Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – quarta parte

DOMANDA – Lei nei suoi verbali parlò a lungo dell’incontro con un personaggio della massoneria.

RISPOSTA – Licio Gelli. Dopo dalle foto è emerso che fu Licio Gelli.

DOMANDA – Ci spieghi bene….

RISPOSTA – A Lucca.

DOMANDA – Intanto quando avvenne questo incontro?

RISPOSTA – Siamo nel periodo della fine estate… l’anno non lo ricordo se era il ‘73 o il ’74.

DOMANDA – Rispetto allo scioglimento di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – Poco prima.

DOMANDA – Poco prima. Lei nei verbali ha parlato dell’autunno ‘72, in altri del ‘73, in altri del ’73 – ’74, “sicuramente prima dell’Italicus”, e parlò dell’autunno ‘72 il 10 ottobre del ’76; mentre il 18… non si capisce se è gennaio o novembre dell’81, la colloca nel ’73…

RISPOSTA – È probabile quello del ’76, perché è più prossimo.

DOMANDA – Quindi lei oggi dice “probabilmente a cavallo… prima dello scioglimento”?

RISPOSTA – Se oggi mi si chiede quando l’ho incontrato direi a cavallo tra il ‘70 e l’80.

DOMANDA – Come avvenne questo incontro?

RISPOSTA – In Piazza San Michele, a Lucca.

DOMANDA – Ce lo racconti un po’.

RISPOSTA – Fu portato da Augusto Cauchi che poi mi lasciò in separata sede con Licio Gelli, che poi fu identificato quale Licio Gelli…

DOMANDA – Chi lo identificò come Licio Gelli?

RISPOSTA – Io lo identificai, in conseguenza delle foto.

DOMANDA – Non l’ha mai detto nei verbali!

RISPOSTA – Ritengo di sì.

DOMANDA – Non in quelli che abbiamo acquisito. Probabilmente non li abbiamo tutti. Ci spieghi.

RISPOSTA – In quell’occasione si parlava…

DOMANDA – Lei con chi era?

RISPOSTA – Insieme a Tomei.

DOMANDA – Tomei?

RISPOSTA – Tomei. In quell’occasione noi si ricercava il finanziamento, il denaro, quindi prossimi organizzare sempre il gruppo clandestino, e anche altre attività interne. In quell’occasione fu indicato che questo soggetto era disponibile a finanziare la attività del gruppo lucchese e in contrapposizione chiedeva di fare degli attentati e fu rifiutato.

DOMANDA – Come mai fu rifiutato?

RISPOSTA – Perché non era nel nostro programma fare degli attentati ai tralicci e ai treni.

DOMANDA – Perché gli obiettivi erano diversi da quelli che vi ponevate voi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come avvenne questo incontro? Quindi in piazza San Michele…

RISPOSTA – In piazza San Michele.

DOMANDA – Come venne organizzato?

RISPOSTA – Chi lo organizzò? Cauchi Augusto portandolo a Lucca.

DOMANDA – Poi non prese parte all’incontro?

RISPOSTA – No. Non mi ricordo, francamente non mi ricordo, mi sembra di no.

DOMANDA – Questo signore…

RISPOSTA – Di mezza età.

DOMANDA – Era in rapporti con la direzione nazionale?

RISPOSTA – Chi intende lei come “signore”?

DOMANDA – Il massone.

RISPOSTA – Aveva rapporti con Roma?

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – Non mi risulta.

DOMANDA – Millantò contatti con Roma?

RISPOSTA – Millantò, ma non mi risulta perché poi dopo essendo in prossimità dal ‘75 fino a tutto il ‘76 con Clemente Graziani, fino al momento del mio arresto, questi rapporti non sono mai emersi, anche se non sarebbero stati disdegnati, ma non sono mai emersi.

DOMANDA – Vennero in qualche modo smentiti?

RISPOSTA – Sì, certamente.

DOMANDA – Da chi?

RISPOSTA – Dalla direzione.

DOMANDA – Da Graziani?

