Paolo Aleandri – dichiarazioni 28.05.1985

Richiesto di riferire quanto a mia conoscenza in ordine alla strage dell’ Italicus, faccio presente che ne’ il De Felice, ne’ il Signorelli mi hanno fatto dei discorsi specifici al riguardo. Il Signorelli, a seconda delle circostanze, faceva dei discorsi da cui si comprendeva che la strage era ascrivibile “all’ambiente” ovvero escludeva la riferibilita’ della stessa alla destra eversiva. In pratica faceva una serie di ammiccamenti ed il suo discorso era sfumato ed ambiguo. Questo era l’atteggiamento del Signorelli cosi’ come a suo tempo mi si è rilevato. Sono certo tuttavia, che il Signorelli aveva invece conoscenza di come fossero andate le cose se non altro grazie alle molteplici relazioni che aveva nell’ intero ambiente. Voglio aggiungere che la moglie del Signorelli, non ricordo se nel 1978 o nel 1979, mi disse che il Tuti durante la sua latitanza si era recato a trovare il marito nella sua abitazione. Ricordo mi disse che il portiere dello stabile doveva essere una persona molto discreta perche’ era impossibile non avesse riconosciuto tutte le persone che avevano frequentato Signorelli e che comparivano sul giornale. Fu nel contesto di questo discorso che mi disse che il Tuti era stato dal Signorelli.
L’abitazione del Signorelli era frequentata da moltissime persone fra le quali ricordo Semerari, De Felice, Fachini, Zorzi, Andreotti Gianni, Cagnoni Marco, Di Lorenzo Cinzia, Romano Coltellacci, ed altri. Io il Signorelli il Semerari ed il De Felice ci incontravamo tra di noi e con altri esponenti della destra eversiva in vari luoghi, abitualmente a casa di De Felice nella casa di campagna del Semerari o infine nell’ abitazione del Signorelli. L’ abitazione di Semerari era frequentata talvolta da noi, gruppo omogeneo, tal altra da alcuni di noi e persone contigue al nostro ambiente quali ad esempio il Salomone ed un medico di Latina di cui al momento non ricordo il nome. Ricordo che fra gli ospiti di Semerari vi era talvolta un’ amica di De Felice, Maria Francini, la quale durante la latitanza del De Felice si adopero’ perche’ questi fosse ospitato in Inghilterra presso la moglie Fennic. La casa del Semerari era frequentata anche dal Ferracuti e dal colonnello Santoro.

– ho conosciuto il Pugliese allorche’ questi ebbe ad incontrare il De Felice per discutere dei fogli d’ ordine che avevamo redatto nel 1978. Il Pugliese era critico nei confronti di questo documento ed esprimeva la critica di un’ intera area incentrata soprattutto sull’ osservazione contenuta nei fogli d’ ordine sui latitanti d’ oro e sui detenuti. Nell’ occasione emerse un conflitto di fondo, direi quasi di impostazione strategica, tra il Pugliese e il De Felice. Il Pugliese rappresentava infatti Ordine Nuovo nel suo aspetto piu’ tradizionale, mentre il De Felice tentava una mediazione fra tale impostazione ed altre posizioni quali ad esempio la mia e quella di Calore. Queste mediazioni non erano finalizzate ad una strategia unitaria bensi’ semplicemente ad evitare spaccature all’ interno dell’ ambiente.

– Vi era inoltre un certo antagonismo fra il Pugliese ed il Signorelli, in quanto entrambi si sentivano gli eredi diretti di Graziani, il quale invece in epoca successiva, cioe’ nel 1977 1978 , fece sapere che intendeva demandare la prosecuzione dell’ attivita’ di direzione di ON al De Felice. Cio’ mi è stato detto direttamente dal De Felice e mi è stato confermato da Sergio Calore.

– Allorche’ ON venne reso illegale inizio’ un processo di clandestinazione che ebbe due aspetti; da una parte Graziani e Signorelli accettavano la clandestinazione solo in quanto necessaria per la sopravvivenza dell’ organizzazione. In questo quadro doveva essere semplicemente un gruppo operativo clandestino destinato a compiere specifiche operazioni armate. Per altri, e mi riferisco in particolare a Concutelli, c’era maggiore propensione allo sviluppo della lotta armata e veniva percio’ data maggiore importanza alla clandestinita’ riferisco tutto cio’ operando una qualche schematizzazione in quanto la realta’ e’ ben piu’ complessa. Ad esempio il Signorelli oscillava fra le due diverse posizioni.

– richiesto di fornire notizie a mia conoscenza circa i gruppi umbri di ON, ricordo soltanto di aver sentito nominare il Gubbini nel 1978 allorche’ il De Felice in un incontro con il Pugliese chiese a quest’ultimo che venisse istituito un gruppo armato di autofinanziamento idoneo a soddisfare le esigenze dell’ organizzazione. In tale occasione il Pugliese fece riferimento al gubbini dicendo che avrebbe potuto partecipare a quel gruppo ma che era al momento indisponibile per ragioni contingenti.

– Mentre avevamo stretti legami ad esempio col Veneto tramite i vertici delle organizzazioni locali cioe’ nel caso del veneto Fachini, non avevano contatti con realta’ locali pure solidamente organizzate quali la Toscana e l’ Umbria. Preciso nel senso che potevano certo esservi dei contatti di tipo personale, ma non vi erano relazioni di tipo organizzativo. Il gruppo toscano umbro era in pratica autonomo rispetto al centro almeno per quanto mi è dato di sapere.

– Durante il colloquio tra il De Felice ed il Pugliese cui prima ho fatto cenno ho avuto l’ impressione che il Gubbini dipendesse gerarchicamente dal Pugliese, il quale perciò doveva avere qualche controllo sulle realta’ umbre di ON.

– quanto ai rapporti con Gelli ed alle vicende del golpe mi riporto alle dichiarazioni da me gia’ rese nelle diverse sedi ed in particolare a quelle di cui al confronto con Calore innanzi al dr Vigna, alle dichiarazioni rese alla commissione “P2” ed infine a quelle rese al dr Mancuso.

Letto confermato sottoscritto.­

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