Il diario di Mario Tuti – “Gente” 02.06.1975 – terza parte

Mi trovavo venerdì 24 gennaio 1975, nella abitazione  dei miei suoceri, sottostante il mio appartamento, quando sentii suonare. Aperta la porta, mi trovai di fronte tre individui in borghese che riconobbi come agenti del locale Commissariato di polizia. Alla mia domanda sul motivo della visita mi fu risposto che si trattava di un semplice controllo della mia collezione di armi; preciso che come cacciatore e tiratore di poligono possedevo una ventina di fucili e pistole.

Alla mia richiesta se gli agenti avevano il prescritto mandato di perquisizione mi fu detto, dall’individuo qualificatosi come brigadiere, che non ve ne era bisogno in quanto si trattava di una semplice formalità. La cosa mi insospettì ed anche la perquisizione si svolse in modo superficiale, limitandosi i poliziotti a verificare la rispondenza tra i numeri di matricola delle armi con quelli riportati sulle denunce e senza controllare se nascondevo  altre armi: basti dire che i poliziotti non entrarono neppure in alcune stanze tra cui la camera da letto mia, la cucina, il ripostiglio, i bagni.
Debbo aggiungere che io mi sentivo tranquillo in quanto già da mezzanotte del giovedì ero stato avvisato dell’arresto di alcuni rivoluzionari di Arezzo e temendo che la polizia potesse risalire fino a me avevo provveduto a controllare che in casa non ci fosse niente di compromettente.

A questo punto i poliziotti, pur non avendo riscontrato niente di irregolare, prendendo a pretesto una presunta eccessiva dotazione di munizioni (avevo complessivamente 1200 cartucce quando la legge ne permette 1500 per fucile e 200 per pistola), mi invitavano a seguirli al Commissariato per chiarire tutto in quella sede. Io, già sospettando qualcosa, chiesi di telefonare, come mio diritto, ad un avvocato ma mi fu risposto che lo avrei potuto fare dal Commissariato ed anche alla richiesta di parlare con mia moglie, che era rimasta nell’appartamento dei suoi genitori, fu risposto che non facessi storie e che li seguissi subito se volevo evitare guai, mentre il tono dei poliziotti, fino ad allora eccessivamente mellifluo, si faceva minaccioso, tutto questo, ripeto, senza avermi presentato alcun mandato di perquisizione o di arresto.

Intanto il brigadiere portava la mano sotto la giacca, credo per impugnare un’arma, mentre io con la coda dell’occhio (mi trovavo con il brigadiere e l’altro agente nello atrio accanto alla stufa) notavo il terzo poliziotto, quello che è rimasto solo ferito, che nell’altra stanza frugava furtivamente nell’armadio dove tenevo alcuni fucili come per introdurvi qualche cosa. Aggiungo che detto armadio era già stato controllato in mia presenza dal brigadiere e dai due agenti senza trovare niente di irregolare. Allora capii chiaramente la congiura che la polizia stava macchinando ai miei danni, cercando di arrestarmi con un pretesto qualsiasi per poi poter introdurre nel mio appartamento oggetti compromettenti che, “ritrovati” successivamente in una ulteriore perquisizione, avrebbero giustificato l’arresto, procedura questa non nuova nei confronti dei simpatizzanti ordinovisti. Decisi allora di tentare la fuga pensando di poter raggiungere le scale prima che gli agenti mi sparassero, erano troppo grassi e molli per pensare di inseguirmi o fermarmi, ed almeno in teoria avrebbero dovuto prima intimarmi l’alt e poi sparare almeno un colpo in aria. Appena mosso, però, sentii alle mie spalle una detonazione, allora staccai, sempre allontanandomi, dalla rastrelliera sopra la cassapanca il fucile automatico SIG cal. 7,62 n. 5652, che tenevo sempre carico per ogni evenienza, e risposi al fuoco sparando al brigadiere ed al poliziotto che cercava di introdurre due bombe a mano nel mio armadio; che si trattava di bombe a mano l’ho saputo in seguito dalla televisione italiana.
Frattanto l’altro poliziotto mi aveva preceduto giù per le scale con la pistola in pugno ed io per evitare che mi tendesse un agguato alla curva delle scale oppure fuori della porta nel momento che salivo in auto, l’ho preceduto abbattendolo. Sono quindi montato in automobile e sono fuggito. La mia versione dei fatti è confermata anche dai primi notiziari televisivi in cui si afferma che non mi è stato presentato alcun mandato di arresto o perquisizione, del tentativo di creare false prove e di arrestarmi, è stata presentata la giustificazione di una mia amicizia coni tre poliziotti, cosa questa che smentisco decisamente e che può essere confermata da chiunque mi conosca, ed inoltre ricordo che sarebbe anche a rigor di logica alquanto irregolare far eseguire un arresto ed una perquisizione da amici del sospetto. In seguito le notizie sono state artefatte per mascherare l’incapacità e l’impotenza delle forze del regime, che, superiori in uomini e mezzi, e con il vantaggio della sorpresa e dell’imbroglio, sono state duramente sconfitte dalla prima reazione decisa di un combattente nazional-rivoluzionario.

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