RISPOSTA – Da Graziani e da Pugliese. Ritengo ora di dire queste cose perché si era in Corsica insieme.

DOMANDA – Sugli obiettivi leggo quello che lei disse il 13 ottobre ‘76, perché… non vedo poi grandi diversità di impostazione. Questo è un vecchissimo verbale del ‘76, e disse questo al dottor Vigna, al Pubblico Ministero di Firenze… e dopo avere descritto luogo, l’epoca, era appunto un sabato e una domenica, etc., in piazza San Michele, in un bar, a questo incontro una saletta…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – “…l’uomo iniziò a dire che aveva parlato con la segreteria nazionale del movimento, che a Roma erano d’accordo sulla sua visita e sul fatto che potesse darci del denaro, disse che era disposto a darci subito la somma di mezzo milioni e ce la mostrò, poi iniziò a fare dei discorsi strani circa la organizzazione che il movimento avrebbe dovuto darsi, organizzazione che secondo lui doveva prevedeva dei gruppi armati, e cioè destinati a compiere azioni violente, inseriti nel movimento politico. Tali gruppi armati dovevano essere clandestini anche per il resto del movimento. Fu in questo discorso che egli fece offerte di armi e tritolo per usarli contro obiettivi statali, tipo centrali elettriche, impianti pubblici etc.. Disse che faceva parte della massoneria e precisò della loggia di Piazza del Gesù, e che la massoneria aveva già preso contatti con i dirigenti nazionali promettendo un versamento di 50 milioni per l’uscita del giornale settimanale”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Anche qui si parla di obiettivi statati, impianti pubblici…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Non vedo poi un grande differenza con i gruppi clandestini che effettivamente si formavano…

RISPOSTA – Lei può darsi, ma io sì. Io vedo una differenza tra un traliccio e un treno e un ufficio delle imposte. Ma differenza per me è notevole.

DOMANDA – Sul treno ci sono delle persone…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Il traliccio… non vedo una grande differenza, e poi qui si parla di obiettivi statali, impianti pubblici…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi cosa non andava di questa proposta?

RISPOSTA – In quell’ambito lì e in quel periodo lì erano gli attentati in sé.

DOMANDA – In qualche modo questa proposta precede…

RISPOSTA – Precede certamente. Precede la clandestinità, precede il momento dello scioglimento, quindi siamo un po’ avanti.

DOMANDA – Quale era il suo atteggiamento verso la massoneria?

RISPOSTA – Quando?

DOMANDA – All’epoca, nel ’73.

RISPOSTA – Non avevo atteggiamento.

DOMANDA – Lei disse che era ostile il suo atteggiamento verso le idee della massoneria.

RISPOSTA – Non rientrava nei parametri di Ordine Nuovo.

DOMANDA – E che quindi se ne andò…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Neanche prese parte all’incontro nella sua interezza.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – A un certo punto se ne andò.

RISPOSTA – A un certo punto me ne andai.

DOMANDA – E lasciò lì…

RISPOSTA – Il Tomei.

DOMANDA – Lasciò lì Tomei.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi Tomei le raccontò come si concluse?

RISPOSTA – Abbandonò anche lui.

DOMANDA – Anche lui se ne andò.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Aveva indicato una autovettura di questa persona.

RISPOSTA – Sì, è possibile.

DOMANDA – Una Peugeot familiare, 404, o 504…

RISPOSTA – È possibile.

DOMANDA – …celestina. La ricorda ancora oggi?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – E poi ne fornì una descrizione fisica.

RISPOSTA – E da qui furono mostrate delle foto da cui si evidenziò che era Licio Gelli.

DOMANDA – Io ho un verbale dove si parla di un professor Rossi Giovanni.

RISPOSTA – Sì, è vero, mi scusi.

DOMANDA – Gli somigliava?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come andò, così?

RISPOSTA – Sì. Quindi poi in tempi successivi lei capì che invece era Licio Gelli?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – È probabile, non mi ricordo.

DOMANDA – Questa Tomei l’ha sempre negata, ci furono dei confronti tra lei e Tomei?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché lui negava questa circostanza, ricorda?

