“Un nuovo anello alla catena della strage” – Il Candido 06.02.1975

Orribilmente straziato dallo scoppio di una bomba, nascosta nel bauletto del suo scooter, moriva la notte del 19 maggio dello scorso anno, Silvio Ferrari, un giovane di appena vent’anni. Da qualche settimana il grosso della banda di Carlo Fumagalli era caduto nella rete tesa dalla magistratura bresciana. Ferrari, scrivevano i giornali di quei giorni, era molto amico di Kim Borromeo, il ragazzo arrestato in Val Camonica mentre trasportava sessanta chili di tritolo per conto di Fumagalli, quindi anche lui, senza dubbio, faceva parte dell’organizzazione terroristica e certamente si era ammazzato mentre trasportava un ordigno chissà a chi diretto.
La magistratura, comunque, aprì un’inchiesta. Dopo aver pensato ad un incidente occorso ad un attentatore maldestro, gli inquirenti ritennero che il Ferrari, in realtà, fosse stato fatto saltare in aria e ordinarono una perizia tecnico-balistica, affidandola all’ingegner Cerri, al colonnello Schiavi, al dottor Mario Brandone, all’orologiaio Giuseppe Albini e a un tecnico della Piaggio (la fabbrica della motoretta che Ferrari montava) Pietro Cavalli, per scoprire la verità.
Era necessario conoscere se al momento dello scoppio Silvio Ferrari stava recandosi a piazzare l’ordigno a scopo terroristico oppure se qualcuno gliel’aveva affidato con l’intenzione di assassinarlo.
I periti pare siano di questo parere: la bomba era stata innescata per le 3,05 e quindi doveva esplodere a quell’ora. Se il Ferrari l’avesse confezionata per farla esplodere certamente non si sarebbe attardato nel vicolo che porta in piazza Mercato dove saltò in aria. Per i periti, infatti, Silvio Ferrari, al momento della deflagrazione era seduto sulla motoretta con il busto leggermente inclinato in avanti, con le mani sul manubrio e con i piedi a terra, per mantenere l’equilibrio. La marcia non era inserita, ma in posizione di folle e il motore era acceso.
Per quale motivo si era fermato? Chi attendeva? E chi ha avuto interesse a farlo tacere per sempre? Sono domande inquietanti a cui i magistrati dovranno, ora, dare una risposta. Soprattutto perché ruotano intorno ad episodi altrettanto drammatici: la strage di Brescia e la morte di Giancarlo Esposti, di cui si attende ancora di conoscere il nome dei colpevoli.

Annunci