Giulio Andreotti – audizione in commissione stragi – 17.04.1997 quinta parte

DE LUCA Athos. Signor Presidente, è il primo anno che sono parlamentare della Repubblica italiana e il mio gruppo mi ha proposto di far parte di questa Commissione. Conoscendo il Presidente, i primi giorni avevo pensato, come anche i colleghi, che vi potessero essere le condizioni perché in questo paese, dove ogni volta che si installa un nuovo Governo si dice che si vuole far luce sulle stragi, questa potesse essere la volta buona o almeno vi fossero le condizioni politiche per consentire a lei, e ad altre persone protagoniste di questo mezzo secolo della nostra giovane Repubblica, per poter dare un contributo a fare questa benedetta luce.
Come lei saprà ci sono alcuni che sostengono, e anche a me lo hanno detto: tirare fuori questi veleni in questo paese adesso a che servirebbe? Occorrerebbe cioè guardare al futuro senza rivangare ciò che è accaduto. E’ una tesi. In un paese come il nostro forse è necessario che passi ancora del tempo? Il presidente Pellegrino ricordava che gli Stati Uniti, anche se con risultati un po’ nazionalisti o un po’ opportunisti, hanno fatto in fretta a fare luce. Un dato è certo però, signor Presidente, e mi corregga lei che ha studiato molto in questi mesi: noi siamo uno dei paesi che ha ancora tutte queste stragi, anche l’ultima di Ustica, sulle quali non si riesce mai a far luce: ci sono sempre degli ignoti. Malgrado siamo la culla del diritto, un paese di avvocati, di procuratori, di investigatori, di poliziotti, non riusciamo a dare al popolo italiano, e credo anche alle nuove generazioni della politica, la possibilità di liberarsi di questi cadaveri. Ormai il muro di Berlino è caduto, ci sono altri problemi, altri scenari e la mia constatazione era stata: forse riusciamo a farlo. Però ascoltandola, senatore Andreotti, ho compreso che forse non ce la faremo a fare questa luce. Il collega Corsini e anche poi lo stesso senatore Gualtieri dicevano che è un momento storico e che dobbiamo cogliere l’occasione di avere qui con noi a disposizione una personalità che ha ricoperto senza soluzione di continuità un periodo così vasto della nostra giovane Repubblica. Avverto però dai suoi racconti – perché in realtà sono più racconti che testimonianze, racconti anche piacevoli per certi aspetti – che in realtà c’è una reticenza di fondo. Questo può essere anche il motivo del suo successo personale, nel senso che in tanti anni è riuscito a mettere insieme una carriera che credo sia la più prestigiosa tra quelle di politici italiani. Noi però avremmo bisogno di questo scatto, di questa condizione diversa. Noi non riusciamo con i suoi racconti ad uscire e a sciogliere dei nodi politici.
Per farla breve vorrei dire solo alcune cose. Il Presidente si ricorderà che anche al generale Maletti a un certo punto dissi: ma, generale, lei sta qui a Johannesburg, è stato condannato, ormai vive qui, si è organizzato, ha un’età che le può consentire di fare un gesto per sé, due sono le cose: o lei ha ancora paura della minaccia di qualcuno, e quindi ha timore per la sua incolumità, oppure praticamente non vuole dare questo contributo, non si trova in questa condizione.
Voglio dire che noi non produciamo delle personalità che ad un certo punto diventano protagoniste di una svolta nel paese; non solo nella Commissione stragi ma anche in altre situazioni.
Rispetto a questa storia degli americani voglio dire subito che la solidarietà ed il Patto Atlantico non è messa in discussione, però quello che noi cerchiamo di scoprire è un’altra cosa, è proprio questo passaggio da una solidarietà su una certa alleanza all’organizzazione ed ai fondi, nonché a molte altre questioni. Quindi entrare nel merito, un’ingerenza, nelle dinamiche interne di un paese.
Senatore Andreotti, noi ci chiamiamo “Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi”. Nel suo racconto, questa classe politica, di cui lei è stato un protagonista, non ha alcuna responsabilità di ciò che è accaduto? 0 la colpa, come qualcuno sostiene, è soltanto dei vertici dei Servizi segreti, che però, nei racconti di molti ed anche in quello dello stesso Maletti, abbiamo scoperto che vengono ridicolizzati? Venivano addirittura impiegati per spiare le abitudini sentimentali di qualche onorevole, anziché dedicarsi alla sicurezza dello Stato. Questo è il nodo politico. Tutte queste stragi, fino ad Ustica, non coinvolgono responsabilità dei politici che hanno governato? Lei è stato Presidente del Consiglio; credo che questa sia l’autorità che ha diritto ad accedere a tutte le carte dello Stato. Questo non è stato fatto. Lei spesso dice che non sa o non ricorda, capisco anche il tempo passato, ma noi non è che le chiediamo di dirci il giorno e la data ma di individuare alcune responsabilità. Capisco, ed è anche normale, che avendo lei coperto un vasto arco di tempo, probabilmente ammettere responsabilità politiche significherebbe ammettere sue responsabilità. Quindi, nessuno è reo confesso, però lei capisce che questo racconto che lei ci fa è sicuramente deludente. Questo non c’entra con la simpatia, con la stima che si può avere per l’uomo, ma riguarda il politico, colui che comunque passerà alla storia per aver cumulato dei primati, nel bene o nel male. Lei, senatore Andreotti, ha avuto dei primati di comunicazioni giudiziarie, di conduzione di Ministeri e di quanto altro.
La sfida che io da parlamentare alla prima esperienza mi permetto di lanciarle, quindi, è questa. Noi le vogliamo mettere a disposizione le condizioni per farci fare questo salto di qualità e gettare luce in questa indagine.
Non so neppure se le farò una domanda specifica. Si è detto che l’Italia ha “tenuto” grazie alla classe politica, comunque che ha tenuto grazie a qualcuno. lo mi permetto di fare una lettura diversa: potremmo dire che l’Italia ha tenuto anche e malgrado il comportamento di una certa classe politica. Ci sono nella storia della nostra Commissione molti interrogativi in ordine ai quali molti uomini politici che sembravano pronti per una svolta autoritaria ad un certo punto si sono fermati ed hanno fatto altre cose. La vicenda Moro, onorevole Andreotti; ma quante domande le dovrei fare sul caso Moro? Non posso fargliele. Vorrei che lei invece mi rispondesse, se è in grado di poterlo fare, a questa unica domanda.
La domanda è questa: per quanto riguarda le responsabilità di queste stragi che noi dobbiamo individuare e che ancora oggi sono ascritte ad ignoti, come ex Presidente del Consiglio, ex Ministro dell’industria, ex Ministro della difesa, ex Ministro degli esteri, eccetera, lei ritiene che non ci siano state responsabilità politiche? Se non ci sono state responsabilità politiche, vuol dire allora che contavano veramente i Servizi, nel paese; voi non contavate ma contavano altri. E se noi abbiamo tenuto, non lo dobbiamo a chi governava in quel momento ma forse al popolo italiano che, anche di fronte alle stragi, di fronte alla gente morta ammazzata, di fronte al sangue e alle spesso ridicole pantomime cui abbiamo assistito, aveva una profonda saggezza, storica, proveniente forse dall’aver assistito a tante vicende. Il popolo italiano non è stato disponibile né ai piccoli golpe preparati male, né a quelli più seri ipotizzati da qualcuno. Quindi, forse dovremmo ringraziare il nostro popolo più che altri.
Io la ringrazio, senatore Andreotti, e mi scuso se nelle mie parole ci può essere stata qualche nota personale. Però lei deve farsi carico dell’amarezza della delusione di un parlamentare che non ha il mezzo secolo di esperienza politica che lei ha e che da questi banchi pensava di poter avere oggi, alle soglie del terzo millennio, con questo desiderio e cadute le preclusioni di cui parlavo, le condizioni per dare al nostro popolo – malgrado tutto un grande popolo – la possibilità di chiarire e di fare luce. Oggi, fino a questo momento, lei non da né a me né ai cittadini italiani questa speranza.

