ben curata, non toscano, magro, ben vestito. Non ricordo che avesse qualcosa di particolare alle mani; escludo che gli mancassero delle dita. Non ricordo che stesse un po’ ingobbito. Aggiungo che aveva delle lentiggini.
Non era uno di destra; non me ne sono mai accorto. Questo in negozio non ci stava tanto ed anzi era per lo piu’ in giro presso clienti e comunque per ragioni di lavoro. Il nome Nino non mi dice nulla riferito a questa persona; il cognome Cubello ancora meno. Io pero’ non ricordo come si chiamava quella persona.
Rammento che si dette da fare per prendere anche la rappresentanza di altre pubblicazioni come la Utet. Io ero l’ unico suo dipendente.

Adpmr: venendo alle sue dichiarazioni, in una delle quali ho parlato di uno dell’ entroterra marchigiano e nell’ altra di un sardo, come autista del camion spiego perche’ prima ho detto in un modo e poi nell’ altro. Il camerata di Pennabilli, che non ricordo come si chiama ma che poi rividi dopo la scarcerazione quando ero ancora con la Sanna a Riccione in occasione di un volantinaggio contro i “capelloni”, apparteneva ad Ordine Nuovo e gravitava sia su Arezzo e ambienti ordinovisti di Rimini. In quest’ ultima localita’ era in contatto con il Crocesi. Quando si organizzava il trasporto del camion di esplosivi, una sera dopo una cena alla nave, il Cauchi fece salire in auto questo camerata per chiedergli un po’ di indicazioni circa la strada da far fare al camion e fu proprio questo giovane che suggerì di fare la via Maggio che conosceva perche’ Pennabilli e’ sulla strada.
Il Cauchi propose a lui di fare l’ autista per quel viaggio e lui disse di si. Di fatto pero’ non fu lui a guidare il camion e ritengo perche’ non se l’ e’ sentita. Lo guido’ un sardo ed era stato il Bumbaca, questo e’ sicuro, a reclutare questa persona. So che il Bumbaca era poi in rapporti con un altro sardo che stava dalle sue parti a Montepulciano e che, soprattutto quando il Bumbaca era via, gli stava un po’ dietro alla casa al terreno. Io quindi, se prima ho detto in un modo e poi in un altro, ho fatto cosi’ perche’ quello di Pennabilli con il viaggio del camion in un certo modo ci rientra in quanto consiglio’ lui di fare la via Maggio e perche’ in un primo tempo non volevo dire anche che c’ era di mezzo un sardo.

Adpmr: il sardo con il quale ho parlato in carcere l’ ho incontrato o ad Arezzo o a Siena, i soli carceri in cui sono stato detenuto all’ epoca. Io gli facevo leggere il giornale e dopo tre o quattro giorni prese un po’ di fiducia in me e mi racconto’ le cose che io ho gia’ riferito. Ripeto che era stato collegato al sequestro rossini, e anche io ricordo fu il primo sequestro fatto dai sardi.

Adpmr: non so il tipo di moto che aveva il Benardelli: non ho mai avuto nemmeno il ciao. Rammento che era di colore sul rosso o sull’ arancione.

Adpmr: per quanto riguarda Pistoia io non so nulla di piu’ di quello che ho detto. Posso aggiungere, richiamandomi alle conversazioni che ebbi con il Cauchi in ordine al “ragazzino” e cioe’ all’ Affatigato, che mi stupiva per il fatto di essere cosi’ giovane, che il Cauchi manifestava molta considerazione per questo giovane tra l’ altro dicendo che si spostava nella toscana, coprendo con i suoi collegamenti, a quanto io capii, praticamente dalla Versilia fino alle porte di Firenze. E in questa ampia zona puo’ darsi ci sia rientrata anche Pistoia.

Adpmr: di camerati dipendenti delle poste non mi ricordo nessuno; idem per i ferrovieri.