RISPOSTA – Sì, fu fatto un confronto nel carcere di Ferrara.

DOMANDA – Perché Tomei negava questo contatto? Se ne è a conoscenza.

RISPOSTA – Ognuno ha le sue ragioni.

DOMANDA – Però si possono anche conoscere a volte!

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Non le conosce. Con Graziani poi nei tempi della comune latitanza ebbe a parlare di questo contatto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa le disse Graziani?

RISPOSTA – Che in un primo movimento fu effettivamente logico quello di rifiutare, successivamente fu anche detto che sarebbe stato utile avere rapporti.

DOMANDA – Riprendiamo il discorso in generale non tanto ancorato ad un anno piuttosto ad un altro, riprendendo il tema di questi attentati rivolti a obiettivi pubblici ma con una predisposizione di misure atte a impedire il coinvolgimento… lo spargimento di sangue, in buona sostanza. All’interno di questa galassia chi invece la pensava diversamente?

RISPOSTA – Chi la pensava diversamente non lo posso sapere, si diceva nell’ambito di Ordine Nuovo che l’ambito stragistico era più di Avanguardia Nazionale che di altri movimenti, questo era il così detto ambito stragistico. La direzione era verso Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Quale era la posizione di Freda e del gruppo che a lui faceva capo?

RISPOSTA – Non glielo so dire, Freda faceva capo a un gruppo di Lotta di Popolo, i così detti “nazimaoisti”.

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Non avevano rapporti con Ordine Nuovo, non avevano rapporti con Avanguardia Nazionale, avevano più che altro rapporti con la sinistra estrema che con noi.

DOMANDA – Ci furono poi nel tempo dei tentativi di unificazione…

RISPOSTA – Sì, certo.

DOMANDA – … tra tutti e tre questi gruppi, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e Lotta di Popolo?

RISPOSTA – Che fallì. Il tentativo di unificazione per fu portato avanti anche nel 1977, nel 1978, nel 1979, tutti tentativi falliti.

DOMANDA – Vi fu un momento in cui venne raggiunto…

RISPOSTA – Un accordo, sì.

DOMANDA – Dove lo collochiamo?

RISPOSTA – Nel periodo del periodico Terza Posizione.

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Non mi ricordo l’anno.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 12 novembre ‘81 disse che questa unificazione tra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale venne raggiunta tra il dicembre del ‘75 e il gennaio del ’76.

RISPOSTA – Sì, è possibile, in Corsica anche.

DOMANDA – Da Graziani…

RISPOSTA – Con reticenza.

DOMANDA – Come?

RISPOSTA – Da Graziani con reticenza, con l’approvazione da Signorelli e con altri soggetti… soggetti nei camerati che non intendevano aderire a quel gruppo e quindi uscirono.

DOMANDA – Ci spieghi meglio queste posizioni, Graziani accettò questa…?

RISPOSTA – Fu obbligato.

DOMANDA – Ci spieghi.

RISPOSTA – Quando si è latitanti siamo sottoposti – tra virgolette – ad uno stress finanziario, che è quello di vivere, vivere in clandestinità vuole dire spendere tanti soldi, perché ti devi mantenere senza che ti possono riconoscere, non puoi lavorare, e quindi rimani anche politicamente un fardello per l’organizzazione, soprattutto come quella di Ordine Nuovo che era appena costituita. In questo caso invece Avanguardia Nazionale aveva più mezzi finanziari, e quindi malgrado tutto Graziani dovette accettare.

DOMANDA – Prima ha fatto cenno a Signorelli…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Lui era di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – No, lui era un po’ strano, non era né di Ordine Nuovo, né di Avanguardia Nazionale e né di Lotta di Popolo, però gravitava su tutti e tre.

RISPOSTA – Lui propugnava questa unificazione…

RISPOSTA – E fu lui a promuovere l’unificazione tra i due gruppi, sì.

