Cristiano Fioravanti – dichiarazioni 29.03.1986

Confermo cio’ che ho dichiarato al dr Vigna di Firenze ed al dr D’Ambrosio di Roma nei verbali del 26.03.86 e 27.03.86 in relazione all’ omicidio di Mattarella Piersanti. Preciso che gia’ nel 1983 io esternai la mia convinzione, sotto forma di supposizione, che mio fratello Valerio avesse ucciso un politico siciliano. Ricordo che ne parlai a proposito dell’omicidio Pecorelli con il magistrato che si occupava di quelle indagini, o il dr Monastero o il dr Macchia o il dr D’Ambrosio.
Ricordo anche che collaborai all’ esame della documentazione alberghiera e delle societa’ che gestiscono i voli Roma Palermo al fine di accertare le presenze di mio fratello Valerio in Sicilia nel periodo gennaio 1980. Ricordo bene che le mie dichiarazioni ai suddetti magistrati vennero verbalizzate. In realta’ io sull’omicidio Mattarella avevo appreso direttamente da mio fratello Valerio, ma ritenni all’ epoca di esternare soltanto mie asserite supposizioni per saggiare quali fossero le reazioni di mio fratello.
Preciso meglio che io ho amato molto mio fratello e ho dedicato a lui la mia vita poiche’ ero convinto che agisse per ragioni esclusivamente ideali e pure.
Senonche’ dopo le accuse recentemente mossegli a proposito della strage di Bologna, recentemente formulate, ho cominciato a dubitare che mio fratello fosse invece inserito in un giro diverso e che le motivazioni delle sue azioni fossero piu’ oscure. Ho deciso pertanto di metterle definitivamente alla prova. Io so, infatti, per avermele lui stesso rivelate che egli e’ coinvolto nell’ omicidio Mattarella.
Se egli lo ammetterà, continuando pero’ a negare la partecipazione alla strage di Bologna, ne dedurro’ che di questa ultima e’ innocente. Se neghera’ invece anche l’ omicidio Mattarella, che io come ho detto so che ha commesso, ne dedurro’ che e’ possibile un suo effettivo coinvolgimento nella strage di Bologna.

– Della partecipazione di mio fratello all’ omicidio Mattarella appresa da lui stesso dopo l’ omicidio del Mangiameli e precisamente il giorno dopo di mattina. Io infatti avevo a detto omicidio partecipato senza conoscere né previamente chiedere i motivi. Successivamente, specie perche’ mio fratello insisteva che era necessario uccidere anche la moglie e la figlia del Mangiameli, chiesi spiegazioni sul perche’ di tali delitti.
Eravamo in auto in giro per Roma e credo fosse presente anche Mambro Francesca. Mio fratello mi disse che il Mangiameli aveva fatto delle promesse circa aiuti ed appoggi che doveva ricevere in Sicilia e che queste promesse non erano state mantenute.In particolare aveva promesso che grazie a determinati appoggi che si era procurato sarebbe riuscito a propiziare l’ evasione di Concutelli, previo trasferimento di costui in un ospedale o in un carcere meno sorvegliato di quello ove si trovava.
Quanto a questi appoggi ed aiuti sarebbero venuti al Mangiameli ed al nostro gruppo, come mi disse mio fratello, in cambio di un favore fatto ad imprecisati ambienti che avevano interesse alla uccisione del presidente della regione siciliana.
All’ uopo era stata fatta una riunione a Palermo, in casa del Mangiameli, in periodo che non so di quanto antecedente all’omicidio del Mattarella, e nel corso di essa erano intervenuti, oltre al Mangiameli, mio fratello Valerio, la moglie del Mangiameli ed una persona della regione (non so se funzionario o politico). Quest’ ultimo avrebbe dato “la dritta” cioe’ le necessarie indicazioni per poter programmare l’ omicidio.
Aggiunse mio fratello che l’ omicidio era stato poi effettivamente commesso da lui e dal cavallini, mentre collaborazione era stata prestata da De Francisci Gabriele, il quale aveva procurato una casa di appoggio, sempre necessaria allorche’ si procede ad azioni armate.
Circa l’ uso della casa, debbo far presente che nelle azioni armate è sempre necessario averne una a disposizione e non ha importanza se questa è occupata o meno da persone che debbono o non debbono essere messe al corrente del fatto. Ci si puo’ infatti ivi presentare, occultando le armi sulla persona, come amici in visita e trattenersi il tempo necessario perche’ venga allentata la pressione di polizia che scatta nelle immediatezze del fatto criminoso. La casa deve infatti trovarsi nelle vicinanze del luogo del delitto. Faccio ancora presente che l’ episodio della uccisione del Mattarella narratami da mio fratello non mi meraviglio’ nonostante fossi certo che l’ uccisione di un politico siciliano era estranea ai fini politici delle nostre azioni. Infatti rientrava nella nostra filosofia di azione procedere anche ad azioni criminose per procurarci favori a condizione pero’ che cio’ non comportasse un legame stabile con diversi ambienti e gruppi. Invero azioni criminose siffatte furono commesse anche in Milano e Roma.

– solo recentemente ho appreso da Calore Sergio, che si trova detenuto con me a Paliano, che i primi contatti di mio fratello Valerio con Mangiameli risalgono al 1979, probabilmente. In particolare tra l’ altro il Calore mi ha rivelato che nel 1979 mio fratello, Dimitri giuseppe e Nistri Roberto, capi militari di Terza Posizione, si recarono da lui per chiedergli un mitra Uzi che doveva servire per essere utilizzato in una progettata evasione del Concutelli a Palermo. Il Dimitri ed il Nistri era legati notoriamente al Mangiameli e ne debbo pertanto dedurre che all’ epoca mio fratello aveva gia’ avuto contatti con costui. Il Mangiameli, per altro, era il responsabile in Sicilia di Terza Posizione ed ovviamente non poteva essere estraneo a quel progetto di evasione del Concutelli, al quale, come ho appreso dal Calore, anche mio fratello partecipava.

– la mia conoscenza col De Francisci risale al 1978 1979, periodo in cui entrambi militavamo nel Fuan. Il De Francisci era molto legato a me ed ancor di piu’ a Valerio.

– mai Valerio ebbe ad accennarmi a matrice mafiosa dell’ omicidio Mattarella, nel senso che questo fosse stato commissionato da ambienti mafiosi. Il fine ultimo era quello di agevolare l’ evasione di Concutelli. Valerio si recava a Palermo talora in macchina e talora in aereo (…)

– Quando si parla di spontaneismo si intende che il nostro gruppo non prendeva ordini da altri ne’ doveva avere contatti stabili con altre organizzazioni.

– Da domande che mi sono state rivolte dai magistrati che indagano sulle vicende giudiziarie in cui io sono coinvolto; domande attinenti anche a mie eventuali conoscenze di rapporti tra il Mangiameli, Pazienza, Sindona e personaggi del genere, ho tratto la convinzione che siano emerse tracce di legami tra Mangiameli ed i servizi segreti, legami dei quali ovviamente io ero all’oscuro. Volo Alberto nel corso del procedimento che si sta celebrando dinanzi alla corte di assise di Roma per l’ omicidio del Mangiameli, ha detto in aula che dopo la strage di Bologna era stato contattato da Spiazzi, che gli avevano proposto dimostrarsi “pentito” per coinvolgere determinati ambienti di destra.

– ricevo lettura delle rivendicazioni anonime pervenute dopo l’omicidio Mattarella. Nessuna di esse mi sembra possa pervenire dai nostri gruppi, sia per lo stile che per il contenuto.

 

Letto confermato sottoscritto. ­