Adpmr: mi si riassumono, ed in parte mi si rileggono, le dichiarazioni da me rese anche il 14.01.85, il 08.02.85 e il 13.02.85, a proposito di soldi, industriali, pugliese e Gelli. Ritornando su tutta la vicenda ed ammettendo che le prime dichiarazioni furono deliberatamente reticenti perche’ mi pesava arrivare a parlare di Gelli e quindi di P2, le cose stanno cosi’. Dapprima vi fu il viaggio a Roma dal Pugliese, di ritorno dal quale augusto mi disse che con i soldi non avremmo avuto problemi.
Pero’ venne fuori che questi soldi che Roma metteva a disposizione erano falsi. Per tale ragione non era facile spenderli, tanto che a distanza di tempo, quando si pose il problema di pagare la camionata di roba che veniva da rimini il Bumbaca avverti’ che si doveva pagare con denaro buono.
Il discorso dei soldi divenne attuale dopo il fatto dei tralicci che drammatizzo’ la necessita’ di approvvigionarsi di roba buona. Da qui le due visite che augusto fece al Gelli, la prima da solo e la seconda con me. A queste due visite c’ e’ da fare una premessa.
In epoca precedente, ed ancora nella campagna elettorale del 1972, vi erano stati dei contatti per il problema di finanziamento tra ambienti della massoneria ed il partito, contatti che non avevano dato esito perche’ il partito aveva conservato la sua tradizionale ostilita’ alla massoneria.
In questo ambito Augusto, che era stato anche responsabile provinciale del settore giovanile del msi di Arezzo, aveva avuto contatti con lo stesso Gelli e anche con altri operatori economici della zona del Trasimeno, che quindi erano rimaste persone che avrebbe potuto contattare. Anche il Gelli aveva proposto soldi al Msi nel 1972 ma anche la sua proposta era stata respinta per la ragione che ho detto. Dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo ad Augusto era tornata l’ idea di cercare appoggi finanziari presso queste stesse persone tanto che era andato all’ estero, credo in Francia, per avere il benestare su questa iniziativa, benestare che pero’ gli era stato rifiutato dicendogli anche, non so da parte di chi, che non era iniziativa che potesse essere coltivata in ambiente locale.
Tra l’ altro, quanto alle persone piu’ vicine ad Augusto, noi si sapeva che il Gubbini e in genere i perugini avevano come il fumo agli occhi gli ambienti massonici.
Da ultimo rammento che il prof. Rossi aveva raccontato, e augusto lo sapeva che il Gelli aveva a che fare con la massoneria in un modo particolare nel senso che il Gelli, dentro la massoneria, faceva in un certo senso parrocchia da solo. Chiusa questa premessa, che mi proviene da quanto confidatomi da Augusto, Augusto stesso decise lo stesso di andare dal Gelli per sovvenire ai problemi che avevamo.
Augusto contava sul fatto della disponibilita’ a suo tempo esternata dal Gelli ed anche sul fatto che questi, avendo avuto parte dirigente nella associazione industriali di Arezzo, avrebbe potuto esercitare influenza anche su quei quattro o cinque industriali del Trasimeno i quali pure a suo tempo si erano dichiarati disponibili finanziariamente. Io con augusto si parlo’ del tipo di discorso da fare al Gelli. Andava escluso che si chiedevano soldi per il partito in vista del referendum, sia per il precedente del 1972 sia perche’ mentre il partito aveva ufficializzato la scelta del “sì” era noto che la massoneria, anche se non ufficialmente, era per il “no”.

D’ altra parte non si poteva nemmeno essere espliciti con Gelli sull’ esistenza di strutture clandestine che avevano gia’ in atto un programma di lotta armata. Si decise quindi che bisognava puntare sul tema della difesa dell’ iniziativa privata in rapporto alla scelta dell’ anticomunismo in vista del dopo referendum, il cui esito appariva scontato a beneficio dei partiti di sinistra. Siccome il Gelli sapeva che augusto veniva da Ordine Nuovo e che Ordine Nuovo avrebbe cercato e cercava di arare nel campo del Msi per fare nuovi adepti, Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative tutte volte allo scopo di dare maggior forza a queste forze di destra alternative al Msi (gli avrebbero parlato anche di una libreria da aprire ad Arezzo dove vendere libri di edizioni come AR) e, in particolare compiere un’ azione di addestramento e di preparazione, sul piano militare e cioe’ con armi ed esplosivi, a persone che avrebbero dovuto e potuto, nel dopo referendum, assumere iniziative.
Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entita’ in vista di una loro preparazione. Augusto ando’ dal Gelli e al ritorno mi riferi’ che gli aveva puntualmente detto quello che avevamo concordato. Aggiunse che aveva parlato al Gelli da solo, che aveva fatto un bel po’ di anticamera e che c’ era andato vestito bene.