ANDREOTTI. Vorrei dire al senatore De Luca che il senso di avvilimento e di frustrazione per la mancata risposta al legittimo quesito relativo alla responsabilità dietro questi fatti di strage, se mi è consentito, lo sento più di lei. Avendo vissuto questo periodo politico, sento il peso di una struttura che non è stata in condizione di dare una risposta al filone – o ai filoni, possono essere più di uno – che sottende la responsabilità di questi fatti. La volontà di collaborazione è totale. In un certo senso, proprio per aver vissuto con responsabilità politiche di vertice a lungo, sono non più di lei, ma quanto lei interessato a vedere se si può ottenere quello che finora non si è riusciti a raggiungere, nonostante gli sforzi che sono stati fatti anche nelle precedenti edizioni di questa Commissione e in tante altre sedi.
Non si può tuttavia affermare che fuori dall’Italia tutto sia più facilmente chiarificabile. Per esempio, tuttora sulla morte di Kennedy non si è fatta una luce effettiva, su un fatto così sconvolgente anche sul piano internazionale. Io ritengo che ci sia una serie di quesiti aperti, che non so se si potranno mai soddisfare.
Per quanto riguarda la responsabilità della classe politica, se noi guardiamo a quella che è stata una linearità di conduzione, che fino a prova contraria deve essere a mio avviso riconosciuta, noi abbiamo avuto – forse non tutti avvertivano questa diversità – una condizione migliore rispetto ad altri paesi sotto un aspetto. Faccio riferimento ad esempio all’atteggiamento del Partito comunista francese che in momenti decisivi dichiarava, come in caso di guerra, che il suo posto sarebbe stato accanto all’Unione Sovietica. Questo in Italia non solo non è stato mai detto, ma a mio avviso non è stato mai maturato. In sostanza, non abbiamo mai perduto un certo filone unitario ed è un dato di fatto: non lo dico perché può giovare o non può giovare ma è un fatto che è esistito. Superato il momento duro del 1948, a mio avviso, è cominciato un rispetto sostanziale del metodo democratico, con momenti più intensi e momenti meno intensi. Chi c’è dietro queste cose?…