DOMANDA – Con riguardo al tema delle teorie stragiste e a chi le portasse aventi lei ha reso diversi verbali.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Prima le avevo posto una domanda e ha dato una risposta un po’ superficiale, riusciamo a approfondire meglio questo argomento?

RISPOSTA – Mi rimetto ai verbali, perché l’ho dichiarato ampiamente.

DOMANDA – Partiamo da un verbale del 26 marzo ‘83, in questo verbale, al giudice istruttore di Bologna, lei disse: “dal ‘67 in poi Freda portava avanti il discorso della disintegrazione del sistema anche attraverso l’uso di stragi al fine di instaurare un clima di guerra civile e consentire in tale modo l’intervento delle Forze Armate. L’ispirazione veniva tratta dal colpo di Stato dei colonnelli in Grecia, si tentava di creare lo stesso clima in Italia”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Quindi Freda era uno dei fautori della linea stragista. Da Graziani ricevette delle confidenze su questo tema e sull’eventuale coinvolgimento di Freda in fatti stragistici?

RISPOSTA – Da Graziani di confidenze ne ho ricevute tantissime.

DOMANDA – Su questo argomento.

RISPOSTA – Su questo argomento ora non ricordo con precisione.

DOMANDA – Sempre in questo verbale del 26 marzo ‘83 disse: ”Sulla base di ammissioni del Graziani risalenti al periodo della nostra comune latitanza posso ora dichiarare che il Graziani attribuiva a Freda la strage di Piazza Fontana”; in relazione dell’attentato al treno in cui rimase ferito Nico Azzi ricorda invece Graziani a chi attribuiva analoghi intenti stragistici?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Disse: “Attribuiva intenti stragistici anche al Signorelli, il quale avrebbe avuto in comune con Freda la teoria stragistica”.

RISPOSTA – Confermo tutto.

DOMANDA – Poi aggiunse… chi altri condivideva, quali erano i gruppi che condividevano questa ideologia?

RISPOSTA – In quell’epoca lì Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Lei disse sempre nello stesso verbale al giudice di Bologna: “la strategia di Freda coinvolse il gruppo padovano, quello milanese e infine quello romano del Signorelli”.

RISPOSTA – Esatto, quello milanese era configurante su Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – A Milano c’era un gruppo che si chiamava La Fenice?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa sa dire di questo gruppo?

RISPOSTA – Di Rognoni. Poco nell’ambito, perché a parte…

DOMANDA – Lei ebbe mai rapporti con…

RISPOSTA – Epistolari e basta.

DOMANDA – Durante la detenzione?

RISPOSTA – Durante e fuori dalla detenzione.

DOMANDA – Che tipo di rapporti epistolari?

RISPOSTA – Epistolari si intende di propaganda politica.

DOMANDA – Come si collocava rispetto a Ordine Nuovo La Fenice?

RISPOSTA – Fuori da Ordine Nuovo, in prossimità.

DOMANDA – In prossimità. Sempre in quel verbale, e sempre su questo tema, a dire del Graziani “l’attentato di Nico Azzi rientrava nella linea stragista del professore, cioè del Signorelli, ciò anche perché all’attentato al treno partecipò Rognoni Giancarlo che era in stretto contatto con Signorelli. Tutto ciò mi è stato riferito da Graziani, a livello di vertice la strategia stragistica era portata avanti da Freda, da Signorelli e Dalle Chiaie”, è corretto?

RISPOSTA – È corretto.

DOMANDA – Nel verbale del 15 luglio 2003 fece questa distinzione che mi sembra molto chiara: “in Ordine Nuovo vi erano due correnti di pensiero, a livello militare, una per così dire non stragista, che faceva capo a Clemente Graziani”…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – …“… ed era quella a cui la maggioranza di noi, me compreso, apparteneva; mentre l’altra era la linea teorica di Franco Freda ripresa poi dal professor Signorelli, che non disdegnava in teoria anche l’uso della strage indiscriminata come mezzo di coercizione politica o come definita da alcuno <<il bombardiere del popolo>> con riferimento all’utilizzo militare della strage in analogia all’utilizzo di aerei da bombardamento in periodo bellico”.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – E poi nell’approfondire… prima abbiamo il visto gruppo padovano, e qui viene ripreso quell’argomento: “Parlando a livello di teoria politica posso dire che quel gruppo, riferito al gruppo del nord/est d’Italia, era più degli altri dominato dall’ideologia frediana”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “…propugnata dallo stesso direttamente diversi anni prima e successivamente attraverso i suoi rappresentanti e i suoi iscritti anche nel periodo della sua detenzione”. I suoi maggiori sostenitori erano proprio Massimiliano Fachini, Giancarlo Rognoni e Stefano Delle Chiaie”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Che cosa ci sa dire dei rapporti tra il gruppo di Rognoni e il gruppo veneto?