Disse che il Gelli era rimasto d’ accordo sulla proposta e che si era preso l’ incarico di mettersi in contatto con quei 4 o 5 industriali, che Augusto stesso gli aveva nominato, e forse con altri che lui conosceva. Ad augusto aveva detto che si sarebbero rivisti e riparlati dopo il referendum. Il Gelli, in cambio, aveva chiesto due cose: tre o quattro ragazzi capaci, che sapessero guidare l’ automobile e sapessero o potessero imparare a guidare l’ elicottero: penso che gli servissero come guardie del corpo. E poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e quali iniziative, riferendosi alle azioni di addestramento sarebbero state compiute.

Dopo una decina di giorni Augusto torno’ dal Gelli ed io lo accompagnai trattenendomi nel giardino antistante la villa dove rammento anche delle piante di limoni. Cauchi si sbrigo’ alla svelta e mi disse che il Gelli gli aveva confermato di aver fissato per di li’ a pochi giorni l’ appuntamento con gli altri industriali, un paio dei quali gli avevano gia’ dato la loro adesione appena contattati ed io e Augusto pensammo che questi due fossero della zona del Trasimeno che anche augusto conosceva e riteneva con minori remore di altri a darci i soldi. Dopo qualche altro giorno vi fu la consegna dei soldi nei termini gia’ da me riferiti. Io e augusto si ritenne che l’ appuntamento di cui il Gelli gli aveva parlato ci fosse in effetti stato e con esito positivo. Non so quanti erano esattamente questi soldi ne’ quanti ne furono spesi per il camion di Rimini.

A questo punto l’ avv. Valignani fa presente di dover presentare istanza nel piu’ breve tempo possibile perche’ il brogi sia messo agli arresti domiciliari con possibilità di proseguire l’ attivita’ lavorativa. Il GI fa presente al Brogi che ove gli vengano concessi i benefici verra’ comunque obbligato al silenzio piu’ rigoroso sui fatti di causa con estranei.

L.c.s.

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Andrea Brogi e Gianfranco Ciolli – verbale di confronto 19.10.1985

