“Questa loggia è un crocevia – Marsiglia” – Bozza di un articolo di Tempo Illustrato

In un’intervista clandestina rilasciata durante la latitanza il capo del “clan dei sequestri”, l’italo marsigliese Albert Bergamelli, si proclamò nazista. Sarà una coincidenza ma non è certo la prima volta che la città francese compare nella toponomastica del terrorismo internazionale nero, sia esso “politico” o puramente delinquenziale. Importante nodo del traffico di droga controllato da quella mafia còrsa di cui erano note, durante l’ultimo conflitto mondiale, le simpatie per il Reich (i tedeschi le avevano promesso, in caso di vittoria, la autonomia della Corsica dalla Francia), base operativa dell’OAS ai tempi della guerra d’Algeria, centro di reclutamento di mercenari per le avventure coloniali in Africa, Marsiglia viene citata in un rapporto della Questura di Roma dell’estate ’68 (allegato agli atti del processo contro i fascisti di Avanguardia Nazionale per la serie di attentati ai distributori di benzina commessi nell’autunno successivo) come il luogo di provenienza dell’esplosivo (30 Kg di plastico viola) in dotazione al gruppo di Stefano Delle Chiaie. Marsigliese è anche quel Guerin Serac indicato in un ambiguo rapporto del Sid del dicembre ’69 (prima negato poi consegnato da Henke alla magistratura in forma gravemente alterata) come complice dello stesso Delle Chiaie e di Mario Merlino nell’organizzazione della strage di piazza Fontana. E ancora marsigliesi sono i due neofascisti che poco prima della strage di via Fatebenefratelli a Milano si recarono in Israele a trovare il suo autore, Gianfranco Bertoli. Il quale, durante il viaggio di avvicinamento dal kibbutz alla questura milanese con in tasca la micidiale bomba “ananas”, trascorrerà a Marsiglia due misteriose giornate che neppure il processo è riuscito a ricostruire.

Atti commissione P2 Doc. XXIII – D. 2-quater/6/XI – pag 909.

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