andreotti 6

PRESIDENTE. Scusi se la interrompo, ma questo fu l’effetto di uno scontro politico fortissimo nel Partito comunista italiano. Dopo l’attentato Pallante ci fu all’interno del Pci uno scontro. Quindi, quella linea democratica ha trionfato perché c’è stata una storia interna e una parte del Pci ha prevalso sull’altra.

ANDREOTTI. Vede, nella vita ci sono anche delle curiose coincidenze. Io sono stato, il giorno dopo l’attentato a Togliatti, il latore di un’assicurazione che, appena risvegliato, Togliatti dette al suo medico, il dottor Spallone, e che fu portato immediatamente a me, tramite un mio zio medico per segnalare a De Gasperi. Per cui anche in quel momento in cui ci furono dei fatti isolati, Monte Amiata ed altri, non ci fu un sostegno eversivo. Anzi, probabilmente, ma questo è anche un modo di interpretare la storia seriamente, una parte dei successivi eventi legati alle Brigate rosse è venuta proprio in ragione della convinzione che la via rivoluzionaria fosse stata abbandonata (che ci fosse stata oppure no prima). Perché dico questo? Certamente si può fare un ulteriore sforzo per riuscire a fare chiarezza, ma io posso dire che mai nelle forze politiche responsabili, non solo del mio partito ma anche di altri partiti che io ho conosciuto, c’è stato un momento di flessione o di dubbio su quella che doveva essere una strada di vita democratica. Questo veramente non è accaduto, dal punto di vista proprio della storia.
Quando adesso leggo, in una delle pubblicazioni che gentilmente il presidente Pellegrino mi ha inviato, tutta una storia che collega intanto l’esistenza di un partito americano e poi la tormentata vicenda intersocialista con possibili momenti addirittura del terrorismo, a me sembra che questa sia una costruzione che io faccio una enorme fatica a considerare, perché mi pare proprio lontana dalla realtà. Ci sono stati dei fenomeni; ma i fenomeni che portarono a Ordine nuovo e a fatti di questo genere (come del resto ci furono, a parte le Brigate rosse, frange di una sinistra di tipo autonomo) vanno a mio avviso valutati proprio come tali e in quella direzione occorre cercare di indagare. Forse noi abbiamo una struttura che globalmente non è stata sufficiente; ma da molti anni, ad esempio, vi è la disponibilità a non coprire con segreti o con atti di classificazione non superabili l’attività di indagine della magistratura.
Siamo in condizioni di poter ulteriormente fare luce? Alcune cose questa sera sono venute fuori, forse marginali, come la Lega della libertà o la Terza armata che io stesso approfondirò. Ma sono pezzi di un mosaico: quello che conta è proprio il mosaico.
Certamente non avrei aspettato la Commissione della XIII legislatura se avessi avuto elementi per poter dare un contributo più forte a chiarire queste pagine tristi della nostra storia, pagine circa le quali bisogna anche, se non ridimensionarle, dire che sono momenti gravi di una storia che tuttavia globalmente è una storia molto positiva, dal punto di vista di tutti. Dire che tutto ciò è avvenuto nonostante i politici, senatore De Luca, mi sembra ingiusto. Forse tra vent’anni, quando potrà vedere il suo corso, quello del suo partito, constaterà che anche i partiti hanno delle limitazioni nel poter fare determinate cose. Non mi si può mettere sulle spalle tutto quello che accade. Si può fare un ulteriore approfondimento sul Servizi, su questi collegamenti? Credo di sì, credo che vada fatto. Tra l’altro non è che io mi arrenda sul fatto di dire che gli altri in Italia potevano fare il comodo loro, noi non ne sapevamo niente. Questo non lo accetto, sarebbe oltretutto un atto troppo semplicistico per risolvere un problema.
Lei parla di testimonianze, di racconti, anche se il margine tra le une e gli altri è difficile da stabilire. Qualche volta può sembrare che, sminuzzando i vari episodi, si tolga la visione di carattere generale, ma ripeto che lo sono quanto lei e forse più di lei storicamente interessato a cercare di vedere se si può andare più a fondo per trovare una soluzione autentica, una soluzione vera che dia una spiegazione a questi fatti. Mi sembra che lo stesso Presidente abbia detto che uno di questi fatti, quello dell’Italicus, abbia una matrice diversa. Non ho ora di fronte tutte le istruttorie, però quello che voglio ripetere con grande fermezza è che lo stesso non mi acquieto sul fatto di dire che avevamo una sovranità limitata, che i Servizi americani contavano oltre misura. Del resto forse per lo stesso sequestro Moro, un fatto veramente tragico che abbiamo vissuto, c’è modo di vedere se è esatto che vi siano state una serie di manovre attorno e dopo. Alcune di queste persone sono vive, Moretti è vivo.