-Brogi: Ciolli e’ venuto con me, Augusto e Rinaldini a fare quel mezzo esperimento che poi sono stati i tralicci. Io ed Augusto portammo la borsa da Arezzo e facemmo la strada per S. Giovanni – Montevarchi – Pontassieve. E depositammo la borsa in un posto fra Fiesole e Borgo San Lorenzo. Aspettammo la sera e alle Caldine vicino al ponticino prendemmo Ciolli e Rinaldini. Lungo la strada ci fu una discussione, una volta ripresa la borsa, su come fare i tralicci e ci dividemmo in due posti – io ed Augusto da una parte e i ragazzi dall’ altra. Augusto andava spesso da quelle parti per delle acque che fanno bene alla salute. -Ciolli: io bisogna che dica due cose: io non sono mai stato alle caldine e voi veniste a prendermi a casa a Barberino e c’ eravate tu e Rinaldini, ma Cauchi non lo ho visto. Cauchi l’ ho visto ad Arezzo quando scappammo di casa venni ad Arezzo perche’ c’ eri tu. -Brogi: no – prima di stabilirti per un periodo ad Arezzo, tu venivi ad Arezzo col treno. -Ciolli: si – ma venivo a trovare te e puo’ darsi benissimo che venivo in treno. -Brogi: si – tu venivi e una volta io ho visto – siamo venuti pure a prenderti in stazione. -Ciolli: si – ma io dormivo ad Arezzo e tornavo a casa da mia madre. -Brogi: questo e’ vero -Ciolli: io di te sapevo solo che avevi litigato per l’ anello e tu negavi e io ti portai alla stazione. Io dico: tu e Rinaldini siete venuti a Barberino ma un’ altra persona non me la ricordo. Siamo andati a vedere il posto, io sono rimasto in macchina ma sapevo cosa stava succedendo. -Brogi: dopo undici anni finiamola! -Ciolli: io sto dicendo che c’ eri se ne era parlato non era una girata siamo andati per il traliccio. -Brogi: la discussione era sulle coppie da formare perche’ era la prima volta per tutti e quattro. Questa discussione l’ abbiamo avuta lunga la strada tra le Caldine e il traliccio. -Ciolli: per me siete venuti a casa mia, io non c’ ero alle Caldine, al traliccio sono venuto anch’ io, a Barberino il Cauchi non lo ricordo. -Brogi: guarda che io allora non disponevo di una machina, sono venuto con la macchina di Augusto guidata da lui. -Ciolli: con che ci vo io alle Caldine alle nove di sera? A piedi? Non avevo con che andare. Loro erano gia’ venuti a Barberino e siamo partiti di lì. Io poi so di un solo traliccio mentre invece e ‘ da questa mattina che il gi dice che i tralicci sono due. -Brogi: dopo i tralicci, tu e Rinaldini, eravate rimasti sconosciuti alla polizia, mentre io ed Augusto e il Batani e tutti gli altri ogni volta che c’ era qualcosa venivamo tartassati. Decidemmo di fare Moiano mentre c’ era una finta cena che ci dava un alibi e il rientro in caserma del Batani avrebbe dato un alibi anche a lui che cosi’ avrebbe rinforzato quello di tutti. Io ed Augusto ci siamo visti con te e Rinaldini alla discesa dell’ ospedale verso via Giotto ed Augusto vi dette la roba. -Ciolli: io stavo gia’ ad Arezzo? -Brogi: si, era il periodo piu’ fitto in cui tu stavi ad Arezzo. -Ciolli: perche’ davanti all’ ospedale? Perche’ non in un’ altro posto? -Brogi: perche’ davanti all’ ospedale non c’ erano controlli. -Ciolli: no! Io con Moiano non c’ entro. Siamo andati io e Rinaldini soli? Ci ha portato qualcuno? -Brogi: secondo me uno vi ha accompagnato, era un perugino. -Ciolli tu mi hai dato un pacchetto? E che mi hai detto? -Brogi: niente pacchetto: era una borsa di ginnastica come per i tralicci. Voi due sapevate, la borsa l’ hai presa tu. -Ciolli: a quell’ altro l’ avete dato a me no. -Brogi: tu fai il furbo come per i tralicci. -Ciolli: no! Il traliccio per me era uno solo e io sentii il rumore di uno solo. -Brogi: l’ ordigno di Moiano l’ hanno preparato i Castori. -Ciolli: chi? Euro o Marco? -Brogi: il piu’ amico di Augusto. -Ciolli: il piu’ vicino a queste cose mi sembra fosse Euro. A perugia io non c’ ero a prendere la roba. Forse tu l’ hai data a Rinaldini senza che io sapessi niente e io sono salito in macchina con Rinaldini e un’ altro e poi uno di loro e’ sceso a prendere un caffe’ ed e’ successo! Questo non lo posso mettere in dubbio – io ero un ragazzino e mi avete strumentalizzato senza che lo sapessi. Io non lo sapevo che s’ andava a fare. -Brogi: c’ eri anche tu al bar morgana dove si giocava a stecca, lì si disse di una casa del popolo che rompeva. -Ciolli: il discorso mio e’ questo: tu l’ hai data a Rinaldini la borsa e io sono andato ma non sapevo dove andavo. -Brogi: era tutto organizzato, Augusto mi aveva detto: si riprova con quei ragazzi. -Ciolli: ma tu hai la certezza? Come fai a dire che io sapevo gia’ prima? Tu hai detto che non hai la certezza che Augusto avesse