RISPOSTA – A oggi niente.

DOMANDA – Sul tema disse in questo verbale del 15 luglio 2003: “In origine Giancarlo Rognoni fu tra i fondatori di Ordine Nuovo, e pur continuando sempre a frequentarlo tentò di diversificare il suo gruppo dagli ordinovisti dotandolo anche di un nome proprio. Il rapporto vero e proprio era tra Rognoni e il gruppo veneto, ma non già con i gruppi di Ordine Nuovo esistenti in tutta Italia, l’unico altro suo contatto era quello con Paolo Signorelli”, è giusto?

RISPOSTA – Sì, confermo. Questo è sui libri di testo di qualsiasi studio sull’estrema destra italiana oggi.

DOMANDA – Cosa sa dire della Aginter Press?

RISPOSTA – L’Aginter Press era una… come la possiamo chiamare, non vorrei fare un cattivo paragone tra ANSA e Aginter Press, ma era una agenzia di stampa ufficiale portoghese in cui gravitava Stefano Delle Chiaie con Avanguardia Nazionale, e in realtà era un punto di appoggio dei Servizi segreti.

DOMANDA – Di quale nazionalità?

RISPOSTA – Portoghese.

DOMANDA – Quali erano i rapporti tra Delle Chiaie e la Aginter Press?

RISPOSTA – Di collaborazione.

DOMANDA – Chi le parlò di questi rapporti e di questa realtà?

RISPOSTA – Questa realtà e questi rapporti sono emersi durante la mia latitanza dal ‘75 fino al mio arresto nel settembre ‘76, nonché successivamente nelle altre mie latitanze per stati di fatto, stati di fatto vuole dire – al di là del periodo ’75/settembre ’76 – quando vai a fare il latitante in un paese la prima cosa che fa quel paese – che non è stupido e ti trova – ti prende e ti porta in un ufficio e inizia a parlare con loro; e quindi da lì nascono tante informazioni, possono sia essere prese che però in cambio devi anche dare.

DOMANDA – Approfondiremo poi questo aspetto.

RISPOSTA – Quindi anche in questo caso, per tornare alla Aginter Press, al momento della sua esistenza c’era un regime in Portogallo che permetteva ai latitanti italiani e alla destra ancora non latitante italiana di rifugiarsi in Portogallo e avere sostegni, e questi sostegni avvenivano tramite l’Aginter Press.

DOMANDA – Nell’ambito di questi discorsi lei parlò anche dell’OAS?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi un po’ i rapporti tra le due realtà?

RISPOSTA – Rapporti storici, perché sono cose e diverse, la Aginter Press esisteva negli anni ‘72 – ‘73, e ‘74, e anche successivamente, se ricordo bene fino alla caduta del regime portoghese, mentre l’OAS – che vuole dire: Organizzazione Armata Segreta – era stata una organizzazione creata appositamente dai francesi per contrastare la liberazione della Algeria; e questi reduci dell’OAS, come potevano essere i reduci di Salò, erano più prossimi alla destra che al centro o alla sinistra, e quindi potevano aiutare le elementi di destra laddove si trovassero in difficoltà.

DOMANDA – Con riguardo ai contatti con questa realtà in un paio di verbali ha parlato di Nico Azzi, della figura di Nico Azzi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che ruolo svolse all’estero Azzi?