PRESIDENTE. Il problema è che Franceschini ha recentemente pubblicato un romanzo in cui fa capire in maniera trasparente che Moretti uccide Moro perché era collegato con l’Hyperion, quindi con una nota centrale internazionale. Sono divisi tra di loro.

ANDREOTTI. Moretti è vivo ed io anzi avrei voluto che fosse testimone anche in altra sede, però egli si rifiuta di riconoscere i tribunali borghesi; ma siccome voi non siete un tribunale forse, è un modestissimo suggerimento, potrebbe aiutarvi a capire un pezzo di questa realtà.

PRESIDENTE. Lei veramente può assicurarci che in tutto l’arco dei partiti di centro non vi fossero uomini, rappresentanti, pezzi di corrente che sentissero il richiamo possibile di una soluzione autoritaria nel Paese? Farò soltanto un esempio. L’11 dicembre del 1969, un settimanale come “Epoca”, un settimanale moderato, borghese, originariamente vicinissimo alle posizioni di Pella, di cui spessissimo pubblicava in prima pagina la foto, fece uscire un articolo a firma di un certo Pietro Zullino in cui si diceva: “Se la confusione diventasse drammatica” – in realtà la confusione del Paese era drammatica – “le Forze armate potrebbero essere chiamate a ristabilire immediatamente la legalità repubblicana. Questo non sarebbe un colpo di Stato ma un atto di volontà politica a tutela della libertà e della democrazia. Tuttavia il ristabilimento manu militari della legalità repubblicana, possibile nel giro di mezza giornata potrebbe non essere sufficiente. Perché non ci poniamo seriamente il problema della repubblica presidenziale, l’unica capace di dare forza e stabilità al potere esecutivo?” Questo avviene – l’onorevole Fragalà dice che io sopravvaluto il fatto – dopo il convegno dell’Istituto Pollio…

FRAGALA’. Dico che è un fatto ridicolo.

PRESIDENTE…. cui partecipa un Ministro della repubblica come Ivan Matteo Lombardo; un convegno ove si dicono una serie di cose. Questo accade l’11 dicembre del 1969; ebbene il giorno dopo scoppia la bomba di piazza Fontana.
Allora nel momento in cui un giudice della repubblica viene a dirci che c’era l’attesa che l’onorevole Rumor dichiarasse lo stato di emergenza a seguito della bomba, capisco che non possiamo dire che è certo ma almeno possiamo dire che lo riteniamo verosimile. 0 forse no, o forse dobbiamo dire che erano tutti profondamente democratici, che queste tentazioni di involuzione autoritaria non ci sono mai state, nemmeno in un momento in cui la tensione nel Paese era tale che la richiesta di ordine saliva effettivamente da grosse parti della società?

FRAGALA’. Radio Città Futura annuncia il ritrovamento di via Caetani prima che Moro venisse ritrovato.

PRESIDENTE. Se è per questo Renzo Rossellini annuncia il rapimento di Moro prima che questo avvenisse.