parlato prima con me. Tu dici che non aveva detto nulla. -Brogi: vi fu detto casa del popolo, c’ era un’ altro che vi doveva portare perche’ voi non conoscevate la strada – mi sembra che l’ altro fosse il perugino Carlo parente dei Castori. -Ciolli: io di Carlo perugino ricordo solo Pini Carlo – tu non hai la certezza che io sapessi – la borsa l’ ha presa Rinaldini – io non sapevo nulla – tu vai alla parola del Cauchi. Il mio discorso e’ questo: io uscivo sempre con queste persone, la borsa la danno a Rinaldini – io non sapevo, ci siamo fermati per un caffe’ , loro hanno fatto il botto e siamo ripartiti. Non ho sentito il botto. -Brogi: avevate meno di un minuto di tempo prima dello scoppio. -Ciolli: in meno di un minuto in macchina siamo due o tre chilometri lontano. Poi tu mi confermi, tu non hai la certezza che Augusto avesse parlato con me. Augusto l’ ha detto a Rinaldini, quando siete venuti con la borsa se hai parlato non hai parlato di casa del popolo. -Brogi: non c’ era pubblicita’ da fare. -Ciolli: io a Moiano non faccio mente locale. La borsa Rinaldini poi a me poi uno si ferma non ricordo il luogo – se c’ ero non sapevo di esserci. Tu confermi che tu non c’ eri quando Augusto disse – il botto lo fanno i ragazzi. -Brogi: poi c’ e’ un’ altra storia che accadde quando stavo andandomene ad Arezzo, Augusto disse che voi due, tu e Rinaldini dovevate fare un qualcosa d’ accordo anche con il Tuti Mario che hai incrociato pure tu, prima che diventasse celebre. -Ciolli: si doveva costituire un deposito di armi ed esplosivo vicino alla fonte Panna. -Ciolli: del deposito non so nulla, la fonte Panna la conosco benissimo, come conosco benissimo la sorgente di acqua solforosa, tu stasera hai detto quello che io volevo sentire: a Barberino c’ ero a Moiano non sapevo, del deposito non so nulla. -Brogi: tu e Augusto, avete girato la zona verso Barberino tu hai conosciuto Cauchi nel 1973. -Ciolli si e sono anche venuto in treno ad Arezzo, come hai detto tu. Prima dei tralicci Augusto mi avra’ visto al massimo quattro volte, ma allora lui non era il personaggio di rilievo, sapevo che era di Ordine Nuovo. -Brogi: Augusto, voi ragazzini come te e il Luca. -Ciolli: discorsi …. Si! Ero un ragazzino e mi portavano dove volevano. -Brogi: davanti a me Mario e Augusto parlano del deposito vicino alla fonte Panna e dicevano di darlo a voi. -Ciolli: ma tu sai se l’ hanno fatto. -Brogi: io caddi in disgrazia e per questo non so dove lo hanno fatto. -Ciolli: allora non puoi dire che loro l’ hanno fatto davvero e  io c’ ero, ma se tu sei caduto in disgrazia loro non lo fanno nel posto dove tu lo sapevi, io comunque non so nulla, come non so nulla di Vaiano. -Brogi: perche’ sei venuto a Firenze a minacciarmi due anni dopo? -Ciolli: perche’ tutti parlavano male di te e io ero anche amico tuo, tu per me a firenze prima delle storie di Arezzo, eri un leader -Brogi: tu sapevi che il Rinaldini e il Batani si scrivevano, e Rinaldini mi minacciava in quelle lettere. -Ciolli: si, Rinaldini e Batani si scrivevano. -Brogi: il deposito alla fonte panna doveva essere ubicato alla stessa maniera dell’ alpe di Poti, i ragazzi si erano comportati bene non erano controllati dalla polizia, e col deposito cominciavano a prendere una certa autonomia. -Ciolli: segui la domanda del GI; il deposito ci doveva essere dato o c’era gia’ stato dato? -Brogi: doveva essere dato, io poi andai via. -Ciolli: a me basta questo, tu non sai se mi e’ stato dato, e io non ne so niente. Puo’ darsi che in quella zona abbia fatto girate con Augusto, non me ne ricordo, ma di deposito di esplosivo non ne so nulla, a me non ne hanno parlato. -Brogi: a Moiano noi avremmo fatto cosi’ : Augusto restava in macchina , Luca restava di guardia all’ incrocio e io mettevo l’ ordigno -Ciolli: no, siamo scesi tutti e tre, io non portavo nulla, non ho fatto caso a chi degli altri due portava la borsa, io ho pisciato contro il muro. Non so chi degli altri due ha fatto la bomba, uno era il Rinaldini, il terzo non lo ricordo. Tuttora pero’ io non so se ho partecipato a questo fatto, comunque non sapevo che cosa c’ era nella borsa. Sono con due persone che si agitano. C’ ero, non ho sentito i botti. Non so chi dei due ha agito direttamente uno era Rinaldini, il terzo non ricordo chi fosse. Non ne sapevo nulla finche’ non siamo arrivati, di deposito non so nulla evidentemente hanno cambiato idea dopo che lui era andato via. A questo punto il GI preso atto di quanto sopra, dispone il rilascio del Ciolli. Si da atto che il verbale viene chiuso alle ore 2.30 del 20.10.85. Letto confermato e sottoscritto ­