RISPOSTA – Francamente ora non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 24 febbraio ‘92… le leggo quello che lei disse il 23 giugno ’95 a riguardo: “Nico Azzi durante la permanenza a Parigi per motivi personali, in quanto legato affettivamente alla sorella di Elio Massagrande, creò una base logistica tale da consentire appoggi a fuoriusciti italiana della destra. In Francia nel contempo egli creò i collegamenti necessari per l’intervento in Italia nella esecuzione di attentati da parte di elementi francesi della estrema destra in supporto ai militanti italiani. Intendo dire  che si creò una attività di scambio tra gli elementi della destra francese ed elementi della destra italiani per il compimento di attentati nei rispettivi territori”; è corretto?

RISPOSTA – È corretto.

DOMANDA – “Naturalmente queste strutture di appoggio non nascosto dall’oggi al domani pertanto anche se io sono venuto a conoscenza dell’attività di questo tipo nel ’74 mi sembra ovvio che questa struttura logistica e di collaborazione cui si inserì Azzi risaliva certamente a alcuni anni prima, era l’agenzia Aginter Press di Lisbona la promotrice di queste collaborazioni”.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – È corretto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi parlò di incontri anche specifici, promossi dalla Aginter Press, si ricorda?

RISPOSTA – Sì, nelle sud della Francia, o nel nord della Spagna.

DOMANDA – Disse: “tra il ‘73 e il ’75 ci furono tre incontri, promotrice l’Aginter Press, tra i gruppi dell’estrema destra europea per sviluppare questa attività collaboratrice tra i gruppi di destra, estremisti e non, ciò ho appreso più volte da Graziani in Inghilterra durante il mio soggiorno in Corsica”.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Di cosa si trattava più esattamente?

RISPOSTA – Un raccordo politico, quindi cercare di fare un’unione dei gruppi, quindi avere una linea politica generale europea, di questo si trattava. Poi invece i giornali parlano di campi paramilitari, etc., questo lo lascio ai giornalisti.

DOMANDA – Quando terminò la attività della Aginter Press?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – A Roma aveva una sede la Aginter Press?

RISPOSTA – Francamente non mi ricordo, è probabile, però non mi ricordo.

DOMANDA – Quando venne sentito il 12 dicembre ‘96, disse… la domanda era se era a conoscenza di rapporti tra i toscani e la Aginter Press, e lei rispose: “io la conobbi come agenzia stampa, in quanto quando ci recavamo alla sede di ON a Roma e alla libreria Europa si trovavano i bollettini di questa agenzia”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – “È possibile che io abbia avuto una corrispondenza con dette agenzie…”

RISPOSTA – Certo

DOMANDA – “…come con altri movimenti”. Non ricorda se la ebbe effettivamente questa corrispondenza?

RISPOSTA – È possibile, certamente.

DOMANDA – In che termini?

RISPOSTA – …

DOMANDA – Quali erano le potenzialità, che apporto poteva dare la Aginter Press a voi?

RISPOSTA – Intanto era un apporto di carattere politico, quindi di informazione, e poi di collaborazione anche a livello di propaganda.

DOMANDA – Propaganda…

RISPOSTA – Si sta parlando in quel periodo. Quindi apporto politico e di propaganda.

DOMANDA – È a conoscenza di un apporto tecnico logistico, operativo?

RISPOSTA – Dalla Aginter Press, no. Non mi ricordo.

DOMANDA – E di elementi dell’OAS?

RISPOSTA – Elementi dell’OAS… io stesso fui ospitato dall’OAS. Il concetto era la l’ospitalizzazione; cioè qui si pensa che il movimento politico Ordine Nuovo fosse una organizzazione già tutta instaurata, pronta alla clandestinità, pronta ad agire, pronta a fare, il movimento politico Ordine Nuovo – a parte alcuni soggetti – …se andiamo a pensare che Clementi Graziani è morto in America Latina senza un denaro… questo è il movimento politico Ordine Nuovo!