ANDREOTTI. Signor Presidente, lei si riferisce al 1969. Certamente ciascuno era libero di fare le analisi, le valutazioni che riteneva. Tuttavia io ho vissuto dall’interno anche quel periodo, in maniera precisa, nel 1969 ero Presidente del Gruppo parlamentare, vivevo all’interno della vita politica e non all’esterno. Ebbene, che vi possano essere state in questo o in quel partito delle persone che o per essere teste calde o per convinzioni di tipo gollista o di repubblica presidenziale (argomento che è poi divenuto addirittura oggetto di disputa politico- costituzionale corrente), o dei singoli gruppi, non lo escludo…

PRESIDENTE. Ma vi fu un conflitto politico interno che noi non abbiamo percepito e che fu risolto in un certo modo?

ANDREOTTI. No, no. Conosco bene la storia del mio partito che poi era determinante perché aveva il massimo delle responsabilità e posso dire che nel nostro partito, e per quello che conosco anche negli altri, non c’era questo. Probabilmente anche per l’aspetto che è sembrato più vicino a cose di questo genere, quello relativo a Pacciardi, dubito che egli avesse la possibilità di ritenere che vi fossero delle forze controrivoluzionarie in Italia e che le Forze armate fossero tali da corrispondere.

PRESIDENTE. Quindi quando Moro parla di connivenza e indulgenza dice una cosa non vera?

ANDREOTTI. Una parte di queste funzioni le ho svolte e una parte di queste strutture le ho vissute dall’interno e responsabilmente e devo dire che non vi era alcuna indulgenza, tanto è vero che quando si è trattato di dover adottare misure anche dolorose nei confronti dei militari esse sono state prese egualmente. Non era in un certo senso irrilevante mettere in discussione un generale di corpo di armata, mettere in un certo senso in discussione una struttura. Ma a me non è venuto mai in mente che si potesse agire diversamente. Sinceramente non credo che le nostra democrazia abbia corso dei rischi effettivi. Che vi fossero sia quelli che mettevano bombe, sia quelli che innescavano un disegno d riforma costituzionale avanzato, che vi fossero delle idee, che vi fossero delle velleità, delle azioni perfide, senza dubbio vi sono state, ma si tratta di fenomeni estremamente circoscritti. Per me questa è una constatazione nella storia del nostro Paese.
Certamente, tra l’altro, è interessante proprio il fatto ricordato di Ustica. Potrei dire che è stato uno dei pochi momenti in cui non sono stato al Governo, ma ciò non ha alcuna importanza perché successivamente è stato un argomento di notevole dibattito di ricerca per una collaborazione.
Per quello che leggo, vi sarebbe stata recentemente una nuova possibilità di una collaborazione anche da parte della struttura della Alleanza atlantica. Se emergeranno degli elementi negativi, ciò in me provocherà un motivo, non di riconsiderazione generale, ma di grande perplessità.
Vorrei assicurare il senatore De Luca che il desiderio di andare a fondo esiste veramente. Ho sempre considerato l’alleanza con grande fedeltà, impegno, sforzandomi di lavorare proprio per dilatare il consenso interno nei suoi confronti, ma non mi sono mai sentito un suddito. Ho sempre ritenuto che lo stesso rapporto con gli americani debba essere fatto non sull’attenti ma sul riposo. Questo può far comodo o no, però è un dato acquisito. Non ha importanza per una persona o per l’altra, ma per una linea anche di dignità personale, che, secondo me, è esistita. Non ci sono state delle flessioni responsabili, ma degli individui. Certamente, ritengo che voi abbiate molto lavoro per poter approfondire a parte le cose dette questa sera; del resto, è chiaro che dopo 50 anni non si può ricordare tutto…

PRESIDENTE. Peraltro, senatore Andreotti lei ha una memoria fortissima.

ANDREOTTI. Se veramente sapessi seriamente come dipanare questo filo della matassa per arrivare al responsabile o ai responsabili delle stragi, non dormirei la notte.

PRESIDENTE. Considerato l’orario, riterrei opportuno interrompere l’audizione.

CIRAMI. Vorrei chiedere se il senatore Andreotti tornerà nuovamente in questa sede.

PRESIDENTE. In tal caso, se il senatore Andreotti è d’accordo, dovremmo riconcordare la data.

ANDREOTTI. Non ho nessuna difficoltà signor Presidente a tornare, tra l’altro, potrei cercare anche di documentarmi.

PRESIDENTE. Rinvio, pertanto, il seguito della audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle ore 23,15.

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