Gli iscritti alla P2 nel 1971 – estratto libro “I massoni in Italia”

(…) A quel tempo Gelli aveva già strutturato la P2 come un mondo del tutto separato dall’universo massonico ma presente, e ai più alti livelli, in ogni settore della vita pubblica, dei ministeri, delle banche e delle forze armate. La sede era in una palazzina di via Cosenza, a Roma, presidiata in permanenza dai fedelissimi generali Franco Picchiotti e Luigi De Sanctis. Lo schedario comprendeva nomi del calibro di Nicola Picella, segretario generale della presidenza della Repubblica e tra i politici erano stati arruolati Forlani, Stammati, il senatore democristiano Vincenzo Carollo, il deputato romano Umberto Righetti, i repubblicani Emanuele Terrana e Pasquale Bandiera, il socialista all’apice dell’ascesa Luigi Mariotti, l’ex ammiraglio Gino Birindelli, che lasciata l’uniforme era andato a intrupparsi nel Movimento sociale italiano ad alimentare i sogni di grandezza di Giorgio Almirante.
Il 30 per cento dei membri della P2 erano direttori generali o comunque alti funzionari di ministeri, enti pubblici e parapubblici: Luigi Samuele Dina, direttore generale del ministero della Difesa, Mario Besusso, direttore per la Cassa del Mezzogiorno, Aldo Fraschetti, ex direttore generale dell’Anas, Carlo Biamonti, dell’Enpas, Antonio De Capua, Ministero dell’Interno, Giuseppe Catalano, direttore della Banca d’Italia, Giuseppe Arena, ufficio italiano dei cambi. Pochi e non di primo piano i magistrati: Marco Lombardi, consigliere di corte d’Appello, Domenico Raspini, presidente del tribunale di Ravenna in compagnia di un altro ravennate, Edoardo Zambardino, del magistrato a riposo palermitano, Giuseppe Mannino e di Francesco Pinello e Giuseppe Del Pasqua.
Consistente e di buon peso la rappresentanza del mondo imprenditoriale, dove brillavano le stelle Gianni Agnelli e Leopoldo Pirelli. Seguivano l’industriale aeronautico Domenico Agusta, quelli dell’abbigliamento Vincenzo Monti e Mario Lebole (di questo Gelli sarebbe anche diventato socio), il titolare dell’industria elettronica romana Voxson, Umberto Ortolani, l’industriale del caffè, Giovanni Danesi, il presidente dell’Alsor-alluminio Sardegna, Giorgio Costa e l’armatore triestino Giorgio Vassilà.
L’architrave della P2 era però costituito da militari, vecchia passione  e lucida intuizione di Gelli, che ne aveva capito l’importanza e valutato il peso nella vita della nazione molti anni prima che i grandi partiti popolari italiani cominciassero a esplorare quell’universo a loro completamente sconosciuto. Di militari nella P2 ce n’erano talmente tanti che avrebbero potuto riunirsi in una caserma. Dietro al massone della prima ora Saverio Malizia, in lista fin dal 18 dicembre 1961, stavano allineati e coperti Vito Miceli, fresco di nomina a capo del Sid, OSvaldo Minghelli, ufficiale di Pubblica Sicurezza, Renzo Apollonio, che sarebbe diventato presidente del tribunale militare dopo aver fatto un tentativo per arrivare al comando dei carabinieri, Siro Rosseti, di cui erano note le simpatie per il Partito comunista e che dirigeva il servizio informazioni dell’esercito, Antonino Anzà, aperto ai socialisti, che dopo aver comandato con abilità e saggezza il quinto corpo d’armata avrebbe cercato di diventare comandante dei carabinieri, o capo di stato maggiore dell’esercito o capo di qualunque altra cosa e sarebbe morto tragicamente, Paolo Gaspari, protagonista di una memorabile battaglia contro il generale Giovanni De Lorenzo. Scarsa la presenza dell’aeronautica, il cui uomo più in vista nella P2 era il generale Duilio Fanali.
Consistente quella dei carabinieri che oltre a Picchiotti allineavano Luigi Bittoni, che era stato capo di stato maggiore ai tempi di De Lorenzo, Igino Missori che comandava la divisione carabinieri Lazio e sarebbe diventato vice comandante dell’Arma, gli allora colonnelli Emilio e Umberto De Bellis, Giuseppe Cianciulli e Giuseppe Bernabò Pisu seguiti da un battaglione di maggiori e capitani.
La parte del leone la faceva però la guardia di finanza, altra furbissima intuizione gelliana. Le fiamme gialle avevano nella P2 i generali Fausto Musso, di Bolzano, e Salvatore Scibetta, di Roma, il colonnello Amedeo Centrone, di Perugia, tre tenenti colonnelli, Pietro Aquilino, Enzo Climinti E Roberto Manniello, i capitani Angelo Iaselli e Franco Sabatini, di Firenze, e Lino Sovdat, di Trento.
Un gruppo poderoso e presente praticamente ovunque davanti al quale la patetica P1 di Lino Salvini con i suoi mantelli e cappucci neri suscitava tenerezza e ilarità. (…) alla fine del 1971 il Gran Maestro nominò Gelli, fino ad allora factotum abusivo, segretario organizzativo della P2 (…). Poi consegnò lo schedario della P1 a Gelli: 450 nomi per lo più di medio livello. Il padrone della P2 non si contentò di questo ma pretese una procura scritta con la quale il Gran Maestro lo autorizzava formalmente a custodire lo schedario e in più gli delegava la sua più preziosa prerogativa: quella di poter iniziare segretamente nuovi fratelli.

Roberto Fabiani, “I massoni in Italia”, 1978

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