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Quindi non c’era questa organizzazione che si vuole pensare; quindi ci si affidava ai soggetti che ci ospitavano. La mia latitanza, come quella di Mario Tuti, era affidata ad un soggetto che in quei giorni ci ha ospitato. Se poi la Polizia non è stata capace di trovarci questo è un altro discorso, ma non per una organizzazione creata sul territorio, la organizzazione è sfatta prima ancora di nascere. Certamente se ci fosse stato maggiore tempo sarebbe stata creata, e allora magari tutti questi rapporti avrebbero avuto l’utilità nell’intento politico di Ordine Nuovo.

DOMANDA – Ecco l’altro verbale che prima cercavo relativo ai rapporti di Azzi, è del 29 aprile ‘92, e si dice: “Nel corso delle nostre lunghe discussioni” – riguardo a Graziani – “…egli tra l’altro mi parlò del fatto che Nico Azzi aveva avuto una permanenza a Parigi per motivi personali, etc… nel corso di questa permanenza aveva creato questa base logistica”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Sostanzialmente è identico.

RISPOSTA – Questo come io nel periodo di mia permanenza a Nizza avevo creato la base logistica su Nizza. Quindi se fosse stato un soggetto italiano che veniva latitante in Francia l’avrei ospitato, soggetto naturalmente del mio schieramento politico.

DOMANDA – Veniamo brevemente al periodo operativo che abbiamo già visto, con l’esecuzione di un certo numero di attentati, e l’ultimo periodo, quello con Tuti, e poi con la fuga…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Sinteticamente cosa ci può dire?

RISPOSTA – Se vuole mi metto qui e si finisce domani, e le racconto tutto.

DOMANDA – In sintesi.

RISPOSTA – Perché sinteticamente non è quello che scrive l’Europeo, sinteticamente.

DOMANDA – Non è quello?

RISPOSTA – Che è apparso sull’Europeo in questi giorni.

DOMANDA – Ci dica lei. Non che cosa non era, ma cosa era.

RISPOSTA – Certamente. Mario Tuti era un collezionista di armi, si è trovato in un momento che durante la perquisizione… è vero, certamente, avevano arrestato il Franci, del gruppo di Arezzo, il Franci aveva in tasca una agendina, in questa agendina c’era il numero di telefono di Mario Tuti, come il mio e come di tanti altri, e arrestando il Franci in concomitanza e in corrispondenza ad un attentato giustamente la Polizia ordina delle perquisizioni, o il magistrato di turno, che in quel caso era il dottor Marsilii, che sarebbe bene identificare come genero di Licio Gelli, chiusa la parentesi. A quel punto scattarono le perquisizioni, la prima casa ad essere perquisita fu quella di Mario Tuti, io il giorno mi ero recato da Mario Tuti, gli avevo tolto tutte le armi che non erano state dichiarate in suo possesso; Mario Tuti dicendomi che mi aveva dato tutto invece aveva mentito, perché aveva trattenuto due bombe a mano e un fucile. Non so perché l’abbia fatto, questo è un argomento che riguarda il Tuti. Un appuntato di Polizia, ora non mi ricordo il nome, che purtroppo è morto, trovò nella tasca di una giacca di Mario Tuti questa bomba a mano SRCM, e a quel punto il Tuti sparò. Questa è la configurazione del fatto di Empoli.

DOMANDA – Siamo a gennaio?

RISPOSTA – A gennaio del 1975. A quel punto Mario Tuti prende una macchina, non mi ricordo se era una 500 o una 126, mi sembra più una 500, si reca a Lucca, arriva a Lucca, dove il gruppo di Lucca da me diretto in quel momento aveva già un punto di appoggio per l’eventualità di mandati di cattura e altre cose, va in una cabina telefonica in Piazza Grande, davanti alla caserma dei Carabinieri, telefona a casa mia – ripeto, avevo 18 anni – risponde mia madre, “ c’è un tuo amico che ti cerca”. Prendo il telefono, “sono Mario, sono in Piazza Grande, vieni un attimo? È successo un casino”. Io vado in Piazza Grande prendo il Tuti e lo porto a ricovero. Da quel momento anche io non sono più tornato a casa, e sono entrato in clandestinità. Il ricovero era fatto… tanto siamo stati arrestati tutti, grazie a Tuti, e chiudo la parentesi, perché i nomi nostri li ha fatti Mario Tuti… quindi in quel momento lo porto in questa casa, dove era accudito da una signora che aveva sessanta anni. Tutto lì, e siamo rimasti lì anche nel corso di una perquisizione che per fortuna gli agenti non aprirono le porte perché altrimenti avremmo sparato anche in quel momento.