Roberto Palladino – dichiarazioni 06.05.1982

Intendo rispondere. Conosco un cittadino Boliviano a nome Jorge in quanto mio fratello Carmine aveva avuto contatti con lui in occasione di un suo viaggio in Bolivia, di cui non ricordo la epoca, per scopi commerciali. Tale Jorge è a Roma nell’autunno dell’1981. Sono sicuro che in precedenza, ed in particolare nella primavera – estate del 1980, lo Jorge non e’ venuto a Roma.

Durante il soggiorno di Jorge a Roma nell’ autunno 1981 protrattosi per circa una settimana, mi sono premurato di fare da guida allo Jorge, che veniva per la prima volta a Roma, facendogli visitare la citta’ specialmente nelle ore serali quando io ero libero dal lavoro; tra l’ altro, l’ ho accompagnato in qualche locale notturno e con precisione “Carusel” e al “Saint Moritz” , locali che io conoscevo in quanto sporadico frequentatore. Con Jorge andammo dapprima al Carusel per una consumazione e poi al Saint Moritz, per assistere ad uno spettacolo. Non abbiamo avvicinato in detti locali nessuna donna e lo Jorge si e’ comportato molto correttamente, senza dare adito al minimo incidente. Io collaboro con mio fratello all’ attivita’ della Odal e, quando abbiamo ospiti d’ affari, io mi occupo anche di pubbliche relazioni. Per quanto concerne i nostri rapporti con la Bolivia, essi si sono limitati ad un viaggio di mio fratello a La Paz e nella visita di Jorge.

– Nulla mi risulta di eventuali rapporti o contatti di mio fratello Carmine con Delle Chiaie Stefano in occasione del suo viaggio in Bolivia; in particolare Carmine non ne ha mai fatto il minimo cenno. Personalmente ho conosciuto Delle Chiaie nel periodo in cui ho simpatizzato per “Avanguardia giovanile” e cioe’ dal 1963 al 1966.

– Dopo tale periodo ho fatto il servizio militare, e non ho piu’ avuto alcun rapporto di sorta con il Delle Chiaie neanche per il tramite di Minetti Leda.

– Conosco Giorgi Maurizio dal periodo in cui anch’ egli simpatizzava per Avanguardia Nazionale giovanile. So che poi egli e’ emigrato in argentina, rientrando definitivamente in Italia nel 1981. Durante il soggiorno in Argentina il Giorgi e’ venuto per una settimana circa a Roma; non ricordo se nella primavera 1979 o 1980; egli venne a Roma per visitare la madre e, nell’ occasione venne a trovare anche noi, cui era legato da particolari vincoli in quanto aveva fatto da padrino a uno dei figli di Carmine.

– Non so con precisione quale attivita’ abbia svolto il Giorgi in Argentina, e se durante il soggiorno in Argentina, abbia fatto delle escursioni in Bolivia.

– Non ho mai conosciuto nessuna persona a nome Pagliai Gigi o Mario Bonomi, ne’ l’ ho mai sentito nominare.

– Conosco certo Sandro Siciliano, di eta’ matura che talvolta e’ venuto alla Odal.

– Ho conosciuto Sortino Luigi sin dai tempi della scuola e ci siamo frequentati sporadicamente anche quando, sciolta Avangurdia Nazionale, abbiamo conservato comunanza di idee politiche. Il Sortino ha fatto vari lavori e una volta l’ ho anche aiutato per trovargli una occupazione stabile.

– Nulla assolutamente so di una faccenda riguardante un passaporto che avrebbe dovuto essere procurato a Sandro per espatriare.

– Conosco un certo Luciano, di cui non ricordo il cognome e col quale ho rapporti di affari, ma nulla posso dire di particolari affari fra detto Luciano e Giorgi Maurizio.

– conosco Minetti Leda da quando conviveva con Delle Chiaie ma con la stessa non ho rapporti di frequentazione in quanto la vedo soltanto “ogni tanto” .

– con Colombo Gianni ho avuto rapporti d’ affari; in particolare, per il suo tramite, ho trattato una partita di forbici dall’Italia e di rasoi dalla Svizzera, per conto di terzi.

– che io sappia mai nessun cittadino tedesco e’ venuto alla Odal proveniente dal Sud America.

– So che la Minetti Leda di tanto in tanto andava all’ estero, ma non so dove andasse ne’ chi incontrasse ed in ogni caso io non sono mai andato a prelevarla al ritorno di qualche suo viaggio. Anche perche’ sono privo di patente e non guido. A parte la pistola di cui mi e’ stato contestato il possesso e che e’ stata sequestrata ad ardea, non mi risulta che qualcuno di noi Palladino possedesse anche una Smith and Wesson.

Letto confermato e sottoscritto.­