DOMANDA – Poi il trasferimento all’estero?

RISPOSTA – No. Poi c’è il tentativo di uccisione di Mario Tuti; siccome era diventato ingombrante doveva essere ucciso, io non me la sentii e gli chiesi a Tuti di andare via. Tuti lasciò la casa…

DOMANDA – Le era stata commissionata l’eliminazione di Tuti?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – Da chi?

RISPOSTA – Dal gruppo romano di Ordine Nuovo, perché Tuti non faceva parte di Ordine Nuovo, entrò in quel contesto, in quella forza con quella violenza, ancora in momento che non eravamo pronti, e quindi aveva messo in pericolo tutta l’organizzazione del gruppo movimento politico Ordine Nuovo clandestino.

DOMANDA – Per questo venne – diciamo – condannato a morte?

RISPOSTA – A quel punto io dissi a Mario Tuti Che dormiva nel letto accanto al mio: “domani mattina non ti voglio più trovare qui”. E lui prese le armi e andò via. Poi si appoggiò al Mennucci, stupidamente per fare delle rapine nel Comune di Empoli, con la macchina del Mennucci, fu riconosciuto – è agli atti – durante un tentativo di rapina nel Comune di Empoli, proprio nell’organo amministrativo comunale, dove il Tuti aveva invece in precedenza lavorato, inseguito abbandonò la macchina del Mennucci; il povero Mennucci, che è deceduto, quindi assassinato, nei confronti di un interrogatorio di Polizia non resse e disse dove il Tuti stava. Da lì partì un ispettore di Torino, Criscuolo mi sembra di ricordare il nome, posso sbagliare sul nome, che andò a San Raphael non con l’intento di arrestarlo, con l’intento di ammazzarlo, tant’è che gli spararono. Poi perché lo volessero ammazzare o no, questo non spetta a me dirlo. E di lì fece rientro in Italia in barella. Poco prima c’erano state delle comunicazioni con la giornalista dell’Europeo, che oggi è deceduta, Oriana Fallaci, e dove il Tuti inviò un memoriale contenente tutti i suoi dati della sua latitanza, un memoriale che è acquisito agli atti della magistratura di Firenze che ha permesso la condanna di 24 persone che l’hanno aiutato durante la sua latitanza”.

DOMANDA – Compresa la condanna sua per favoreggiamento?

RISPOSTA – Certo, certo.

PRESIDENTE – Siamo in che periodo?

RISPOSTA – Il Tuti fu arrestato… il periodo dell’arresto del Tuti, quindi siamo nel ‘77. La latitanza del Tuti è del ‘75, la condanna per favoreggiamento è nel 77. Tutti questi giorni di latitanza del Tuti, come della mia, sono stati fortuiti, non è che sono stati perché organizzati, se si pensa che io viaggiavo con un documento falso intestato a tale Mario Rossi di Grosseto di Avanguardia Nazionale ricercato!
Era questa l’organizzazione paramilitare di Ordine Nuovo. Poi ce l’avessi avuto per verità, nel senso datomi appositamente affinché fossi arrestato o no, questo è un altro argomento.

DOMANDA – Chi glielo aveva fornito?

RISPOSTA – Roma.

DOMANDA – Il gruppo…?

RISPOSTA – Ordine Nuovo.

DOMANDA – A quel punto il gruppo di Signorelli?

RISPOSTA – No…

DOMANDA – Il gruppo di Graziani?

RISPOSTA – Siamo sempre…

DOMANDA – Sempre Graziani?

RISPOSTA – Certo.

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